INTERVISTA DI MONS. BERNARD FELLAY
Superiore generale della Fraternità San Pio X

alla rivista americana The Latin Mass




Presentazione
Di Mons. Fellay e dei suoi confratelli della Fraternità San Pio X
(FSSPX), in Vaticano è stato detto che sono dei "fossili". Tuttavia,
incontrando questo giovane vescovo, nulla in lui sembra
fossilizzato. Seduto davanti ad un computer, egli segue le
relazioni, studia i dati e le statistiche, riceve e spedisce la
posta elettronica. Niente male per un fossile!
Mons. Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternità San Pio X,
è nato il 12 aprile del 1958, in Svizzera. Ordinato sacerdote nel
1982, è stato consacrato vescovo da Mons. Marcel Lefebvre il 30
giugno 1988, dal 1994 è Superiore generale della Fraternità San Pio
X.
Parla francese, inglese, tedesco, italiano e spagnolo.
In questa intervista, The Latin Mass lo interpella principalmente
sulla crisi della Chiesa e sullo stato attuale delle relazioni fra
la Fraternità e Roma.


The Latin Mass (TLM): Eccellenza, lei e suoi confratelli
nell'episcopato, della Fraternità San Pio X, avete chiesto al
Vaticano di riconoscere ufficialmente ad tutti i sacerdoti di rito
romano il diritto di celebrare la Messa tradizionale in latino. Un
semplice osservatore potrebbe chiedersi: Perché le autorità della
Chiesa esitano di fronte a tale richiesta? Dopo tutto, cos'è che la
Chiesa rischierebbe di perdere liberalizzando la Messa antica?

Mons. Fellay (MF): È il caso di ricordare che l'antico rito non è
mai stato abrogato ? la cosa venne riconosciuta nel 1986 da una
commissione di nove cardinali; e ci è stata ricordata dal card.
Castrillon Hoyos (1): "Fondamentalmente il Papa ammette che l'antico
rito non è mai stato abrogato"; ed è stato ribadito dal card.
Medina, quando ha assicurato ai suoi lettori (2) che egli non aveva
trovato in alcun posto che questa Messa fosse stata interdetta. Da
ciò dobbiamo concludere che, accordando la libertà a questa Messa,
la sola cosa che la Chiesa perderebbe è lo stato di ingiustizia
imposto da 35 anni sul rito latino da una tirannia silenziosa.
Sparirebbe anche in parte la maniera odiosa di fare pressione sui
fedeli e soprattutto sui sacerdoti che vogliono esercitare il loro
legittimo diritto di celebrare la messa secondo l'antico rito.
Sparirebbe parzialmente anche la tranquillità di questa falsa pace,
di questa pretesa pace che si ritiene regni sulla base dell'unità
del rito della nuova Messa.
Da parte mia, non dubito affatto che la liberalizzazione della Messa
costituirebbe una sfida salutare nei confronti di quella creatività
divenuta così spesso necessaria per i progressisti al fine di
ottenere che i loro fedeli continuino a frequentare la Messa la
Domenica.
In breve, direi che la Chiesa non ha niente da perdere, anzi,
reintroducendo la Messa tridentina su larga scala, avrebbe così
tanto da guadagnare che chiunque ami veramente la Chiesa e le ànime
non dovrebbe esitare un solo minuto a concedere questa libertà. Vi
sono delle voci, anche in Vaticano, che riconoscono che la Chiesa
non supererà la crisi attuale se prima non ritornerà alla Messa
tridentina. Tanti sacerdoti ritroverebbero la loro identità a
contatto con la Messa, che è il primo scopo della loro ordinazione.
TLM: È vero che, come pretendono certuni, un ritorno in massa alla
Messa antica metterebbe in pericolo l'unità pastorale?
MF: Prima di parlare di unità pastorale,bisognerebbe parlare
dell'unità in sé stessa. La Messa di San Pio V possedeva numerosi
elementi che erano dei custodi certi dell'unità; con la nuova Messa
tutti questi elementi sono stati messi da parte, creando la
possibilità di un immenso disordine. Le aperture a favore della
libertà sono tanto numerose nella nuova messa: si prendano ad
esempio l'inculturazione, le innovazioni lasciate all'arbitrio delle
diverse conferenze episcopali, e così via. per non parlare
dell'enorme breccia aperta nell'unità attraverso l'introduzione
della lingua volgare. Senza alcun dubbio la liberalizzazione della
Messa di San Pio V cambierebbe qualcosa e causerebbe dei problemi
alla nuova Messa, una Messa povera che verrebbe totalmente superata
da quella che la precedeva. Ma, detto francamente, dov'è il vero
pericolo per l'unità?

