«Presidente non ci abbandoni» Mediaset, va in onda lo sciopero
di Giuseppe Vespotutti gli articoli dell'autore
Primo sciopero di gruppo a Mediaset. Domenica e lunedì i dipendenti della tv del Cavaliere incroceranno le braccia, con probabili disagi per le trasmissioni: dai tiggì ai contenitori come Domenica 5, fino a Controcampo. Motivo dell’agitazione, la prima vera nella storia del gruppo, la cessione da parte di Videotime - azienda interna alla galassia Mediaset - dei lavoratori addetti alla sartoria, al trucco e all’acconciatura, alla Pragma Service Srl di Pioltello, Milano.
Si tratta di 56 persone, per lo più donne, che lavorano nelle strutture di Cologno Monzese, Milano Due e Roma. Continueranno a frequentare gli studi televisivi, ma alle dipendenze di un’altra proprietà. Che ovviamente non garantirà lo stesso trattamento di Mediaset, che in questi giorni ha ripreso a trattare coi sindacati per rinnovare il contratto integrativo. Ieri sera alcune lavoratrici del reparto trucco di Cologno Monzese stavano già preparando due lettere da indirizzare a Piersilvio Berlusconi, al premier e a Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset. «Sin dalla sua nascita, il gruppo ha fatto della cura dell’immagine e della crescita delle professionalità interne la chiave del suo successo», scrivono invece in un comunicato dal titolo “Nel 2010 Canale 5 compie 30 anni. Compleanno senza trucco!”.
«Lavorando per decenni dietro le quinte - continua la nota - le truccatrici hanno dato un importante contributo alla crescita dell’azienda. Oggi vengono cedute, senza una parola di spiegazione, ad una società priva di qualunque qualifica ed esperienza nel settore». «È una cessione immorale», rincara la dose una agguerrita truccatrice. «Dopo tutti questi anni ci danno un bel calcio nel sedere. Ci faremo sentire, anche a costo di salire sul minareto», dice facendo riferimento all’antenna Mediaset di Cologno Monzese. L’azienda ha motivato la cessione con una lettera, nella quale - riferiscono i lavoratori - si dice che i reparti trucco, acconciature e sartoria, non sarebbero attività strettamente legate al processo produttivo televisivo, e per questo possono essere cedute. «Provate a chiederlo a un giornalista o a un presentatore se non siamo parti produttive», ribatte un’altra dipendente. «Chiedetegli se possono andare in onda senza trucco o senza vestiti. La prima cosa che si fa quando si riorganizza il lavoro - continua la donna - è programmare i nostri turni. Questo dà l’idea di quanto sia necessario il nostro lavoro».
Lo sciopero è indetto per tutti i circa 3.400 lavoratori del gruppo. Pare che alcuni, anche tra i giornalisti, oltre ad avere manifestato solidarietà ai dipendenti coinvolti dalla cessione, stiano preparando una lettera da inviare ai vertici aziendali. Il timore - paventato da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, che hanno indetto la mobilitazione - è che questa possa essere la prima di una serie di esternalizzazioni. «Mediaset - dice Francesco Aufieri, funzionario Slc-Cgil a Milano - fa un ricorso eccessivo agli appalti, anche quando può utilizzare risorse interne».
«Si tratta di una decisione unilaterale dell’azienda che non accettiamo», aggiunge la segretaria generale Slc, Elisabetta Ramat. «Da qualche tempo c’è un allentamento della qualità delle relazioni sindacali. Certamente questa operazione rischia di comprometterle in modo pesante».
08 gennaio 2010
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Lo sciopero (invisibile) dei dipendenti Mediaset
pubblicato: sabato 23 maggio 2009 da Gabriele Capasso in: Notizie Mediaset
La notizia è inconsueta, talmente inconsueta che la diamo con un giorno di ritardo e contemporaneamente in una sorta di curiosa anteprima. Ieri i dipendenti della Videotime di Roma (società licenziataria di Mediaset-Rti che opera nei centri di produzione Palatino e Elios) hanno scioperato. Si tratta di tutte quelle maestranze (tecnici, parrucchieri, truccatori, sarti) che gestiscono il dietro le quinte di trasmissioni come Uomini e Donne, Forum e del Tg5.
Roberto Crescentini, delegato fistel-Cisl della Rsu di Videotime, ha denunciato una politica di risparmio di Mediaset (che dichiara di essere in “crisi”). Quindi via “diaria per gli esterni, fermi i passaggi di livello, diminuzione dei premi di produzione, azzeramento della politica retributiva“, più semplicemente il blocco del rinnovo del contratto integrativo. I sindacati si dicono pronti a prendere in carico le difficoltà dell’azienda di fronte alla crisi economica, ma nutrono delle perplessità rispetto alla reale portata che questa starebbe avendo su Mediaset, stando ai risultati contabili presentati per l’ultimo trimestre, sempre brillante nonostante qualche difficoltà.
Sempre Crescentini denuncia:
Alla puntata di Forum in cui era ospite Barbara D’Urso, Mediaset ha pagato un parrucchiere 1.300 euro. Come anche viene pagato tutti i giorni un parrucchiere per la conduttrice Rita Dalla Chiesa, ad un prezzo che ci pare esorbitante, visto il momento: 700 euro
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