IL METROQUADRO
di Fabio Greggio
da:www.politikon.it
I Pinguini sono di destra.
Sono individualisti e hanno un forte senso della proprietà privata.
Si piazzano in piedi uno vicino all’altro su immense pianeggianti baie antartiche.
E guardano l’orizzonte.
Ma ogni pinguino ha il suo piccolo territorio: un metroquadro circa.
Mentre scrutano l’orizzonte espletano, nel loro metroquadro tutti i compiti vitali:
Vivono, covano e si curano. Se anche per uno sbaglio il vicino invade il metroquadro
seguono litigi feroci in difesa della proprietà che spesso degenerano in vere risse.
La nostra società capitalista si comporta allo stesso modo, con la differenza che il metroquadro, per alcuni, è diventato molto più grande.
Il Capitalismo d’oggi somiglia sempre più ad una degenerazione dell’avere per essere.
Il materialismo del Capitalismo, lasciato solo dalle altre ideologie perdenti, galoppa all’impazzata verso la degenerazione.
I ricchi sono sempre più ricchi, i miserabili sempre più miserabili.
Ma la degenerazione del Capitalismo italiano corre più veloce. Perché?
Perché in Italia le leggi sono dei suggerimenti, il mercato è un insieme d’oligarchie,
Famiglie e centri di potere che eliminano la concorrenzialità del sistema attraverso il fenomeno del “cartello”, in altre parole l’intesa dei concorrenti per proporre prezzi elevati.
In Italia abbiamo il cartello delle Assicurazione automobilistiche,
delle compagnie telefoniche,
delle Televisioni,
delle sale cinematografiche e dei Teatri.
Pochissimi uomini posseggono l’80% del capitale.
E’ un fenomeno noto in Sud America. Ma là non si è ancora usciti dal latifondismo coloniale che arricchiva e arricchisce pochi ai danni dei molti.
Noi in Italia invece siamo arrivati a questo fenomeno per l’intolleranza alle regole, alle leggi.
Il furbismo tipicamente italiano unito ad un individualismo genetico ha prodotto un cocktail micidiale trasformando la nostra società in un sottoprodotto di società a capitalismo avanzato.
Un grande colpo al sistema è stato dato da questa destra, che si taccia d’essere liberale ma che, in effetti, è libertina, che modifica le leggi a vantaggio di pochi, che fa politica classista.
Ma è la società italiana che è malata, drogata da modelli vincenti che hanno un solo valore: l’accumulo di ricchezza, proprietà, danaro, potere.
Così il concetto di proprietà privata si esalta alla massima potenza e la cui difesa diventa un imperativo.
I giovani crescono con modelli sociali miseri e la loro ansia di inserirsi nei gangli del capitalismo per produrre ricchezza propria è coaudivata dall’esempio di governanti scaltri che non esitano a demonizzare massmediaticamente coloro che ostacolano il progetto di accumulo, scambiato per crescita economica.
Monopoli od oligopoli sono il cancro degenerativo del capitalismo italiano.
La mancanza di serie leggi antitrust ed un’inclinazione naturale alla corruzione, del baipassare le regole, ignorare le leggi e una volta riconosciuti rei di ciò demonizzare la Magistratura dipingendola come organo degenerato al soldo di una parte politica, ha fatto dell’Italia del 2000 un paese da Operetta, una società stupida, priva di valori, deculturalizzata dall’ imbecillità televisiva.
Nel Triveneto l’economia è morta. Chiudono le aziende che avevano creato il boom economico del decennio passato.
Nella pianura Trevigiana intere aree sono ora piene di desolati capannoni, come gusci vuoti.
I giovani, che per decenni avevano rinunciato perfino a titoli di studi obbligatori per il facile miraggio del guadagno e del lavoro, oggi si ritrovano senza lavoro, senza studio, privi di valori e in un tessuto economico totalmente desindacalizzato alla mercé del caporalato e della massima flessibilità.
Ma il culto dell’avere, del Metroquadro è duro a morire.
Non a caso nel Triveneto la destra è imbattibile.
Masse di drogati dalla pubblicità e dal consumismo hanno ormai come meta domenicale il Centro Commerciale dove la famiglia trova ogni cosa vitale.
