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Discussione: La (mia) casa

  1. #61
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    Predefinito Memorie dal sottosuolo

    Voi credete nell'edificio di cristallo, indistruttibile nei secoli dei secoli, ovverosia tale che non si potrà né mostrargli la lingua di soppiatto, né fargli un gestaccio tenendo la mano in tasca.
    Ebbene, io forse ne ho paura proprio per questo, proprio perché è così di cristallo, ed eternamente indistruttibile, e perchè non gli si potrà mostrare la lingua nemmeno di soppiatto.
    Sì perchè, vedete, se al posto d'un palazzo simile ci fosse un pollaio, e se poniamo dovesse piovere, io magari mi ci infilerei anche, nel pollaio, così da non dovermi inzuppare, ma cionondimeno non considererei mai quel pollaio una bellissima casa per la gratitudine che provo nei suoi confronti perché m'ha riparato dalla pioggia. Voi ridete, voi dite addirittura che in un caso così il pollaio e la bellissima casa sarebbero proprio la stessa cosa. Sì -rispondo io- se vivessimo unicamente per non inzupparci.
    Ma che farci, se mi sono messo in testa che noialtri non viviamo unicamente per questo, e che se bisogna proprio vivere, tanto vale vivere in una casa bellissima. Questo è il mio volere, questo è il mio desiderio. E voi riuscirete a cancellarmelo, solo quando riuscirete a mutare i miei desideri. E dunque, mutatemeli, allettatemeli con qualcos'altro, datemi un altro ideale. Ma per intanto non considererò il pollaio una casa, e per di più bellissima. E poniamo pure che il palazzo di cristallo sia solamente una pastocchia: che le leggi della natura non prevedano proprio nulla del genere, e che quel palazzo me lo sia inventato io stesso, unicamente a motivo della mia propria stupidità, e a causa altresì di certe antiquate, irrazionali abitudini della nostra generazione. Che mi importa che esso non sia previsto? Che differenza fa, dal momento che esso esiste nei miei desideri, o per meglio dire, esiste fino a che esistono i miei desideri? Voi state ridendo di nuovo, non è vero? Lorsignori ridano pure come e quando vogliono; accetterò tutte le vostre beffe, e tuttavia non andrò in giro a dire che sono sazio quando invece ho fame; e so che non mi lascerò rabbonire da un compromesso, o da un perpetuo zero periodico solo perché esso esiste per le leggi della natura ed esiste realmente. E non accetterò di mettere a coronamento dei miei desideri un bel caseggiato massiccio, con appartamenti per inquilini poveri garantiti con contratti per mille anni, e con davanti, per ogni evenienza, l'insegna del dentista.
    Annientate i miei doveri, cancellate i miei ideali, mostratemi qualcosa di meglio ed io vi seguirò. Voi magari mi direte che non val proprio la pena di metterci mano, a un impresa del genere; ma in tal caso anch'io potrei rispondervi allo stesso modo. Noi ragioniamo seriamente; e se non volete degnarmi della vostra attenzione, non starò certo a pregarvi. Ho il mio sottosuolo io.

    Ma intanto, finchè sarò vivo e potrò ancora desiderar qualcosa, mi si secchi la mano se porterò mai anche un solo mattoncino a quel tal casaggiato! Non badate al fatto che poc'anzi ho respinto io stesso quell'edificio di cristallo unicamente perché non si sarebbe potuto fargli le boccacce. Questo non l'ho detto perché mi piaccia tanto mostrare la lingua. E anzi, forse quel che mi ha fatto tanto arrabbiare è stato solamente il fatto che sinora tra tutti i vostri edifici non ce n'è uno a cui si possa non mostrare la lingua. Al contrario, io me la farei persino tagliare, la lingua, e per pura gratitudine, se le cose dovessero mettersi in modo ch'io non abbia a provare mai più la voglia di mostrarla. E non m'importa affatto che ciò sia impossibile, e che di conseguenza bisognerà accontentarsi degli appartamenti di quel caseggiato. Perché dunque sono fatto così, e ho simili desideri? E' possibile ch'io sia fatto così soltanto perché il mio destino vuole che io arrivi alla conclusione che tutto quel che io sono è solamente un imbroglio? Possibile che lo scopo sia solamente questo? No, non lo credo.

