«La Regione ha dimenticato il porto di Trieste». Un duro attacco è stato portato ieri in Comitato portuale dal presidente dell’Authority, Claudio Boniciolli, all’amministrazione regionale rea a suo dire di avere in sede di finanziaria ridotto a un milione e 900 mila euro i contributi per il 2010 che dovevano invece sostanziarsi in 7 milioni e 300 mila euro, operando un abbattimento complessivo del 73 per cento. Il contributo ordinario scende da 2 milioni 100 mila euro a un milione e 974 mila di cui però 774 mila euro già finalizzati alla cantieristica per cui alla capacità deliberativa dell’Authority ne rimangono solo un milione e 200 mila quindi con l’abbattimento del 43 per cento. Secondo Boniciolli però è ancor più grave il disimpegno totale della giunta Tondo riguardo ad Alpe Adria alla quale farà mancare il contributo integrativo annuale che nel 2009 aveva permesso di acquisire risorse per 5 milioni 200 mila euro, il che rischia di portare tra febbraio e marzo alla chiusura di questa società che cura i collegamenti ferroviari da e per il porto e di conseguenza di dare la mazzata finale al Molo Settimo già alle prese con una grave crisi che sta già provocando, come si legge anche qui sotto, la messa in cassa integrazione dei lavoratori.
«L’amministrazione regionale - ha accusato ieri Boniciolli - da un lato viene meno alle indicazioni istituzionali provenienti dalle leggi dello Stato e dal proprio statuto (ciò per quanto concerne il ridimensionamento del contributo ordinario), dall’altro disattende una precisa politica d’investimenti per lo sviluppo delle attività portuali e del trasporto sancita anche da proprie leggi regionali (vedi la legge regionale 22/1987 e successive integrazioni)». In ambito Authority si fa anche rilevare come non siano stati proporzionalmente evidenti i tagli operati dalla Regione ai contributi per gli altri porti regionali, in particolare per quello di Monfalcone.
Di più, Boniciolli addebita al disimpegno della Regione prevedibili e concreti effetti nel tessuto provinciale e regionale sotto gli aspetti economico, sociale e occupazionale. E ha portato alcuni dati concreti: nel 2008 hanno fatto parte del trasporto con treni Alpe Adria 202 mila dei 338 mila teu sbarcati o imbarcati al Molo Settimo e nel 2009 160 mila dei 277 mila teu complessivi. «Una contrazione in linea con quella fatta registrare dai traffici portuali specializzati - ha fatto rilevare Boniciolli - ma con il positivo risultato di poter mantenere in esercizio l’intero network dei collegamenti nazionali e internazionali». In altre parole, compagnie e spedizionieri si servono del porto di Trieste proprio perché sanno di poter contare sui collegamenti intermodali che portano le merci a destinazione fin nel cuore dell’Europa. Se viene a mancare la tratta ferroviaria il porto di Trieste si trova a perdere gran parte della propria strategicità.
Proprio per questo, Authority, Regione e Ferrovie hanno costituito negli anni scorsi la società Alpe Adria che ai primi di marzo però avrà esaurito le proprie risorse. «Abbiamo mandato invano informative al presidente Tondo, all’assessore Riccardi e a tutti i capigruppo - ha spiegato Boniciolli - l’unica alternativa, se non avverrà un’integrazione di bilancio da parte della Regione, potrebbe essere un nostro intervento diretto con risorse degli avanzi di gestione che ci costringerebbe però a dirottare fondi da progettati potenziamenti infrastrutturali».
Non è stata la Regione però l’unico bersaglio ieri delle sfuriate di Boniciolli. A margine del Comitato portuale il responsabile dell’Authority è tornato a prendersela con il presidente della Camera di commercio Antonio Paoletti che lo aveva criticato per la sua volontà di collaborazione con Luka Koper che poi lo ripagherebbe ad esempio soffiando a Trieste un maxitraffico di banane. «Spiace che Paoletti non abbia ancora capito - ha replicato Boniciolli - che il porto di Trieste più di altri ha bisogno di nuovi spazi. Per questo abbiamo sbloccato una situazione statica con il nuovo Piano regolatore e contavamo di espanderci anche a Fernetti. Ma il presidente camerale continua a fare come l’ultimo giapponese nella giungla per difendere una realtà che non esiste più e dimentica che quel giapponese la guerra l’ha persa. Quasi tutti gli operatori, anche i suoi iscritti, lavorano anche con il porto di Capodistria e fanno società miste italo-slovene. Qual è la sua morale: non fare con il pubblico ciò che fai con il privato?»
(Silvio Maranzana - il Piccolo)
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