Una esplosione di sentimentalismo, anche di buona stoffa, e certamente frutto di ottime intenzioni, spinge parte della società italiana a esprimere in mille modi compassione per gli sventurati che da dieci anni abitavano nelle topaie in mezzo agli aranceti di Rosarno, ai miserabili neri braccati dall’uomo bianco e poi espulsi da un ministro del nord, ai nuovi ebrei che “se questo è un uomo”. Qui si sostiene la tesi realista, contraria.
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