



Indice de “Il Cinghiale Corazzato” numero 23, maggio-giugno 2008
Foglio di informazione e cultura a cura della Comunità Antagonista Padana – Studenti Indipendentisti
“Sotto il segno di Marte” di Piergiorgio Seveso (editoriale)
“Di quale festa stiamo parlando? Visioni e frammenti tra un 2 giugno repubblicano e uno secessionista” di Farinata
“Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo” di Alberto Schiatti
“La triade divina nei celti in Piemonte” di Federica Grosso
“Un esoterista rumeno alla Cattolica : Ioan Culianu” di Ken il Warriero
“Orgogliosamente contro tutte le Cassandre” di Lisandro
“Stop alle naturalizzazioni di massa in Svizzera” di Lara Filippini
“Eroi d’Europa: Antonio Capece Minutolo” di Piergiorgio Seveso
“Radetzky:: il bull-dog del Congresso nel 150° anno dalla morte” di Davide Canavesi
Speciale Cinghiale Illustrato
“Ona vision de Primavera” di Carlo Cudega (articolo in lingua insubre)
“Giovani Lombardi o Consumatori di Lingua italiana?” di Giovanni Roversi
“Il Fight Club” di La Fenice e Stg44
“Delirio e potenza” di Sara Casarico
“Impero: un concetto antico e nuovo più vivo che ma” di Vercingetorige
“Il Cinghiale Musicale”: (Leggende del rock: AC/DC (Parte 2); Folkpower!:“Breed 77 – Im my blood; Ascoltato per voi: In Flames – A Sense of Purpose) a cura di Vittorio Ambrosetti
“La Tesi di Cassiciacum” di Roberto Marcante
“Parlato semplice :la mente e il braccio meccanico” di Stefano Carimati


