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  1. #1
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    Predefinito vorrei conoschere il programma della cdl

    chi lo ha visto?

  2. #2
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    personalmente ce l'ho qui sulla scrivania

  3. #3
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    C'è un 3d aperto in proposito...che 3d-spazzatura!

  4. #4
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    Forse lo trovano troppo sintetico e coerente, sono abituati all'elenco telefonico di Milano con su scritto "programma dell'unione"

  5. #5
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    Predefinito

    ...con su scritto Tutto ed Il Contrario di Tutto...ma si sa,a loro basta andare al Cinema per "capire" chi e cosa votare...o vedere Zelig in Tivvu' per sentirsi alla Moda ed Intelligenti!E non facciamo mancare la Smemoranda a nostro figlio e Blob ai nostri Amici...lasciamo perde perche' non basterebbe un 3d apposito per sfotterli...

  6. #6
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    Predefinito

    Però, non vorrei dicessero che non rispondiamo:

    ELEZIONI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
    DEL 9-10 APRILE 2006

    I sottoscritti, Presidenti, Segretari e Rappresentanti legali dei partiti e gruppi
    politici organizzati, elencati in calce al presente atto, tra loro collegati in
    coalizione che si candidano a governare

    SOTTOSCRIVONO

    ai sensi dell’art. 14 bis del T.U. D.P.R. 30 marzo 1957 n. 361 e successive
    modificazioni il seguente programma elettorale, nel quale dichiarano che il
    capo unico della coalizione è SILVIO BERLUSCONI nato a Milano il 29
    settembre 1936.

    PROGRAMMA ELETTORALE

    Ai sensi della Legge 21 dicembre 2005 n. 270

    1. PREMESSA
    Sei anni fa, quando nel corso del 2000 abbiamo scritto il primo
    programma della Casa delle Libertà, il mondo era molto diverso da
    quello in cui ora viviamo.
    C’erano ancora le Torri Gemelle e c’era ancora la lira.
    La Cina, l’India e l’Asia erano fuori dall’Organizzazione mondiale del
    commercio (WTO). Benzina e riscaldamento avevano un costo
    ragionevole, perché un barile di petrolio costava allora solo 28 dollari,
    mentre oggi il suo prezzo è più che raddoppiato.
    Parole come globalizzazione o mondializzazione ancora stupivano.
    Oggi tutti sanno cosa vogliono dire in concreto nella vita quotidiana: per
    strada, sul posto di lavoro, alla pompa di benzina, sul costo del
    riscaldamento.
    Gli italiani ne vedono certo le opportunità. Ma vedono anche arrivare
    nuove difficoltà. Ed è a loro che dobbiamo dare una risposta. Una
    risposta valida per difendere insieme quello in cui crediamo e quello
    che abbiamo.
    Per cominciare bisogna capire cosa è successo in questi anni.
    A partire dal 2001 tutto è cambiato e di colpo. La struttura e la velocità
    del mondo non sono più come prima.
    Il terrorismo mette in crisi la convivenza tra civiltà diverse.
    In Europa l’euro ha portato indubbi vantaggi ma anche alcuni evidenti
    contraccolpi. Sulla via dell’assestamento il nostro Paese ha pagato un
    prezzo altissimo.
    Le imprese italiane sono passate repentinamente dalla svalutazione
    competitiva della lira, fatta per decenni, ad un cambio forte. Il passaggio
    dalla lira all’euro nell’immediato è stato un trauma. In particolare per le
    famiglie italiane che, di colpo, hanno visto ridotto il proprio potere
    d’acquisto.
    Il cosiddetto “change-over”, il passaggio lira-euro, non è stato neutrale.
    In nessuna parte d’Europa. E neppure in Italia.
    Per questo, ed a ragione, tutto il Parlamento Europeo, con grande
    ritardo rispetto alla proposta italiana, ha appena chiesto la stampa della
    banconota da 1 euro: “Considerando il disagio che molti cittadini
    europei continuano ad avere nei confronti dell’euro”.
    Inoltre la concorrenza, spesso asimmetrica o sleale, fatta dalla Cina,
    dall’India, dall’Asia in generale, ha causato e causa forti perdite e grandi
    paure ovunque in Europa, e non solo in Italia. Con effetti a catena.
    Il prezzo del petrolio è più che raddoppiato perché l’Asia, dove si sta
    trasferendo la produzione industriale, divora quantità crescenti di
    energia e di materie prime.
    Negli anni ’90 la globalizzazione non poteva essere fermata. Ma doveva
    e poteva essere governata su tempi e ritmi più lenti e più graduali.
    Come per mezzo secolo, dopo la seconda guerra mondiale, l’Occidente
    ha fatto con il Giappone, che rappresentava la sfida economica di
    allora.
    Invece negli anni ’90 tutto è stato fatto e spinto di colpo, per effetto di
    una scelta politica ispirata dalla sinistra, ansiosa di farsi così perdonare,
    con questo tanto improvviso quanto forsennato “mercatismo”, il suo
    comunismo.
    Ora si vedono – li vede e li sente la gente – gli effetti di questa follia.

