Censura

I cosiddetti progressisti sono giacobini. Punto. Anche quelli cattolici. Dimostrazione: non sopportano alcuna censura e strillano come oche sgozzate quando ti azzardi a dire che certe loro performances sono offensive o di cattivo gusto o semplicemente false.

Rivendicano ogni libertà, anche quella di spararsi (ma non lo fanno mai), però volentierissimo la tolgono agli altri, reclamando i rigori della legge. Si vedano tutti i preti, pastori e cardinali (ma anche giornalisti e politici) denunciati nel mondo per aver detto che l’omosessualità è considerata dalla Bibbia contronatura.

Si veda lo storico Irving, in galera per aver scritto libri in cui si mette in dubbio (non si nega) il genocidio ebraico: non gli è servito nemmeno pentirsi. I progressisti sono come i musulmani integralisti: vogliono comandare, e tenere gli altri in perpetua soggezione. Infatti, sono entrambi giacobini, dal momento che anche i leader dell’integralismo islamico hanno imparato nelle università occidentali. In galera chi non la pensa come loro: questo vogliono (a morte nel caso islamico: ognuno ha il suo stile).

Avendo scritto parecchio sull’Inquisizione, so bene di cosa parlo quando dico che tra l’Inquisizione cattolica storica e quella moderna Laica non c’è partita. Quella, se ti pentivi ti abbraccia e baciava pubblicamente, colmandoti di onori. Quella, ti mandava avviso di garanzia, ti forniva l’avvocato, ti dava l’appello, la possibilità di ricusare giudice e testimoni, cambio di lenzuola due volte alla settimana, vino o birra a scelta. Questa, conosce una sola pena: la morte civile.

Anche solo per un sospetto. Lo sapevate che i cosiddetti progressisti sono riusciti a far vietare il fumo anche nelle celle della morte americane? Già: il condannato deve morire in salute. Grottesco ma nulla di nuovo: i giacobini ghigliottinarono un loro ex che, come ultimo desiderio, voleva dare il suo sangue alla Scienza per esperimenti e trasfusioni; lo rifiutarono, era «sangue impuro» perché controrivoluzionario (conoscete «La Marsigliese»? Ancora oggi parla di «sang impur»).


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