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    Predefinito La madre degli esperti di sinistra sotto elezioni è sempre incinta

    La madre degli esperti di sinistra sotto elezioni è sempre incinta

    di Dimitri Buffa (www.opinione.it)

    La parola magica sotto elezioni nei contenitori televisivi è una e una sola: “l’esperto”. “Diamo adesso la parola all’esperto” è, infatti, la formula magica per prendere per i fondelli il telespettatore quando in realtà, si sta tentando di orientare l’opinione e il voto in una ben determinata direzione: a sinistra, con obbligo di svolta. Il caso Ballarò ha fatto scuola e tendenza negli ultimi tempi, ma prima di Giovanni Floris, Michele Santoro (“chi?”, come avrebbe detto Enzo Siciliano) fu maestro insuperabile nell’arte del collegamento esterno con l’oracolo.

    Come si diventa “esperti” e come si finisce in tv nei contenitori politici

    Il padre di tutti gli esperti economici, l’oracolo che veniva sempre consultato in collegamento via satellite dall’America era nei primi anni ’90 l’economista Franco Modigliani, premio Nobel nel 1985. L’uomo aveva un’avversione epidermica per quelli come Berlusconi, i “self made man” che secondo lui mettevano in pericolo la democrazia. Rimangono celebri le sue invettive da oltreoceano vendute dai vari Santoro come vaticini super partes che dovevano avere un valore oggettivo. O “a prescindere” come avrebbe detto Totò. Così, le puntuali analisi catastrofiste sui programmi economici del primo governo Berlusconi venivano spacciate per oggettive. Poco importa se il professore si riempiva la bocca di ricette liberali e nei fatti appoggiasse il dirigismo statalista della sinistra: era un Nobel (gli altri che sarebbero venuti dopo neanche questo), era stimato in America dall’amministrazione Clinton e tanto doveva bastare. Dopo di lui un’altra radiosa carriera da “esperta” toccò in sorte alla allora corrispondente dall’Italia de “The economist”, Tana De Zulueta. Che, anni dopo le sue “expertize” fifty-fifty tra le pagine del settimanale inglese e Raitre, avrebbe gettato la maschera candidandosi e venendo eletta con i Ds come una qualsiasi toga rossa.

    La De Zulueta durante il primo e unico anno del governo Berlusconi del 1994 fu determinante nel produrre l’effetto “eco” tra i tanti giornali liberal-europei che all’epoca misero in scena un‘efficace guerra preventiva contro un esecutivo che aveva avuto il grande torto di debellare a sorpresa la gioiosa macchina da guerra di occhettiana memoria. Dopo di lei anche l’ex direttore de “The ecomomist”, Bill Emmott, recentemente avvicendato,si cimentò nella noble arte dell’expertise anti berlusconiana. Indimenticabile la copertina in cui il premier veniva giudicato “unfit to rule Italy”. Inadatto a governare. Oh yes, really. Insomma, per diventare esperti e potere essere spesi in una qualsivoglia trasmissione di Raitre i requisiti sono due: essere cervelli italiani emigrati all’estero o mediocri corrispondenti di giornali stranieri. Conditio sine qua non per pontificare ed essere presi sul serio? Essere politically correct e di sinistra. Ma fare finta di niente. Basta fischiettare, alla bisogna.

    Gli esperti di Floris

    Sembrano dividersi in due categorie: quelli che nessuno conosce come il Brian Coulton della Fitch (agenzia di rating a propria volta semi-clandestina) e che hanno il pregio di poter essere tirati fuori dal cappello a cilindro senza che nessuno abbia nulla da eccepire, e quelli che invece sono fin troppo conosciuti, ma che talvolta i presenti al dibattito non ricordano chi siano. Come nei tre esilaranti esempi fatti mercoledì nell’editoriale di prima pagina del nostro giornale firmato da Cristina Missiroli. E cioè Riccardo Faini e Raffaello Lupi. Il primo veniva presentato da Floris come “docente di Politica economica all'Università di Tor Vergata di Roma, esperto della Banca Mondiale, e direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale", ma veniva altresì sottaciuto il suo impegno nella cosiddetta “Fabbrica del programma” di Romano Prodi. Il secondo Raffaello Lupi, anche lui spacciato per esperto super partes. Sorvolando sul fatto che dal 1996 era stato consigliere giuridico dell'ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco. “Per pura coincidenza, poi – come ricordava brillantemente la Missiroli - nell'aprile del 1999 fu nominato presidente della Bell, la finanziaria lussemburghese maggiore azionista di quella Olivetti attraverso la quale Roberto Colaninno e compagni controllavano la Telecom”.

    Altri esperti

    Nel sempreverde campo arato del professionismo dell’Antimafia sempre negli anni ’90, si accreditarono come esperti tuttologi due personaggi che Michele Santoro vendette naturalmente come super partes: Pino Arlacchi e Alfredo Galasso. Entrambi puntarono il dito prima generalmente sulle collusioni tra la mafia e la politica del pentapartito. Poi il mirino su appuntò su Andreotti e come andò a finire è ormai storia patria. Quello che molti magari oggi non ricordano o fanno finta di avere dimenticato, è il naturale epilogo di tanta esperienza da esperti: Arlacchi fu senatore con i Ds, Galasso passò dal Csm e quindi approdò in Parlamento con la Rete. La categoria dello spirito (di sinistra) di “esperto” è sempre molto proficua per la carriera (politica e non) di chi la incarna.