    E d'altra parte la sapete una cosa? Io sono convinto che il nostro fratello che vive nel sottosuolo lo si debba tenere alla cavezza. Sì, perchè per quanto egli sia capace di restarsene lì zitto nel suo sottosuolo foss'anche per quarant'anni, il giorno che poi vien fuori non ce la fa proprio a trattenersi, e si mette a parlare, parlare, parlare...

    Dostoevskij Fedor, Memorie dal sottosuolo, Oscar Mondadori, pp.43-44

  2. #62
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    Predefinito

    Cari amici, dopo aver letto e ponderato credo che la cosa migliore sia rimuovere gli ultimi messaggi (inclusi quelli di Ygg) nella speranza che ciò serva a restituire alla discussione il suo spirito originario, evitando di impantanarci in polemiche che di solito non albergano in questo piccolo spazio né giovano ad alcuno.

    E' chiaro che non ci sono thread "appaltati" da chicchessia, né trovo che ci sia nulla di male in alcune considerazioni espresse (almeno nei post ancora visibili, non ho fatto in tempo a leggere quelli autocensurati). D'altro canto, se la persona che ha dato vita a questo frammento del forum e ne è stata animatrice desidera che esso resti immune da off-topic penso di poterla accontentare senza far torto a nessuno. Considerazioni diverse (sugli accenti, ecc.) potranno, senza difficoltà, trovare estrinsecazione altrove; infatti non le ho censurate, ma ho solo dato loro miglior collocazione (thread [Accenti e accidenti] ).

  3. #63
    Forumista senior
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    "Il tuo orecchio non mi percepisce, ma in cuore ti rimbombo; in forma varia esercito crudele potere" Goethe, Faust, parte prima.
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    Predefinito Il sogno di Elettra

    Notte,
    è immensa la mia casa, ma stasera m'importa di una sola stanza,
    enorme anticamera.

    Sono sola, protetta, tranquilla.
    No! Non più, c'è una donna, mia madre,
    e non è vero che sono serena, non è vero che sto bene;
    manca qualcuno. Angoscia.

    Dov'è mio padre?

    Torna papà, torna a casa, ti aspettiamo...
    Io ti aspetto.
    Vieni mamma, apriamogli l'uscio o non potrà rientrare.

    Dolcemente decresce la scala all'esterno
    dabbasso due piccoli, eburnei, cancelli di ferro
    termine e sigillo.

    Lo accoglieremo qui mio padre, attendiamolo insieme;
    tu, intanto, dischiudi la porta, quella sulla tua destra.
    Aspetta! E' pericoloso!
    Il mondo di fuori minaccia: un gruppo di morti s'accalca cattivo.
    Non possono entrare, neppure papà potrà.
    Facciamo qualcosa! Lo divoreranno.

    Torna papà, torna a casa, ti aspettiamo...

    Scruto la strada e i morti. Sotto un lampione circondano qualcuno.
    Papà? Sei tu Papà?!
    No, è un cane. No, guarda, è una capretta.
    Innocente, pura, candida come il latte
    Il tuo latte mamma.
    Attonita li osserva stupita; le sono addosso, fugge.

    L'acqua annerisce le strade, affoga ogni rumore.
    Silenzio.

    Torna papà, torna, io ti aspetto.

    Dobbiamo uccidere i morti, la Morte. Liberare le porte.

    Afferro un bastone, colpisco, colpisco, colpisco...
    Ancora, ancora, ancora, ancora...
    Sempre più forte.

    Vasi di fiori.
    Tra le margherite fluttuano braccia,
    onde di steli e di mani.

    Muori, ti spezzerò il collo!
    Muori, non sbranerai nessuno!

    Torna, ti prego...Varca la soglia, mia madre ti attende.

    Uccidili mamma! Colpisci!
    Strappagli il cuore!

    Vieni papà, risali la scala,
    verso il grande utero della mia casa, della mia anima.
    Ti aspettiamo, io ti aspetto.

    E' notte, mio padre non torna.

    Non ti vedrò più?

    Ho paura,
    devo liberare le porte.

  4. #64
    Liberatemi
    Ospite

    Predefinito

    bella la strofa

  5. #65
    Pianta antropomorfa
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    Predefinito

    Yggdrasill, guarda che bella storia ti regala l'Ombra per movimentarti un poco la serata (e pure questo thread che sta diventando così noioso).


