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Discussione: Berlusconi e Prodi

  1. #1
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    Predefinito Berlusconi e Prodi

    Striscia la notizia è un programma che odio, però mi è capitato per puro caso di vederlo per due sere consecuive. La prima sera il loro finto Bruno Vespa ha intervistato Prodi, la seconda Berlusconi.
    Credo che tra le due serate Berlusconi abbia recuperato un mezzo punto percentuale.

  2. #2
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    Consolati, anche nel 96 molti dicevano che Prodi non valeva niente in confronto a Berlusconi, televisivamente.

    Amici, qualcuno di voi che ha visto un po' di mondo più del giovane e inesperto Alberich se la ricorda quella querelle sulla presunta mancanza di carisma di Prodi?

  3. #3
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    no, io non dico questo. dico solo che ieri Berlusconi, rispetto alle pietose figure fatte nelle passate settimane, è stato bravissimo (secondo me aveva anche concordato la scenetta preventivamente, ma è una supposizione mia).
    Mi ha anche fatto ridere...ripeto: la cosa è marginale, ma sembrava un'altra persona rispetto al Berlusconi di porta a porta, per intenderci. Invece Prodi si non si è dimostrato pessimo, ma non ha neppure approfittato della platea di Striscia.
    saluti

  4. #4
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  5. #5
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  6. #6
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    Predefinito L'importante è

    che finalmente comincia a vedersi una differenza di programma.
    Fra chi crede fermamente nel consumismo (per ovvi motivi dato che è monopolista del settore pubblicitario) e propone soldi (quasi suo personale gentile cadeau) da spendere ai pensionati e chi pensa a come recuperare competitività destinando risorse alla riduzione del cuneo fiscale e, di conseguenza, del costo del lavoro.
    Fra chi propone pane e divertimento e chi propone lavoro e un futuro dignitoso.
    Io non ho dubbi.

    Tex Willer

  7. #7
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    La nostra campagna elettorale, la televisione, i confronti


    di Romano Prodi, 22 Febbraio 2006


    Cari amici,

    mi sembra giunto il momento di fare chiarezza una volta per tutte sul mio pensiero a proposito della televisione e dell’uso che se ne sta facendo in questo periodo di accesa campagna elettorale. Si è fatto un gran parlare infatti del mio rapporto con questo mezzo di informazione e molto inchiostro è stato dedicato per stigmatizzare la mia “assenza” dal teleschermo. Molti tra gli amici e i sostenitori e molti analisti me ne fanno una colpa e discettano su una mia presunta paura del mezzo e del confronto in TV con i miei avversari, accusandomi di non impegnarmi per contrastarne la dilagante presenza. Se mi permettete una prima chiosa, questi sono gli stessi che, ogni volta che partecipo a una trasmissione televisiva, gridano al miracolo e sottolineano la efficacia comunicativa della mia performance. Sgomberiamo quindi il campo da questo primo equivoco: nessun timore, nessun impaccio, nessuna ritrosia, semplicemente una campagna di informazione che considera la televisione importante, ma non unica. Una campagna che si prefigge di toccare punto per punto i temi fondanti del nostro programma di governo e di illustrarli in primo luogo ai cittadini e alle categorie sociali, andando a incontrarli in un virtuale porta a porta a casa loro. Una campagna organizzata e gestita, ma senza farsene un cruccio, nella consapevolezza di operare in una situazione unica nella sua anomalia: ci si chiede di seminare informazione in un campo (la televisione appunto) di cui il nostro avversario è proprietario e i suoi sodali di sempre sono i fattori, i guardiani e i braccianti.

    E’ questo il paradossale contesto in cui ci troviamo ad operare e, nonostante questo contesto, ci si chiede tutti i giorni una sola cosa: quando e come si svolgerà il confronto televisivo tra Berlusconi e il sottoscritto. Questo argomento sembra dominare l’interesse di tutti e sta creando anche qualche problema ad un’azienda, la Rai, che, stretta tra le disposizioni (che, come noto, ci hanno trovato contrari) della Commissione di vigilanza, la necessità di organizzare i palinsesti e le discussioni interne su chi debba condurre questo “incontro”, mi sembra stia denunciando qualche fibrillazione. Un’azienda che fatica a rispondere con rigore e coerenza alla domanda di informazione politica, suscitando anche critiche e proteste – in particolare la ben argomentata protesta della Rosa nel Pugno – tra quanti ritengono di non ricevere la dovuta attenzione e i dovuti spazi.