  2. #2
    in silenzio
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    Exclamation "esperti"

    Citazione Originariamente Scritto da Dottor Zoidberg
    La madre degli esperti di sinistra sotto elezioni è sempre incinta

    di Dimitri Buffa (www.opinione.it)

    La parola magica sotto elezioni nei contenitori televisivi è una e una sola: “l’esperto”. “Diamo adesso la parola all’esperto” è, infatti, la formula magica per prendere per i fondelli il telespettatore quando in realtà, si sta tentando di orientare l’opinione e il voto in una ben determinata direzione: a sinistra, con obbligo di svolta. Il caso Ballarò ha fatto scuola e tendenza negli ultimi tempi, ma prima di Giovanni Floris, Michele Santoro (“chi?”, come avrebbe detto Enzo Siciliano) fu maestro insuperabile nell’arte del collegamento esterno con l’oracolo.

    Come si diventa “esperti” e come si finisce in tv nei contenitori politici

    Il padre di tutti gli esperti economici, l’oracolo che veniva sempre consultato in collegamento via satellite dall’America era nei primi anni ’90 l’economista Franco Modigliani, premio Nobel nel 1985. L’uomo aveva un’avversione epidermica per quelli come Berlusconi, i “self made man” che secondo lui mettevano in pericolo la democrazia. Rimangono celebri le sue invettive da oltreoceano vendute dai vari Santoro come vaticini super partes che dovevano avere un valore oggettivo. O “a prescindere” come avrebbe detto Totò. Così, le puntuali analisi catastrofiste sui programmi economici del primo governo Berlusconi venivano spacciate per oggettive. Poco importa se il professore si riempiva la bocca di ricette liberali e nei fatti appoggiasse il dirigismo statalista della sinistra: era un Nobel (gli altri che sarebbero venuti dopo neanche questo), era stimato in America dall’amministrazione Clinton e tanto doveva bastare. Dopo di lui un’altra radiosa carriera da “esperta” toccò in sorte alla allora corrispondente dall’Italia de “The economist”, Tana De Zulueta. Che, anni dopo le sue “expertize” fifty-fifty tra le pagine del settimanale inglese e Raitre, avrebbe gettato la maschera candidandosi e venendo eletta con i Ds come una qualsiasi toga rossa.

    La De Zulueta durante il primo e unico anno del governo Berlusconi del 1994 fu determinante nel produrre l’effetto “eco” tra i tanti giornali liberal-europei che all’epoca misero in scena un‘efficace guerra preventiva contro un esecutivo che aveva avuto il grande torto di debellare a sorpresa la gioiosa macchina da guerra di occhettiana memoria. Dopo di lei anche l’ex direttore de “The ecomomist”, Bill Emmott, recentemente avvicendato,si cimentò nella noble arte dell’expertise anti berlusconiana. Indimenticabile la copertina in cui il premier veniva giudicato “unfit to rule Italy”. Inadatto a governare. Oh yes, really. Insomma, per diventare esperti e potere essere spesi in una qualsivoglia trasmissione di Raitre i requisiti sono due: essere cervelli italiani emigrati all’estero o mediocri corrispondenti di giornali stranieri. Conditio sine qua non per pontificare ed essere presi sul serio? Essere politically correct e di sinistra. Ma fare finta di niente. Basta fischiettare, alla bisogna.

    Gli esperti di Floris

    Sembrano dividersi in due categorie: quelli che nessuno conosce come il Brian Coulton della Fitch (agenzia di rating a propria volta semi-clandestina) e che hanno il pregio di poter essere tirati fuori dal cappello a cilindro senza che nessuno abbia nulla da eccepire, e quelli che invece sono fin troppo conosciuti, ma che talvolta i presenti al dibattito non ricordano chi siano. Come nei tre esilaranti esempi fatti mercoledì nell’editoriale di prima pagina del nostro giornale firmato da Cristina Missiroli. E cioè Riccardo Faini e Raffaello Lupi. Il primo veniva presentato da Floris come “docente di Politica economica all'Università di Tor Vergata di Roma, esperto della Banca Mondiale, e direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale", ma veniva altresì sottaciuto il suo impegno nella cosiddetta “Fabbrica del programma” di Romano Prodi. Il secondo Raffaello Lupi, anche lui spacciato per esperto super partes. Sorvolando sul fatto che dal 1996 era stato consigliere giuridico dell'ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco. “Per pura coincidenza, poi – come ricordava brillantemente la Missiroli - nell'aprile del 1999 fu nominato presidente della Bell, la finanziaria lussemburghese maggiore azionista di quella Olivetti attraverso la quale Roberto Colaninno e compagni controllavano la Telecom”.

    Altri esperti

    Nel sempreverde campo arato del professionismo dell’Antimafia sempre negli anni ’90, si accreditarono come esperti tuttologi due personaggi che Michele Santoro vendette naturalmente come super partes: Pino Arlacchi e Alfredo Galasso. Entrambi puntarono il dito prima generalmente sulle collusioni tra la mafia e la politica del pentapartito. Poi il mirino su appuntò su Andreotti e come andò a finire è ormai storia patria. Quello che molti magari oggi non ricordano o fanno finta di avere dimenticato, è il naturale epilogo di tanta esperienza da esperti: Arlacchi fu senatore con i Ds, Galasso passò dal Csm e quindi approdò in Parlamento con la Rete. La categoria dello spirito (di sinistra) di “esperto” è sempre molto proficua per la carriera (politica e non) di chi la incarna.

    triste ma vero; il guaio maggiore è che sono anche pericolosi perchè con molti pregiudizi nei confronti di chi non è tesserato come loro.
    di necessità virtù

 

 

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