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  1. #1791
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    Ieri mattina ero in zona per un colloquio di lavoro con una società di selezione ed ho fatto una scappata nel chiostro della Cattolica dove è esposta parte della vostra cartellonistica, oltre a quella di altre realtà politiche di ateneo.
    Mi è tornato alla mente il lavoro che facevamo come MUP di Scienze Politiche diversi anni fa in Statale. Bei tempi.

  2. #1792
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    Cerchiamo di continuare quelle battaglie, anche se nel frattempo molto (troppo) è cambiato.

  3. #1793
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    Citazione Originariamente Scritto da Luca Visualizza Messaggio


    Cartellone affisso il 12 ottobre 2006
    ...

  4. #1794
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    Citazione Originariamente Scritto da Luca Visualizza Messaggio
    Il nome dell'eletto della lista "Robin Hood" è Sabrina Di Feo responsabile del gruppo "Unità Lotta Democrazia Studenti di sinistra" che rappresenterà gli interessi di tutti i gruppi politici partecipanti al "cartello" elettorale.
    Luca Fumagalli, Reggente della Comunità Antagonista Padana, ha avuto 389 voti di preferenza personale, classificandosi al secondo posto nelle preferenze.
    Grazie all'impegno di Sabrina Di Feo (ULD), nel dibattito alla commissione Isu per l'assegnazione dei fondi, la Comunità Antagonista Padana ha ottenuto fondi bastevoli (pur nella loro radicale inadeguatezza) per poter svolgere, con l'impegno diretto dei suoi militanti, un'attività politico-culturale continuativa nell'anno accademico 2007/2008.
    Grazie ancora a Sabrina.

    Luca
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  5. #1795
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    Il Cinghiale Corazzato numero 20, settembre-ottobre 2007

    Indice

    -La Comunità Antagonista Padana: una piccola espressione di autentica libertà (Editoriale di Luca Fumagalli e Piergiorgio Seveso)
    -Libri per incominciare (F.Prati, S.Lorenzoni, F.Grisolia, H.Wulf “Orizzonti del Nazionalismo Etnico. Pensiero Etnonazionalista e Idea Völkisch"; Webster Griffin Tarpley “La Fabbrica del Terrore Made in USA - Dall'11 settembre ai futuri obiettivi - Un'indagine coraggiosa sul Terrorismo di Stato nell'Era Globalizzata e sul ruolo attivo dei servizi segreti Anglo-Americani negli attentati attribuiti ad Al-Qaeda”; Marco Della Luna e Antonio Miclavez “Euroschiavi - La grande frode del debito pubblico - I segreti del signoraggio - Chi si arricchisce davvero con le nostre tasse?”; Mustafa Tlass “L'azzimo di Sion. Il processo di Damasco del 1840”)
    -La Battaglia indipendentista in Spagna e in Padania: un confronto di Alberto Schiatti
    -La mia Amerika di Guglielmo Toffoletto
    -Noi Celti...e Piemontesi di Fabrizio Bissacco
    -La Sindone: storia di un mistero e di una Nazione di Federica Grosso
    -Nazionalpopolarismo: il nostro futuro connesso alla riscoperta del nostro passato di Stefano Colombo
    -Domà Nunch e la battaglia ecologista (Simona Trovati intervista Matteo Colaone)
    -Biscioni e aquile: il Ducale di Milano di Davide Canavesi
    -Un maiale gentiluomo (dialoghetto filosofico-politico tra un maiale e il senatore Roberto Calderoli) di Piergiorgio Seveso
    -Indipendentismi in movimento: In Lombardia è tempo di ricominciare a vivere di Giovanni Roversi (FIL)
    -L'irritante censura della storia di Davide Canavesi
    -Replica a Bruno Mantelli sulla libertà di espressione (estratto)
    -Gregorio XVI: un Papa bellunese contro il Risorgimento di Roberto Marcante
    -La mia Scozia di Michela Conta
    -Cinghiale Musicale (Therion - Offspring "Smash" - Smashing Pumpkins "Zeitgeist") a cura di Vittorio Ambrosetti
    -Noter de che del Ada (redazionale)
    -Cinghiale Sportivo: Fu la Gazzetta di Gabriele Maria Cifoletti
    - Parlato semplice: Caos nel branco di Stefano Carimati (The Butcher)


    Da Lunedì sarà in distribuzione presso l'aula "Alberto da Giussano", interrato Scala E, Università Cattolica di Milano.
    Tra qualche giorno il numero sarà scaricabile sul nuovo sito www.capcattolica.org


