Incollo un post da una discussione su Vivamafarka:
come CALABRESE, seppur vivendo lontano da Rosarno (e da tutte le logiche che sottende la vita nell'intero reggino), non posso condividere molte delle cose scritte qui.
Quello che sta accadendo a Rosarno è certamente di una gravità assoluta, un simbolo di resa dello Stato, ma, per quello che serve, io, da italiano e da calabrese, me ne prendo la colpa.
Io, non gli immigrati.
Io sono il responsabile, col mio voto, dei politici italiani che, come tutti i loro colleghi europei, foraggiano politiche di immigrazione assolutamente criminali.
Io sono il responsabile, col mio voto, del potere concesso alla criminale classe politica calabrese, un virus la cui unica cura è il proiettile alla nuca, dopo averli fatti inginocchiare tutti.
Io sono responsabile, come calabrese, di ogni calabrese che ad ogni istante della giornata accetta logiche di sopraffazione e di omertà, e si lascia calpestare dalla 'ndrangheta e da tutte le sue filiazioni, comprese quelle legalizzate e istituzionali.
Me la prendo io la colpa, in diretta da Cosenza, sperando che per una volta molti facciano come me.
Io, non quegli immigrati.
La loro rivolta ha raggiunto eccessi gravi, ma quando sei disperato, la disperazione non ti lascia scegliere. E la loro è una disperazione che noi nemmeno conosciamo, che non possiamo quasi comprendere, ma di cui io per primo, da italiano e da calabrese, per una volta mi prendo la colpa e mi assumo la responsabilità.
E' la disperazione di chi fugge dalla fame, di chi è una goccia nello tsunami di un'emigrazione/immigrazione dal sud al nord del mondo artificialmente indotta da criminali centri di potere e avallata da una classe politica delinquenziale. E' la disperazione di chi viveva e vive, oggi, a Rosarno, in buchi immondi, immerso nei propri escrementi, senza la luce del sole. E' la disperazione di chi passa 15 ore al giorno a raccogliere pomodori, a spezzarsi la schiena, per un pugno di euro, parte dei quali va alla cosca. E' la disperazione di chi è tenuto sotto le catene dei caporali e dei capibastone. E' la disperazione di chi non sa come uscirne, a chi rivolgersi, cosa fare. A chi esporre una denuncia? Ai carabinieri e alla polizia, pronti a sbatterti su un blindato con destinazione lager CPT? Al comune di Rosarno, commissariato per mafia? Al commissario prefettizio, che in questi due giorni ha mostrato tutto il suo "valore" umano e politico?
Loro sono gli invisibili.
E gli invisibili non possono permettersi di fare denunce, di protestare "pacificamente", di interessare i media e le istituzioni, di crare gruppi su Facebook.
Ed in tutto questo, l'odio della popolazione "normale", anch'esso indotto, ma non per questo meno implacabile, meno atroce. L'odio di ragazzini che passano la sera venendo a spararti, a prenderti a bersaglio coi pallettoni, per sport.
Così "vivevano" questi sciagurati venuti dall'Africa.
Questa è disperazione, una disperazione che noi nemmeno possiamo conoscere. La reazione, lo ripeto, ha avuto eccessi, ed errori, ed orrori. La rivolta forse si è diretta verso molti obiettivi sbagliati.
Ma semplicemente perché non era né reazione né rivolta: era disperazione. E la disperazione non ti fa scegliere. Urli, e ti scagli contro quello che passa, accecato dalle tue stesse lacrime.
Gente di Rosarno contro immigrati africani è un derby fra poveracci. Fra schiavi della 'ndrangheta, della massoneria, della politica, che in questa fottutissima, splendida Calabria, un diamante selvaggio di bellezza e dolore incastonato nel Mediterraneo, sono la stessa, identica cosa.
Ognuno si faccia l'opinione che vuole.
Io, da fascista, e per come intendo il fascismo -ovvero all'esatto opposto di quello che dipingono gli antifascisti beceri e ottusi-, io, da fascista, sto dalla parte dei deboli e degli sfruttati.
Sto dalla parte degli schiavi, sto dalla parte di gente che una nuova rivoluzione sociale fascista dovrà liberare.
Non sto certamente "contro" la gente di Rosarno, anche se da lì sono venuti quei ragazzini che ogni sera si divertivano a sparare addosso a questi disgraziati o a bruciargli i tuguri dove dormivano (è successo almeno tre volte negli ultimi mesi).
Ma io stavolta sto con gli immigrati.




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