    2. COSA HA FATTO IL GOVERNO IN QUESTI ANNI
    In questi cinque anni difficilissimi per le crisi continue che via via
    emergevano da cause radicate nel passato (ed in specie dagli anni ’90,
    governati dalla sinistra: inizio della perdita di competitività, crisi
    dell’auto, crack finanziari, etc.) o che provenivano dall’esterno, non ci
    siamo lasciati prendere dallo sconforto. Siamo andati avanti.
    Ora che il peggio è alle nostre spalle possiamo dire che in questi anni
    governando abbiamo garantito:
    - la tenuta sociale del Paese. In Italia la spesa sociale per sanità,
    pensioni, assistenza è, infatti, cresciuta del 5% ogni anno, per circa
    70 miliardi di euro (pari a circa 140.000 miliardi di vecchie lire).
    Inoltre, nonostante la congiuntura economica internazionale,
    abbiamo creato 1,5 milioni di posti di lavoro;
    - la tenuta dei conti pubblici. L’Europa ha appena certificato che i
    nostri conti pubblici non sono affatto “allo sfascio”, come la sinistra
    diceva e sperava. Non solo, ma nonostante tutto siamo riusciti ad
    abbassare la pressione fiscale;
    - la tenuta dell’economia, ora finalmente in ripresa con un buon tasso
    di crescita coerente con la nostra posizione in Europa.
    Non è stato facile. Non abbiamo potuto fare tutto ciò che avremmo
    voluto ma certo abbiamo fatto molte cose in più che non erano state
    programmate. Le abbiamo fatte per garantire agli italiani le migliori
    condizioni di vita possibili in tempi che sono stati molto difficili.
    Non solo. Non ci siamo limitati a gestire l’esistente. Siamo andati avanti
    superando immobilismi storici e resistenze continue, pagando anche
    tutti i costi politici del cambiamento.
    Abbiamo fatto in questi cinque anni, più che nei trenta anni passati, le
    riforme che erano necessarie e prioritarie nell’interesse presente e
    futuro dell’Italia.

    3. LE 36 GRANDI RIFORME DEL GOVERNO BERLUSCONI
    1) Riforma della seconda parte della Costituzione
    2) Riforma della disciplina del lavoro (Legge Biagi)
    3) Riforma del fisco: no tax area, riduzione aliquote, abolizione della
    tassa di successione e donazione
    4) Riforma delle pensioni e aumento delle pensioni sociali
    5) Riforma della scuola
    6) Riforma della docenza universitaria
    7) Riforma degli enti di ricerca
    8) Legge Obiettivo per le grandi opere
    9) Fondo unico per il Sud e riforma degli incentivi
    10) Riforma della disciplina sull’immigrazione
    11) Abolizione del servizio militare obbligatorio
    12) Sicurezza: carabinieri e poliziotti di quartiere, antiterrorismo, lotta
    alla criminalità, legge sulla droga e legge sulla legittima difesa
    13) Legge per le grandi imprese in crisi, lotta alla contraffazione,
    sostegno del made in Italy, semplificazione norme e procedure,
    riduzione del costo del lavoro e delle imposte sul reddito delle
    società
    14) Riforma del diritto fallimentare
    15) Riforma del diritto societario
    16) Riforma del mercato dell’energia
    17) Legge sull’impresa sociale e defiscalizzazione donazioni per il no-profit
    18) Riforma per la modernizzazione dell’agricoltura e della pesca
    19) Nuova legge elettorale e voto degli italiani all’estero
    20) Nuova legge per la tutela del risparmio e sulla Banca d’Italia
    21) Riforma della Protezione Civile
    22) Riforma dell’ordinamento giudiziario
    23) Riforma del processo civile
    24) Disciplina del conflitto d’interessi
    25) Codice della comunicazione e riforma del sistema radiotelevisivo
    26) Codice per la tutela dei beni culturali
    27) Codice della nautica da diporto
    28) Codice della navigazione aerea
    29) Codice della proprietà industriale
    30) Codice del consumatore
    31) Codice della strada e patente a punti
    32) Codice dell’amministrazione digitale e riforma della Pubblica
    Amministrazione
    33) Codice delle assicurazioni
    34) Codice dell’ambiente
    35) Codice degli appalti
    36) Codice per la protezione dei dati personali