    Luca
    Comunità Antagonista Padana

  6. #1796
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    Dal Cinghiale Corazzato numero 20, settembre-ottobre 2007

    La Battaglia indipendentista in Spagna e in Padania: un confronto

    Gli amici del Cinghiale Corazzato, ben sapendo come negli ultimi anni abbia seguito l’attività dei Movimenti Indipendentisti della Penisola Iberica, mi hanno invitato a fare un raffronto fra la loro proposta politica e ciò che ha portato avanti il Partito che ha egemonizzato negli ultimi anni la protesta padana. Solo dopo qualche giorno ho capito che mi era stato giocato uno scherzo madornale, ovviamente con animo goliardico. In effetti proporre un paragone fra la Lega Nord ed anche il più moderato degli autonomisti iberici, sia esso il PNV basco o CiU catalana, è pressoché impossibile, anche in funzione della storia e di ciò che, con molta fatica, gli stessi hanno ottenuto. Se poi passiamo a Movimenti più radicali come Batasuna e ERC, siamo quasi agli antipodi. Proviamo comunque ad indicare qualcuna di queste differenze. Certo dobbiamo fare una premessa: l’attività autonomista basca e catalana e’ iniziata molto prima che da noi sorgesse un movimento che rivendicasse la libertà per le nostre genti. Per fare un esempio, il PNV basco ha festeggiato da poco i 112 anni dalla fondazione, avvenuta grazie alle idee di Sabino Arana che rilanciò il diritto all’autodeterminazione. E lo stesso indipendentismo catalano vanta un passato di lotte e di repressione incredibile. C’e’ poi un altro fattore che ha reso più difficile la lotta a casa nostra: la valanga immigratoria che si abbattuta in più fasi sul nostro territorio e che ha quasi praticamente distrutto il fattore identitario, soprattutto nelle città, occupate prima dall’immigrazione interna, poi da quella esterna. Anche in Catalunya migliaia di immigrati si sono riversati alla ricerca del benessere economico, ma ciò è avvenuto soprattutto negli ultimi decenni, quando cioè l’autonomismo catalano aveva già raggiunto traguardi considerevoli anche già a livello amministrativo e gli immigrati hanno dovuto sottostare alle regole vigenti sul territorio. Passando all’analisi politica salta subito all’occhio quella che personalmente considero la più grossa anomalia per un movimento indipendentista, o che si qualifica tale, a livello planetario e che ovviamente costituisce la più evidente differenza con i baschi e i catalani: la partecipazione ad un governo centrale dello Stato occupante. Mai nella loro recente storia politica le due formazioni moderate PNV e CiU, o anche Coalicion Canaria, hanno partecipato attivamente all’attività governativa di Madrid; al massimo hanno realizzato patti di legislatura, garantendo il proprio appoggio al governo del momento, qualunque esso fosse, in contropartita di reali vantaggi per le popolazioni che li avevano eletti, mentre i più radicali fungono semplicemente da portavoce del loro Popolo. E’ d’altra parte evidente che non si può sbraitare ogni giorno contro l’occupante e poi diventare parte attiva del sistema stesso: un ministro od un sottosegretario dello Stato italiano è un rappresentante attivo di chi ha invaso le nostre Terre, ha snaturato la nostra cultura, ha in poche parole imposto il tallone del padrone a casa d’altri. Questa è, unitamente alla qualità dei personaggi che spesso la hanno rappresentata, la discriminante che ha sempre più isolato la Lega in Europa, costringendola, per esempio, a raggiungere nel parlamento europeo il Gruppo fondato da Alleanza Nazionale (!!!), un partito con il quale, a partire dal nome, nessun autonomista del mondo vorrebbe aver a che fare. Ovviamente, in funzione di questa partecipazione attiva, la Lega Nord ha dovuto stemperare i toni, abbassare la voce e rinunciare a quella funzione di movimento anti-sistema che le aveva portato le simpatie di milioni di Padani. Ecco, Padani, in questa parola troviamo un’altra notevole differenza con i movimenti suddetti: quelli baschi e catalani, ma anche galleghi, asturiani, canari ma perfino andalusi, sono movimenti fortemente identitari, legati ad una terra ben specifica, con tradizioni, cultura, storia e lingue locali differenti dalle altre, accumunati solo dalla lotta contro