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Discussione: Il caso Mortara

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    di Aldo Cazzullo


    Messori, dove e come ha ritrovato l'autobiografia di Edgardo Mortara?

    Padre Mortara la scrisse nel 1888, a 37 anni, in spagnolo, visto che allora predicava nei Paesi Baschi. Se ne fece (forse, ma non è certo) un opuscolo che non sappiamo quale diffusione abbia avuto all'epoca in Spagna ma che, a quanto consta, non fu tradotto in altre e lingue né risulta in alcuna bibliografia. Che padre Mortara abbia condotto una vita devota sino alla morte, a quasi 90 anni, e proclamato e difeso sempre la santità del suo padre spirituale Pio IX, era noto. Ma questo suo memoriale si può considerare inedito. Il testo ricostruisce il caso del bambino ebreo bolognese, dal battesimo furtivo da parte di una domestica nel 1852, al trasporto a Roma per ordine di Pio IX nel 1858, all'ordinazione sacerdotale del 1873 a Poitiers, in Francia. E' custodito nell'archivio romano dei Canonici Regolari Lateranensi, presso la chiesa di San Pietro in Vincoli. Ma nessuno dei saggisti che si sono occupati di Mortara ha mai ritenuto di dover consultare questa autobiografia, scritta in terza persona dal protagonista stesso.

    Perché?

    Perché del Mortara "vero", non quello dello strumento polemico non è mai importato molto a nessuno. Da subito, la sua vicenda fu utilizzata. Da Cavour, che ne fece uno straordinario pezzo di propaganda contro lo Stato pontificio: senza il caso Mortara, che mise in difficoltà i cattolici francesi, Napoleone III non avrebbe potuto stringere gli accordi di Plombières e scatenare la guerra contro l'Austria. Dalle logge massoniche. E dalla comunità israelitica internazionale. Come il caso Dreyfus fu un propellente decisivo per il sionismo (e infatti Herzl se ne rallegrò), che altrimenti sarebbe rimasto una delle tante utopie ebraiche, così il caso Mortara fu alle origini dalla formazione dell'Alliance Israélite Universelle, la prima organizzazione ebraica di autodifesa in una prospettiva mondiale, e poi dell'influente Board of American Israelites.

    Queste sue affermazioni desteranno polemiche.

    Non sono io a farle. E' lo stesso responsabile della comunità ebraica romana dell'Ottocento, Sabatino Scazzocchio, a lagnarsi delle incursioni di estranei, compresi potenti rappresentanti dell'ebraismo mondiale, senza cui il caso si poteva risolvere. E' la politica, dice, non il bambino che interessa. Scazzocchio lo scrive al padre, Samuele Levi Mortara detto Momolo, in una lettera in cui loda "l'indole benigna e caritatevole di chi siede in alto". Cioè di Pio IX.

    Lei stesso, nella lunga introduzione che precede il memoriale, ricorda che alla metà dell'Ottocento Roma è l'unica città occidentale ad avere ancora un ghetto.

    Però gli ebrei, pur liberi di farlo, non se ne vanno. Esingolare: negli anni in cui fuggono a navi intere dall'Europa orientale verso l'America, gli ebrei restano a Roma. Rifiutano di appoggiare la Repubblica mazziniana e al ritorno di Pio IX vanno a rendergli omaggio. Quanto all"'indole benigna e caritatevole" di quel Papa diffamato, nel memoriale Mortara fa una rivelazione: Pio IX aveva deciso di crescerlo in un istituto bolognese, dove la famiglia miglia avrebbe potuto visitarlo regolarmente; dopodiché, verso i diciassette anni, avrebbe deciso se proseguire sulla via del cristianesimo o tornare alla religione dei padri. Fu la resistenza dei suoi, sobillati da altri, a cominciare dal medico di famiglia massone, a costringere il Papa a condurre il piccolo Mortara a Roma. Dove lo accolse e lo amò sempre come un figlio.

    Un figlio di soli sette anni. Le pagine dove racconta l'allontanamento dalla famiglia sono tragiche: la disperazione della madre, l'ira del padre, il suo sbigottimento infantile. Alla guardia chiede: «E ora mi taglierete la testa?».