    4. I VALORI OLTRE LA CRISI DEI VALORI: LIBERTA’, IDENTITA’,
    SICUREZZA
    Nel 2000 la Casa delle Libertà è nata dalla libertà, nella libertà e per la
    libertà. E’ proprio questa la ragione del suo nome.
    La politica internazionale del Governo si è mossa, appunto, dal valore
    della libertà, e dal fondamentale rapporto tra pace e libertà. E’ un valore
    che abbiamo difeso e promosso, e che riteniamo faccia parte delle
    aspirazioni e delle possibilità di tutti i popoli.
    In un mondo sfidato dal terrorismo e attraversato dal rischio dello
    scontro tra le civiltà, noi poniamo la costruzione della pace e il dialogo
    tra i popoli come fondamentale dovere della nostra politica
    internazionale. A questo dovere sono ancorate le nostre alleanze e
    relazioni, le nostre missioni all’estero e più in generale la linea di
    condotta del nostro Paese sullo scacchiere mondiale.
    In questo contesto resta cruciale la scelta europeista e atlantica.
    La costruzione di un’Europa dei popoli più unita, ispirata all’originale
    principio di sussidiarietà e con caratteristiche più federali costituisce un
    punto fermo della nostra comune agenda del Governo.
    Nel 2006 alla libertà si deve ora aggiungere un altro valore,
    complementare alla libertà: la sicurezza della nostra identità.
    Questo può sembrare un punto difficile da spiegare, ma è un punto
    essenziale, perché non c’è un futuro di libertà, se si perde l’identità.
    E’ su questo confine, tra passato, presente e futuro, che si staglia la
    differenza tra due visioni della vita e del mondo.
    Proprio per questo, dobbiamo aprire al nuovo senza rinunciare a noi
    stessi rafforzando insieme le nostre tradizioni, la nostra identità, la
    nostra libertà. Perché solo conservando i valori oltre la crisi dei valori, si
    conserva l’identità e si vive la libertà.
    In questa strategia lo Stato nazionale e federale, somma dei nostri
    valori comuni e sede del nostro comune destino, ha un ruolo
    fondamentale. Un ruolo sussidiario e riequilibratore tra passato e futuro,
    tra interno ed esterno.
    Un ruolo a difesa delle radici giudaico cristiane dell’Europa e a
    contrasto di ogni fondamentalismo.
    Questo è il cuore del nostro programma. Questo è il centro strategico
    del nostro disegno tanto sul lato politico quanto sul lato economico,
    tanto in Italia quanto in Europa: la difesa dei valori religiosi e dei principi
    morali, la difesa della famiglia e delle nostre radici, l’impegno a
    rispettare la nostra civiltà da parte di chi entra, la difesa delle nostre
    fabbriche, del nostro lavoro e la valorizzazione del nostro ambiente.

