Scrive lo scorso gennaio il dir. Di Micromega
“In una democrazia liberale la moralità è patrimonio di tutti. In Italia, invece, è patrimonio diffuso solo nell’elettorato di centro sinistra. L’elettorato di centrosinistra, dico purtroppo, è moralmente di gran lunga superiore a quello di centrodestra”.
Violante Luciano, ex presidente della Camera, dà in pratica degli eversori a chi ha votato per la CdL:”In questa maggioranza ci sono tre forze, AN, Forza Italia e la Lega, che sono fuori dalla storia costituzionale del Paese e non hanno proprio idea di quali siano i valori che la Costituzione rappresenta per tutti gli italiani”. Era il 13 aprile 2003
Pagliarulo Gianfranco, senatore Pdci, descrive così gli elettori del Premier:”Altro che il pensiero di Sturzo, le vere radici di F.I. sono nelle televisioni. La triste realtà è che Berlusconi è semplicemente un prodotto di marketing”.
Nel maggio del 2003 D’Alema Massimo:”La voglia epidermica degli italiani di provare Berlusconi al governo è stata così forte che gli elettori non si sono accorti di votare per un signore che aveva le scarpe sporche di fango e che voleva risolvere i suoi problemi”.
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Va da sé che un uomo di Stato, un presidente del Consiglio, non deve dare del «coglione » a nessuno, né agli amici né agli avversari.
Tanto meno in campagna elettorale.
È anche vero, però, che dall’altra parte Prodi ha usato la definizione ben più pesante e infamante di «delinquenza politica» per la Casa delle libertà.
Il leader dell’Unione, dopo l’«ubriaco» dato a Berlusconi in diretta, ha incalzato con un più dotto ma peggiore «bugiardo compulsivo » e ha liquidato come
«balle » la proposta di abolire l’Ici sulla prima casa.
Il «mascalzoni » di Oliviero Diliberto gli è stato restituito pari (... pari dal pur posato Antonio Martino, ma lo scatenato Diliberto (ex e forse futuro ministro della Giustizia) ha stracciato tutti con «scellerati e inetti» seguito da un
«pazzi e irresponsabili» e da un più preciso «Berlusconi è un pazzo, è un pazzo estremista».
Appena più sfumato Massimo D’Alema, che definì Calderoli «un buffone al governo», ma ci ha pensato Violante a rincarare sul capo del Governo, «il vero eversore», naturalmente «pericoloso» di questo Paese.
Per finire con Prodi che - a proposito di gentilezza verso l'elettorato, ha dato del «matto» a un ascoltatore in diretta radiofonica.
Beninteso, anche nella Casa delle libertà non ci si sono risparmiate frasi e definizioni che ci si potevano e dovevano risparmiare, ma un equo giudizio arbitrale non stenterebbe dare la palma dell'insulto politico all'Unione.
E, se non vale la pena di dibattere su quale caduta di stile sia peggiore, in una campagna elettorale che di stile ne ha poco da entrambe le parti, è il caso di ricordare che il fondatore dello sport definibile «Insulto all'elettorato» fu Umberto Eco, poco prima delle elezioni di cinque anni fa.
È il caso di ricordarlo in dettaglio, anche per considerare quanto siano state - e siano - risibili alcune considerazioni politico-insulterecce della sinistra.
Era maggio e Eco pubblicò su la Repubblica e sull'Unità un richiamo a tutti gli italiani «buoni e pensanti» perché votassero contro Berlusconi, sottolineando che avrebbero votato per il Polo gli italiani «malvagi» oppure «stupidi»: ovvero, insieme, delinquenti o coglioni. Che la lucida e pensata bassezza sia venuta dall'intellettuale italiano più famoso nel mondo mi sembra più sconsolante della gaffe di Berlusconi.
Ma andiamo alla sostanza, cioè ai motivi per cui oltre la metà degli italiani, secondo lui, si sia subito dopo dimostrata malvagia e/o stupida.
Primo motivo era che Berlusconi, controllando i sei principali canali televisivi, avrebbe inevitabilmente instaurato «un regime di fatto».
Ebbene, tutti possono valutare quanto poco il capo di Forza Italia abbia controllato le tv.
Riguardo al «regime», neanche nell'atmosfera più esacerbata di questa campagna elettorale, neanche nella sinistra più estrema qualcuno ha avuto l'impudicizia di pronunciare quella parola, usata a iosa e fuori luogo negli anni scorsi.