il potere centrale spagnolista. Fra di loro ci sono contatti, incontri per definire strategie politiche comuni ma nessuno di loro si arroghera’ mai il diritto di rappresentare in esclusiva il verbo autonomista, creando un grande contenitore ed inventandosi una comune storia per giustificare questa sua scelta. Ma penso che un altro fattore sia del tutto evidente: la cura incredibile che i fratelli autonomisti d’Oltre-Pirenei hanno messo negli anni per preservare le loro tradizioni e la loro lingua, sia quando si trovavano sui banchi dell’opposizione che quando hanno iniziato ad aver responsabilità di carattere amministrativo nelle rispettive Autonomias. Possiamo portare ad esempio le Ikastolas, le scuole tradizionali basche, come tutto il rifiorire di feste tradizionali o tutta l’attivita’ posta, soprattutto in Euskadi, per la la diffusione della lingua locale. Persino nelle televisioni ufficiali regionali (Eitb, TCi, TvG gallega, etc.), dipendenti politicamente dai rispettivi Governi locali, la lingua usata e’ la tradizionale, riservando lo spagnolo solo per pochissime ore al giorno; anche i telegiornali seguono questa regola, tranne per Eitb che trasmette un doppio notiziario, anche per poter far giungere all’estero le notizie politiche che li riguardano, vista la peculiarità dell’euskera. E da noi: il nulla… Solo qualche benemerita Associazione culturale ha provato il rilancio delle lingue e delle tradizioni della nostra Terra, spesso avversata da boss politici locali ed anche ad alto livello, che, nella loro immensa impreparazione, vedevano in tali iniziative la possibilità di rompere qualche equilibrio politico. Non parliamo poi del livello amministrativo: a parte qualche folkloristica iniziativa come l’aggiunta di cartelli stradali, poco o nulla si e’ fatto per aiutare chi tentava di valorizzare l’enorme patrimonio culturale delle nostre Genti, quasi nessuna delibera è stata tradotta, con un atto indolore ma rivoluzionario, nella lingua locale. Dobbiamo comunque notare come, negli ultimi tempi, anche all’interno di PNV e CiU si sia aperta una nuova fase di approccio politico, con nuovi leaders come il basco Imaz o il catalano Mas più inclini al patteggiamento con il Governo spagnolo che alla lotta dura. Ma questi signori non possono certamente spingersi ai livelli raggiunti dai loro colleghi leghisti, in quanto già dalle loro basi e soprattutto dai movimenti autonomisti più radicali si alzano alte voci di denuncia e di opposizione. La funzione, in poche parole, che in terra padana stanno avendo i vari Fronti Autonomisti che stanno nascendo in questo periodo. C’e’ poi un’ultima cosa sulla quale desidero soffermarmi: i sacrifici e il livello delle lotte di carattere indipendentista affrontate, quasi quotidianamente, da rappresentanti dei movimenti indipendentisti baschi e catalani e l’imbarazzante paragone con quelle nostrane. Senza volermi addentrare in fenomeni che taluno definisce terrorismo e altri lotta di liberazione, a seconda dei punti di vista, non possiamo dimenticare che nelle terre iberiche sono esistiti ed esistono persone che affrontano ogni giorno, spesso nel silenzio mediatico, lotte tenaci ed ostinate per difendere la propria libertà, sopportando vessazioni, discriminazioni, talvolta tortura (ancora ai nostri giorni) e che, con gesti semplici ma che restano scolpiti nel cuore del proprio popolo, come esporre una bandiera, gridare uno slogan o sorreggere una fotografia, rischiano la galera. O di Uomini come Lluis Maria Xirinacs , ex sacerdote catalano che, dopo aver passato la vita lottando per il catalanismo anche con lunghissimi scioperi della fame. si e’ recentemente lasciato morire in un bosco vicino a Girona, stanco, come ha lasciato scritto, “di aver vissuto da schiavo per 75 anni in una Nazione schiava”. Mentre qui da noi, se escludiamo il fulgido esempio dei Patrioti Veneti del Campanile di S.Marco, mai sostenuti politicamente da chi lo poteva fare, ci dobbiamo accontentare di giacche strappate, collarini ortopedici e processi burla per frasi offensive rinviati in eterno, in attesa di un procedimento di amnistia e condono. Questi sono i martiri di un Movimento degno del paese di Totò e che troppo rapidamente a tale paese si è asservito.