    E' vero. Fu un dramma. E' anche vero che i funzionari pontifici presero accorgimenti per rendere il distacco il meno traumatico possibile. Ma è lo stesso Mortara a raccontarci come subito dopo la separazione della famiglia fu una misteriosa quiete, anzi gioia, a impadronirsi di lui; e come le prime parole della dottrina cattolica gli parvero familiari, al punto che se ne impadronì sin da subito. Un fenomeno in cui Mortara addita un disegno provvidenziale. Quando, dopo Porta Pia, arrivarono i piemontesi, fuggì all'estero per non farsi "liberare" dal seminario in cui volontariamente era entrato.

    Messori, il caso Mortara è una ferita ancora aperta. Gli ebrei italiani protestarono quando Wojtyla beatificò Pio IX. E' possibile sostenere che il Pontefice non potesse comportarsi diversamente con quel bambino?

    Del caso Mortara, Pio IX avrebbe fatto volentieri a meno. Gliene vennero accuse, calunnie, dolori immensi; non a caso lo definì "il figlio delle lacrime". Subì pressioni di ogni tipo; anche da James Rothschild, finanziatore di tutti i governi d'Europa, compreso quello pontificio. Ma sempre il Papa rispose: Non possumus. Perché non aveva scelta; sia per il diritto civile, sia per il diritto canonico».

    Che cosa c'entra il diritto civile?

    I Mortara avevano violato la legge dello Stato pontificio che imponeva agli ebrei di non tenere a servizio cristiani; e questo, proprio per evitare casi analoghi.

    Proprio per questo?

    Fin dal Medioevo i Papi proibivano con norme severissime il battesimo di figli di genitori non cattolici; a meno che il bambino non fosse in pericolo di vita. E il piccolo Edgardo Mortara lo era. Per questo il battesimo impartitogli dalla domestica fu un atto non solo valido, per un cattolico, ma legittimo. Il diritto canonico non lascia alternative: il battesimo introduce un mutamento irrevocabile, impone di dare al battezzato un'educazione cattolica. Ancora oggi, dopo il Vaticano II, il nuovo codice canonico non innova al riguardo.

    Sta dicendo che il caso Mortara potrebbe ripetersi ancora oggi?

    In punto di fatto, un nuovo caso Mortara oggi non è concepibile; e sono il primo a rallegrarmene. In punto di diritto, nel suo minuscolo Stato il Papa non potrebbe fare nulla di diverso da quel che fece Pio IX.

    In ogni caso, questo riguarda i cattolici. Per gli ebrei, Mortara resta comunque un figlio sottratto alla famiglia.

    Sono consapevole, lo ripeto, che il caso Mortara fu un dramma. Lo riconobbi fin da quando me ne occupai per la prima volta, anni fa. Ma sostenni pure che Dio seppe scrivere dritto su righe storte. Ora le parole stesse del protagonista, rimaste inascoltate per un secolo e mezzo, lo confermano. Quanto alla malattia nervosa che fece penare a lungo questo sacerdote, potrebbe trattarsi di un male ereditario, di cui soffrivano altri membri della sua famiglia, compreso il padre, Momolo; come rivelò il processo intentatogli dopo l'Unità per l'omicidio di un'altra domestica, in cui alla fine, in appello, fu assolto.

    Messori, ci sono altri passi della sua introduzione che accenderanno polemiche. Come quando racconta che l'Alliance Israélite Universelle promise 20 mila franchi a chi avesse organizzato un'incursione armata a Roma per liberare il bambino e lo definisce «quasi una prefigurazione degli "omicidi mirati" dell'esercito israeliano».

    Queste non sono opinioni, sono fatti. E i fatti, per restare in Francia, sono tétus, testardi. Quanto a eventuali sospetti: so bene che è esistito, purtroppo, un antigiudaismo cristiano. Ma su base religiosa; non razziale. L'antisemitismo nasce dopo il darwinismo, con il positivismo ateo, ed è messo in pratica dal nazismo. Non a caso l'ebreo Mortara è accolto dal Papa come un figlio e fu sempre un beniamino della Chiesa; ma, se non fosse morto in Belgio nel 1940, alla vigilia dell'invasione tedesca, sarebbe finito nei lager, come un'altra grande ebrea convertita, "santa" [" " ndr...sedevacante] Edith Stein.

    dal sito: http://www.et-et.it/articoli2005/a05f13.htm

    -------------------------------

    Riprendo queste parole del Messori e le faccio proprie della moderazione:

    Quanto a eventuali sospetti: so bene che è esistito, purtroppo, un antigiudaismo cristiano. Ma su base religiosa; non razziale. L'antisemitismo nasce dopo il darwinismo, con il positivismo ateo, ed è messo in pratica dal nazismo. Non a caso l'ebreo Mortara è accolto dal Papa come un figlio e fu sempre un beniamino della Chiesa

    ...aggiungo l'antigiudasimo cristiano è di Gesù stesso e se non c'é non si è cattolici.

