OMNIA SUNT COMMUNIA
CORTE D’ASSISE: Undici alla sbarra per associazione
eversiva
Cor, tensione al processo
Offese e minacce ai giornalisti
di Valeria Caldelli
PISA – Tensione in aula e piazza del Tribunale libera
dalle auto e presidiata dalle forze dell’ordine nel
primo giorno di processo alle Cor (Cellule di
Offensiva rivoluzionaria), il gruppo eversivo che ha
rivendicato una lunga serie di minacce e attentati
incendiari compiuti tra il 2003 3 il 2004. Anche se
questa volta i “supporter” degli 11 imputati non hanno
sbandierato striscioni e sono saliti quietamente
nell’aula dove si svolgeva l’udienza, l’atmosfera di
doverosa civiltà e rispetto è svanita nel corso del
dibattimento, lasciando il posto ad una sorta di tifo
da stadio di cui hanno fatto le spese un avvocato di
parte civile, e i giornalisti presenti in aula, che
sono stati ripetutamente offesi. Numerosi i richiami
delle forze dell’ordine e dello stesso presidente
della Corte, Angelo Perrone. Al momento della
conclusione della prima giornata del processo,
dall’aula si è anche levato un coro inneggiante a
“Gioia libero”. Francesco Gioia, 25 anni, livornese,
in effetti è l’unico imputato ancora in stato di
detenzione, essendo tutti gli altri ormai tornati in
libertà, compreso il pisano William Frediani, 28 anni,
considerato il “cervello” del gruppo eversivo, che ha
ottenuto proprio mercoledì scorso l’annullamento degli
arresti domiciliari, sostituiti dall’obbligo di firma
due volte la settimana. Nel primo giorno del processo,
avvocati difensori, parti civili e pubblico ministero
hanno soppesato i reciproci avversari del
dibattimento, presentando una serie di eccezioni. Da
una parte i difensori hanno sottolineato una eccessiva
genericità e indeterminatezza dei capi d’imputazione.
“E’ possibile che siano tutti costitutori e
organizzatori dell’associazione? Da nessuna parte si
dice con quale condotta avrebbero aderito”, spiega
l’avvocato Massimo Focacci. Che ribadisce: “Da ciò si
deduce la nullità del decreto di citazione a
giudizio”. Ma il Pubblico Ministero, Angela
Pietroiusti non è stata affatto d’accordo con questa
interpretazione. “Il reato di associazione con
finalità di terrorismo e eversione è dettagliatamente
contestato”, ha risposto. “Ci sono state 28 azioni
violente in un anno e queste sono state esattamente
indicate”. La Corte d’Assise (presidente Angelo
Perrone; giudice a latere Teresangela Camelio: sei
giudici popolari) le ha dato ragione ed ha deciso di
non annullare il decreto di citazione e di proseguire
il processo. Rifiutate anche le altre eccezioni
sollevate dalla difesa sulla costituzione di parte
civile di alcuni bersagli delle Cor, tra cui quella di
Antonio Cassone, coordinatore provinciale dell’Italia
del Valori, che ricevette una lettera di minacce il
giorno dell’inaugurazione della sede. O anche quella
di Maria Pia Fusco, perché quando il portone
d’ingresso della sua abitazione venne bruciato, alcuni
impuatti si trovavano già in carcere. “L’azione civile
spetta ad ogni soggetto che abbia subito un danno” ha
replicato il pm Pietroiusti, chiedendo che venissero
ammesse tutte le parti civili. E così effettivamente è
stato. “La Corte d’Assise ha voluto dare un segnale
forte, non solo sul piano giudiziario, ma anche di
etica di comportamento” ha commentato soddisfatto
l’avvocato di aprte civile Franco Mugnai. Con la
seduta di ieri il procedimento di Francesco Gioia,
estradato dalla Spagna, dove era stato arrestato in
seguito alla sua fuga dagli arresti domiciliari a
Livorno, è stato ufficialmente unito a quello degli
altri imputati, tutti appartenenti al circolo
anarchico insurrezionalista “Il Silvestre”. Il
processo prosegue tutti i giorni fino a venerdì con i
testimoni del Pubblico Ministero. Si riprendono le
sedute dal 3 al 7 aprile con altri testimoni del Pm.
Dal 22 al 25 maggio ultima tranche con gli imputati, i
testimoni della difesa e infine, la sentenza.