    5. COSA FAREMO IN FUTURO
    1) Continueremo nella realizzazione del nostro piano di riforme e di
    modernizzazione del Paese.
    2) Continueremo la nostra politica estera consolidando il ruolo da
    protagonista del nostro Paese grazie alla sua nuova credibilità
    internazionale. Riaffermeremo il nostro impegno nei confronti
    dell’Europa (nel rispetto dei vincoli di bilancio e delle normative
    comunitarie), la nostra alleanza con gli Stati Uniti d’America e la
    promozione nel mondo di istituzioni libere e democratiche.
    3) Continueremo nell’azione di ammodernamento e di digitalizzazione
    della Pubblica Amministrazione e nella azione di contrasto ai privilegi,
    ai favoritismi e agli sprechi.
    4) Continueremo a creare opportunità di lavoro per tutti, soprattutto per i
    giovani e per le donne.
    5) Continueremo ad aumentare la sicurezza dei cittadini.
    6) Continueremo nella nostra azione di aiuto e di sostegno alla famiglia,
    garantendo servizi pubblici sempre più di qualità nella scuola e nella
    sanità. E introducendo il quoziente familiare.
    7) Continueremo la realizzazione del piano decennale delle grandi opere
    e l’azione di valorizzazione dei beni culturali quale fondamento della
    nostra identità e volano di sviluppo economico.
    8) Continueremo a sostenere le imprese, ed in particolare le piccole e le
    piccolissime imprese, che sono gli insostituibili motori dello sviluppo
    economico e del mercato e continueremo nella politica di sostegno del
    made in Italy, garanzia di creatività e qualità in tutto il mondo.
    9) Vareremo un importante programma di edilizia per chi necessita di una
    casa.
    10) Ridurremo il costo dello Stato in modo da far pagare meno tasse ai
    cittadini.

    Noi non dobbiamo cambiare campo. Come è evidente abbiamo già il nostro
    campo: il nostro programma di Governo e l’azione coerente e continua che
    ne è seguita, superando difficoltà e ostacoli nuovi ed imprevisti. E’ dunque
    ancora sul vecchio campo che ora dobbiamo e possiamo fare una nuova
    semina.
    Quelle che seguono sono alcune proposte che si sommano al nostro
    programma del 2001 ed all’azione in corso da parte del nostro Governo.
    Sono proposte concentrate in settori specifici, che vanno dalla finanza
    pubblica all’ordine pubblico, dal fisco allo sviluppo economico, dalla
    competitività alla ricerca, dal Sud fino alla nostra speranza di vivere e far
    vivere gli italiani in una società più solidale.

    PUNTO N. 1: FAMIGLIA
    1. La famiglia, intesa come comunità naturale fondata sul matrimonio tra
    uomo e donna, è al centro di molte misure già varate in questi anni e
    sarà il centro privilegiato del rapporto fiscale basato sul criterio del
    quoziente familiare.
    2. Il “Bonus bebè” per favorire la natalità. Sostegno alle famiglie meno
    agiate per l’acquisto di latte artificiale, fino a sei mesi di età dei nuovi
    nati.
    3. Creazione sul modello francese, di un libretto vincolato per ogni nuovo
    nato, per aiutare le famiglie nel costo degli studi. Sostegno alle famiglie
    per una effettiva libertà di scelta educativa tra scuola pubblica e scuola
    privata.
    4. Prosecuzione del piano di investimenti in asili aziendali e sociali,
    attraverso detassazione e fondi pubblici.
    5. “Bonus locazioni”, per aiutare le giovani coppie e i meno abbienti a
    sostenere l’onere degli affitti.

    PUNTO N. 2: SUD
    Piano decennale straordinario per il superamento della questione meridionale
    1. Potenziamento, completamento e realizzazione delle infrastrutture
    previste nel piano (porti, reti stradali e autostradali, Alta capacità
    ferroviaria, Ponte sullo stretto).
    2. Federalismo fiscale solidale e misure di fiscalità di Sviluppo
    (compensativa) a favore delle aree svantaggiate.
    3. Zone e porti franchi.
    4. Contrasto alla criminalità organizzata.
    5. Sviluppo Banca del Sud.