  2. #2
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    “Finora tutti hanno parlato di Mortara. Adesso, lasciate che sia Mortara stesso a parlare”


    Vittorio Messori ha pubblicato l’ autobiografia di Pio Edgardo Mortara, rinvenuta negli archivi dei Canonici Regolari del SS.mo Salvatore Lateranense in Roma.



    In essa lo stesso Mortara ricostruisce come andarono veramente le cose. Vittorio Messori, nella sua lunga e profonda introduzione, scrive che vi è stato un Edgardo Mortara vero, o “della storia”, ed uno fittizio, o “del mito”.



    Messori cita infatti molti storici che hanno fatto una ricostruzione totalmente irreale del “caso Mortara”. Nel 1888, Padre Pio Edgardo Mortara scrisse in spagnolo una “autobiografia” che adesso, a cura di Vittorio Messori, è stata presentata in italiano da Mondadori, per la prima volta. Nulla di meglio che lasciare la parola, nel “processo Mortara”, al Mortara stesso. Penso che dopo la pubblicazione di quest’opera il “caso Mortara” possa dirsi concluso; infatti l’autorità dell’Autore, la sua esperienza diretta, la sua scienza teologico-storica e giuridica, espongono i fatti come andarono realmente, confutano le obiezioni mosse dagli “storici” contro Pio IX e la Chiesa Romana, con un’assoluta precisione e chiarezza che non ammettono repliche e non lasciano più dubbi.




    Il memoriale


    Da questo “memoriale” mi pare che emergano alcuni elementi “nuovi” che non erano stati ancora messi pienamente in luce neppure dai grandi difensori (come L. Veuillot) del Mortara.



    Mi sembra che possano essere riassunti così:



    1) allo scoppiar del “caso Mortara”, il mondo si risvegliò riconoscendo che aveva dimenticato la dottrina cristiana sul Battesimo (p. 89). Alle pagg. 149-151, Messori dà una spiegazione teologico-giuridica del perché Pio IX non potesse rendere un’anima battezzata al giudaismo.



    2) Tra “il Talmud e il Vangelo (…) passava un abisso, un’antipatia tradizionale, un acerrimo antagonismo. Era come una muraglia cinese, una barriera insuperabile che separava gli uni [gli ebrei] dagli altri [i cristiani], ostacolando ogni compromesso, ogni transizione, ogni mescolanza e confusione. [Contro la teologia ecumenica dell’“Antica Alleanza mai revocata”, n.d.a.]” (p. 97). Infatti, come scrive Messori, “la religione ‘mosaica’ [o meglio talmudica, n.d.a.] è completamente antitetica a quella cattolica” (p. 100) e ciò “impediva [e impedisce!] ogni incrocio ibrido” (p. 98). Il piccolo Mortara pregava, e ha continuato a pregare fino alla fine (1940) per la conversione degli Ebrei al Cristianesimo, chiedendo a Dio che “li liberasse dalle ‘tenebre e ombre della morte’, togliendo il velo che occultava la verità nel loro cuore” (p. 104; cfr il mistero della “Sinagoga bendata”). Mortara divenuto cattolico si sentiva “in possesso della Verità” (p. 105), non era un “fratello minore in ricerca”, possedendo già “l’unico vero Dio e il suo Inviato, Gesù Cristo” (p. 105) e la “religione autentica” (p. 106), ossia quella cattolica, apostolica e romana, e non quella talmudica.



    3) Mortara conia un termine molto attuale ancor oggi, quello di “clerofobia” (p. 130) che attanagliava i liberali ottocenteschi come i liberi pensatori di oggi che invocano una “crociata laicista e libertaria” contro Pio XII, come i loro avi la mossero contro Pio IX ai tempi di Mortara.



