IL MITO DEL CATTIVO SELVAGGIO
"Locke, per meglio dimostrare che non esiste regola pratica innata, discorre dei Mingreliani, che, per gioco, seppelliscono vivi i loro figli, e degli abitanti dei Caraibi, che castrano i loro per meglio ingrassarli al fine di mangiarli. Si è già notato altrove che quel grand'uomo è stato troppo credulo in relazione a tali favole: Lambert, il solo che attribuisca ai Mingreliani la pratica di seppellire vivi i loro figli per il semplice piacere, non è un autore sufficientemente accreditato. Chardin, viaggiatore attendibile, e che è stato tenuto in ostaggio in Mingrelia, parlerebbe di questa orribile pratica, se essa esistesse; non sarebbe sufficiente che lo dicesse per essere creduto: affinché si possa avere una certezza storica di un fatto cosí straordinario, bisognerebbe che venti viaggiatori, di nazionalità e religioni diverse, fossero d'accordo nel confermarlo. La stessa cosa si dice delle donne delle Antille, che castrerebbero i loro figli per mangiarli: una usanza che non concilia con la natura di una madre. Il cuore umano non è fatto cosí; castrare dei fanciulli è una operazione molto delicata e molto pericolosa, che, lungi dall'ingrassarli, li farebbe dimagrire almeno per un anno intero e che spesso li porta alla morte.
Questa raffinatezza non è mai stata in uso se non presso i grandi, i quali, traviati dall'eccesso del lusso e della gelosia, hanno pensato di utilizzare gli eunuchi affinché servissero le loro donne e le loro concubine. Essa è stata accolta in Italia, e nella cappella del papa, solo per avere dei cantanti la cui voce fosse piú bella di quella delle femmine. Ma non bisogna affatto pensare che nelle Antille dei selvaggi abbiano inventato la raffinatezza di castrare i bambini per farne un buon piatto; e poi, che cosa avrebbero fatto delle loro bambine? Locke cita anche dei santi della religione maomettana, i quali si accoppierebbero con animo devoto con le loro asine per sfuggire alla tentazione di commettere la minima fornicazione con le donne del paese.
Bisogna collocare questi racconti sullo stesso piano di quello del pappagallo che ebbe una cosí bella conversazione in lingua brasiliana con il principe Maurizio, conversazione che Locke ha l'ingenuità di riportare senza dubitare che l'interprete del principe avesse potuto beffarsi di lui.
Parimenti, l'autore dello Spirito delle leggi [Montesquieu] si diverte a citare, dando credito ad alcuni viaggiatori, bugiardi o male informati, presunte leggi del Tonchino, di Bantam, di Borneo e di Formosa.
Locke e lui sono due grandi uomini nei quali questa ingenuità non mi sembra scusabile."
(Voltaire, Il filosofo ignorante, a cura di L. Orlandini, Pagus, Paese [TV], 1993, pagg. 112-114)
Voltaire diceva questo più di due secoli orsono. E certamente Locke e e Montesquieu non sono Berlusconi.




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