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Discussione: Jakob Böhme

  1. #1
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    Predefinito Jakob Böhme

    Dal sito http://www.airesis.net/

    Misticismo e alchimia in Jakob Böhme
    di Davide Arecco (Università di Genova)

    http://www.airesis.net/IlGiardinoDei...Arecco_eng.htm

  2. #2
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    Dialogo tra un maestro e un discepolo (come l’anima possa giungere ad udire e vedere Dio, e cosa sia la sua fanciullezza nella vita naturale e in quella soprannaturale, e come possa immergersi in Dio dalla natura e nuovamente nella natura da Dio, e cosa siano la sua beatitudine e la sua corruzione).



    1. Il discepolo disse al maestro: “Come posso giungere alla vita soprasensibile, così da vedere e udire Dio?”.
    Il maestro disse: “Se potessi per un istante lanciarti là dove non abita creatura, allora udresti le parole di Dio”.

    2. Il discepolo disse: “Questo luogo è vicino o lontano?”.
    Il maestro disse: “ E' in te, e se solo per un’ora farai tacere tutte le tue volontà e i tuoi sensi, allora potrai udire le ineffabili parole di Dio”.

    3. Il discepolo disse: “E come posso udire, se faccio tacere i sensi e la volontà?”.
    Il maestro disse: “Se fai tacere i sensi e le volontà della tua individualità, allora l’udito, la vista e la parola eterni si riveleranno in te. E' infatti il tuo proprio sentire, volere e vedere che ti impedisce di vedere Dio”.

    4. Il discepolo disse: “Ma come posso udire e vedere Dio, se Egli è sopra la natura e la creatura?”.
    Il maestro disse: “Stando quieto e silenzioso, sei quello che era Dio prima che la natura e la creatura fossero, e da cui Egli la natura e la creatura tue foggiò: vedrai e udrai con quanto Dio vedeva e udiva prima che principiassero a essere la tua volontà, la tua vista e il tuo udito”.

    5. Il discepolo disse: “Cosa mi impedisce allora di giungere a ciò?”.
    Il maestro disse: “Null’altro che il tuo volere, udire e sentire, e il fatto che lotti contro ciò da cui sei disceso. Con la tua volontà individualistica ti separi dalla volontà divina, e con la tua vista individualistica vedi solo nella tua volontà, che ottunde caparbiamente il tuo udito con cose terrene e particolari, ti trascina in un baratro, e con l’oggetto del tuo desiderio si poserà come un’ombra sopra di te per impedirti di giungere al supernaturale e al supersensibile”...

    Jakob Böhme, da "La vita soprasensibile"

  3. #3
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    Meraviglioso Böhme.
    Sapete dirmi se esiste qualche suo libro in commercio? Vi è una casa editrice che se ne sia occupata?

  4. #4
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    Originally posted by Vahagn
    Meraviglioso Böhme.
    Sapete dirmi se esiste qualche suo libro in commercio? Vi è una casa editrice che se ne sia occupata?
    Ho fatto una breve ricerca e ho trovato questi libri in commercio. I primi, si noterà, sono in francese, ma sono di un editore che ha sede in Italia, o comunque fa anche libri in italiano (io ne ho uno di De Giorgio), quindi se sapete il francese, sarà facile reperirli. Gli altri si troveranno in varie librerie ( anche virtuali) esoteriche o magiche o apotropaiche o stregate o chi più ne ha più ne metta.

    Archè :

    De l’élection de la Grace ou de la volonté de Dieu envers les hommes - Bohme Jakob - € 30,47

    De la signature des choses, ou de l’engendrement et de la définition de tous les etres - Bohme Jakob - € 29,88

    De l’incarnation de Jésus-Christ - Bohme Jakob - € 28,35





    Il Leone verde :

    Dialogo tra un’Anima Illuminata e una priva di Luce – Bohme Jakob - € 6,20




    Mimesis :

    La vita soprasensibile – Bohme Jakob - € 6,71




    Bastogi:

    La rinascita spirituale della Natura e l’Esoterismo rosacruciano – Bohme Jakob - € 9,30

  5. #5
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    Ti ringrazio. Un capitolo mancante nella mia biblioteca, e che colmerò al più presto.

