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Discussione: Perchè?

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    Predefinito Perchè?

    I prof. difendono chi volle impedire di parlare a Ehud Gol

    Firenze. Il 22 febbraio 2005 l’ambasciatore israeliano in Italia, Ehud Gol, fu contestato da alcuni studenti universitari – con cori inneggianti all’Intifada, contro l’“assassino Sharon” e l’“ambasciatore di uno stato terrorista” – durante una lezione nell’aula magna dell’Università di Firenze sulle prospettive di pace in medio oriente.
    L’edificio si riempì di agenti, sia della Digos sia di polizia in tenuta antisommossa, che portarono via i ragazzi; Gol riuscì a completare il discorso dopo una ventina di minuti d’interruzione.
    Oggi, a più di un anno di distanza dall’episodio, sette ragazzi del Collettivo politico della facoltà fiorentina e tre degli Studenti di sinistra si presenteranno davanti al giudice per rispondere di disturbo delle occupazioni delle persone e inosservanza dei provvedimenti delle autorità di polizia.
    Dodici docenti universitari (tra cui l’ex preside di Scienze politiche, Paolo Giovannini) hanno scritto e firmato una lettera in cui difendono i ragazzi e criticano la decisione di invitare “un ambasciatore direttamente coinvolto nelle scelte politiche del governo Sharon e notoriamente schierato su posizioni di un sionismo intransigente, assai poco incline al dialogo e alla pace”.
    “Su un tema complesso e incandescente come quello del conflitto fra il popolo palestinese e lo stato di Israele – scrivono i professori – si sarebbe dovuto procedere con estrema cautela. Se l’intenzione era di offrire un contributo al dialogo fra le parti, la prudenza avrebbe suggerito la presenza simultanea di rappresentanti israeliani e palestinesi, e avrebbe consigliato che l’invito venisse rivolto a studiosi autorevoli anziché esponenti politici”.
    E ancora: “Per quanto si voglia giudicare con severità la reazione di una parte degli studenti, che per circa quindici minuti hanno impedito all’ambasciatore Gol di parlare, resta il fatto che la loro reazione è stata una manifestazione di dissenso politico, per quanto rumorosa e impropria in un’aula universitaria, nei confronti di una iniziativa sbagliata e ritenuta provocatoria”.
    Infine, spiegano i professori, “non vorremmo che l’iniziativa della Procura fiorentina apparisse come un tentativo di criminalizzare l’opposizione politica degli studenti secondo una logica che contraddice quello che dovrebbe essere il principale obiettivo di una università non grettamente e autoritariamente accademica: trasmettere ai giovani un senso di responsabilità civile che ne faccia soggetti attivi della cittadinanza democratica”.
    L’iniziativa dei docenti è accolta con favore anche dalla Sinistra universitaria (Su), associazione studentesca considerata più moderata rispetto agli Studenti di sinistra e ai collettivi politici. “L’episodio di contestazione fu a suo tempo strumentalizzato – dice al Foglio Giampiero Calapà, consigliere di Su per Scienze politiche – Non ho condiviso la modalità, ma è stata una contestazione legittima: a una critica verbale non si può rispondere inviando polizia e Digos, dunque condividiamo la decisione dei professori di difendere i ragazzi”.
    Secondo Calapà si tratta di una “questione di libertà d’espressione e di dissenso che dovrebbe essere garantita all’interno delle aule universitarie”.
    Il Collettivo, invece, non arretra di un passo: “E’ un fatto significativo – dice al Foglio Bernardo, un ragazzo del gruppo –che la lettera sia stata sottoscritta da personalità ragguardevoli come Danilo Zolo e Andrea Proto Pisani e da docenti di procedura penale. Riteniamo che il processo sia simbolico e politico e che sia fatto per favorire una certa sinistra di governo; a discapito di quelle realtà, come la nostra, antagoniste. Se si arrivasse a una condanna definitiva, si verrebbe a creare un precedente molto grave. Riteniamo sbagliato che si abbandonino le aule universitarie per quelle giudiziarie”.
    Per oggi il Collettivo ha organizzato un presidio davanti al tribunale dove si terrà la prima udienza.


