Questo articolo è tratto da "il Denaro" di oggi 28/03/2006. Ugo Grippo, giusto qualche settimana fa sedeva accanto a Luciana Sbarbati durante la presntazione del simbolo del MRE per le elezioni politiche.

Classe dirigente, il dilemma del ricambio



Ricambio di classe dirigente, devolution, legge elettorale e crisi di rappresentatività dei partiti sono i principali temi che vedono contrapposti Ugo Grippo, capolista alla Camera nel collegio Campania 1 per la lista Consumatori Codacons, schierata con l’Unione; e Luigi Muro, candidato di Alleanza nazionale alla Camera sempre in Campania 1. Classe 1932, sottosegretario al Lavoro e alla Previdenza sociale nel VI Governo Andreotti con Carlo Donat Catin e Rosa Russo Iervolino, e nel VII Governo Andreotti con Franco Marini, Ugo Grippo è stato deputato della Democrazia Cristiana, rappresentante del Ccd, presidente di Democrazia Federalista Campana e della direzione nazionale dei Repubblicani europei. Luigi Muro, 45 anni, avvocato amministrativista, è sindaco di Procida dal 1996 al 2004. Presidente provinciale di An, nel 2004 è candidato come presidente della Provincia di Napoli per la Casa delle Libertà.
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Le domande

1. E’ vero che si è persa la cultura politica che ha contraddistinto il dibattito nazionale dei grandi protagonisti fino agli inizi degli anni 90?
2. C’è un problema di ricambio della classe dirigente? Vedete una nuova generazione di politici all’orizzonte?
3. Si ha l’impressione che la politica oggi si sia allontanata anche dal mondo imprenditoriale, dal mondo del lavoro e dai sindacati. Chi è responsabile di questa crisi di ascolto ,se possiamo definirla così?
4. Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo rivendica l’autonomia dell’associazione degli imprenditori dalla politica. I rappresentanti del mondo produttivo dovrebbero restare autonomi o scendere in campo?
5. La riforma Biagi in che cosa non è riuscita a concretizzare le opportunità offerte dalla flessibilità?
6. Veniamo alla proposte per il rilancio dell’economia nel Mezzogiorno. Quali sono le priorità?
7. In un quadro di federalismo fiscale come è possibile coniugare equità, solidarietà e sostegno al rilancio dell’economia?

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LUIGI MURO (An)
Nuova legge, occasione persa


1
Sicuramente c’è un problema di cultura politica. Le accelerazioni che ci sono state in questi anni nella società hanno portato a deformazioni nella vita politica e oggi diventa anche complicato dare un messaggio approfondito. Manca serenità rispetto ai grandi temi come l’economia, la politica internazionale, la sanità, l’istruzione, dove bisogna avere la maturità di trovare un accordo se pur nella diversità.

2
A mio avviso questa legge elettorale, al di là dei momenti di criticità che condivido ( avrei sicuramente inserito le preferenze), può essere una grande opportunità di rinnovo della classe dirigente nel momento in cui una classe politica nazionale illuminata decida di individuare dirigenti tali da assicurare un ricambio. Non tutti l’hanno fatto, alcuni si sono affidati alle strutture regionali e questo ha portato a una scarsa rappresentazione del territorio. Si è persa una grossa occasione, c’è stato un distacco tra la politica e la società.

3
In questo periodo elettorale c’è un grande interesse, basti pensare all’attenzione che ha catalizzato il dibattito Berlusconi-Prodi con 16 milioni di spettatori. Ma la domanda è: si tratta di un dibattito politico o di un derby di calcio? Credo che ci sia una frattura tra la società e il mondo politico. Se non dovesse essere ricongiunta dai partiti, questa grande fattura, porterà a uno sconvolgimento dei quadri, soprattutto dopo una legge proporzionale.

4
Berlusconi a Vicenza ha detto delle cose concrete: mi sembra difficile che la maggior parte degli imprenditori possa aderire al modello di centrosinistra. Ed è ancora più difficile credere a Prodi che va al congresso della Cgil, aderisce al sindacato e successivamente concorda con il modello di Confindustria. Berlusconi ha fatto una cosa naturale, si è rivolto ai suoi naturali interlocutori: gli imprenditori e la piccola e media impresa. E’ ovvio che i grandi imprenditori come la Fiat non stiano con il centrodestra quando questo non ha fatto le rottamazioni, non ha socializzato le perdite e privatizzato gli utili, ha solo chiesto alla Fiat di organizzarsi. Credo che ci siano delle battaglie sotterranee che vanno al di là dei momenti elettorali.


5
Innanzitutto chiariamo che la legge Biagi va a completamento del pacchetto Treu voluto dal centrosinistra: si partiva da un’analisi delle dinamiche complessive dell’occupazione che non potevano essere rigide così come erano. Io non sono d’accordo con Grippo quando dice che la legge Biagi al Sud incentivi il lavoro nero. Anzi, credo che sia il contrario, nel Mezzogiorno c’era e c’è una forte realtà di lavoro nero e la legge Biagi ha cercato di far emergere e canalizzare dentro i limiti della legalità. Ovviamente noi non pensiamo che ci sia la bacchetta magica della legge Biagi. Questa legge ha senso quando dietro c’è un tessuto economico che funziona.