  6. #6
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    Enrica Perucchietti

    JACOB BÖHME, GENIO METAFISICO



    Nell'ambiente protestante a cavallo tra il XVI e XVII sec., tra le personalità più illustri ed eminenti della modernità, spicca per la sua complessa genialità e potenza visionaria il grande mistico e teosofo tedesco Jacob Böhme. L'anticonformismo mistico e la cripticità del messaggio teosofico di Böhme hanno impegnato per secoli, e impegnano tuttora, filosofi, storici, teologi, poeti (da Milton a Blake) e, in particolare, cultori di esoterismo (da Louis Claude de Saint-Martin a Julius Evola). E proprio al famoso occultista Saint-Martin appartiene la confessione della propria passione per la teosofia böhmiana che lo spinse, essa soltanto, a imparare il tedesco in età matura, «al solo scopo di leggere questo autore incomparabile» che Saint-Martin considerava «la maggiore luce mai apparsa sulla Terra, secondo solo a Colui che è la Luce stessa».


    Influenze della tradizione böhmiana
    Le sue opere più caratteristiche, esposte in linguaggio oscuro e misterioso, che trasmettono un senso di vertigine e danno l'illusione di cogliere intuitivamente l'inspiegabile verità metafisica, sono infatti "scrigni" di una sapienza divina, dominata da visioni angeliche e metafisiche; le sue dottrine, su cui si innestano influenze ermetiche e cabalistiche, hanno fondato una vera e propria tradizione filosofica che, a partire dal più famoso dei suoi seguaci, Franz von Baader, si è estesa al Romanticismo da cui è risalita fino all'Idealismo tedesco con Schelling ed Hegel, infondendo con il proprio afflato mistico una corrente interna alla filosofia russa tra la metà dell'Ottocento e inizio Novecento. Infine, dagli ultimi decenni dell'Ottocento che hanno visto la nascita di eclettici movimenti magici ed esoterici, in quanto teosofo, Böhme è stato assunto e sincreticamente interpretato dalla corrente spirituale "rosi-cruciana", fautrice del Cristianesimo esoterico e dagli adepti della teosofia accostando vari aspetti delle sue dottrine a tematiche buddhistiche o induistiche.
    Figura eminente in seno alla storia della spiritualità europea, grande mistico, filosofo e poeta, la cui poesia sulla natura dell'uomo, delle cose e dell'essere divino è stata definita da Schelling «labirintica, simile al fondo oscuro della natura», Böhme sfugge a qualsivoglia tentativo di classificazione. A seconda dei temi presi in considerazione, è stato definito ora un luterano, per l'esaltazione del primato della fede e della grazia (sebbene sia stato accusato di eresia dalle autorità ecclesiastiche dopo la stesura dell’Aurora), ora un cattolico per il rispetto e la devozione che nutre per la Vergine; ora un alchimista, per il sapere ermetico che traspare dai suoi scritti, sebbene le informazioni iniziatiche siano inserite in ambito "teologico". Non è mancato chi, tra gli interpreti, ha voluto individuare nelle sue opere traccia di un panteismo per l’onnicomprensività dell'essere divino, né chi, all'opposto, ne ha denunciato le inclinazioni dualistiche per la sua continua insistenza sulle potenze demoniache e infere e per il suo inesausto confrontarsi con il problema del Male.