    A questo primo paradosso se ne aggiunge un secondo.

    Quasi quotidianamente vengo “sfidato” all’incontro da esponenti della destra. Questi, in sintonia con una campagna da partito di opposizione messa in atto da Berlusconi, con i suoi cartelloni pieni di “no grazie” e i suoi proclami sul pericolo comunista, mi accusano di volere evitare il confronto, quasi fossi io a dovere spiegare agli italiani perché si trovano nella situazione in cui sono. Sia chiaro, sono loro che hanno governato cinque anni, e male, e ne devono rendere conto. Sono loro che devono sottoporsi alla critica dei cittadini.

    Sia chiaro, noi siamo gli sfidanti, loro gli sfidati.

    Per questo e non per gioco o per tatticismi di sorta ho più volte chiesto di incontrare “le tre punte” insieme. Perché non voglio più sentire Berlusconi declamare l’alibi degli alleati che ne hanno limitato la capacità di governo.

    Se lo deve dire che lo dica di fronte a loro.

    Questo quadro generale, l’incrocio di tutti gli elementi che ho fino ad ora esposto, mi mettono nelle condizioni di chiedere da un lato alcune garanzie e, d’altro canto, di fare le mie proposte.

    Le garanzie sono note. Metto a disposizione di tutti il protocollo di intesa sottoscritto dai rappresentanti di Bush e Kerry per l’organizzazione del faccia a faccia dell’ultima campagna per le elezioni Presidenziali negli Stati Uniti. Mi sembra un “format” equilibrato e di garanzia e a quello chiedo che ci si uniformi.

    Le proposte invece tengono conto dell’anomalia del sistema cui accennavo, delle difficoltà che sta affrontando il Consiglio della Rai per trovare soluzioni equilibrate e soddisfacenti per tutti e intendono sgomberare definitivamente il campo dall’accusa di “avere paura” della televisione e del confronto con i miei avversari.

    Ebbene, chiedo che questo confronto si faccia. Ma chiedo che si tenga sulle reti Mediaset, così sgomberiamo il campo dalle discussioni sulle regole dettate dalla Commissione di Vigilanza ed evitiamo di danneggiare una azienda, la Rai, che è bene pubblico, impedendole di pianificare i suoi palinsesti con le nostre discussioni.

    Non solo, chiedo ufficialmente che a fungere da arbitro sia chiamato il direttore del TG4 Emilio Fede
    . Egli ha più volte avuto modo, diciamo così, di analizzare criticamente le mie proposte, il mio linguaggio e la mia immagine ed è quindi, a pieno titolo, uno dei più attenti e competenti osservatori del mio operato. Allo stesso tempo ritengo che Berlusconi, Fini e Casini non abbiano nulla da obiettare su questa scelta. Organizzato con questa formula, l'incontro sarà inoltre l’occasione per lo stesso Fede e per Berlusconi di dimostrare nei fatti, il primo la sua professionalità e la sua imparzialità - che ha più volte richiamato nei suoi telegiornali - mentre il secondo avrà modo di chiarire se è vero quanto va costantemente affermando, quando sostiene che l’essere proprietario del principale gruppo televisivo commerciale del Paese non gli reca alcun giovamento nella sua attività di politico.

    Chiedo infine che la controparte, in risposta alle ottime condizioni che vengono proposte, rinunci alla conferenza stampa finale che la Commissione di Vigilanza ha voluto assegnare al Presidente del Consiglio sulle reti Rai. Conferenza che, come noto, secondo la nostra valutazione attribuirebbe alla coalizione della destra un indebito vantaggio.



    Non mi sembra, francamente, di chiedere la luna. Anzi, credo con questa proposta di avere concesso ai miei avversari il massimo di quanto potessi loro concedere anche ad evitare in via definitiva che si continui a dissertare sui motivi della mia “assenza” dal teleschermo.

    Attendo di conoscere il loro punto di vista.



    MORTE NEL POMERIGGIO
    OOOOOOOOOLLLLLLLLLLLLLEEEEEEEEEE!

  8. #8
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    Berlusconi: voto medio 5. Prodi: voto medio 7,2.