TLM: Come giudica l'attuale atteggiamento del Vaticano nei confronti
della Tradizione?

MF: Per quanta riguarda gli sforzi del cardinale Castrillon Hoyos,
io non dubito che Sua Eminenza si sia impegnato in maniera accorata
per provare a dare tregua e a fare respirare i fedeli e i sacerdoti
che desiderano conservare o ritornare alla liturgia tradizionale.
Noi dobbiamo certo essergli riconoscenti per il suo impegno. Ed è
molto probabile che il cardinale Castrillon Hoyos abbia ricevuto
tanti brutti colpi da coloro che appartengono "all'altro
schieramento", soprattutto in Vaticano. Ma io non ho mai pensato che
le difficoltà che incontra la Fraternità derivino da problemi legati
alle persone.
Detto questo, noi notiamo la costante volontà di dare preminenza
alle riforme derivate dal Vaticano II e alla nuova Messa, se non
altro affermando e sostenendo che la celebrazione della Messa antica
è solo una concessione del Santo Padre e che Roma non può obbligare
i vescovi su queste questioni liturgiche, e che bisognerebbe fare la
pace tra i riti liturgici.
Tutto questo fa concludere che la Tradizione resta una eccezione
nella Chiesa, mentre la legge generale e universale ? che è e
resterà la norma ? è costituita dalla nuova Messa e dalle riforme
postconciliari. Questo mantiene la Tradizione in uno stato molto
precario.
Lo stato attuale della Fraternità San Pietro è uno degli esempii
migliori dei frutti della Commissione Ecclesia Dei presieduta dal
cardinale Castrillon Hoyos: dopo essere stata privata del suo
Superiore, l'abbé Bisig, che cercava di conservare esclusivamente la
Messa antica, la Fraternità San Pietro è adesso diretta da una
minoranza disponibile a quasi tutti i compromessi liturgici, e
continua a perdere di credibilità ogni giorno che passa. Dal momento
che al suo interno non esiste una chiara linea circa la crisi, e non
v'è possibilità che se ne possa avere una, fra i suoi stessi membri
vi è una potenziale divisione.

TLM: Secondo lei, il Vaticano come giudica attualmente la Fraternità
San Pio X?

MF: "Disobbediente, ribelle, arrogante, di spirito ristretto,
estremista", molto probabilmente la gerarchia vaticana ritiene che
questo atteggiamento che ci si attribuisce sia la causa dei nostri
problemi con Roma. Sicuramente noi siamo considerati come un fattore
di disturbo, nonostante che certi aspetti positivi e certi buoni
frutti siano adesso riconosciuti da questa stessa autorità. In
effetti è molto difficile sapere ciò che Roma pensa veramente di
noi, perché Roma è divisa essa stessa. Nei nostri confronti si
possono anche trovare delle dichiarazioni ufficiali contraddittorie.
Questa situazione confusa è una ragione supplementare per evitare
che noi ci si precipiti verso uno di quegli accordi diplomatici
ambigui nei quali una delle parti, e talvolta nessuna delle parti,
ha una qualche certezza sui rispettivi punti di vista.

TLM: E per il fatto che Roma considera che la Fraternità è in
posizione scismatica?

