Roma. Sale la tensione in Confindustria in vista di due appuntamenti clou: oggi il direttivo, domani la giunta.
Se dal direttivo non usciranno posizioni contrapposte, è nella giunta, una sorta di parlamentino di viale dell’Astronomia in cui sono rappresentate tutte le anime della confederazione, che il dibattito si annuncia appassionato. Emblematica è la decisione del presidente Luca Cordero di Montezemolo, presa ieri mattina, di inviare ai vertici delle organizzazioni confederate una lettera “che non ha precedenti”, rivela al Foglio un membro del direttivo: una missiva in cui si ordina “una sorta di silenzio stampa”, scrive Montezemolo nel documento che il Foglio è in grado di rivelare, “evitando dichiarazioni, interviste o prese di posizione”.
Il motivo dell’auspicata mordacchia? “Registriamo in questi giorni – prosegue il presidente – tentativi da parte della politica nel suo complesso di strumentalizzare Confindustria”. La lettera ha un allegato con 16 dichiarazioni del presidente e dei vicepresidenti, Andrea Pininfarina e Alberto Bombassei, che eventualmente gli esponenti confindustriali possono utilizzare in caso di dichiarazioni alla stampa. “Una sorta di Minculpop targato Confindustria”, biasima un dirigente di rilievo di un’Unione industriali del Lazio.
Una delle frasi consigliate per la stampa è: “Non siamo mai stati uniti quanto ora”.
Una fonte di primo piano del vertice di Confindustria delinea questo scenario: “Gli uomini vicini alla presidenza ipotizzano di presentare in giunta per l’approvazione un documento di sostegno a Montezemolo. Ma noi non siamo un partito. E gli antimontezemoliani potrebbero allora voler discutere nel merito del documento. E lì la discussione potrebbe divampare”.
Un altro esponente di rilievo rivela al Foglio: “Ci saranno altre dimissioni, oltre quelle di Della Valle”.
Non fa previsioni Michele Perini, presidente della Fiera di Milano, past president di Assolombarda: “La Confindustria non si è mai schierata, non ci sono spaccature, ma distinguo e malumori. A molti, qui a Milano, ha dato fastidio che da un lato si dica che non si è schierati, ma dall’altro si sia presenti in un gruppo editoriale che ha schierato politicamente il proprio quotidiano.
Inoltre non sono state apprezzate dichiarazioni di voto rilasciate già da tempo da parte di Diego Della Valle e di Pasquale Pistorio”.
“Così come pare che talvolta si dimentichino – aggiunge Perini – gli auspici espressi due anni fa dal direttivo per riforme di sistema come quella sul risparmio, sul diritto fallimentare, sul diritto societario eccetera, norme poi approvate”.
Anticipa al Foglio Sandro Salmoiraghi, che fa parte della giunta ed è presidente della Salmoiraghi Automatic Handling: “Io chiederò di voltare pagina, e di non attestarsi su quanto avvenuto a Vicenza. Anche perché Confindustria è bene che resti fuori dalla bagarre elettorale”.
L’episodio di Vicenza e le dimissioni di Della Valle inducono a un’altra riflessione il presidente degli industriali della provincia di Belluno, Celeste Bortoluzzi:
“Bisogna riconoscere che le esigenze delle piccole e medie imprese (pmi, ndr) e quelle delle grandi hanno soluzioni diverse. Se queste ultime premono per la concertazione nazionale, le prime si scontrano con una conflittualità esasperata, operata in particolare dal sindacato confederale. Inoltre le piccole e medie imprese sono sensibili a chi non vuole arretrare dalla flessibilità a differenza delle grandi imprese, che invece dicono di condividere le tesi di alcuni sindacati che vogliono estendere l’articolo 18 alle imprese con meno di 15 dipendenti. La verità è che Berlusconi ha messo il dito nella piaga di una rappresentanza confindustriale che a volte sembra più rappresentare i grandi quando invece la base è formata dalle piccole”.
Per Bortoluzzi, comunque, “non c’è in vista alcun progetto di scissione da Confindustria”.
Anche se la concorrenza delle altre confederazioni si fa sentire sempre di più. Sul territorio l’attività della Confcommercio, ora presieduta da Carlo Sangalli, e della Compagnia delle Opere è ficcante. Tanto che Montezemolo, per rintuzzare questa competizione, ha lanciato alla politica l’idea di istituire un viceministro ad hoc per le pmi:
“Era una nostra proposta degli anni Settanta ma è superata, occorre che tutta la politica industriale sia orientata alle pmi”, ribatte al Foglio Paolo Galassi, neopresidente della Confapi, la maggiore confederazione delle pmi: “Riuniamo 50 mila imprese, di cui 38 mila manifatturiere, e rappresentiamo le aziende che hanno tra i 10 e i 400 dipendenti.
Siamo nati nel 1946 da fuoriusciti della Confindustria che consideravano l’associazione egemonizzata dalla grande impresa. Una situazione non molto diversa dall’attuale”.
Fonti di Apimilano (Confapi) sottolineano che nei primi due mesi del 2006 più di 30 aziende si sono iscritte alla confederazione presieduta da Galassi, abbandondando Confindustria.

Da il Foglio del 22 marzo

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