    Contenuti

    Berlusconi 5. Pochi ed espressi a fatica. Più infastidito dalle parole di Prodi che non preoccupato di dire la sua, il Cavaliere paga lo scotto di una campagna elettorale basata su temi fluidi come il pessimismo della sinistra, la cattiva informazione degli italiani, gli attacchi ingiusti all'operato del governo. Tutta roba che, davanti a un avversario preparato, valgono quanto un due di picche. Tocca diversi argomenti senza mai convincere e convincersi di quello che dice; ci si aspettava l'exploit da uno come lui, cresciuto con la nomea del teleimbonitore. Con il discorso sulle quote rosa diventa addirittura trasparente.

    Prodi 8. Alla faccia di chi lo riteneva incapace di reggere un confronto serrato, è sempre concentrato e propositivo. Con un occhio al timer e l'altro al giornalista che gli rivolge la domanda, non ha incertezze, ripensamenti, lapsus. Espone con chiarezza, usa esempi e riesce a farsi passare come inguaribile ottimista: per lui l'Italia ce la può fare, basta mettersi insieme e provarci. Neanche Gianni Morandi, nel mezzo della maratona di New York, avrebbe trasmesso tanta euforia.

    Appeal

    Berlusconi 5. Snocciola termini a dir poco demodé, cose da non ammaliare neanche la Regina Margherita. Si riferisce alle donne appellandole signore; parlando dei paesi che si affacciano sui Mediterraneo si fa scappare l'aggettivo "rivieraschi". Tutte espressioni da cinegiornale.

    Prodi 6. Un po' fumoso quando parla di immigrazione e clandestini, è invece concreto a conciso su tutti gli altri argomenti. Non si lancia in proclami ma è sicuro di vincere, quando dice tra le righe che a partire dal 10 aprile avrà sulle spalle il peso di una coalizione molto importante.

    Capacità di sintesi


    Berlusconi 5. Lungo come un rosario, per 4 o 5 volte non riesce a stare nei tempi prestabiliti. E i dolori arrivano subito, alla prima domanda. Una partenza in sordina, poi recupera senza mai brillare. Nel finale ammette di non essere capace di riassumere il suo pensiero in pochi secondi, neanche fosse la reincarnazione di Hegel.

    Prodi 7,5. Grazie agli errori di Berlusconi, che non sta dentro al minutaggio neanche a spingercelo, fa collezione di bonus come fossero i punti spesa della Coop. Alla prima risposta guadagna già venti secondi ulteriori per esporre il suo programma.

    Simpatia


    Berlusconi 5. Abituati alle barzellette, le battutacce e quant'altro, è parso sottotono. Forse per stanchezza, non è mai entrato nel personaggio. Compassato come un Renato Zero qualunque, è a volte sarcastico. Che non si diverte si vede lontano un chilometro. Peccato che la sfida l'abbia lanciata lui.

    Prodi 7. Si porta dietro tutta l'Emilia nelle sue parole. Le inflessioni regionali fanno ridere, anzi "ghignare", come quando annulla tutte le consonanti doppie. Si rivolge soprattutto ai ragazzi, è rilassato ed evita di scarabocchiare come fa invece Berlusconi.

    Immagine


    Berlusconi 5. Non riesce a scrollarsi di dosso una tensione manifesta. A momenti avresti voglia di offrigli una tazza di thé caldo. Continua a disegnare chissà cosa con la penna degli appunti. Quando ammette di non aver fatto un figurone, nei minuti finali, fa quasi tenerezza. Non contento, non sfrutta nemmeno l'occasione dell'appello finale.

    Prodi 7,5. Pare vincente soprattutto la fiducia che instilla nel pubblico. Dopotutto, dice, siamo l'Italia. Mica un paese qualunque.


    Serata televisiva. Positiva, in generale, anche se dalla prossima volta si impongono degli aggiustamenti. Un po' di colore, per carità, nella white room: così sembra una camera iperbarica. Non sarebbe male pure cambiare i giornalisti che fanno le domande. Due felci, a confronto con i due di ieri, non sfigurerebbero.

    Gianni Zecca - Affari Italiani

  9. #9
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    Sedici milioni davanti alla tv


    Il faccia a faccia Berlusconi-Prodi su Raiuno ha raccolto un pubblico da record: 16.129.000 (52,13%). Nella stessa fascia, il confronto è stato seguito anche su la7 da 782.000. Ancora, la replica sottotitolata per i non udenti su rainews alle 00,30 ha avuto il 5.19% con 213.000 spettatatori.

    Repubblica.it


  10. #10
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    Amici, prepariamoci agli ultimi 15 giorni di campagna elettorale.

    Questo è la scenografia del duello del 3 aprile.


 

 
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