Nessuno è più schiavo
di colui che si ritiene libero senza esserlo.
Johann W. Goethe
Partendo dall’ottimo editoriale di PG Seveso pubblicato sul numero scorso del Cinghiale,
mi piacerebbe fare alcune riflessioni sulla tornata elettorale che ha interessato nel mese di
Aprile il nostro territorio, ahime’ ancora parte integrante della Repubblica italica.
I risultati sono stati sviscerati da analisti di tutte le salse e tendenze e sono stati oggetto di
dibattiti televisivi ai massimi livelli, ma vorrei sottoporre ai lettori un’interpretazione del risul-
tato da tutti ritenuto piu’ sorprendente, quello della Lega Nord, del tutto personale, ma a mio
giudizio con solide basi.
Il partito che per molti anni ha sostenuto di essere l’interprete delle sacrosante aspettative
dei Popoli padano-alpini ha raggiunto il riguardevole score elettorale a causa di un molte-
plice processo di legittimazione da parte del Sistema Italia, quella commistione di interessi
politici, finanziari ed imprenditoriali con legami con il grande potere economico globale, che
ha sempre condizionato le scelte di politica interna ed estera di questo sciagurato paese con
la sua azione silenziosa e nascosta, ma potentissima.
La legittimazione ha interessato diversi livelli ed e’ spiegabile osservando il percorso politico
della Lega Nord degli ultimi anni. Infatti da qualche anno a questa parte, il partito ha spostato
la sua attenzione dalla difesa dell’Identita’ e dei Valori tradizionali della nostro Popolo alla
difesa dei redditi e delle posizioni, soprattutto economiche, acquisite all’interno dell’odierna
societa’. Certamente quello dell’ordine pubblico e’ un problema per noi tutti, ma le parole
d’ordine scandite dai colonnelli leghisti in merito ricordano piu’ un deteriore qualunquismo
da destra conservatrice che il programma di un movimento di connotazione territoriale.
Sicuramente ci troviamo di fronte, auspici i grandi poteri internazionali, ad una vera e propria
invasione delle Terre Europee, ma non e’ solo con i poteri di polizia che si deve combattere;
anzi questo e’ l’ultimo mezzo.
La base da cui partire e’ il rafforzamento del senso di appartenenza dei nostri Popoli.
Chi e’ ben consapevole delle proprie radici e delle proprie tradizioni non ha paura a confron-
tarsi con altri Popoli e con altre tradizioni, anzi impone sul proprio territorio ai nuovi venuti il
loro rispetto.
Questo lo possiamo constatare in tutte le Regioni d’Europa a forte radicamento identitario.
Addirittura i nuovi venuti, pur conservando i loro usi e costumi, diventano di riflesso portatori
dei valori della terra che li ospita. Basta andare in Catalunya, e sentiremo gente di tutto il
mondo, attratta dal miracolo economico, esprimersi in Catalano alla pari degli antichi abitanti
di questa parte dell’antica Occitania.
Altro aspetto che secondo me merita un attimo di riflessione riguarda il fatto che il suddetto
risultato elettorale sia stato ottenuto anche in zone dove il pericolo immigrazione e’ sicuramente
meno percepito, come ad esempio il centro di Milano. Dopo anni di rigetto da parte della borghesia
milanese di ogni contatto con gli esponenti leghisti, in questa occasione e’ stato raccolto anche in
questo ambito un ottimo punteggio. Ecco un altro livello di legittimazione: il movimento che fu negli anni passati l’interprete della lotta antisistema e antipartitica si e’ trasformato in un partito assolutamente uniformato alle logiche italione e non viene piu’ visto come un pericolo da parte del
Sistema. Anzi, in questa occasione, e’ stato l’utile alleato per raccogliere quel dissenso forte, ma
disinformato,nei confronti della Casta politica che sarebbe finito in un’astensionismo clamorosamente rilevante.
Se poi consideriamo il fatto che negli ultimi anni di attivita’ politica a livello regionale,
gli esponenti del Carroccio non hanno certo brillato per attivita’ a difesa del territorio, finito
sotto attacco degli appetiti immobiliaristici, tale legittimazione diventa totale, completando il
controllo su tutte le forze presenti in Parlamento. Sara’ quindi possibile sconfessare ogni lotta
localista contro piccole e grandi costruzioni, evitando per esempio che, come nel caso TAV in
Val di Susa, anche esponenti locali leghisti abbiano coraggiosamente preso le distanze dal
progetto costringendo le alte sfere alle solite piroette per non scontentare gli alleati.
Ma passiamo al livello di legittimazione che interessa soprattutto chi si occupa di politica
Indipendentista. Non solo dal programma del Carroccio e’ sparito ogni accenno all’indipen.
denza, sostituito da un vago federalismo fiscale, non ancora ben chiaro e non sicuramente
ancora digerito dalle altre forze della coalizione, ma nei fatti e’ stata portata avanti una siste-
matica ripulitura della struttura del partito da tutti coloro che potessero essere continuatori
della strategia originaria e delle idee fondanti.
Solo comportandosi come dei novelli Black Watch, i reparti scozzesi piu’ fedeli alla Corona
Britannica distintisi nel passato per l’efferata persecuzione dei Patrioti di quelle terre, i diri-
genti leghisti ad ogni livello hanno attuato un’epurazione sistematica di ogni portatore di cul-
tura e azione identitaria, che potesse diventare un ingombrante termine di paragone ed un’im-
barazzante presenza nei confronti della coalizione destrorsa.
Ecco perche’, unitamente ad un elettorato spaventato e credulone, anche i cosiddetti Poteri
Forti hanno appoggiato la corsa della Lega verso un risultato che neppure il piu’ ottimista
degli osservatori poteva immaginare
A questo punto l’impressione potrebbe essere che la lotta indipendentista sia completamente
sparita dal panorama politico. Ed invece, proprio dal turno elettorale, e’ venuta la conferma
che, quantomeno in terra lombarda, l’indipendentismo resiste.
Infatti, con la presentazione di una lista, che null’altro scopo aveva che quello di svolgere un
sondaggio, anche a causa del budget forse scarso per concorrere all’elezione di un consigliere
comunale di un medio comune, il Fronte Indipendentista Lombardia ha dato un segnale, direi
di dimensione storiche. L’aggettivo potrebbe essere considerato assolutamente esagerato, ma
facendo mente locale, si tratta della prima volta che in Lombardia si presenta un Movimento
che porta esplicitamente il suo DNA nel nome e nel simbolo, senza sotterfugi o artifici.
Indipendentismo senza se e senza ma, certo da conseguire attraverso passaggi politici intermedi
e fattibili, ma con soprattutto uno scopo primario: informare i cittadini, far loro capire come, in
base a dati ed analisi preparati da istituzioni al di sopra dei sospetti, l’autonomia della Regione
Lombardia porterebbe benefici tangibili; promuovere una vera, e soprattutto disinteressata, di-
fesa del territorio insieme ad associazioni ambientaliste di casa nostra; ancorare sempre piu’ il
nostro Popolo alle proprie tradizioni e alla propria lingua fino a convincere la maggioranza dei
cittadini lombardi che questa grande Regione puo’ avere un roseo futuro nell’ambito dell’Europa
dei Popoli. Fungere, infine, da cani da guardia, sereni ma altrettanto fermi, nei confronti di
chi ha tradito tutte le speranze che un intero Popolo ha affidato loro per vendersi per la classica
scodella di latte.
Dei visionari, forse, ma alcune migliaia di cittadini lombardi, forse mai raggiunti da alcuna
propaganda e che spesso hanno visto per la prima volta il simbolo sulla scheda elettorale, hanno
creduto ed hanno ripreso a sognare, dimostrando che il termine “Indipendentismo” non e’ stato cancellato da anni di delusioni e di amarezze, da alleanze romanocentriche e da carrieristi da prima repubblica.
Sicuramente il percorso e’ in salita, ma finalmente potremo guardare dritti negli occhi i Fratelli
che in tutta l’Europa stanno conducendo lotte simili alla nostra.
Ci saremo anche noi, i Lombardi, nella cartina dei Popoli in lotta per la propria Liberta’senza
doverci piu’vergognare a causa di strane alleanze ed imbarazzanti contiguita’ con gli epigoni
della Lupa capitolina…
LOMBARDIA LIBERA IN LIBERA EUROPA
Alberto Schiatti


