di Stefano vernole
Si sono ormai spente le polemiche relative al discorso tenuto da Silvio Berlusconi di fronte al Congresso degli Stati Uniti, in quanto tenerle vive non serve a nessuno.
L’attuale Presidente del Consiglio ha fatto sicuramente centro, in quanto si è assicurato la benevolenza degli ambienti neo cons per queste elezioni, ha compattato a “destra” la sua coalizione e ha messo in seria difficoltà gli avversari del centro-sinistra, al punto che le critiche più dure alle proteste di Diliberto sono venute proprio dagli esponenti dell’”Unione”, i Rutelli, i Boselli e compagnia, preoccupati che l’antiamericanismo potesse affiancarsi all’antiberlusconismo.
Ma se la tenuta politico-morale della cd. “opposizione” si è ancora una volta rivelata nella sua inconsistenza, gli effetti strategici del discorso di Berlusconi rischiano di essere devastanti
L’Italia si allontana ancora una volta dai pochi paesi rimasti della “vera Europa”, quell’asse franco-tedesco che in alleanza con la Russia di Putin potrebbe in futuro rappresentare un’alternativa all’unilateralismo di Washington.
La prepotente riaffermazione dei legami transatlantici, oltre che un falso storico – alcuni ricorderanno il documento prodotto sotto l’Amministrazione Reagan nel quale si spiegava come in caso di guerra tra la NATO e il Patto di Varsavia l’Europa sarebbe stata il campo di battaglia e quindi completamente distrutta – è il frutto peggiore del discorso berlusconiano.
Ma il “Cavaliere” non si è fermato qui.
Nel ringraziare gli Stati Uniti per la liberazione dell’Italia, in realtà occupazione politico-culturale concretizzatasi con l’installazione di 108 basi militari sul nostro territorio, Berlusconi ha dato il via libera sia all’ “esportazione della democrazia” (”tutto il mondo deve diventare come l’America”), concetto tanto caro a Bush e soci, sia al possibile bombardamento nucleare dell’Iran, avallando così la famosa dottrina della “guerra preventiva”.
Dimenticando che già per aver inviato le nostre truppe in Iraq e Afghanistan, il governo di Roma ha purtroppo pesantemente contribuito ad aggravare l’immagine degli italiani al di fuori dell’ “Occidente democratico e capitalista”, dove i popoli orientali, africani e asiatici sempre più ci associano ai crimini planetari dell’Amministrazione nordamericana.
Strappando però un importante risultato politico interno: l’azzeramento delle critiche verso la condotta omicida di Washington, in un momento in cui nel mondo il “primato morale” degli Stati Uniti è sceso al livello più basso della loro storia.
Della “sinistra” abbiamo già detto; il terrore della coalizione guidata dal trilateralista Romano Prodi ha completamente castrato ogni velleità alternativa di Rifondazione Comunista: il caso “Ferrando” e il recentissimo licenziamento di Giulietto Chiesa da “Avvenimenti” ne rappresentano gli episodi più clamorosi.
Ma se all’ “estrema sinistra” si piange, all’ “estrema destra” non c’è niente da ridere.
L’alleanza elettorale con il Polo della Libertà annulla completamente ogni possibilità di cancellare quell’immagine negativa di ruota di scorta della “reazione”, impressa nella mente degli italiani dal 1946 ad oggi.
Presentandosi insieme agli apologeti dell’americanismo, agli ideatori del “Manifesto per l’Occidente” e ai sostenitori dello “scontro di civiltà”, il mondo neofascista conclude definitivamente (qualcuno dirà “finalmente”) la sua parabola esistenziale, confermando l’incapacità di elaborare anche solo un pensiero culturale antagonista.
Anche perché si continua a dimenticare come fu proprio la discesa in campo di Silvio Berlusconi, nel 1993, a far naufragare le possibilità rivoluzionarie che i successi elettorali della Lega al nord e del MSI al centro-sud avevano per un momento lasciato trasparire.
Molto più che un “danno” per l’ex PCI, il “Cavaliere nero” si rivelò invece una iattura per i pochi che in buona fede nel partito di Bossi e in quello di Fini speravano fosse giunto il momento di cambiare veramente le cose e farla finita con la corruzione e la sudditanza.
L’associazione con l’immagine liberista filo-Bush e antisociale propagata dal centro-destra per coloro che a parole si proclamano anticapitalisti è ormai automatica nella mente della “gente comune”, di quel popolo spesso invocato ma quasi mai conosciuto per l’ostinazione a vivere nel “ghetto” e produrrà la solita schizofrenia esistenziale tra gli ingenui militanti, come sempre educati a pensare in un modo e a comportarsi in un altro.
Tra dieci anni (forse anche prima) questi ultimi si ritroveranno delusi e frustrati a cercare di capire come mai “l’area” si sia lasciata sfuggire la battaglia contro la globalizzazione e l’imperialismo statunitense a favore dei movimenti finanziati da Soros …
Non c’è che dire, nell’attuale panorama nazionale Silvio Berlusconi emerge come un “piccolo gigante” e sarebbe anche umanamente simpatico se non fosse politicamente ributtante, o meglio … se non fosse il “peggiore”.
12 marzo 2006
Fonte: italiasociale.org
http://it.altermedia.info/politica/o...html#more-2856




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