Che ne è stato della cassa? Quella dello Stato. Ovvero: il centrodestra dove ha speso tutti i soldi risparmiati dal governo Prodi? Se lo chiede il Professore, che il centrodestra si affanna a voler crocifiggere come “colui che vuole aumentare le tasse”. «Il mio governo ha lasciato un avanzo primario del 6% del bilancio nazionale, ora questa voce è a zero a causa dell' aumento netto della spesa corrente della pubblica amministrazione – dunque si chiede Prodi - dove li hanno buttati i soldi?».
Prodi è a Perugia, nel parterre ci sono sindacalisi e imprenditori locali e così risponde quando qualcuno gli chiede quale sarebbe la sua trimestrale di cassa. «Voglio solo i dati - aggiunge – poi controlleremo tutto». Quindi prova a rispondere alla sua domanda avanzando anche un’ipotesi. Sottolinea che l'aumento della spesa pubblica è dovuto solo in piccola parte all'incremento degli stipendi e che non si tratta neanche di un incremento dovuto ad investimenti. «Aumenta la spesa corrente», spiega Prodi. «Evidentemente – argomenta il Professore dal tavolo della presidenza - c'è stato un uso strumentale impressionante della spesa pubblica, per un settore come la pubblica amministrazione che ora è ridotto in condizioni tali come non era mai successo in Italia: mancano i soldi per i francobolli, la carta per le fotocopiatrici, la benzina per la Polizia».«C'è sotto qualcosa di grosso - aggiunge - sprechi, consulenze, amici degli amici..». Per il leader del centrosinistra «c'è un uso strumentale della spesa pubblica impressionante, un livello che non si era mai visto». Un fatto tanto più grave, aggiunge, se si considera che «agli enti di ricerca non arrivano i soldi».
«Dicono di essere orgogliosi che l'Italia faccia tante missioni all'estero – polemizza -. Poi si tolgono i fondi per le scuole dove studiano i nostri militari: e che facciamo? Mandiamo dei sordomuti?». E qui il riferimento è all’annunciato taglio di fondi per la scuola di lingue estere dell' Esercito a Perugia.
Segue un riferimento, che lo stesso Prodi dice “non nuovo” alla propensione al voto per la Casa della Libertà dei teledipendenti. «Il numero di voti per me è inversamente correlato al numero di ore passate davanti alla tv»: sono le sue parole. Che sembrano la continuazione del suo rifiuto di ieri a partecipare a confronti televisivi sulle reti Mediaset ( in particolare ha detto no a un invito di Emilio Fede per par condicio e a Enrico Mentana che però insiste per averlo a Matrix) , con corollario di giudizi non proprio lusinghieri anche sui programmi elettorali della Rai. «Non sono soddisfatto – ha detto ieri Prodi a Gianni Riotta – anche se uno non può sempre brontolare».




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