    PUNTO N. 3: SVILUPPO ECONOMICO E COMPETITIVITA’
    1. Creazione di un ulteriore milione di posti di lavoro, avendo come
    obiettivo la piena occupazione con particolare attenzione al Sud.
    2. Le liberalizzazioni negli anni '90, avrebbero dovuto essere fatte prima
    delle privatizzazioni od in parallelo a queste e non dopo. E’ stato fatto il
    contrario creando così monopoli o quasi monopoli.
    Occorre quindi più concorrenza nella gestione dei servizi in settori
    nevralgici come le banche, le assicurazioni, l’energia, le autostrade, le
    telecomunicazioni.
    Introduzione del principio della libera, immediata e gratuita “portabilità”
    del proprio conto da una banca all’altra (come per i telefonini) per far
    crescere la competizione bancaria.
    3. Nuova legge sulle professioni.
    4. Per far ripartire l’economia:
    I detassazione degli utili reinvestiti in attivi produttivi;
    II prosecuzione e sviluppo della riduzione del cuneo fiscale;
    III detassazione integrale degli straordinari;
    IV rimborsi IVA in tempo commerciale (da 60 a 90 giorni), per
    lasciare liquidità nelle imprese;
    V obbligo di versamento IVA solo dopo il reale incasso della fattura,
    per non penalizzare le imprese che già hanno problemi di clientela
    insolvente.
    5. Sviluppo ulteriore della nuova legge sui distretti industriali.
    6. Basic Tax del 5% omnicomprensivo, per microiniziative di giovani o
    anziani.
    7. Abolizione totale della tassa sulle piccole insegne commerciali.
    8. Graduale progressiva riduzione dell’IRAP.
    9. Riduzione IVA sul turismo, sul modello della Francia.
    10. Misure fiscali di incentivo per l’attrazione in Italia di residenti esteri
    (come in altri Paesi).
    11. Microcredito: superare da un lato l’usura e dall’altro lato il costo delle
    banche, utilizzando la sede degli sportelli postali per combinare la
    massa del microrisparmio con la domanda di microfinanziamenti per
    piccoli investimenti produttivi. Soprattutto da parte dei giovani.
    12. Agricoltura: completamento del disegno strategico di questi anni da
    realizzare attraverso:
    - definizione d’intesa con le Regioni di un programma unico per
    integrare e coordinare gli interventi comunitari, le politiche di
    mercato, la ristrutturazioni delle grandi filiere nazionali, lo sviluppo
    delle misure e il sostegno dei distretti agricoli e agroalimentari
    introdotti con l’ultima legge finanziaria;
    - consolidamento dei nuovi mercati locali di prodotti alimentari e di
    servizi nonché del rapporto diretto tra imprese agricole e
    consumatori;
    - realizzazione di un Piano Unico di Sviluppo rurale di concerto con le
    Regioni;
    - investimenti sul capitale umano per garantire un ricambio
    generazionale;
    - rilettura della normativa sulla caccia e sui parchi alla luce delle più
    recenti esperienze applicative.

    PUNTO N. 4: FISCO
    1. Proroga e attuazione della Legge delega per la riforma fiscale (2003),
    con l’obiettivo di portare la pressione fiscale sotto il 40% del prodotto
    interno lordo, con focalizzazione sulla famiglia attraverso una “no tax
    area” specifica. In particolare, si terrà conto della composizione del
    nucleo familiare (quoziente familiare), del lavoro della casalinga (lavori
    di cura), dei disabili e degli anziani a carico.
    2. Avanzamento delle misure di contrasto all’evasione fiscale già
    contenute nella legge finanziaria: riforma della riscossione esattoriale,
    potenziamento della partecipazione dei Comuni all’accertamento
    tributario. Nuove misure per attivare il contrasto d’interessi tra prestatori
    di servizi e consumatori sul modello della detrazione del 36% per i
    lavori dell’edilizia abitativa.
    3. Riforma degli studi di settore che sono alla base degli accertamenti
    tributari partendo dalla conoscenza oggettiva delle realtà territoriali. In
    questa logica coinvolgendo anche i Comuni.