    Da Theosophisce Wercke


    Le dottrine
    Precetto fondamentale del sistema teosofico böhmiano è il seguente: «Dio deve divenire uomo e l'uomo deve divenire Dio. Il cielo deve diventare uno con la terra, e la terra deve trasformarsi in cielo, così che la volontà divenga quella del cielo». Le dottrine di Böhme non ci insegnano cosa dovremmo "sapere" o "fare", bensì ci aiutano a comprendere cosa dovremmo "essere". Per il nostro autore l'uomo non è che un "tempio vivente", e la sua vita una forma della volontà divina, per cui adempiere la volontà di Dio significa in realtà divenire simili a Lui e dunque divini, cercando di realizzare il proprio ideale più elevato nei propri pensieri, parole e azioni, cercando di ridestare nella propria mente terrena la luce divina dello spirito, così da creare «un paradiso dentro la mente». Questo mondo spirituale, sede dell'uomo rigenerato, non è però un mondo illusorio o fantastico, ma assolutamente reale. Nella prefazione di Aurora, l'autore sostiene che Dio creò davvero l'uomo perché fosse la Sua immagine. L'uomo non è dunque limitato dalle forme fisiche, ma il suo Io si estende fino al cielo: compito dell'uomo è destare lo Spirito divino che risiede in lui; a quel punto egli, come uomo nuovo e rigenerato, potrà conseguire la vera conoscenza e penetrare il significato e la causa di ogni cosa. Ma questa forma di sapere superiore è mediata e preceduta dalla conoscenza del proprio Io. Le sue dottrine consistono quindi in istruzioni per mostrare come l'uomo possa creare un regno di luce entro se stesso ma, per comprenderne appieno il messaggio, bisogna innanzitutto credere che qualcosa di metafisico possa rivelarsi all'uomo, o meglio, "nell'uomo" e, in secondo luogo, essere pronti a entrare in uno stato divino, poiché la vera sapienza è definibile come quell'esperienza pratica mediante cui la parte divina dell'uomo conosce se stessa. Scopo primario delle opere di Böhme è condurre il lettore a uno stato di unità con Dio mediante il Cristo, abbandonandosi a una "fede vivente" in Gesù Cristo, inteso come Luce divina e Verità. Per questo motivo le verità spirituali sono al di sopra del ragionamento intellettuale e non possono essere spiegate se non attraverso il ricorso a immagini o allegorie. La vera conoscenza spirituale deriva soltanto dal risveglio dello spirito: l'uomo non acquisisce la conoscenza dai libri, ma la possiede entro se stesso, poiché il cielo e la terra e Dio stesso albergano nell'uomo.


    L’occhio di Dio
    Da Seraphinish Blumengärtlein



    Dio e la creazione
    Come abbiamo visto a proposito della Sapienza, la creazione è intesa come una rivelazione divina: Dio non crea allo scopo di perfezionarsi, in quanto Egli è la causa suprema, autosufficiente, gloria assoluta, perfezione, bontà, bellezza, splendore, ma soprattutto "Volontà" originaria, primigenia e al contempo "Potenza" infinita. Dio crea allo scopo di rivelare Se stesso a Se stesso. Crea «poiché è una fontana d'amore in flusso continuo» e per questa sovrabbondanza d'amore Böhme arriva paradossalmente a sostenere che «l'amore è maggiore di Dio». La volontà originaria (Dio Padre, lato maschile della divinità), intuisce dunque se stessa creando uno specchio: è l'Immaginazione divina o Sapienza (il lato femminile di Dio, Madre divina, eterna ma passiva rispetto alla volontà maschile, il Dio Padre), attraverso cui osserva le idee-immagini riflesse e dà luogo al sentimento di piacere che prova nel contemplarsi, generando il Figlio. Dio crea tutte le cose mediante il Logos, la Parola eterna derivante dal suo Sé. In sintesi: mediante l'atto della creazione, Dio proietta nell'oggettività l'immagine esistente soggettivamente in Lui dall'eternità, la Sapienza, le cui idee non chiedono che di essere realizzate, rese reali. La creazione ha luogo attraverso la manifestazione da parte di Dio della sua natura eterna nella quale, attraverso il Suo amore o desiderio attivo, Egli rende corporeo e sostanziale ciò che prima esisteva in Lui come spirito. Tutto si origina però da un atto di contemplazione. Da questa intuizione e autoconsapevolezza deriva un "potere" nuovo, il divenire o movimento vitale: lo Spirito Santo. Dio si pone dunque come triplice nella sua evoluzione eterna, in quanto «se ogni cosa fosse solo unità, tale unità non potrebbe divenire manifesta a se stessa»: è necessario dunque un processo di autorivelazione che conduca alla creazione come atto di libera volontà. Da Dio deriva anche l'intera natura: «Se non esistesse alcuna natura che non si originasse entro l'eterna unità, non esisterebbe altro che l'eterna tranquillità». Böhme respinge però il panteismo: Dio è tutto e non vi è nulla che non sia Dio, ma «l'universo non è identico a Dio, né lo spirito dell'uomo è identico al suo corpo. Nemmeno il Cristo è identico a Dio, in quanto egli è diventato umano». E ancora: «II mondo esterno non è Dio, e non sarà Dio per tutta l'eternità. Il mondo è solo uno stato di esistenza in cui Dio manifesta Se stesso». Nel suo dispiegarsi la natura si esprime in qualità contrarie e contrapposte: luce e tenebre, bene e male, amore e odio, vita e morte, così come esistono in Dio Volontà indistinta e potenza infinita, luce e oscurità. Bene e male non possono esistere l'uno senza l'altro. Nessuna molteplicità è possibile senza l'unità come la luce non può sussistere senza le tenebre. L'esistenza del male si costituisce come un momento necessario per la presenza del bene, dal momento che nulla può esistere nella creazione senza il suo opposto che lo neghi. Solo alla fine del mondo questa contrapposizione verrà risolta dalla vittoria del bene sul male, ossia di Cristo su Lucifero. Caratteristica della teologia cosmogonia böhmiana è il linguaggio mistico-ermetico, il ricorso a una complessa simbologia alchemica e alla numerologia di ascendenza pitagorica e cabalistica con il prevalere dello schema triadico o ternario e di quello settenario.