(LA NAZIONE 21 marzo 2006 Cronaca di Pisa pag. V)
EVERSIONE SOTTO ACCUSA
Inizia il processo, tribunale blindato
Undici indagati per le azioni attribuite alle Cellule
di offensiva rivoluzionaria
Clima teso, con un pubblico rumoroso che ha commentato
a più riprese e con espressioni dure le fasi del
dibattimento
PISA. Si è aperto ieri mattina, finalmente, davanti
alla Corte d’assise ed in un palazzo di giustizia
blindato, il processo alle Cellule di offensiva
rivoluzionaria. Le famose Cor che dal giugno del 2003
al giugno del 2004 hanno firmato a Pisa una ventina di
atti eversivi, fra attentati e minacce avvenuti per lo
più a Pisa (alcuni episodi si verificarono anche a
Roma e Milano) ai danni di sindacalisti, carabinieri,
politici, giornalisti, cantieri edili, sedi di
partito, agenzie di lavoro interinale. Soto accusa
come presunti appartenenti all’organizzazione eversiva
11 giovani pisani, alcuni universitari, tutti
gravitanti nell’area del circolo anarco-ambientalista
Il Silvestre, imputati di associazione con finalità di
eversione dell’ordine costituzionale, e, a vario
titolo, degli attentati.
Il processo di fatto è alla terza udienza perché le
prime due hanno visto procedere l’iter per
l’annessione al giudizio di uno degli imputati,
fuggito in Spagna due anni fa, catturato l’anno scorso
e rinviato a giudizio poche settimane fa.
Ieri appunto l’Assise – presieduta dal giudice Angelo
Perrone, a latere Teresangela Camelio, cvon sei
giudici popolari e due supplenti, pm Angela
Pietroiusti di Firenze – è iniziata con l’unione
formale dei due dibattimenti.
Teso il clima, in balìa di un pubblico rumoroso che ha
commentato “duramente” le varie fasi del dibattimento,
intimidendo spesso anche i cronisti che assistevano,
con ingiurie e minacce. Un clima a tratti
irrespirabile, scandito da slogan e insofferenza, a
corredo di un inizio di procedimento che si dipanato
attraverso i classici cavilli giuridici. La difesa ha
sostenuto a più voci eccezioni di nullità, tutte
respinte, in particolare sul decreto di citazione a
giudizio del pm Pietroiusti che vede tutti gli
accusati, alla stessa stregua, costitutori e
organizzatori senza suddivisione di ruoli, e sulla
costituzione di parte civile, presentata attraverso
l’avvocato Franco Mugnai di Grosseto (con Massimiliano
Arcioni ed Enrico e Gabriele Marroni) dalle vittime
degli attentati: Marco Meucci, Giovanna Fusco, Sem e
Diego Petrucci, Gino Logli e Giacomo Mannocci (tutti
di An) con Cassone (per l’Italia dei valori).
Meucci è presidente provinciale di An, Diego Petrucci
consigliere comunale, Mannocci esponente dei gruppi
giovanili, Gino Logli è da anni rappresentante della
destra a Pisa, prima nel Msi, poi in Forza Italia e
An, Giovanna Fusco è stata colpita come presidente di
un circolo giovanile di Alleanza Nazionale.
Gli imputati, finiti a suo tempo in carcere, in tempi
diversi, sono comparsi in stato di libertà tranne
Gioia che è recluso attualmente, dopo l’arresto in
Spagna e l’estradizione, a Spoleto.
Ha ottenuto mercoledì scorso la revoca dei domiciliari
Frediani, a carico del quale resta l’obbligo di firma
due volte alla settimana. Il procedimento procederà
oggi con l’ammissione dei mezzi di prova delle parti e
i testi del pm.
Fino a venerdì è in programma la prima parte
dell’Assise, mentre la seconda è prevista dal 3 al 7
aprile ancora per i testi del pm e quelli della parte
civile; terza parte quindi dal 22 al 25 maggio con
l’ascolto degli imputati ed i testi della difesa.
L’ELENCO
Chi sono gli imputati
Gli imputati sono due studenti universitari: il pisano
William Frediani, 28 anni, difeso dagli avvocati Luca
Pellegrini di Livorno, e Giuseppe Pelazza di Milano, e
il cascinese Alessio Perondi, 23 anni (Antonio
Cariello di Pisa e Massimo Focacci di Lucca).