    PUNTO N. 5: FINANZA PUBBLICA
    Dentro la struttura della nostra finanza pubblica, come si è via via formata in
    questi ultimi trenta anni, noi vediamo emergere 5 punti caratteristici
    essenziali:
    a) l’attivo è superiore al passivo. Il patrimonio pubblico (circa 1.800 miliardi di
    euro) è in specie superiore al debito pubblico (circa 1.500 miliardi di euro);
    b) tutto il passivo è collocato come debito pubblico sul mercato, mentre la
    parte di attivo che potrebbe essere collocata e valorizzata sul mercato,
    fatta da azioni, aziende, immobili, crediti, diritti di concessione, etc. (fino al
    40% del totale, fino a circa 700 miliardi di euro) è ancora in mano pubblica;
    c) simmetricamente, il grosso del risparmio privato è direttamente ed
    indirettamente investito in passività (ed in specie in titoli del debito
    pubblico) e non in attività;
    d) mentre quasi tutto il debito pubblico è del Governo centrale (dello Stato), il
    grosso del patrimonio pubblico che può essere collocato e valorizzato sul
    mercato – circa i due terzi del totale – è dei Governi locali (Regioni,
    Province, Comuni). Da ultimo, mentre il Governo centrale (lo Stato) tende
    a privatizzare, molti Governi locali seguono il processo opposto tendendo
    a pubblicizzare;
    e) mentre quasi tutto il prelievo fiscale è centrale (dello Stato), la parte
    crescente della spesa pubblica discrezionale è locale (di Regioni,
    Province, Comuni).
    La nostra proposta è un grande e libero patto tra Stato, Regioni, Province,
    Comuni, risparmiatori ed investitori.
    Un patto che:
    - realizzi il federalismo fiscale solidale, di cui all’art. 119 della
    Costituzione. L’attuazione di questo federalismo fiscale è ormai da tutti
    considerata necessaria. Non sarà causa di aumento, ma all’opposto di
    riduzione della spesa pubblica. Maggiore trasparenza dei conti,
    maggiore efficienza, minore evasione e minori sprechi. Soprattutto
    maggiore e più diretto controllo da parte dei cittadini sul governo della
    cosa pubblica;
    - riduca il debito dello Stato, immettendo sul mercato una quota
    corrispondente di patrimonio pubblico;
    - offra a risparmiatori ed investitori maggiori e migliori opportunità di
    impiego privato dei loro capitali.
    Gli effetti finali attesi sono: abbattimento del debito pubblico; minore costo del
    debito pubblico residuo; maggiore trasparenza, responsabilità ed efficienza
    della spesa pubblica; rilancio dell’economia.
    Solo su questa base, non aumentando le tasse sulla casa, sul risparmio, sulle
    partite IVA, ma abbattendo la manomorta del debito pubblico, l’Italia può
    ripartire.
    L’effetto positivo cumulato atteso è stimabile in termini di 1 punto di prodotto
    interno lordo di minore spesa pubblica corrente e di 1 punto di prodotto
    interno lordo di maggiore crescita.
    Sommando questi effetti con gli effetti dell’azione concreta già avviata contro
    l’evasione fiscale, per ridurla del 30% (con la riforma delle esattorie, con il
    potenziamento della partecipazione dei Comuni all’accertamento, con il
    potenziamento dell’amministrazione finanziaria, con il progetto della riforma
    dal basso e non dall’alto degli studi di settore), possiamo assumere che tutte
    le ipotesi di intervento di finanza pubblica presenti in questo programma
    siano ampiamente coperte.

    PUNTO N. 6: CASA
    1. “Piano casa”: realizzazione del piano attraverso il riscatto da parte degli
    inquilini delle case di proprietà pubblica e conseguente finanziamento di
    mutui per acquisto, affitti e costruzione di abitazioni per giovani coppie,
    nonché forme di “RISPARMIO CASA” sul modello tedesco e austriaco.
    2. Detassazione degli investimenti in riscaldamento e/o difesa termica delle
    abitazioni.
    3. Detassazione degli investimenti per la costruzione nelle città di nuovi
    posti-auto sotterranei.
    4. Fondo pubblico di garanzia per i mutui contratti dai condomini per le
    opere di manutenzione e/o ristrutturazione.
    5. Stabilizzazione definitiva delle norme fiscali (IVA + Imposte dirette) sui
    lavori di ristrutturazione edilizia.
    6. Applicazione della Legge Obiettivo anche alle città con agevolazioni agli
    interventi di riqualificazione urbana/demolizioni/ricostruzioni.

    PUNTO N. 7: SANITA’
    1. Completamento del piano per l’eliminazione delle liste d’attesa.
    2. Incremento dei fondi per la ricerca sanitaria.
    3. Riforma della Legge 180 (malati di mente), fortemente avvertita dalle
    famiglie.
    4. Educazione sanitaria nelle scuole.
    5. Misure di prevenzione per le popolazioni giovanili e quelle immigrate.

