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  1. #1
    VINCIT OMNIA VERITAS!
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    "O voi che avete gli intelletti sani, mirate la dottrina che s'asconde sotto'l velame de li versi strani."
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    Predefinito Vino: poesia o industria?

    Difficile capire se il documentario "Mondovino" di Jonathan Nossiter, impropriamente spacciato come film persino al festival di Cannes 2004, sia un piccolo capolavoro involontario o un grandioso atto di denuncia malriuscito.


    Nossiter, diplomato "sommelier" a New York, conosce perfettamente il mondo del vino: la sua gente, i suoi umori, il suo commercio, i suoi protagonisti. Sembra non prendere mai posizione tra le due grandi concezioni che dominano il mercato.
    Da una parte, l'ideologia dei piccoli produttori, i cultori del "terroir", i cantori del vino come espressione diretta della cultura e delle tradizioni del territorio in cui è prodotto. Come dice il vecchio Aimé Guibert: "Il vino rappresenta un rapporto quasi religioso tra l'uomo, gli elementi naturali e l'immateriale. Ci vuole un poeta per fare un grande vino".

    Dall'altra, l'ideologia dei grandi produttori, i fautori della globalizzazione dell'industria vinicola, gli esteti del gusto vanigliato e del legno giovane. Come dice Bob Mondavi , fondatore della Robert Mondavi Winery, con sede nella Napa Valley, una delle più grandi aziende enologiche del mondo: "Qui in California abbiamo le migliori condizioni climatiche del mondo, per fare il vino. Dovevamo solo imparare a fare i nostri vini".
    La Mondavi ha imposto un modo di fare il vino e c'è chi sostiene che fra l'"Opus One" californiano e l'"Ornellaia" toscana, i due vini più cari del mondo, non esistano troppe differenze. Sono anche dello stesso padrone, la Mondavi appunto.
    Nossiter non prende posizione: col cuore sembra stare dalla parte dei vignaiuoli ma con la ragione è tutto schierato coi Mondavi, coi Frescobaldi, con gli Antinori, nei cui confronti sembra patire una certa soggezione.

    L'internazionale del vino si regge su una triade potente: l'enologo francese Michel Rolland, che ha trasformato la cantina in laboratorio, il critico di "Wine Spectator" Robert Parker (ecco un critico che conta: una sua recensione determina la fortuna economica di un'azienda!) e la famiglia Mondavi. I tre sono molto amici.
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  2. #2
    Serenity is the devil
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    Il mondo vitivinicolo e' ormai diviso un due
    L'Europa e il cosidetto "Nuovo mondo"
    Le differenze sono palesi
    In Europa il vino fa' parte di una tradizione millenaria...i vari vitigni sono presenti nel territorio per un motivo storico e culturale,perche' sono figli di quel territorio
    Quando bevi un determinato vino,in Valtellina,in Campania,in Alsazia,in Ungheria ne bevi la storia e le tradizioni
    Nel nuovo mondo e' diverso
    Quello che e' successo negli ultimi 40 anni in California,in Nuova Zelanda,in Sud africa e' questo:grandi capitali,grandi tecnologie,ottimi territori ed una serie di enologi che hanno deciso dove impiantare i vari vitigni....della serie "Qui ci mettiamo il Cabernet....qui il Merlot.....qui un po' di Pinot Nero che vien bene"....e poi sono nate le varie aziende vinicoli
    Punti a favore:dei grandi prodotti ad un prezzo equo(tranne forse la California),e vini in un certo senso "perfetti" nella loro tipologia
    Punti a sfavore:vini completamente slegati dal loro territorio,senza una storia e senza un anima....tutti uguali...che differenza passa da un Pinot Nero dell'Oregon e uno di Hawkes Bay NZ?Boh...sono entrambi buoni,e basta
    Per quanto riguarda il Robert Parker non e' quello che ama i vini fatti di legno?
    cmq viene anche da dire che non e' male se qualche bottiglia di SuperTuscan (guarda caso un nomigniolo americano per vini italiani) magari a 150 euro se ne resta in cantina a favore di qualche buon vino austrialiano ad un prezzo molto piu' competitivo
    Ma poi che senso ha per Antinori andare a piantare il Sangiovese nella Napa Valley(cantina Atlas Peak mi pare) e venderlo a 40 euro in Italia?boh

  3. #3
    Giacobino 1799
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    Predefinito

    Ragazzi, è quello che, con molto sforzo, vado sostenedo da sempre.
    Il vino, per me, è territorio, tradizione, genius loci, storia, lavoro, umanità, democrazia, piacere, convivialità.
    Questi stanno trasformando il vino in una moda e in una griffe.
    E c'è sempre qualcuno disposto a sborsare un mare di soldi per sottomettersi a un gusto omologato, per bere vini tutti uguali fra loro.
    Lasciate stare le enoteche e le riviste specializzate (che parlano sempre degli stessi vini e delle stesse aziende).
    Armatevi di intraprendenza e girate per i luoghi fuori dalle vostre città. Imparate solo i fondamentali del gusto e un pò di enografia, e andate a scoprire i vini del territorio. Non saranno sempre vini raffinati, ma ci troverete la passione e la tradizione, e scoprirete i territori e le loro storie.

    Peccato che io non sia riuscito a vedere ancora quel film, Mondovino.
    Ma ne ho visto un altro, di recente (Sideways) che mi è piaciuto molto, perchè il vino è coprotagonista all'amore e all'amicizia.

  4. #4
    VINCIT OMNIA VERITAS!
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    Predefinito

    Fondiamo una lobby pro vitigni autoctoni...

    (Sideways si trova in commercio?)
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  5. #5
    Giacobino 1799
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Eymerich
    Fondiamo una lobby pro vitigni autoctoni...

    (Sideways si trova in commercio?)
    Sarebbe un'ottima idea...

    Sideways l'ho visto su Sky cinema. Anche Mondovino è passato per lì, ma mi sono dovuto arrendere alle pretese cinematografiche di mia moglie che guarda altre storie...

 

 

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