    Torino. Sono a casa di mia nonna.
    Sarà un anno che è morta. Era sola, in salotto, è caduta, s'è rotta un braccio. Mio zio, che diceva di seguirla con amoroso affetto, ma non era vero, l'ha lasciata lì tutta la notte - sapeva della cosa, mia nonna l'aveva avvertito col cellulare, ma non aveva voglia di soccorrerla: era festa e lo attendevano al mare-. Così, dopo un paio di giorni è andato a vedere. Non stava troppo benino racconta e l'ha accompagnata all'ospedale, ma lì volevano ricoverarla dicevano che era consigliabile, che rischiava una trombosi.
    Che noia, e le agognate vacanze? Che vuoi sia, poi quando torno ti fai operare. Ha firmato, è uscita. L'hanno trovata qualche giorno dopo.
    E' morta sola come un cane. Una cagna avrebbero detto alcuni. Molti credo. Non era molto amata. Anzi, la detestavano tutti.
    L'anno prima era morto anche il marito, mio nonno. Anche lui da solo, ma in ospedale.
    Nessuno gli ha fatto visita, a parte mia madre, in quegli ultimi giorni. Nessuno dei tanti ai quali per lunghissimo tempo ha prodigato quattrini in cambio di una benevolenza immeritata. Lo detestavano tutti.
    Mia nonna leggeva il giornale il giorno che l'hanno portato via con l'ambulanza. Non l'ha mai più rivisto. Al funerale erano in due, mia madre e mio padre.
    Non c'ero neppure io naturalmente.
    Mio padre dice che mia madre piangeva. Perchè poi con tutto quello che le ha fatto?
    Mia madre dice che all'ospedale, quando si è accorto, forse, che non c'era più niente da fare, che non riusciva più a parlare, che lo avevano dimenticato tutti e che la morte - quella che "dopo non esiste più nulla" come ripeteva sempre - stava arrivando, l'ha guardata come per chiederle perdono.
    Io non credo. Penso che certe cose accadano solo nei romanzi e che la gente quasi mai si penta del male che ha fatto. Piuttosto può rimpiangere di non averne fatto abbastanza e con maggiore perizia ed efficacia. Ma alle "redenzioni" proprio non credo. Magari alla paura del castigo, quello sì.
    Mio nonno sosteneva che tanto dopo non esiste nulla. Così aveva letto nei suoi libri.
    Ne ha lasciati molti. Amava la Cina della Lunga Marcia. Stravedeva per Mao. Credo che di lui, e su di lui, abbia letto moltissimo. Capito non so, ma letto sicuro.
    Che ne farò di tutta quella carta?
    Mio nonno era comunista. Mia nonna no. Andava sempre in chiesa, ma non perchè credesse in qualcosa, credo lo facesse per fargli dispetto.
    Mio nonno era comunista. La sua, quella che abbiamo ritrovato stasera in un cassetto, fu una delle primissime tessere dell'allora Partito Comunista Italiano.
    Ce l'ho tra le mani, c'è anche quella famosa foto con la bandiera rossa davanti alla FIAT. Poi c'è quella alla C.B.S di Corso Venezia. Diceva che da quei tetti loro sparavano sui fascisti. Raccontava anche di quella volta che i suoi amici avevano catturato una ragazzetta, giovanissima, una "fascista", e le avevano dato il fatto suo. Io immagino quale sia stato questo "fatto", immagino anche cosa le sia successo e chi abbia partecipato allo scempio e mi viene da vomitare.
    Ma lui giustificava che era una "fascista"...A volte faceva cenno pure a quella dei "fascisti" spinti negli altiforni. Ma quelli erano fascisti. I giusti, i buoni, i liberatori,erano loro, mica gli altri.
    E anche di quella volta che linciarono un poveraccio scambiandolo per il podestà..." Che vuoi, in guerra qualche errore si commette."
    Allora abitavano dalle parti di Porta Palazzo. Lì mia bisnonna, la madre di mia nonna, qualche anno dopo inaugurò il primo banco di limoni.
    Vendeva anche il croccante di mandorle, come quello che confezionava a Corfinio durante la guerra. Raccontava sempre di quanto ne fossero ghiotti i tedeschi. E di quell'ufficiale che le donò, in cambio di un pezzetto, tutto quello che aveva che tanto loro erano in ritirata e a casa sua non c'era più nessuno che erano morti tutti.
