
Originariamente Scritto da
brunik
LA ZINGARATA IN GIRO PER ROMA SULLA «GUZZI» DI SIRCANA
Romano in moto trova l’allegria
«Ragazzi, è fatta»
«Ma occhio a Lazio, Puglia e Piemonte»
[FIRMA]Fabio Martini
ROMA
La moglie Flavia lo aveva sempre detto, ma nessuno le aveva mai creduto sino in fondo: «Ragazzi, ma lo sapete che a Romano piace fare cose pericolose?». Vai a capire quale è la soglia del pericolo per un curato di campagna come Romano Prodi, sta di fatto che alle tre del pomeriggio nel quartier generale di piazza Santi Apostoli quasi tutti si sono stupiti quando il Professore si è rivolto al suo portavoce: «Silvio, al “Messaggero” andiamo in moto?». Sguardi d’ansia sui volti dei collaboratori: Prodi in motocicletta? Il candidato premier a cavalcioni sul Guzzi del suo spin doctor? Hanno provato a trattenerlo: «Presidente, ma lo sa che un mese fa Silvio è caduto?». E Prodi: «Ma va là, va là, andiamo...». E così Sircana - un uomo che adora le battute paradossali anche quando riguardano il suo capo - è sceso sul marciapiede, ha estratto il secondo casco e lo ha dato a Prodi, che se lo è infilato.
A quel punto la «faccia quadra» del Prof - come i modenesi chiamano i reggiani - è scomparsa sotto il casco grigio metallizzato di Sircana e Prodi è alfine salito sull’ampia sella del Guzzi Nevada 750. Dopo una piccola infrazione al codice della strada, la strana coppia ha risalito (a velocità ridotta) via IV Novembre. Ma una volta arrivati nel Traforo di via del Tritone, Sircana ha aperto il gas e «i potenti cavalli della Guzzi hanno galoppato verso la sede del “Messaggero”...». Al 152 di via del Tritone, non appena il Professore centauro è sceso dalla moto, liberando il suo volto, dai passanti che lo hanno riconosciuto è partito un applauso più di divertito stupore che di consenso politico.
Episodio apparentemente minore. Ma che meglio di qualsiasi aggettivo racconta lo stato di euforia che in queste ore pervade il Professore. Lui che è un filosofo dell’«adagio adagio» non lo dirà mai in pubblico, ma dentro di sé è convinto che la partita ormai sia vinta. Certo, di prima mattina la lettura dei quotidiani con l’inevitabile spazio alla proposta del Cavaliere di abbattere l’Ici, gli aveva dato qualche grattacapo. Ma poi, la boutade di Berlusconi sugli elettori «coglioni» gli ha riconsegnato un irresistibile buonumore e confidenze inequivocabili: «Oramai non ci riprendono più». Un buonumore che si è trasmesso anche nelle diverse esternazioni prodotte durante la giornata. Il massimo lo ha raggiunto alla convention autocelebrativa che il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo aveva organizzato in occasione del primo anniversario della sua vittoria elettorale. E’ qui che Prodi si è concesso alcune «cattiverie» sorprendenti. Anzitutto ha voluto raccontare un episodio inedito: «Non ho visto il Caimano ma mi fa venire un brivido giù per la schiena la scena di lui al Parlamento europeo in occasione della polemica col socialdemocratico Schulz-kapò. Con Fini che attraversò tutto l’emiciclo, venne da me e mi disse: “Per favore non infierire”. Io gli risposi: “Non lo farò perché amo il mio Paese”. E non l’ho fatto». E a conclusione del racconto di questo aneddoto privato, Prodi suggella con un’altra licenza hard, una battuta di inaudita durezza: «Un uomo del genere non ha più il diritto di essere considerato il rappresentante del nostro Paese». Un avviso agli elettori: «Lazio, Piemonte e Puglia rappresentano il punto chiave che fa la differenza tra una vittoria risicata e una forte stabilità». Una battuta non casuale: da diverse settimane la sensazione, a suo tempo, suffragata dai sondaggi è che in queste tre regioni ci sia ancora un equilibrio tra i due poli. E poiché la nuova legge elettorale attribuisce un premio allo schieramento che in ogni regione ottiene un voto in più dell’altro, un «en plein» in queste tre regioni consentirebbe all’Unione una vittoria più sicura.
Ma la dimostrazione di quanto il Professore sia sicuro della vittoria, è stato il tono colloquiale e autocompiaciuto col quale si è rivolto alla platea di Marrazzo: «Ma lo sapete che quando prepariamo i duelli televisivi con Berlusconi, noi ci divertiamo tantissimo? Ogni tanto ci viene da così da ridere... anche perché la nostra scarsità di mezzi ci fa venire l’allegria!». E ancora: «Lo sapete che un sondaggio ucraino dà a Berlusconi il 122 per cento?». Non finisce più di raccontare il Professore: «In trasmissione mi aveva detto che mi avrebbe spiegato dove pensa di trovare le risorse per finanziare le sue promesse. Ma finito il duello, Berlusconi è scappato come una lepre!». E alla fine di questo 4 aprile che nella rappresentazione del clan Prodi è quello nel quale la vittoria elettorale è apparsa più vicina, il Professore è andato al teatro Ambra Jovinelli ad assistere ad uno spettacolo di Enrico Bertolino. Il Professore è stato accolto da un caloroso applauso che si è quasi subito trasformato in una standing ovation.
LA STAMPA 5.4.06