Sotto accusa anche i pisani Francesco Finocchi, 30
anni, difeso da Massimo Lombardi di La Spezia, i
fratelli Giuseppe e Federico Bonamici, 27 e 29 anni,
difesi da Focacci; e Alice Motta, 24 anni, difesa da
Ezio Menzione e Angela Giovinazzo di Pisa. E ancora
Costantino Ragusa, 30 anni, di Bergamo, difeso da
Lombardi, Leonardo Landi, 28 anni, di Firenze, difeso
da Focacci, Benedetta Galante, 27 anni, di Modena,
difesa da Pelazza, Gioacchino Somma, 35 anni, di
Castellamare di Stabbia, difeso da Focacci. Infine
Francesco Gioia, 26 anni, di Rosignano Solvay
(Pellegrini).
(IL TIRRENO 21 marzo 2006 Cronaca di Pisa pag. III;
giornalista anonimo)
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Udienza del 21 marzo
Solita piazza con auto della polizia, poliziotti a
volontà, ecc. L’afflusso all’aula è stato regolare,
salvo i soliti palpeggiamenti e identificazioni. Un
avvocato difensore, prima dell’ammissione dei testi,
chiede che un teste non compaia varie volte per
singoli fatti (come si deduce dalla nota del PM), ma
una volta sola per tutti i fatti per i quali il PM ne
richiede la presenza. Il Giudice accoglie. Si inizia
con la nomina di un perito che trascriva le
intercettazioni ambientali e telefoniche (quelle per
intendersi sulla base delle quali qualcuno è stato
privato della libertà). Si passa al primo teste,
relativamente al primo fatto contestato. Si tratta
dell’agente della volante intervenuta alla sede della
UGL (notte 14-15 luglio 2003) in quanto erano stati
notati segni di effrazione della porta.
Successivamente sullo stesso argomento vengono sentiti
un impiegato della sede e il responsabile dell’UGL. In
sintesi, quello che è successo non ci è dato sapere,
in quanto le tre testimonianze erano in disaccordo tra
loro: chi aveva visto la targa danneggiata, chi solo
la soglia della porta lievemente incrinata e chi un
piccolo petardo a terra. Alla domanda del Pm, il
responsabile ha risposto di non aver evidenziato
particolari danneggiamenti, niente alla porta né alla
targa, ma solo una lieve incrinatura della soglia. Due
giorni dopo, riceve la lettera delle Cor, chiama la
Digos che prende la lettera dicendogli di stare zitto.
Alla domanda se si era preoccupato, risponde
‘assolutamente no’ e di non aver dato alcun peso alla
cosa.
Il successivo teste è relativo all’incendio della
porta di Mannocci (AN) del 30-31 ottobre 2003. Un
teste che esce di casa alla 2 e 30 di notte, per
rientrarvi poco dopo. Il teste vede uno, no forse due
motorini, uno o forse due guidatori di motorino, di
altezza media, con casco integrale, quindi, dice lui,
non riconoscibile (nonostante ciò il Pm chiede “ma il
giovane [sic!] che era sul motorino…”), uno (o lo
stesso) fermo, l’altro (o lo stesso) che viaggia in
controsenso, quello fermo sembrava aspettasse
qualcuno, anzi no, perché il Pm fa osservare al teste
che aveva dichiarato che uno era fermo perché pioveva,
“non ricordo se pioveva, sono passati due anni”, uno,
o forse tutti e due, avevano anche, oltre al casco,
una sciarpa (siamo a settembre), vede poi le fiamme
del portone e un vicino accorrere con un secchio di
acqua. L’ora si sposta immediatamente alle 3 e 15
quando il sig. Mannocci, sentito poco dopo, avverte i
vetri del portone che si rompono, accorre e vede molto
fumo; nel tentativo di aprire il portone si ustiona
leggermente alle mani (ustioni di I e II grado). Al
figlio, intervenuto successivamente, il Pm chiede
esplicitamente se conosce il Frediani e finalmente si
apprende (capito giornalisti?) che non ha fatto il
liceo con il Frediani ma si è trovato nella stessa
classe per poco tempo. Da alcuni anni non si sarebbero
più visti. Ma la domanda tendenziosa del Pm, fatta in
una piccola città come Pisa, dove tutti più o meno si
conoscono, è stata sottolineata dall’avvocato Cariello
che interviene chiedendo “lei conosce il Perondi?”.
Chi scrive avrebbe voluto formulare la domanda anche
per tutti gli altri cittadini di Pisa, ma non ne ha la facoltà.
TUTTO E' DI TUTTI




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