    PUNTO N. 8: RICERCA ED ENERGIA
    1. Libera trasformabilità delle Università in Fondazioni, in modo da aprire
    le università italiane ai contributi della società civile, al mercato,
    all’estero.
    2. Incremento degli investimenti pubblici in ricerca pubblica e privata.
    3. Importazione tale e quale dalla Francia in Italia dei 4 “fondi di fondi” per
    finanziare gli investimenti in ricerca.
    4. Raddoppio della detassazione degli utili se reinvestiti in ricerca ed
    innovazione tecnologica.
    5. Realizzazione dei rigassificatori già autorizzati (Nord, Centro, Sud) per
    ridurre la nostra dipendenza dall’estero.
    6. Realizzazione di termovalorizzatori eliminando lo scandalo della
    spedizione all’estero dei rifiuti solidi urbani (applicando il principio di
    responsabilità nazionale e locale: tanto si produce, tanto si deve
    smaltire).
    7. Incentivi alla diversificazione, alla cogenerazione, all’uso efficiente di
    energia, alle fonti rinnovabili (vere, non assimilate), dal solare al
    geotermico, dall’eolico alle biomasse, ai rifiuti urbani, per ridurre i costi
    dell’energia per le famiglie e per le imprese.
    8. Diversificazione del funzionamento degli impianti elettrici ad olio
    combustibile attraverso il ricorso al carbone pulito.
    9. Partecipazione ai progetti europei di sviluppo del nucleare di ultima
    generazione.

    PUNTO N. 9: SOCIETA’ SOLIDALE
    1. Incremento ad 800 euro delle pensioni minime, oggi a 551 euro e
    mantenimento del potere di acquisto delle pensioni, attraverso il
    recupero dell’inflazione.
    2. Agevolazioni per le persone oltre i settant’anni, come ad esempio:
    eliminazione canone TV; carta oro per accesso gratuito a viaggi
    ferroviari, teatri, cinema, stadi, etc..
    3. Continuità nell’assegnazione di libri di scuola gratuiti per le famiglie
    meno agiate ed estensione fino al 18° anno di età per garantire la
    fruizione del diritto/dovere all’istruzione.
    4. Stabilizzazione del 5x1000 ed estensione all’intera quota di imposte per
    volontariato, non-profit, ricerca, etc..
    5. Introduzione di un secondo 5x1000 a sostegno delle famiglie con
    disabili.
    6. Tesseramento ed assicurazione gratuita dei giovani che praticano
    sport.
    7. In conseguenza dell’abolizione della leva obbligatoria, potenziamento
    del servizio civile nazionale, per i giovani, su base volontaria.

    PUNTO N. 10: GIUSTIZIA E SICUREZZA TERRITORIALE
    Terminare l’opera intrapresa nella legislatura 2001/2006 con il
    completamento della riforma dei codici e la definitiva razionalizzazione delle
    leggi esistenti con particolare attenzione ai seguenti punti:
    1. Sicurezza del territorio. I cosiddetti piccoli reati sono un grande
    problema per i cittadini: furto in appartamento, furto d’auto, spaccio di
    droga, prostituzione, etc.
    La repressione di questi reati deve essere fatta con l’inasprimento delle
    pene, in loco ed in tempo rapido, correggendo tanto le leggi degli anni
    ’90 che hanno allontanato gli Uffici giudiziari dai territori dove erano
    commessi i reati, quanto attuando l’art. 106 secondo comma della
    Costituzione.
    2. Aumento fino a diecimila unità dei poliziotti e dei carabinieri di quartiere
    e fondi di incentivazione per le polizie locali.
    3. Rafforzamento del contrasto all’immigrazione clandestina e ingresso dei
    lavoratori nel Paese nei limiti stabiliti dalle quote, con precedenza ai
    Paesi che garantiscono la reciprocità dei diritti.
    4. Certezza della pena, prevedendo che i condannati con sentenza
    definitiva scontino effettivamente la pena inflitta (con particolare
    attenzione per i reati contro la persona). Per i reati minori previsione di
    pene alternative al carcere quali i lavori socialmente utili al fine del
    reinserimento sociale del condannato.
    5. Inasprimento delle pene per i reati di violenza sui minori e sulle donne e
    gratuito patrocinio a favore delle vittime di tali reati.
    6. Completamento della riforma dell’ordinamento giudiziario. Dopo la
    distinzione delle funzioni tra Pubblico Ministero e Giudice già realizzata
    nella legislatura 2001/2006 è necessario passare ad una riforma di
    ancor maggior garanzia per i cittadini arrivando alla separazione delle
    carriere.
    7. Attuazione dei principi costituzionali del giusto processo per una
    maggior tutela delle vittime e degli indagati.
    8. Riformulazione dell’attuale normativa anche costituzionale in tema di
    responsabilità penale, civile e disciplinare dei magistrati, al fine di
    aumentare le garanzie per i cittadini.
    9. Completamento della riforma del codice di procedura civile con ulteriore
    snellimento dei tempi di definizione e particolare incentivo alle
    procedure extra giudiziali.
    10. Riforma della normativa civile e penale relativa ai minori con l’istituzione
    del Tribunale della famiglia.
    11. Riforma del codice penale in conformità ai principi del punto 4 (certezza
    della pena) e del codice di procedura penale in conformità del punto 7
    (giusto processo).