    LIBERTA’ PER TUTTI I POPOLI EUROPEI

    Alberto Schiatti

  7. #1797
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    La copertina del numero 20

  8. #1798
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    Dal numero 20 de "Il cinghiale corazzato", settembre-ottobre 2007

    Un maiale gentiluomo
    (Dialoghetto filosofico-politico tra un maiale e il senatore Roberto Calderoli)


    Personaggi: il senatore Roberto Calderoli, un maiale dotato di umana loquela, altri animali della fattoria


    Si alza il sipario

    Sulla scena un’azienda agricola qualsiasi nella Pianura Padana in un caldo meriggio di Settembre. In un porcile un maiale è sdraiato, gli occhi socchiusi. Tutto intorno è silenzio agreste. Si avvicina un estraneo in braghette e con forti risa si rivolge all’animale.

    Calderoli: Ehi tu, maiale, vieni qui, dobbiamo fare un giretto…
    Maiale: Dice a me? E dove vuole condurmi, di grazia, signor Senatore?
    Calderoli (come interdetto): Da quando i maiali parlano?
    Il maiale (rivolgendoglisi con pacata bonomia): Sarei tentato di risponderle, da quando si è smarrito il senso comune, gentile Senatore, da quando la politica è diventata ciarpame propagandistico, una commedia da guitti, un ricettacolo di impresentabili maneggioni
    ma le ripeto: dove vorrebbe condurmi?
    Calderoli (visibilmente seccato ma con voce ferma): a Bologna per farti pisciare dove gli islamici vogliono costruire la loro moschea.
    Il maiale: Premesso che non sono un cane che debba essere portato a spasso per fare i suoi bisogni, posso già dirle che non mi interessa venire con lei e di certo non verrò. Ho già questa bellissima e ridente porcilaia che raccoglie tutti i miei bisogni.
    Calderoli (con voce visibilmente alterata e forte rossore in viso): Come???? Tu sei un maiale e verrai con me.
    Il maiale: Forse non ci siamo capiti, senatore. Ho già parlato con gli altri colleghi qui e siamo tutti d’accordo. Nessuno la accompagnerà in questa sua “gita” bolognese.
    Calderoli (ormai furente): Ma voi siete dei maiali e io sono (scandisce le parole con tono di voce molto elevato) IL VICE PRESIDENTE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA.
    Il maiale: Non alzi la voce, ci sento ancora bene e conosco fin troppo nei dettagli i suoi incarichi passati e presenti. Tra l’altro leggo abitualmente l’annuario parlamentare ma non intendo affatto venire con lei. Sono un maiale ma tendo a non fare porcate e porcherie. Ci siamo intesi? Queste le lascio volentieri a voi uomini.
    Calderoli: (con fare guardingo): E perché sarebbe una porcheria?
    Il maiale: E me lo domanda anche? Perché è solo una stupida provocazione, una boutade da bar, una trovata per avere una prima pagina. Nulla di più, nulla di meno. Chiunque abbia una visione ponderata del problema immigrazionistico, favorevole o radicalmente contraria alla società multirazziale o al multiculturalismo che sia, ritiene questa sua uscita (e molte altre del suo movimento politico) alla stregua (e mi perdonerà il pubblico in sala) di una flatulenza o di un rutto da trattoria. E poi guardiamoci negli occhi, da maiale a senatore, il suo movimento politico che”potenza di fuoco ha oggi”?
    Glielo chiedo perché, visto che vi piace tanto giocare con la pistola del conflitto di civiltà, se domani vi dovesse partire un colpo, bisogna anche essere pronti a pagarne le conseguenze. E alle parole bisogna spesso fare seguire i fatti.