    4) Se fosse tornato al giudaismo post-biblico Mortara era convinto di andare incontro all’«apostasia e all’eterna rovina» (p. 131). Infatti la «religione israelita [è] contraddittoria, superata dalla storia» (p. 151).



    5) Don Pio Edgardo ci ricorda che bisogna odiare «i nemici spirituali, coloro che ci ostacolano sulla strada del bene e della verità. Dobbiamo fuggire da quest’ultimi, non prestare attenzione a ciò che ci dicono» (p. 156). Egli ricorda «ai cattolici timidi e codardi, che… non osano testimoniare esteriormente la loro fede (…) che la codardia è una cosa molto brutta in ogni ordine (…), ma che in materia religiosa è prossima alla diserzione e all’apostasia» (p. 161-2).



    Mortara si rivolge specialmente «ai cattolici a metà [i cattolici liberali, n.d.a.], pusillanimi e deboli, amanti dei compromessi e delle conciliazioni. Essi cercano transazioni e capitolazioni, là dove non sono assolutamente ammissibili. Sognano (…) ideali di avvicinamento della Chiesa (…) allo “spirito moderno”… Amatori dei giochi di equilibrismo (…) cattolici a metà» (p. 162). Come infatti conciliare la Fede nella SS. Trinità, nella Divinità di Cristo, con il giudaismo talmudico che la reputa idolatria e degna (ancor oggi) di morte? O il cattolicesimo con «la massoneria… eterno e irrinunciabile nemico di Gesù Cristo», con «il massone che deve odiare la Chiesa e Gesù Cristo se vuol essere un buon fratello»? (pp. 164-5).



    Queste pagine scritte da un ebreo convertito, fine conoscitore del giudaismo talmudico e della teologia cattolica, debbono farci riflettere sulle tristissime transazioni giudaizzanti di certa “teologia a metà” che imperversa da circa quarant’anni in ambiente cattolico. Mortara ci pone di fronte all’aut aut: o cattolici credenti nella Trinità e nell’Incarnazione del Verbo, o talmudisti apostati che hanno rinnegato Cristo, la Trinità e la Chiesa. Tertium non datur!



    L’ Introduzione di Vittorio Messori


    L’introduzione di Vittorio Messori, che si era già occupato del “caso”, è molto intelligente e coraggiosa; i punti nuovi e salienti possono essere presentati così:



    a) Il «caso Mortara» determinò la fondazione dell’Alleanza Israelitica Universale, che tanto peso ha avuto nella nascita del sionismo e dello Stato di Israele (p. 21).



    b) Il tentativo di rapire il giovane Mortara a Roma, dopo il 20 settembre 1870, è simile agli «“omicidi mirati” dell’attuale esercito israeliano per eliminare chi sia sgradito; o come la cattura, nel 1961, di Adolf Eichman in Argentina all’insaputa delle autorità di quel Paese» (p. 21).



    c) Per «essere libera la Chiesa… deve essere padrona in casa sua, non deve essere ospite di un Grande della terra… Pio IX ha visto giusto rifiutando trappole come la Legge delle Guarentigie (…) apparentemente generosa, ma dove in realtà il solo padrone ero lo Stato che, benevolmente e sovranamente, finché ne avesse interesse, concedeva ospitalità» (p. 42). Quanto è attuale (per la Chiesa e per i sacerdoti) tale constatazione!



    d) L’esercito della leva generale e la scuola dell’obbligo sono – come osserva acutamente Vittorio Messori (pp. 53-55) – una vera e propria rapina di anime cristiane sottomesse allo Stato Leviatano; mentre Pio IX fu obbligato a dare un’educazione cattolica ad un’anima resa cristiana dal Battesimo sino a che – divenuta maggiorenne – avesse potuto scegliere da sé in quale religione dovesse vivere.



    e) Gli USA «dove l’ipocrisia (…) è un’impronta da cui quel grande Paese è marchiato sin dall’inizio e della quale sembra non riuscire a liberarsi» (p. 57) protestarono per il “rapimento” di Mortara – pressati dagli Ebrei e dalla massoneria – raggiungendo la sfacciataggine, dal momento che in quel tempo vigeva ancora nella “Patria della libertà” lo statuto della schiavitù».