    Questo programma completa e qualifica quanto è stato realizzato nella
    passata legislatura, consolidandone i risultati e rendendo irreversibile la
    trasformazione e la modernizzazione del Paese.

    Roma, 24 febbraio 2006

  7. #7
    email non funzionante
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  8. #8
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    Predefinito

    La cosa interessante del programma CDL è che non gliene frega niente a nessun italiano, tutti sanno a priori che sono solo balle.

    Mentre tutti sono lì a chiedere a Prodi come farà a togliere il 5% di contributi, se alzerà l'ICI, se abbasserà le tasse sui conti correnti e alzerà quelle sui Bot, quanto sarà la franchigia sulle tasse di successione, ecc.


    In campagna elettorale si parla solo del programma di Prodi. Come sempre, Prodi vince e Berlusconi perde.

  9. #9
    live long and prosper
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da brunik
    La cosa interessante del programma CDL è che non gliene frega niente a nessun italiano, tutti sanno a priori che sono solo balle.

    Mentre tutti sono lì a chiedere a Prodi come farà a togliere il 5% di contributi, se alzerà l'ICI, se abbasserà le tasse sui conti correnti e alzerà quelle sui Bot, quanto sarà la franchigia sulle tasse di successione, ecc.


    In campagna elettorale si parla solo del programma di Prodi. Come sempre, Prodi vince e Berlusconi perde.
    è vero che si discute del programma di prodi
    questo perchè entrambi i leaders li abbiamo visti all'opera
    berlusconi ha fatto un programma che ha mantenuto quindi ci si aspeta che farà lo stesso i prossimi 5 anni
    prodi invece non ha fatto nulla ed è normale che se adesso promette di aumentare le tasse gli italiani ne parlino

  10. #10
    Idealista DemoProletario :-)
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    Thumbs down Ma che ha mantenuto!? Solo uno dei 5 punti ha portato a termine..e si ricandida pure!

    Citazione Originariamente Scritto da Libero
    Berlusconi ha fatto un programma che ha mantenuto

    Comunque il fatto che in televisione si voglia fare le pulci nel programma di governo altrui anziche' spiegare le proprie proposte per il futuro dell'Italia la dice lunga sulla consapevolezza delle proprie possibilita' di vittoria!
    Comunque dopo aver governato per 5 anni se una compagine politica si atteggia a fare campagna elettorale con toni populisti e incutendo ataviche paure nell'elettorato quasi come se avesse il ruolo di "Opposizione" cio' vuol dire che qualcosa non gira nel verso giusto nell'operato pregresso di detta coalizione...altrimenti incentrerebbe la propria strategia elettorale sulla esaltazione del PROPRIO "prodotto"...non certo sul discredito di quello ALTRUI! Ma evidentemente e' sotto gli occhi di tutti che la CdL e' in un vicolo cieco e questa "strategia rattoppata" e' l'unica che puo' portare avanti....anche se con tutta probabilita' non servira' a granche'.
    Hola!
    "HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!"

 

 
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