
Originariamente Scritto da
WalterA
Se posso permettermi, dissento da questa affermazione.
La cosiddetta "Italia centrale" non esiste se non come la sfortunata tendenza dell'uomo ad etichettare qualsivoglia territorio geografico in modo estremamente semplicistico.
Secondo i canoni classici, tale territorio si estenderebbe da Pontremoli a Castel Volturno nel versante Tirrenico e da Cattolica/Gabicce a Vasto nel versante Adriatico...come è comprensibile non esiste nessuna omogeneità economica, culturale e storica in uno spazio così ampio.
La Toscana ad esempio, ha una sua storia completamente autonoma, che ha inizio con gli insediamenti palafitticoli prima e villanoviani poi.
Successivamente conoscerà lo sviluppo di città stato etrusche di volta in volta aventi contatti sia con popolazioni galliche (zona Massa fino a Pisa e Lucca e all'interno Siena), sia successivamente con popolazioni latine (che o rinominavano le città oppure costruivano insediamenti ex novo).
Nell'alto medioevo in Toscana poi si stabiliranno i Longobardi che la innalzeranno a ducato con capitale Lucca (Luk dalla lingua celtica) e che lasceranno successivamente molte trasse soprattutto nei cognomi nobiliari e negli accastellamenti sparsi nella regione.
Di seguito con il basso medioevo rinasceranno le grandi città stato come Firenze, Siena, Pisa, Lucca, città che avrenno un peso rilavante durante quei secoli suprattutto nel commercio estero e canali privilegiati ed intensi scambi con Milano e Roma.
Di seguito c'è la nascita delle signorie che in Toscana avrà sbocco in modo pesante solo a Firenze con i Medici (a Siena vi erano però i Petrucci) i quali riuscirono nel 1559 dopo la Guerra di Siena a ottenere tutta la Toscana sotto il Ducato e poi Granducato (diviso comunque in Stato di Firenze e Stato di Siena).
Il Granducato conclude la sia vita con l'unità d'Italia nel 1860.
Come è possibile evincere da questa storia, la Toscana è molto distante dall'Umbria (anche se Perugia era etrusca e vi erano molti scambi) la quale non ha mai avuto lo status di nazione e oltretutto fortemente legata allo stato della chiesa, i comuni umbri nel medioeve comunque erano molto sviluppati a livello di città stato.
E' distante dalle Marche, le quali hanno vissuto il periodo rinascimentale come signorie ma anche queste non hanno mai avuto nessuna configurazione come Stato.
E' distante dal Lazio, ennesima regione assemblata a casaccio e che ha vissuto comunque parte della sua esistenza sotto il dominio papale e nel periodo comunale non ha mai avuto centri di rilievo (Roma se non fosse stato per il seggio papale, avrebbe avuto un'importanza decisamente irrisoria come città).
E' distante dall'Abruzzo (per evidenti motivi di lontananza) sia in ambito economico che culturale, che storico.
Il dialetto...
non voglio fare un pippone con questa storia, ma la parlata Toscana è decisamente molto distante dai dialetti delle altre regioni centrali.
Nel Nord dalla regione oltretutto i carrarini parlano una variante toscana che ha influenze emiliane spiccate (il che non significa che siano settentrionali, come si vorrebbe credere).
Le Marche sono di parlata romagnola fino a Senigallia e nell'entroterra fino Urbania, al di sotto la parlata vira verso una variente influenzata dall'umbro, il quale si rinforza con elementi abruzzesi scendendo verso Civitanova e Ascoli.
L'abruzzo ha una base definita su Ancona, mentre già da Pescara si michia a caratteri vagamente meridionali (so una sega di preciso

).
L'Umbria fino a Perugia è un misto tra umbro e toscano (e del resto un po' anche Arezzo, ma all'inverso), nella zona di Foligno la parlata umbra è molto accentata e riconoscibile, mentre a Terni si mischia con elementi laziali (e più precisamente sabini).
Nel Lazio settentrionale la parlata è vagamente mista al toscano (a nord di viterbo) mentre scendendo va ad aumentare sempre di più fino a Roma.
A sud di Roma invece aumentano i caratteri campani (Latina, ma soprattutto Frosinone).
Insomma di differenze ce ne sono e molto sostanziali.
Ah, giusto per mettere i puntini sulle "i": i frequenti scambi economici tra Siena e Roma (soprattutto bancari) ma anche di Firenze, hanno fatto si che a partire dal medioevo la parlata della capitale acquisisse elementi toscani, sia nel lessico che nella dizione (che prima aveva caratteri molto più vicini al campano), questo per far capire che anche le lingue o la parlata può subire modifiche sensibili a seguito di scambi culturali.
Scusate per il pippone, spero che serva da spunto.