Cartellone affisso il 17 giugno 2008


Cartellone affisso il 17 giugno 2008


Se mi concedete, potrei buttare li' un nuovo sentiero di ricerca storica sul tema "I Domobranci e i Belagardisti".
Il loro operato (dei secondi in particolare) ispirato dall'ideale della continuità asburgica, le ombre e le degenerazioni pilotate dalle ideologie abbracciate tanto dagli "italioti" (presunti fascio cattolici e diabolici rossi), quanto dagli slavi (degenerazione ustascia e delirio tittino).
Insomma una bella conferenza sullo stile di quella che avete fatto sui patrioti slovacchi, che faccia venire il mal di pancia a chi produce fiction-revisionismo (alleanzini...) di stampo italo-globalizzante e oscurantista di quello che era il cattolicesimo nelle nazioni dell'ex-Impero Asburgico.


Un'ottima idea a parere di tutti. Grazie per il suggerimento.![]()


Un'immagine a fine della conferenza: Riccardo Boschetto (con al fianco Piergiorgio Seveso) ha tracciato una breve ma brillante storia dell'Insorgenza veronese durante l'invasione francese che ha preceduto la fine della Repubblica Veneta. Molto spazio è stato dedicato alle figure principali dell'Insorgenza: l'Emilei, il conte Verità e il giovane Malenza ma soprattutto alla descrizione dello spirito popolare veronese. Complimenti a Riki per l'impegno.![]()


XXX incontro di formazione militante
mercoledì 25 giugno 2008
ore 15.30
aula "Alberto da Giussano" Interrato Scala E
Università Cattolica del Sacro Cuore
Largo Gemelli, 1 Milano
tema
“Il Cinghiale Corazzato”: cinque anni di un giornale studentesco
in Universita’ Cattolica
Relatore: Piergiorgio Seveso
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Cartellone affisso il 20 giugno 2008