    David Allegranti su il Foglio del14 marzo

    saluti

  2. #2
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    Predefinito La “sinistra” in viaggio per Israele

    Milano. In Israele, il presidente della Commissione elettorale, il giudice Dorit Beinish, ha vietato la trasmissione di uno spot elettorale in cui si garantisce l’ammissione al Paradiso per quanti voteranno il partito ortodosso sefardita Shas alle prossime elezioni politiche del 28 marzo.
    Bisogna andarci piano con le promesse elettorali.
    Ieri sera a Milano, al Piccolo Teatro di via Rovello, in molti hanno pensato lo stesso durante la serata della Sinistra Per Israele. Era questa l’opinione della signora infuriata che si sbracciava delusa per essersi ritrovata in un appuntamento di “destra”. Eppure tra organizzatori e ospiti erano presenti Piero Fassino, segretario dei Ds, Furio Colombo, Filippo Penati, presidente della provincia milanese, Emanuele Fiano, candidato diessino alla Camera, e Bruno Ferrante, prefetto in corsa per Palazzo Marino con il centrosinistra.
    Meglio evitare le promesse eccessive, l’opinione sembrava condivisa dallo stesso Fassino.
    Esplicite e ripetute erano le domande su quali fossero gli umori prevalenti nell’Unione e, nel caso di una prossima vittoria del centrosinistra, quali le garanzie di una politica verso Israele in continuità con quella del Cav..
    Il segretario dei Ds ha preferito però glissare, evitando di spiegare se e come potrebbe evitare o quantomeno arginare Massimo D’Alema alla Farnesina.
    Fassino si è limitato a sottolineare che il suo approccio verso Gerusalemme è condiviso da Francesco Rutelli, che nell’Unione c’è la Rosa nel Pugno, che Fausto Bertinotti si sta evolvendo. Insomma, “il 90 per cento del centrosinistra” sarebbe quantomeno vicino alle posizioni di Fassino. Con buona pace per il presidente del suo stesso partito che una volta definì Fassino “un po’ troppo sionista”, con serena indifferenza per quanto detto dal coordinatore della Margherita, Dario Franceschini, da Alice su Rai due, quando, sabato sera, ha definito la politica dell’attuale governo troppo squilibrata verso Israele, con gran voglia di far dimenticare le strette di mano tra Oliviero Diliberto (Pdci) e i rappresentanti di Hezbollah.
    Furio Colombo non lo ha nascosto: dentro al maggior partito della sinistra le tesi sue e di Fassino sul medio oriente sono ancora minoritarie, ma “non per questo si deve desistere”.

    Quel che il segretario tralascia
    Fassino è stato comunque apprezzato dai più. E’ apparso pacato, convinto e convincente. Qualche reazione differente c’è stata. Una testa calda nel pubblico l’ha definito il meno peggio a sinistra. Un’altra lo ha accusato di “parlare in Falsino”. Sarà che Fassino qualche scivolata l’ha fatta nel riproporre all’attenzione del pubblico, nel quale vi erano anche molti esponenti della Comunità ebraica, quanto successo negli ultimi anni.
    Così il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu avrebbe rifiutato gli accordi di Oslo.
    Un brivido è corso nella sala, Netanyahu infatti consegnò ai palestinesi Hebron, la città con la tomba di Abramo, Isacco e Giacobbe e delle loro quattro mogli.
    Fassino ha poi spiegato come l’Olp di Yasser Arafat fosse diventata negli anni un affidabile interlocutore, a cominciare da quando nel 1988 modificò la propria carta fondamentale e riconobbe così Israele rinunciando all’obiettivo di distruggerla.
    Un altro fremito tra le poltrone: l’Olp si limitò infatti a cancellare tutta la carta e non a cambiarla.
    Ma il momento peggiore per i membri della Comunità ebraica sembra sia giunto quando Piero Fassino ha spiegato che avrebbe trovato “condivisibile la proposta di sospendere i trattati commerciali tra Unione europea e Israele per convincere il governo Sharon ad ammorbidirsi con i palestinesi”.
    Ma, ha aggiunto il segretario, una scelta come questa era destinata al fallimento poiché non teneva conto che sarebbe stata accolta dagli ebrei come un’ulteriore persecuzione.
    Per Fassino la politica deve tener conto di queste ferite della storia.
    Non lo dice, ma se davvero le cose stessero così, tutto si ridurrebbe a un eccessiva sensibilità ebraica e gli ebrei, sembrerebbe dunque suggerire il segretario diessino, dovrebbero tuffarsi in una psicoterapia di gruppo.

    Da il Foglio del 14 marzo

    saluti

 

 

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