La guerra tra poveri, meridionali disoccupati da una parte contro immigrati clandestini dall'altra, quello a cui i poteri forti mondialisti da sempre puntavano.
Inoltre la soluzione non e' per niente facile come dici tu, non bastano qualche leggina e qualche espulsione ogni tanto per rimettere le cose apposto, l'ho gia' detto tante volte, l'intrico di interessi in gioco e' talmente grande che serve una vera e' propria rivoluzione per invertire questo processo.
Espellere tutti i clandestini non fara' di colpo accorrere i giovani a fare "i lavori che non vogliono piu' fare", il problema e' meta' culturale e meta' economico, innanzitutto va ripristinata una cultura del lavoro, un rispetto per il lavoro manuale che oggi non esiste piu' (infatti spesso per certi lavori si dice "lavori da negri"...), i giovani corrono in massa a prendere lauree che valgono meno della carta igienica e che non portano a nessuno sbocco lavorativo (tipo il DAMS, e moltissime lauree "umanistiche" che non servono a un tubo), i mass media hanno lobotomizzato intere generazioni convincendoli che tutti possono fare i calciatori e le veline, che basta vincere al superenalotto per non avere piu' problemi, che una volta laureati tutti possono andare a fare il manager o il direttore di banca. Si e chi zappa i campi, chi ripara le strade, chi pulisce i cessi? Gli immigrati ovviamente. Quindi il campo culturale e' il primo dove bisogna andare ad operare altrimenti e' un vicolo cieco.
Poi sul lato economico e' indispensabile alzare i salari di certe categorie (braccianti, operai generici, addetti alle pulizie, ecc.) e migliorare le condizioni di lavoro e di sicurezza, ma questo non basta. Consideriamo che praticamente una buona parte dell'agricoltura italiana si sostiene proprio sul basso saggio salariale, specialmente quella del sud che e' scarsamente meccanizzata, se si alzano i salari non diviene piu' conveniente produrre visto che non c'e' nessuna barriera all'importazione. Gia' oggi costa meno importare i limoni e le arance dall'Africa o dalla Cina piuttosto che produrli in Italia, sembra assurdo ma e' cosi'. Se non si interviene massicciamente nel campo culturale e riformando il mercato del lavoro e nella regolazione dei mercati internazionali dove adesso vige il piu' totale liberismo non c'e' speranza di invertire il fenomeno e le rivolte di negri come questa in Calabria diverranno la norma a cui tutti si abitueranno, come le banlieues in Francia, come il "terrorismo" onnipresente e inevitabile. Se si agisce solo sul versante economico non si verifichera' che un ulteriore abbandono delle campagne e un incremento del lavoro nero (oltre che il fallimento di molte aziende soprattutto agricole) e nessun governo di destra o di sinistra e' in grado di operare un simile intervento rivoluzionario perche' tutti mancano di volonta' e di una grande visione politica (che non sia il liberalismo) e di un progetto politico a lungo se non lunghissimo termine.





Rispondi Citando