    L’uomo microcosmo
    Come abbiamo anticipato l'uomo è fatto a immagine della divinità ed è un microcosmo. La sua anima risulta composta da tre princìpi: il principio delle "tenebre" o "fuoco" da cui si origina la sua anima; il principio della "luce" da cui deriva il suo spirito; infine, il terzo principio che costituisce l'elemento base del suo corpo è la "mente". L'uomo si differenzia dagli angeli proprio per il terzo principio, la mente, che gli permette di ragionare e giudicare. L'anima dell'uomo assomiglia a un seme contenente la potenza dell'immortalità in uno stato inconsapevole, che può essere risvegliata solo dal risveglio di ciò che è divino in lui. Analogicamente, nel corpo umano si incontrano tre elementi: quello celeste, quello siderale e quello elementare. Abbiamo definito l'uomo un "microcosmo": egli è infatti, nel suo complesso, concepito come uno spirito planetario, in cui è contenuta ogni cosa: Dio, il Cristo, gli angeli, il cielo, la terra e l'inferno.


    Il simbolismo dell’anima
    (rappresenta una vita risvegliata dall’occhio di Dio)
    Da Theosophisce Wercke, Amsterdam 1682

    continua…

  7. #7
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    Le Potenze e gli Angeli
    In natura tutte le cose differiscono l'una dall'altra, anche gli angeli si differenziano tra di loro e possiedono qualità o "poteri" diversi. Gli angeli e i diavoli, come tutte le creature, non possono vivere al di fuori del "Fuoco di Dio" (o Volontà) che è la radice e l'origine di ogni cosa. Il Fuoco divino è una delle qualità o potenze divine. Questi poteri vengono inseriti da Böhme in una complessa descrizione che fa ricorso a uno schema settenario e a un oscuro linguaggio alchemico. Nella vita divina si rivelano sette qualità naturali (da cui deriveranno sette angeli oltre ai tre arcangeli). Le sette qualità di Dio sono: 1. il desiderio, 2. il movimento, 3. la sensazione (o dolore), 4. il lampo (o vita stessa), 5. dolce amore (o vero spirito), 6. suono o vita intelligente, 7. la sapienza essenziale o corpo (regno) di Dio o paradiso. Le prime tre forme o qualità in cui si costituisce l'attività del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vengono chiamate anche "sale", "zolfo" e "mercurio", inaugurando quindi un ulteriore livello di interpretazione ermetico. Dio divenendo oggettivo a Se stesso, ossia costituendo Se stesso come Essere creato, assunse un triplice aspetto che diede a sua volta origine a tre diversi poteri divini autoconsapevoli, chiamati "arcangeli" che rappresentano i tre volti della Trinità: Michele, Lucifero e Uriel, che raffigurano rispettivamente il Padre, il Figlio e lo Spìrito Santo. Al di sotto degli arcangeli troviamo una classificazione di sette angeli da cui derivano innumerevoli suddivisioni di angeli e spiriti. Gli angeli sono gli strumenti di Dìo per governare il mondo e come tali «non solo glorificano la natura celeste in cui governano, ma dominano anche sul mondo terreno e sulle regioni individuali»