    Calderoli (riprendendosi dal lieve intontimento, dovuto all’ascolto, e ritrovando una certa gagliardia) : Beh, noi saremmo pronti a difenderci, anche coi fucili.
    Il maiale (perdendo per un attimo la pazienza): La prego…la supplico, mi risparmi la tiritera dei fucili, dei proiettili e delle rivolte. Qui non ci sono taccuini di giornalisti, né telecamere pronte a regalarvi quel mezzo minuto quotidiano di notorietà che vi fa sentire politicamente vivi. Almeno qui, davanti ad un maiale, siate seri. Voi non avete fucili, non avete chi li usi. Non avete (purtroppo) un popolo dietro di voi, anche perché non avete voluto averlo o l’avete perso, regalandolo in buona parte a Berlusconi. Una corte di “professionisti della politica”, qualche vecchio di buona volontà, una manciata di confusi e arroganti ragazzini: ecco cosa siete. Mi verrebbe da chiedervi, come faceva Stalin, quante divisioni avete…
    Calderoli: Ecco, lo sapevo…l’ho sempre saputo…sei solo…. (gli occhi si fanno spiritati e le mascelle si serrano) un maiale comunista! Ora farò un comunicato stampa. Prodi a casa! Elezioni! Silvio conducici alla vittoria! (inizia a camminare intorno, quasi alienato)
    Il maiale (divertito ma poi più serioso): Veda bene: la sua affermazione tradisce una visione distorta del dibattito politico. Io, ad esempio, non mi sento né di destra, né di sinistra. Io mi sento essenzialmente un maiale padano e lombardo, amo questa fattoria e voglio rimanerci finchè il fattore mi ci vorrà lasciare. Anzi le dirò di più: credo di essere, malgrado tutto e malgrado Lei, un maiale indipendentista. Con quale orientamento ideologico, questo non le deve importare. I vecchi maiali mi hanno raccontato del periodo in cui su queste nostre stalle avevano issato la bandiera col Sole delle Alpi e allora non si faceva un particolare riferimento all’ideologia di chi voleva partecipare a questa lotta di liberazione delle nostre terre. Si guardava soprattutto alla volontà di volere essere liberi e cittadini di una nazione indipendente. Ma quando penso a lei e a quelli del suo partito, alle cose che dite e al modo in cui le dite, devo solo ringraziare il Cielo che la Secessione sia stata solo una trovata pubblicitaria, priva di un reale progetto politico. Altrimenti, se si fosse realizzata, mi sarei trovato governato da uno come Lei, da gente come la sua. Naturali “caricature” destrorse nel teatro dei pupi del sistema politico bipolare ita(g)liano.
    Calderoli (guarda altrove trasognato, poi con un crescendo di toni): Non ti ascolto, non mi servi. Andrò da un'altra parte. A me non servono maiali come te, a me servono combattenti per la libertà, eroi immaginari per battaglie immaginarie (continua a girare intorno ossessivamente). Dobbiamo tornare a votare. Il nord risolleva la testa. Padroni a casa nostra…. Rivolta fiscale…Devoluzione (ah no, questa è vecchia)…Mortadella…Federalismo… Roma culattona, Calderoli non perdona…Umberto…Umberto…Umberto (si allontana bofonchiando altri slogan incomprensibili e vituperii irriferibili)
    (Gli altri animali si fanno intorno al maiale, divertiti e incuriositi): Ma chi era quell’umano?
    Il maiale: Era un politico ita(g)liano, amici miei, come tanti altri del resto. Ora se ne è andato e speriamo non ci disturbi più.
    (Rivolgendosi al pubblico) Vedete, gentili Signore e Signori, sono un maiale, lo so, ma non mi abbasso a queste ignominie. Nella mia porcilaia, cerco di essere un maiale libero, e anche, perché no, un maiale gentiluomo. (Accenna ad un inchino con la zampa)

