
Originariamente Scritto da
un bolscevico
L'11 febbraio, in un teatro Eliseo di Roma addobbato di giallo, il colore dei rinnegati del comunismo, dei socialdemocratici, dei democristiani, dei falsi comunisti, i leader dei partiti della "sinistra" borghese siglarono ufficialmente con un abbraccio a Prodi il programma dell'Unione.
- Recuperare il gap di innovazione e di competitività dell'imperialismo italiano nei mercati europei e mondiali. I diritti e bisogni dei lavoratori e delle masse popolari sono oggettivamente subordinati a ciò: il lavoro, il salario, i servizi, la previdenza e la spesa sociale e assistenziale non possono che venire dopo ed essere trattati entro questa compatibilità.
- In campo fiscale. L'Unione intende ridurre di cinque punti il "cuneo fiscale" sulle imprese. La stessa proposta della Casa del fascio di Berlusconi. Sono tanti soldi che, ci viene detto saranno recuperati dall'evasione fiscale e dall'aumento dell'imposizione sulla rendita finanziaria. Ma quando si toccano certi argomenti, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.
- Sulla prima casa non c'è richiesta di esenzione dal pagamento dell'Ici. Manca anche la riduzione dell'Iva sulle ristrutturazioni abitative che a oggi è al 20%.
- Sui salari, come proposta concreta non si va oltre la restituzione del fiscal-drag, che sono soldi dei lavoratori. Più in generale c'è la riproposizione della "politica dei redditi" stile patto del 23 luglio '93 che, è assodato e indiscutibile, in 13 anni ha ridotto il potere d'acquisto dei salari e delle pensioni, ha incrementato i profitti e soprattutto ha fatto spiccare il volo alla rendita finanziaria.
- Circa il "mercato del lavoro", l'Unione non propone l'abrogazione della legge 30, ma solo una sua modifica, salvando quelle flessibilità introdotte dai governi di "centro-sinistra" con il pacchetto Treu, compresi i famigerati co.co.co. e il lavoro interinale.
- Anche per gli orari si propongono forme di flessibilità, per reggere la concorrenza delle merci italiane.
- Non c'è la cancellazione della legge 40 che, di fatto, vieta la fecondazione assistita e non c'è il riconoscimento dei Pacs, ovvero delle unioni civili di fatto.
- Anche della Bossi-Fini non si parla di abrogazione tout-court ma solo di modifiche per tornare alla Turco-Napoletano. In questo ambito scompare la parola chiusura dei Cpt (centri di permanenza temporanea per immigrati "irregolari") veri e propri lager.
- All'Unione va bene persino l'ultima controriforma previdenziale liberista di Maroni, salvo qualche ritocco. E nemmeno a livello di promessa c'è una chiara indicazione per l'aumento delle pensioni minime.
- Nel programma dell'Unione da un lato si afferma che la proprietà dei servizi essenziali, chiamati anche "beni comuni", quali acqua, energia, trasporti, ecc., deve rimanere pubblica, dall'altro si sostiene che la gestione di essi può e deve essere liberalizzata, ossia privatizzata.
- Per la controriforma piduista, neofascista, presidenzialista e federalista della Costituzione varata dalla Casa del fascio, di cui pure si chiede l'abrogazione tramite referendum, si finisce poi per recuperarne certi principi di fondo, come il premierato (sia pure in una versione più "soft" rispetto a quello "forte" del neoduce), la devolution federalista cara ai fascioleghisti (insistendo sulla "riforma del titolo V della Costituzione" e il federalismo fiscale), l'indebolimento del parlamento con la trasformazione del Senato della Repubblica in Senato per Regioni e autonomie.
- La controriforma neofascista della giustizia viene clamorosamente snobbata dal programma dell'Unione, che preferisce parlare di "rimozione" dei soli aspetti "in stridente contrasto con i principi costituzionali"; e se poi si va nel dettaglio si scopre che gran parte di essa verrebbe recuperata con solo delle modifiche, a cominciare dalla famigerata separazione delle "funzioni" tra giudici e pm.
- Per la controriforma Moratti, il programma abolisce solo alcuni aspetti (quelli "in contrasto con il nostro programma", recita il documento), ma si rifiuta di decretarne la cancellazione e ne conserva l'impianto dell'"autonomia" scolastica.
- Nel programma dell'Unione non c'è nemmeno una chiara ed esplicita dichiarazione di volontà di eliminare lo scandaloso, abusivo e illegale monopolio televisivo di Berlusconi, regalatogli da Craxi e dalla P2 e legalizzato con la fascista legge Gasparri.
- In politica estera si riconfermano, esplicitamente o implicitamente, tutte le alleanze imperialiste di cui l'Italia fa parte, come la Ue e la Nato, e in questo quadro anche lo sviluppo della politica di difesa europea e il mantenimento dei contingenti militari italiani già presenti in Afghanistan, nei Balcani e in altri paesi, non escludendo nemmeno, in barba all'art. 11 della Costituzione, altri interventi militari in futuro in altri "punti caldi" del globo. E per quanto riguarda l'Iraq l'Unione perseguirà infatti non già l'immediato ritiro delle nostre truppe, ma chiederà "immediatamente" al parlamento di approvare il ritiro del contingente italiano "nei tempi tecnici necessari". E per di più concordandone le modalità e i tempi con il governo fantoccio iracheno, al quale comunque si assicura una "partecipazione" dell'Italia al processo di "ricostruzione" del paese. Da parte di Bertinotti, persino la rivendicazione della patrimoniale, fino ad ieri esibita come un fiore rosso all'occhiello, è stata buttata alle ortiche senza rimpianti insieme ai Pacs, al no ai soldi alle scuole private e al ritiro immediato dall'Iraq. E Questo nonostante che, come emerso anche dal dibattito nella Direzione del PRC, circa il 41% del suo partito non sia affatto convinto della bontà del programma dell'Unione e contesti la sua accettazione a scatola chiusa da parte del segretario. I partiti dell'Unione borghese non meritano dunque di essere premiati dal voto popolare e anticapitalista.
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