    Poi si trasferirono in un'altra zona. Migliore, più "signorile" diceva mio nonno, che comunque faceva l'operaio, parlava del proletariato oppresso, delle masse e della lunga marcia e non ho mai capito perchè volesse tanto rassomigliare a quei "signori signorili" che detestava.
    Comprò il suo primo appartamento. Una nuova casa. Questa dove mi trovo ora.
    Fortino di guerra. Baluardo di difesa e offesa contro gli altri e se stessi. Teatro di battaglie. Nido di serpenti.
    Una casa popolare. All'epoca non era malaccio. Oggi sa di muffa, le pareti annerite trasudano salnitro.
    Due vite spese tra queste mura. Liti furibonde. Odio verso il mondo. Odio dal mondo
    Due esistenze terribili, inframmezzate da altre, ancora peggiori. E tutto questo per cosa? Resta solo il puzzo di muffa. Domani porto le chiavi all'agenzia, forse lo comprano i dirimpettai.
    Mi siedo sul divano.
    Cinquant'anni passati qui dentro. Qualche mobile, qualche quadro -uno raffigura Giunone, l'altro una scena della Santa Inquisizione: mio nonno era un tipo dai gusti bizzarri...- di nessun valore. Nella credenza i piatti. Li regalerò o li butterò, devo rifletterci. Diversi oggetti assurdi, un paio di ciabatte, la lista della spesa, vecchia di mesi.
    Il divano è scomodo. E' sempre lo stesso di trent'anni fa, era da allora che non mi ci sedevo più.
    Cinquant'anni passati qua dentro.
    L'avessi avuta diciotto anni fa questa casa. Già, non sarebbe stato malaccio. Mi sarei risparmiata un bel po' di nottate a dormire in stazione. Oh, non che si stesse poi tanto male a Porta Nuova. Non era mica come adesso: qualche barbone che non "rompeva" a nessuno, qualche "alternativo" sbandato - come me - che non sapeva bene come peggiorare la propria esistenza, qualche matto, qualcuno appena uscito di galera...I tossici stavano altrove dalle parti di via Nizza, ma in stazione, davanti alle biglietterie, sulle panchine di marmo, non ti scocciava nessuno. Si poteva dormire.
    Eh, l'avessi avuta allora questa casa. Mica malaccio per una persona sola. Anche due.
    Lì ci avrei messo il libri della sede. Che non erano miei, ma tanto non li comprava mai nessuno e li leggevo solo io...
    Hmmm, il soffitto si sta scrostando. Deve esserci qualche perdita al piano di sopra. In cucina è pure peggio. Mi sa che dovremo abbassare il prezzo.
    A volte più di altre la caducità delle cose e delle esistenze umane si evidenzia. Si sente di più, come questo puzzo che impregna le pareti. Anni passati qua dentro a battagliare come se null'altro fosse possibile, come se le più stupide inezie, i malumori, le antipatie, le piccole nevrosi, fossero 'l motore immoto dell'universo, e poi in un attimo non c'è più nulla. Solo cattivo odore e qualcuno che si aggira per le stanze guardando se c'è qualcosa da arraffare, da portar via.
    C'erano gli orecchini e la fede di mia nonna appoggiati sul tavolo l'altro ieri. Mia madre dice che sono restati lì da quando i carabinieri han messo i sigilli alla porta. Adesso non ci sono più. Gli ori erano sul piano di legno, poi è passato mio zio. Ormai li avrà già portati al banco dei pegni. Brutta cosa l'avarizia. Ancora peggiore per chi è ricco. O forse è lo stesso? Mia madre vuole richiederli indietro, ma io non ci penso neppure, che ci si strozzi e tanto peggio per lui.
    Però che delusione questa casa, anche lei ha già dimenticato i suoi antichi inquilini.
    Immaginavo ieri - e non senza riderne tra me e me - che dopo tanti anni di tale occupazione umana ne sarebbe forse sortita una sorta di forma infestatoria. Pensavo che i muri avrebbero comunicato. Mi domandavo insomma se mettendo piede in un luogo simile avrei percepito qualcosa. Se di loro, dei "due vecchi", sarebbe rimasto almeno quello, il "fluido malefico", la fantasmatica presenza ( sempre meglio di una totale assenza, ché son sempre parti di noi che se ne vanno) di cui fantasticava qualche malalingua. Invece neanche quello. Il nulla. Un guscio vuoto.
    Che sia questo l'espressione ultima, l'inveramento, di quel materialismo nichilista che piaceva tanto a mio nonno?

 

 
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