    Cala il sipario

  9. #1799
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    Predefinito Da "Il Cinghiale Corazzato" numero 20, settembre-ottobre 2007

    Libri per incominciare

    F.Prati, S.Lorenzoni, F.Grisolia, H.Wulf “Orizzonti del Nazionalismo Etnico. Pensiero Etnonazionalista e Idea Völkisch”
    Effepi Edizioni, Genova, 2007 pp. 144 (richiedibile presso effepiedizioni@hotmail.com)

    In questo quarta e ulteriormente esaustiva silloge dedicata all’Etnonazionalismo volkisch, gli autori, pur nella diversità a tratti dismogenea dei testi pubblicati, tracciano un quadro realmente completo sui fondamenti, cardini e modalità di azione politica della battaglia identitaria che dovrebbero condurre i popoli padano-alpini e più largamente europei nei tormentati decenni che ci attendono. Un libro serio, crudo e spigoloso, un’approccio diretto ai temi della società multirazziale e dell’immigrazione, un manifesto politico con cui tutti coloro che fanno militanza politica consapevole e non dilettantesca dovranno, in vario modo, confrontarsi. Da leggere.

    Webster Griffin Tarpley “La Fabbrica del Terrore Made in USA - Dall'11 settembre ai futuri obiettivi - Un'indagine coraggiosa sul Terrorismo di Stato nell'Era Globalizzata e sul ruolo attivo dei servizi segreti Anglo-Americani negli attentati attribuiti ad Al-Qaeda”, Arianna editrice, Bologna, 2007, pp. 653

    Accanto a “11 settembre: l’autoattentato” pubblicato da Paolo Pioppi per i quaderni di Aginform e a “11 settembre: Inganno globale”con il dvd a cura di Massimo Mazzucco (ideatore del sito www.luogocomune.net), questo saggio è la più ponderosa pubblicazione “revisionistica” dedicata a quegli ormai storici avvenimenti, pubblicata nell’ultimo anno in lingua italiana. Giunto alla quarta edizione negli States, pur senza raggiungere le profondità d’analisi cripto-polemologiche ed escatologiche dei saggi di Blondet, il libro porge al lettore tutte le incongruenze e le contraddizioni della “vulgata ufficiale” sugli attentati dell’11 settembre. In questo raccoglie anche l’eredità dei pionieristici saggi di Thierry Meissan “L'incredibile menzogna (nessun aereo è caduto sul Pentagono)” e “Pentagate. altri documenti sull'11 settembre” pubblicati per i tipi delle edizioni Fandango.

    Marco Della Luna e Antonio Miclavez “Euroschiavi - La grande frode del debito pubblico - I segreti del signoraggio - Chi si arricchisce davvero con le nostre tasse?”
    Terza Edizione Aggiornata e Riveduta, Arianna Editrice, Bologna, giugno 2007, pp. 400

    L'Ita[g]lia è sempre più povera a causa di un debito pubblico in continuo aumento che comporta un'elevata pressione fiscale. Il debito pubblico è un'invenzione costruita da politici e banchieri al fine di arricchire gli azionisti privati della Banca Centrale italiana e europea.
    In passato, le banche che emettevano denaro lo garantivano con la copertura aurea, si impegnavano a convertire le banconote in oro e sostenevano un costo di emissione. Oggi, le monete non sono coperte da riserve di oro, non sono convertibili e il loro costo di emissione è praticamente zero, ma il guadagno di chi le emette, ossia il signoraggio, è del 100% del valore nominale. Quando lo Stato domanda soldi alla Banca Centrale paga il costo del valore nominale (e non il solo costo tipografico) con titoli del debito pubblico, ossia impegnandosi a riscuotere crescenti tasse dai cittadini e dalle imprese. Tutto ciò avviene attraverso la Banca Centrale Europea, un mostro giuridico creato dal Trattato di Maastricht, esente da ogni controllo democratico come un vero e proprio Stato sovrano, posto al disopra delle parti. Euroschiavi svela i segreti e i meccanismi di questo sistema di potere che si è eretto e mantenuto sul fatto di essere ignorato dalla gente, soprattutto dai lavoratori, dai risparmiatori e dai contribuenti, e indica come porre fine legalmente a questo saccheggio.


    Mustafa Tlass “L'azzimo di Sion. Il processo di Damasco del 1840”
    Effepi Edizioni, Genova, 2007, pp. 240 (richiedibile presso effepiedizioni@hotmail.com)

    Finalmente stampato nelle nostre terre, questo libro, pubblicato per la prima volta a Damasco nel 1990 con il titolo di Matzoh of Zion, è opera del generale Mustafà Tlass, per circa trent’anni Ministro della Difesa dei governi siriani. Si tratta di un interessante raccolta di notizie e di atti ufficiali dell’epoca inerenti l’assassinio del settantenne cappuccino Tommaso Da Calangianus e il suo servitore arabo e cristiano Ebrahim Amarah, avvenuto la sera del 5 febbraio 1840 ed il relativo processo ai carico di alcuni esponenti della comunità ebraica, accusati di omicidio rituale. Mentre l’Occidente liberale e neocons ha sbrigativamente archiviato e derubricato il caso, ancora viva e persistente nel mondo politico e culturale siriano, è la presenza del “delitto di Damasco”. Una segnalazione che meriterà certamente una recensione più approfondita.

  10. #1800
    14/05/48 Schiavi di Sion
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    Citazione Originariamente Scritto da guelfo nero Visualizza Messaggio
    Dal numero 20 de "Il cinghiale corazzato", settembre-ottobre 2007

    Un maiale gentiluomo
    (Dialoghetto filosofico-politico tra un maiale e il senatore Roberto Calderoli)

    Cala il sipario
    Pier, il Giotto con la stilo!

    E pensare che Repubblica ti aveva etichettato come "filosofo fuori corso".


    La cosa triste e' che i dialoghi non potrebbero essere tradotti in lingua lombarda, visto che il senatore non saprebbe esprimersi.
    Ma non mi aspetto che il suino del senato che dichiaro' che il rito ambrosiano c'e' in tutta la Padania possa dare cosi' tanto.


    Bravo pasarin!

 

 
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