6
Oggi abbiamo un sistema organizzato su più forme di governo e la Regione Campania e la città di Napoli, insieme a tanti comuni, sono governati da tanti anni dal centrosinistra che non ha messo in campo azioni valide. Questa è la grande contraddizione: poi è facile lamentarsi del Governo che invece al Mezzogiorno ha ottenuto notevoli risultati. Fini è riuscito a ottenere grandi vantaggi economici per il Sud allorquando, con l’ingresso dei paesi dell’Est, si correva il rischio che le regioni dell’Obiettivo 1 come la Campania non potessero essere avvantaggiate. Su questo il Governo nazionale deve portare risorse e occasioni, poi spetta ai governi locali farle fruttare. Da uno studio della commissione europea risulta che la Campania non ha messo in campo nessuna azione strategica per favorire lo sviluppo e l’occupazione.


7
E’ possibile coniugare queste istanze. Sul tema della devolution si è fatta tanta demagogia e pochi lo hanno approfondito. Nel 2000, quando il centrosinistra fece approvare una riforma federale in gran fretta non si mise in risalto che quel federalismo innescava una riforma a doppia velocità perché diceva che le materie dello Stato possono essere trasferite alle regioni. Oggi il nuovo federalismo afferma che le regioni devono avere tutte il trasferimento di alcune materie.
Con la riforma del centrosinistra si avvantaggiavano quindi alcune Regioni rispetto ad altre. Se invece le regioni partono tutte assieme si può parlare di solidarietà nazionale che riesce a contemperare territori a diverse velocità.


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UGO GRIPPO (Consumatori - codacons)
Senza le preferenze al potere solo yes-man

1
In un certo senso sì, mi sembra che oggi con questo sistema e questa legge elettorale si privilegi molto di più il gioco dei partiti e l’elettore non ha più la possibilità di eleggere direttamente i parlamentari secondo quanto prevede la carta costituzionale. C’è un avviciniamento alla legge Acerbo, di vecchia memoria fascista, anziché a una legge che faccia eleggere il meglio della società.


2
Io non vedo un grande ricambio della classe dirigente, anche per colpa del nuovo sistema elettorale. Vengono privilegiati i cosiddetti “yes man”, verranno eletti solo quelli vicini ai padroni e padroncini dei partiti che premeranno solo il pulsante in occasione della votazioni. Un grande sforzo deve essere compiuto per avere un rinnovamento attraverso un diverso sistema elettorale che faccia eleggere i migliori e assicuri al Parlamento una presenza più ampia e più libera.

3
La responsabilità fondamentalmente è dei partiti che si sono allontanati dai temi reali della società. Per questo mi presento assieme ai Consumatori, che cercano di tutelare alcuni diritti fondamentali del cittadino. La battaglia al caro-vita è un problema fondamentale attorno al quale le forze politiche dovranno confrontarsi. E’ importante quindi che ci sia una pattuglia di consumatori in parlamento che possa portare avanti questi temi. Sono le battaglie che oggi, nel momento in cui sono cadute le barriere ideologiche, il cittadino sente di più, sono i problemi che riguardano la sopravvivenza, specie al Sud.

4
Gli imprenditori dovrebbero fare gli imprenditori. La questione fondamentale è però l’assenza nel dibattito parlamentare del tema Mezzogiorno. Il mancato sviluppo del Sud ha responsabilità politiche ma soprattutto imprenditoriali. Quando in Italia si è avviato il processo di privatizzazione dell’industria statale si sono avute due velocità: una normale del Centro Nord, dove c’erano industriali in grado di subentrare al pubblico, e una del Mezzogiorno dove c’è una seria carenza di industriali e non c’è stata la possibilità di subentrare al pubblico. Ho fatto una piccola analisi e ho registrato che da quando è partito il processo di privatizzazione, dal 1993 ad oggi nel Sud abbiamo perso 550mila posti di lavoro.

5
Io non credo che la legge Biagi possa affrontare la questione fondamentale del Paese, che non è stata risolta prima dal centrosinistra e poi dal centrodestra, ovvero la questione meridionale. Quando parliamo di lavoro interinale o part-time parliamo sempre di lavoro precario, flessibilità che sfocia spesso nel lavoro nero. Dobbiamo evitare queste deformazioni. Di lavoro interinale si può parlare dove c’è una disoccupazione al di sotto della media europea come nel centro-nord. Quando ci troviamo davanti a dati come quelli del Sud Italia disoccupazione al 20 per cento, le soluzioni devono essere altre.


6
La priorità è quella di reinventare le industrie nel Sud. Giorni fa Lo Cicero diceva: “Non si può avere sviluppo senza industria”. Mi sembra che il caso del Sud sia proprio questo. Leggendo i dati sull’occupazione si vede che nel 2005 di fronte a un incremento dell’occupazione a livello nazionale di 90mila unità, in Campania abbiamo avuto una perdita di 52 mila posti di lavoro. Allora il Mezzogiorno deve essere riequilibrato attraverso una politica industriale seria rendendoci conto che per dare sviluppo nell’area meridionale non possiamo puntare soltanto sul turismo e sul terziario, abbiamo bisogno anche dell’industria.


7
Il quadro generale dell’economia italiana muove principalmente dal bisogno di un riequilibrio che va operato all’interno dei settori. Bisognerebbe avviare una politica di programmazione effettiva nel Paese, ovvero indicare le risorse e i settori che vanno privilegiati. Fino ad oggi non è stato fatto e non credo che il problema si possa ridurre alla tassazione o meno dei Bot. Il problema è che occorre rilanciare il processo economico attraverso un programma di industrializzazione che incentivi la ricerca scientifica e l’innovazione che restano ancora le cenerentole del Paese.
(testo raccolto da Camilla Formisano)