    Lucifero
    Tutti gli angeli devono sottomettersi al Creatore e consegnargli la loro volontà egoistica e non sollevarsi contro di Lui come invece accadde con Lucifero: «Ogni angelo [...] deve arrendere se stesso e tutto ciò che gli appartiene alla volontà di Dio; deve morire nei confronti della propria volontà egoistica e aprirsi alla luce dell'amore come un frutto dell'amore divino». Lucifero conosceva la volontà di Dìo e aveva avuto modo di conoscere il fondamento della creazione e i suoi segreti ma agì ponendosi volontariamente contro la volontà divina divenendo così un diavolo: «La passione fiammeggiante, che era forte in Lucifero, lo incitò. Le tenebre (materia) desideravano divenire create (oggettive) in lui». Dio non creò un particolare stato di sofferenza per punire e tormentare l'angelo che aveva cercato di farsi Dio e si era allontanato da Lui; Lucifero stesso, allontanandosi dalla luce divina e ingaggiata una guerra contro le armate dell'arcangelo Michele, creò un inferno per se stesso e per le legioni che lo seguirono nella disfatta. La separazione di Lucifero dal mondo della luce fu totale e, a causa di questo allontanamento, non è possibile un termine del tormento infernale, in quanto colui in cui il Male ha avuto sopravvento è destinato a restare nel Male. L'uomo, invece, deve conoscere il Male in modo da essere in grado comprendere il Bene per far ritorno a esso.




    Il racconto mosaico della creazione
    II racconto mosaico della creazione assume un ruolo particolare nella speculazione teosofica di Böhme. Esso va inteso non come la storia della creazione del mondo dal nulla, ma come la storia del "rinnovamento" o "restaurazione" del mondo naturale che precedentemente era dominio di Lucifero e che, dopo la sua ribellione a Dio, venne gettato nel caos. Quando ebbe inizio la guerra contro le legioni del diavolo, la morte subentrò nella natura corrompendola e degenerandola. Di conseguenza Dio dovette inaugurare una nuova creazione "di luce" per risollevare e salvare la terra dalla morte eterna. Alchemicamente ogni cosa (che aveva conosciuto la morte, corrispondente alla prima fase dell’Opus, la nigredo) doveva "rinascere” a nuova vita. I diavoli avevano corrotto la natura producendo uno stato di combustione (morte attraverso il fuoco): Dio dovette far rinascere (resuscitare) la natura attraverso l'opera dell'acqua (così come l'acqua del battesimo battezza l'anima dell'uomo neutralizzandone gli elementi maligni). Böhme descrive dunque la creazione narrata nell'Antico Testamento interpretandola in chiave alchemica. In sintesi: la caduta di Lucifero ha ridestato la Madre del fuoco, dando origine all’inferno, ma è stato sconfitto da Dio mediante la Madre dell'acqua. Attraverso questo processo di restaurazione, la creazione perviene il settimo giorno al suo stato di perfezione. Alla fine venne creato l'uomo, da cui doveva provenire un’armata celeste: «Dio desiderò creare un’armata angelica. Così creò Adamo ed egli doveva generare dal suo corpo creature del suo stesso genere».


    L'uomo e la doppia caduta
    L'uomo doveva però superare gli angeli in perfezione, in quanto Dio lo creò come Sua immagine completa, mentre gli angeli erano stati creati soltanto da due principi (dal Fuoco e dalla Luce che permettono loro di volere e percepire). Adamo doveva essere il simbolo perfetto di Dio, creato dalla sua stessa sostanza in uno stato di "perfezione paradisiaca" e doveva regnare su tutta la natura.
    Il suo corpo appariva luminoso, irradiava luce divina, in quanto la sua sostanza terrestre era assorbita nell'essenza celeste. Il termine "paradiso" indica però uno stato di purezza, di felicità e di innocenza, ma non di conoscenza. In Adamo c'era solo "godimento dell'amore", i suoi pensieri e la sua volontà erano puri. Conosceva il linguaggio di Dio, degli angeli e della natura, e infatti diede il nome a tutte le creature «ciascuna seconda la sua essenza e la sua qualità».