Eco proseguiva la lunga discettazione elencando le categorie dell'«Elettorato Motivato» che avrebbe votato per il Polo. Vediamole.
1 - «Leghisti deliranti» e amanti dei «vagoni piombati, uomini piccini che non vedono al di là della loro regione e non vogliono che le loro tasse siano spese per le aree depresse».
Invece la Lega ha semplicemente e civilmente realizzato il programma federalista.
2 - Altri malvagi polisti sarebbero stati gli «ex fascisti», tesi a «difendere i propri valori nazionalistici» e decisi a imporre «una revisione radicale della storia del Novecento».
E anche qui proprio non ci siamo, perché An non ha fatto proprio un bel nulla per una revisione qualsiasi (altro che «radicale») della storia del Novecento. Anzi, ha rafforzato i suoi distinguo del fascismo e sono stati più che moderati i suoi appelli ai valori nazionali (non nazionalistici).
3 - Nel 2001 avrebbero votato per il Polo anche i malvagi «imprenditori», convinti («giustamente») di essere i soli a trarre vantaggi fiscali dalle «eventuali» defiscalizzazioni del governo Berlusconi.
Guarda caso, a cinque anni di distanza, sono soltanto gli imprenditori a capo della Confindustria (quelli «buoni»?) a lamentarsi del governo, mentre l'oggettiva diminuzione della pressione fiscale è nelle tasche di tutti, ricchi, normalstanti e poveri.
4 - L'ultima categoria di «Elettorato Motivato» polista, secondo Eco, sarebbe stata quella di chi, «avendo avuto problemi con la magistratura», sperava che il Polo ponesse un «freno all'indipendenza dei pubblici ministeri».
Il blocco dell'indipendenza dei pm davvero (e in molti casi purtroppo) non c'è stato.
Dopo quello malvagio, Eco si occupava dell'«Elettorato Affascinato del Polo», quello stupido perché attratto da «ideali di benessere materiale», ma non è davvero il caso di occuparsene oltre. Neanche Eco, a distanza di cinque anni, si è rifatto vivo con le sue previsioni, apocalittiche quanto integrate, sul «regime» di Berlusconi: che, con tutti i suoi errori e difetti, ci ha almeno garantito cinque anni di libertà dal cattocomunismo, il vero pericolo di questo Paese.
Giordano Bruno Guerri su il Giornale.
Riflettiamo …..senza alzar la voce.
Abbiamo letto le “ingiurie” che “capi” e “leader intellettuali” hanno rivolto a Berlusconi, al suo Governo e ai suoi elettori.
Cose dette e ridette e ripetute, a cominciare dalla campagna elettorale di dieci anni fa, quella vinta da Prodi.
Allora, nascosti dietro Prodi c’erano tutti quelli che là si ritrovano oggi.
Voi tutti, di centrodestra e di centrosinistra, sapete come andò a finire.
Dopo clamorose pedate nel sedere al leader Prodi venne promosso quello che si faceva chiamare leader Massimo, che, primo ex comunista non pentito, divenne così, senza l'approvazione del popolo (quella cosa tanto amata oggi dall'attuale minoranza e tanto disprezzata allora dalla maggioranza, capo del governo italiano.
Applaudito da Scalfaro. Il Capo Supremo del Popolo Italiano.
Ma ci stette pochino, il tapino.
Silurarono pure lui – sempre gli stessi “alleati” che pure in questi giorni si scambiano promesse e carezze amorose- e Amato prese il suo posto.
Passarono così cinque anni durante i quali il mondo intero rise di noi.
Ma, grazie al “banana” e ai bananas abbiamo avuto un "vero" governo che, per la prima volta nella storia della Repubblica fondata sulla Resistenza, dura tutt’ora a fine legislatura.
Eccoci di nuovo alle elezioni e si presenta la medesima scena: Prodi candidato e gli altri ben nascosti dietro.
Gli altri son sempre quelli, dieci anni più vecchi, con piccole e insignificanti aggiunte come Di Pietro, Craxi bobo, Pannella dimezzato.
E questi “delinquenti politici” ci chiedono ancora, come fossimo tutti dei coglioni, il voto.
Ma non tutti gli italiani sono coglioni.
saluti




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