Primo partito sarebbe l'oppositore del presidente in carica Iushenko
che avrebbe preso il 13,5%. La Thimoshenko al 27 per cento
Ucraina, secondo gli Exit poll
Janukovic ha vinto le elezioni
Un seggio in Ucraina
KIEV - Torna alla ribalta a Kiev la vecchia guardia sconfitta nel 2004 dalla rivoluzione arancione: il Partito delle regioni di Viktor Ianukovic, l'ex delfino di Leonid Kuchma considerato in Ucraina l' "uomo di Mosca", ha ottenuto la maggioranza relativa nelle elezioni legislative di oggi, stando agli exit poll ufficiali.
Ianukovic, secondo un sondaggio del dopo-voto condotto su un campione di 20.000 rispondenti dal 'Progetto nazionale exit poll' (un team formato dal fondo 'Iniziativa democratica, dal centro 'Razumkov' e dall'Istituto internazionale di sociologia di Kiev) , ha ottenuto il 33,28% delle preferenze, contro il 22,72 del Blocco Julia Timoshenko, piazzatosi a sorpresa secondo, e il 13,53% del presidente Viktor Iushenko, grande sconfitto della tornata elettorale.
Sempre secondo i dati diffusi stasera dai media ucraini, hanno poi superato la soglia del 3% necessaria per entrare alla Rada ( il parlamento ucraino) il Partito socialista di Aleksander Moroz, con il 5,37%, il Partito comunista di Piotor Simonenko, con il 3,46%, il Partito socialista-progressista della vetero-sovietica Natalia Vitrenko, con il 3,35%. Resta un margine di speranza per il Blocco popolare dell'attuale presidente della Rada, Vladimir Litvin, che ha il 2,66%. L'affluenza è stata del 58,81% , secondo i dati della Commissione elettorale.
Si apre ora per Kiev, e in particolare per Iushenko, umiliato anche dalla sua ex alleata e neo-rivale, un periodo di grande incertezza: se i dati dell'exit poll saranno confermati, alla coalizione arancione, spaccata in due dalle liti e dalle reciproche accuse di corruzione, non basterà negoziare un faticoso riavvicinamento, nè cercare alleanze fra gli altri partiti che hanno superato lo sbarramento, e che comunque sono in maggioranza lontani dalle posizioni filo-occidentali e riformiste degli arancioni. Oltretutto, il presidente dovrebbe trattare con la sua ex protetta da una posizione di grande debolezza.
Timoshenko finora ha escluso qualunque alleanza con Janukovic, mentre Iushenko, che prudentemente si era lasciato aperta anche quella porta, dovrebbe cooptare anche un altro partito, probabilmente quello di Moroz. Ma lo scarno risultato delle urne almeno per come appare al momento lo metterebbe in posizione di inferiorità rispetto agli alleati.
In attesa di vedere quali saranno le scelte di campo, il presidente mantiene una corda al suo arco: la costituzione gli dà il potere di sciogliere la Rada se entro 60 giorni dalla proclamazione dei risultati ufficiali non verrà raggiunto un accordo per la formazione di un nuovo governo, la cui composizione è competenza della nuova camera. Resta da vedere se la bella Julia, premiata oltre le aspettative dai suoi elettori europeisti, avrà il coraggio di tradire le loro aspettative e cercare un compromesso con l'odiato Janukovic.
Potrebbe sempre citare il suo ex mentore Iushenko, che nel discorso alla nazione prima del voto aveva affermato di voler "mettere da parte gli egoismi personali in nome dell'interesse del paese". Sia come sia, il tramonto degli arancioni è innegabile, sempre che i dati vengano confermati dallo spoglio: ed è frutto non solo delle divisioni interne, ma anche di una politica economica che ha ripiombato il paese indietro sul versante della crescita industriale e non ha prodotto in campo sociale i benefici sperati.
L'inflazione supera il 13% a fronte di salari medi attorno ai 150 dollari mensili, l'indebitamento è cresciuto, gli investimenti esteri hanno continuato a latitare per mancanza di stabilità politica e giuridica. Al quadro già fosco si è aggiunta la 'guerra del gas' con Mosca, che ha messo in serio dubbio le aspirazioni di Kiev a un distacco dall'orbita del potente vicino.
Se sul versante economico gli arancioni hanno fallito, la consultazione odierna prova però il successo della politica di democratizzazione del paese: le elezioni legislative ucraine sono di gran lunga le più corrette mai avvenute in una repubblica dell'ex Urss, Baltici esclusi. Urne trasparenti, una forte presenza di osservatori interni e stranieri nei seggi e una campagna elettorale forse drogata da un incredibile afflusso di finanziamenti si calcolano in circa 10 miliardi di dollari le spese complessive ma che ha dato visibilità a tutti i 45 partiti in lizza.
Non che siano mancati i colpi bassi: dall'uso spregiudicato di strumenti ai limiti della legalità (come pubblicità subliminali e sondaggi virtuali) alla sistematica criminalizzazione dell'avversario. E a proposito di criminali, non ne sono mancati nelle liste: secondo Viktor Nebozhenko del centro indipendente 'Barometro ucraino', "un posto in lizza poteva venire acquistato a partire da 400.000 dollari per arrivare a 12 milioni di dollari" nei partiti più quotati e nelle posizioni più alte. Qualcuno ha tentato di approfittarne per cercare di comprarsi l'immunità parlamentare. Fra le tante novità di queste elezioni, c'è stata anche l'introduzione del sistema proporzionale: un'arma studiata per abbattere i vecchi feudi del maggioritario, ma che si è rivelata a doppio taglio.
(26 marzo 2006)




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