    Tale annotazione è importante, attuale e “teologicamente scorretta”, poiché oggi i cosiddetti “cristianisti” di destra o teo-conservatori (Pera, Adornato, Ferrara…) vedono nell’America, nell’occidente cristiano-liberale e nello Stato d’Israele il baluardo e l’ideale di vita. Infatti Messori è stato puntualmente attaccato da Antonio Socci su “Il Giornale” del 14-6-2005 per aver rispolverato il «caso Mortara (…) di cui nessuno sentiva bisogno se non i seminatori di discordia che cercano lo scontro tra cattolici ed ebrei». Penso che la “nuova cristianità” di Maritain, rivista e corretta da M. Novack, ossia l’occidente (USA, EU, Israele) laicizzato, sarà il cavallo di battaglia del nuovo ordine mondiale e della nuova teologia secolarizzata, i quali in nome del “conservatorismo-liberale” perseguiteranno soprattutto coloro che (come Pio IX e Mortara) vorranno restare cattolici integrali e non “a metà”.



    Prego e spero che Benedetto XVI sappia e possa opporsi a tale movimento e non ne diventi l’avanguardia dottrinal-religiosa.


    don Curzio Nitoglia





    Vittorio Messori
    «Io bambino ebreo rapito da Pio IX» Il Memoriale inedito del protagonista del “caso Mortara”
    Mondadori Milano 2005 e 17,00



    ------------------------------


    Testi di Edgardo Mortara


    «Napoleone III proteggeva apparentemente il papa con le truppe che manteneva a Roma. In realtà, in maniera subdola e nascosta, aiutava il re subalpino a concludere l’unità d’Italia, fondata sulle rovine degli altri troni… Napoleone III è stato il Pilato del secolo XIX, che ha consegnato il Cristo di Dio al carnefice, lavandosene le mani… Uomo dalle dieci coscienze, secondo l’espressione del grande don Giacomo Margotti (…), l’Imperatore voleva dare la soluzione definitiva della questione del bambino Mortara».

    «Tutti voi che avete condannato o condannate Pio IX, soffermatevi su ciò che hanno fatto e fanno oggi in nome del progresso e della libertà i governi razionalisti e i loro corifei… Si centralizza e si monopolizza l’insegnamento, un insegnamento antireligioso ed eminentemente massonico, in cattedre pestilenziali di uomini senza fede, senza principi e senza morale. Si obbligano i genitori a consegnare le care anime amate dei loro figli a questi demoni incarnati. Altrimenti, tali figli rimarranno senza carriera, senza diritti civili, a volte senza tetto né letto.».

    «Ai cattolici orgogliosi, che osano mettere in discussione gli atti dell’autorità spirituale, pronti a disapprovarli e condannarli, dirò che di cattolico non hanno che il nome e le apparenze…

    Ai cattolici timidi e codardi, che rispettano i diritti della Chiesa ma non osano testimoniare esteriormente la loro fede, dirò che la codardia è una cosa molto brutta in ogni ordine della realtà, ma che in materia religiosa è prossima alla diserzione e all’apostasia…

    Mi rivolgo in particolare ai cattolici a metà, pusillanimi e deboli, amanti dei compromessi e delle conciliazioni. Essi cercano transazioni e capitolazioni, là dove non sono assolutamente ammissibili. Sognano non so quali ideali di avvicinamento della Chiesa a quello che chiamano nel loro gergo “lo spirito moderno, le idee del giorno”. Pretendono che la Chiesa si adegui al loro alto ed elevato criterio ed adotti tali idee, o almeno le lasci entrare, sistemare e radicare nel suo seno. Sono gli amatori dei “giochi di equilibrismo”, come diceva Pio IX, i cattolici a metà…

    Per questi “cattolici liberali” proviamo molta compassione, ma il loro stupore non ci sorprende, le loro lacrime non ci commuovono. Con san Paolo direm “non possiamo fare nulla contro la verità, ma faremo tutto per essa”…

    A tali cattolici pusillanimi e deboli, che cercano transazioni, capitolazioni e conciliazioni tra i diritti di Dio e le esigenze del mondo che odia Gesù Cristo ed è nemico della Sua croce, ripeterò le terribili parole dell’Apostolo delle genti: “Che cosa c’entra Cristo con Belial, con Satana, con l’inferno?”».

 

 

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