Saddam:"Questa corte e' una farsa"
Baghdad, l'ex raìs depone al processo
"Questa corte è una farsa contro Saddam e i suoi compagni". Sono le parole dell'ex presidente iracheno nella prima deposizione al processo a suo carico in corso a Baghdad. L'ex raìs, accusato dell'uccisione di 148 persone a Dujail nel 1982, si è presentato con un vestito scuro ed una camicia bianca. "Sono il presidente dell'Iraq ed il capo supremo delle forze armate", ha aggiunto come segno di sfida.
Infine con spavalderia Saddam ha concluso "Questo processo è una pagliacciata". Dopo un giorno di pausa, è così ripreso a Baghdad il processo per strage all'ex presidente iracheno e a sette ex gerarchi del suo deposto regime.
"Quello che mi fa più soffrire è ciò che ho appreso recentemente in merito a eventi che si prefiggono di nuocere al nostro Paese", ha dichiarato in aula Saddam.
"La mia coscienza mi dice che il grande popolo dell'Iraq non ha niente a che fare con questi atti", ha proseguito l'ex raì facendo chiaramente riferimento al bombardamento della cupola d'oro della moschea sciita di Samarra.
Raouf Abdel-Rahman, presidente del Tribunale speciale iracheno, ha quindi interrotto l'imputato dicendogli che non è autorizzato a rilasciare dichiarazioni politiche in aula. "Sono il Capo di Stato", ha replicato Saddam. "Lo eri", gli ha ricordato Abdel-Rahman, "ora sei un imputato".
Infine l'ex presidente iracheno ha invitato il popolo a " resistere agli invasori". "Chiedo alla gente di cominciare a resistere agli invasori invece di uccidersi tra di loro" ha detto Saddan il quale ha invitato gli iracheni ad evitare la guerra civile altrimenti "vivrete nel buio e tra fiumi di sangue". Dopo queste dichiarazioni il presidente del tribunale ha chiuso l'aula ai giornalisti. Precedentemente gli aveva intimato di attenersi alla procedura, esporre le sue ragioni ed evitare ogni discorso di tipo politico, ma inutilmente.
La deposizione del fratellastro di Saddam
Prima di saddam ha deposto il suo fratellasttro, Barzan al-Tikriti, che stavolata in aula è apparso assai meno aggressivo e sicuro di sé: "Quel gruppo costituiva un pericolo per la sicurezza dell'Iraq", ha argomentato il fratellastro del raìs, che in quel periodo era capo dei temutissimi servizi segreti militari. "Condussero operazioni ordinate da uno Stato straniero che era in guerra con noi", ha sottolineato, per poi peraltro affrettarsi ad aggiungere: "Io non ho fatto arrestare nessuno, era compito dei servizi di sicurezza, erano loro competenti per la zona di Dujail". "Posso assicurarvi", ha proseguito Barzan, "che in questa faccenda non ho alcuna responsabilità. Tutto fu gestito dall'ex caspo della sicurezza, che nel frattempo è morto. Mostratemi anche soltanto un documento che provi come io abbia ordinato un singolo arresto o la distruzione della fattoria di chicchessia". Un paio di settimane fa, durante la precedente udienza, era stato Saddam in persona ad ammettere di aver fatto devastare le proprietà degli sciiti di Dujail, un piccolo villaggio a nord della capitale: come reazione perfettamente legale, aveva puntualizzato con spavalderia il raìs, al fallito tentativo di assassinarlo. Il fratellastro è stato assai più contenuto: da solo, infagottato in una lunga veste tradizionale alla maniera araba, gli occhiali sul naso, si è limitato a leggere da un testo scritto, precisando di essere stato a Dujail solo due volte in vita sua: il giorno del mancato attentato e quello successivo.
Gli imputati rischiano la pena di morte se riconosciuti colpevoli.
P.s.: forza Presidente - Saddam resisti !!!




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