Divertimentificio, orgia di consumo, offerte sui quantitativi che costringono le famiglie ad approvvigionamenti superiori all’effettivo fabbisogno, ristoranti d’ogni genere, negozi, palestre e perfino asili nido che invece mancano nel sociale, fanno di questi Centri l’epicentro del consumismo, il terminal di un processo che inizia con lo spot pubblicitario e accompagna “l’utente” fino alla cassa.
Come mandrie d’allocchi in fregola, i pinguini umani si accalcano ai banconi dei cellulari;
i ragazzi, solitari nel loro metroquadro, testano videogiochi violentissimi davanti ai loro padri divertiti.
Carrelli stracolmi d’ogni genere di sciocchezza inutile, cibi ipercalorici, dolci dall’aspetto improbabile, carni coloratissime e detersivi iperinquinanti sfrecciano in ogni dove.
L’accanimento con cui ogni individuo della sciocca consumistica società capitalista italiana difende il proprio metroquadro è la cartina di tornasole dell’imbarbarimento da neomedioevo.
Possedere per essere, possedere per esibire, possedere per sopraffare.
Platone diceva “ essere, non avere”.
La destra italiana ci insegna che “ avere, per essere” è il nuovo slogan corretto.
Il Presidente del Consiglio è un uomo ricchissimo e potentissimo.
Possiede televisioni, assicurazioni, cinematografi, centri commerciali, assicurazioni, banche, finanziarie, edilizia, giornali, case editoriali, case, palazzi e quartieri, ville e yacht ed infine con la Politica, il potere assoluto. Una vertigine di potere colossale attraverso il quale può condizionare ogni ganglio vitale dell’intero paese.
Demonizza e ridicolizza attraverso un impero mediatico ben orchestrato ogni suo avversario, difende ogni amico impegolato in scandali o processi, banalizza reati che lo coinvolgono e se non vi riesce depenalizza il reato o lo lascia cadere in prescrizione sfruttando cavilli giuridici, corrompendo giudici attraverso i suoi avvocati.
L’esempio è Lui, il Libertinismo al potere, il brivido di dimostrare che “ furbo è bello” “ che si può fare tutto”.
Le leggi diventano laccioli e briglia, le regole solo consigli.
In un delirio di furbismo lo sentiamo perfino affermare “ che evadere a volte è obbligatorio”.
L’Italia furba è emersa e ha imbrigliato i gangli vitali del Paese, legittimati dall’esempio più alto.
Furbo conviene, è il messaggio che si diffonde a macchia d’olio.
Furbo è vincente.
E chi è contro è Comunista. Nel senso più deleterio e infamante del termine.
Il Paese è malato da questo delirio turbocapitalista degenerato.
Un Paese che non ha più valori, che non è più competitivo perché la competizione non esiste più.
Pochi possono tutti e il mercato è morto.
Un Paese che non cresce più economicamente, che da i soldi alle imprese ricche e sfratta gli anziani morenti tagliando loro gli incentivi per gli affitti, travasati sugli aumenti delle pensioni per motivi propagandistici.
Tutti sul proprio metroquadro.
Agganciati disperatamente al concetto di proprietà esclusiva, per necessità, ma anche per avere di più.
Di più come la stupidità di certe automobili che sembrano corriere, di ville che sembrano paesi, di scarpe che costano come volare a New York in aereo, di cellulari supertecnologici per cercare la moglie nel supermercato e mandare messaggi insulsi ad amici insulsi, di barche sempre più grandi ed inquinanti perché sono il prolungamento del pene, una gara a chi è più dotato.
Il paese che ho conosciuto decenni fa non c’è più.
Mia nonna aveva un cassetto dove teneva gli elastici trovati in giro.
Ecco il Paese di quei cassetti che tutti abbiamo avuto non esiste più
Siamo sciocchi, aggressivi, egoisti.
Come quelli che non fanno offerte all’Unicef perché “ non so a chi vanno” e poi comprano video porno a prezzi alti.
Quelli che inveiscono contro i senegalesi, ma dopo comprano da loro l’imitazione del secchiello Louis Vuitton per la fidanzata, o la cintura taroccata di D&G.
Gli anni 60 furono anni di contestazione
Gli anni 70 furono anni di piombo.
Gli anni 80 furono gli anni della Milano da bere
Gli anni 90 furono anni di merda.
Ora, anche la merda sta prendendo le distanze da noi.
Fabio Greggio
MAX





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