    Nella sua rappresentazione del peccato o caduta dell'uomo primigenio, Böhme riprende e rielabora in maniera originale la dottrina dell'androgino tipica della speculazione ermetica, inserendola nell'ambito del misticismo cristiano. In origine Dio creò Adamo come un essere androgino, riunente in sé il principio maschile e quello femminile, denominati la "Tintura del Fuoco" e la "Tintura della Luce". Il sonno di Adamo viene concepito dal teosofo tedesco come una prima caduta e non come lo stato in cui Dio pose la sua creatura allo scopo di trarne Eva da una sua costola. Il sonno di Adamo allude allo stato in cui si venne a trovare quando, abusando della propria libertà, si staccò dal mondo divino e si immaginò in quello della natura, degradandosi a uno stadio inferiore (quello terrestre) rispetto a quello a cui apparteneva. Dai discepoli di Böhme questo sonno venne associato al desiderio di Adamo di imitare gli animali che egli vide congiungersi nell'accoppiamento. L'apparire dei sessi, ossia la distinzione dei princìpi originariamente uniti, sarebbe stata infatti una conseguenza di questa prima caduta originaria. Ma allo stesso tempo, la creazione di Eva si sarebbe rivelata come un rimedio da parte di Dio allo stato di privazione e di desiderio in cui si trovava Adamo. A questa prima colpa seguì la seconda, quella tradizionale della mela e del serpente. La dottrina della doppia caduta si complica, però, per il riferimento alla Sophia o Vergine terrestre, tema che verrà ripreso e approfondito dai seguaci di Böhme. Come ha mostrato Evola, nella Metafisica del sesso, l’essere androgino delle origini sarebbe stato interiormente unito in un sacro connubio a quello che un discepolo di Böhme, Ernst Benz, definì il «corpo luminoso della vergine celeste Sophia»: congiunto con la Vergine o Sapienza celeste, era in grado di comunicare con Dio e operare qualsiasi miracolo.

    Per spiegare questo concetto, concludiamo con un citazione da uno dei massimi esoteristi e interpreti contemporanei dell'ermetismo, Julius Evola. Così Evola riassume la concezione böhmiana della caduta: «Al pari di Lucifero, l'essere primordiale volle dominare la Vergine, che allora si staccò da lui, sicché in lui restò soltanto il principio igneo (Tintura del Fuoco) privo di luce, arido e assetato. [...] Anche nello stato decaduto l'uomo, amando le donne, segretamente è sempre quella Vergine che desidera, è di lei che ha fame anche quando crede di appagarsi col piacere carnale e terreno. La "debole" donna terrestre ne è solo un surrogato, e il completamento dell'essere che essa sembra promettere è illusorio. Böhme fa dello sbarramento biblico dell'Eden contenente l'Albero della Vita un simbolo della irraggiungibìlìtà dello scopo attraverso l'unione dei sessi terreni: è come un toccare un frutto che il giardiniere subito strappa di mano all'uomo: appunto perché l'uomo scambia Sophia con Eva, scambia la Vergine con la matrix Veneris che lo attira con un falso desiderio».

    Enrica Perucchietti su Hera n° 58 – novembre 2004


  8. #8
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    Progetto:Operazione contagio.
    **************************
    Ora e adesso è il tempo dell’azione.
    L’Operazione di Unificazione Unitaria delle Religioni di Jurm Ben ISman non ha
    paternità se non quella dell'intera umanità delle anime del presente e del
    passato di tutte le generazioni che dalla creazione si sono succedute.
    Io posso solo propormi ed offrirmi come catalizzatore nella realizzazione di
    questa immane rivoluzione che nasce dall'essere, niente di più niente di meno.
    Sia ben chiaro a tutti che la paternità della Unificazione Unitaria delle Religioni
    del mondo Jurmiana è da attribuirsi all'intera umanità di tutti i tempi dei tempi.
    Ora e adesso avvenga il contagio che innesca in noi umani tale Rivoluzione Universale.
    La luce DIVINA illumini tutti noi nel momento di smarrimento e di follia da
    ultima spiaggia, da ultima scialuppa.
    Si propaghi l’operazione contagio,
    il miracolo accade adesso,
    il miracolo siamo noi.
    Ora e adesso è il tempo dell’azione
    è azione sia.
    WWW.UNIONERELIGIONIJURM.COM
    Jurm Ben ISman
    GIOVANNI IOANNONI

 

 

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