MF: Malgrado certe dichiarazioni ufficiali emesse dal Vaticano, la
cui formulazione potrebbe far pensare che noi siamo scismatici, io
posso confermare che, nelle nostre conversazioni, il cardinale
Castrillon Hoyos ha apertamente dichiarato che noi non siamo né
scismatici né eretici, e che tutto il problema consiste nella
regolarizzazione della nostra situazione canonica. Diversi fatti di
una importanza notevole sostengono questa affermazione. In pratica
Roma non ci ha mai trattati come se fossimo dei veri scismatici. Per
esempio, quando un cattolico che ha lasciato la Chiesa e che ha
ricevuto l'ordinazione sacerdotale fuori dalla Chiesa, rientra
nuovamente nel suo seno, le autorità non permettono che questo
sacerdote eserciti al suo interno secondo gli ordini che ha ricevuto
all'esterno. Si tratta di una pratica generale nella Chiesa
cattolica. Quando invece dei sacerdoti ci lasciano e vanno a Roma,
le autorità romane li ricevono e permettono loro di esercitare il
ministero sacerdotale.
Per di più, quando Campos regolarizzò la sua posizione, in nessuno
dei documenti ufficiali si è letta una parola a proposito di scisma,
e Campos era da diversi anni in una situazione identica a quella in
cui siamo noi attualmente. Inoltre, noi non siamo mai stati
interpellati dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità
dei Cristiani, e nessuno ci ha mai proposto un dialogo ecumenico.
Recentemente abbiamo avuto in visita un prelato cattolico. Egli è
rimasto talmente sorpreso nell'ascoltare la nostra preghiera per il
Papa nel corso di una adorazione del Santissimo Sacramento, che ci
ha detto: "In effetti sembra che voi preghiate per il Papa più di
quanto facciano i Romani.".

TLM: Dopo quattro anni di dialogo non siete ancora giunti ad un
accordo con la Santa Sede. Noi sappiamo che la posizione della FSSPX
è tale che prima di ogni "accordo" è necessario che
venga "liberalizzata" la Messa tradizionale, e per essere più
precisi, è necessario che ad ogni sacerdote che lo desideri venga
data la libertà di celebrare la Messa di San Pio V. Ma per il
momento questo non è possibile. In queste condizioni, la FSSPX
chiude la porta ad ulteriori colloquii con la Santa Sede oppure
pensa di portare avanti altre proposte?

MF: Innanzi tutto ritengo giusto affermare che la libertà per la
Messa non è una ipotesi impossibile. Quello che sarebbe impossibile
è obbligare tutti i sacerdoti della Chiesa cattolica a celebrare
domani la Messa di San Pio V. Ma permettere che essa possa essere
celebrata, e riconoscere semplicemente che questo rito non è mai
stato abbandonato, non è una ipotesi impossibile, è piuttosto una
semplice esigenza di giustizia.
Noi potremmo chiedere di più, ma non lo facciamo. Certo, noi ci
aspettiamo che una tale libertà generi un crescente movimento di
ritorno alla Messa di San Pio e alla Tradizione.
Più tardi chiederemmo a Roma di prendere anche posizione a favore
del rito antico, contro il nuovo. Forse potremmo chiederlo fin da
adesso, ma allora ci si potrebbe accusare di chiedere qualcosa di
impossibile.
Se Roma ci dice di non poter soddisfare adesso la nostra richiesta
così formulata, continueremo il dialogo o lo interromperemo
puramente e semplicemente? Dovremo cercare altre soluzioni?
Ciò che bisogna comprendere, in questa questione, è che la
situazione presente non comporta solo il problema della Messa, la
posta in giuoco è molto più grande. E tutte le altre proposte che
noi potremmo avanzare avrebbero sempre lo scopo di aiutare ad uscire
da questa terribile crisi devastatrice. Noi non introduciamo una
falsa dialettica; oggi la realtà della Chiesa è quella di una
battaglia per la vita o per la morte. Un giorno dovremo dire a Roma:
Dovete fare una scelta: mantenere in vita la Tradizione o morire. Ma
io penso che la storia stessa imporrà un tale dilemma, e lo sta già
facendo.
A me piace sottolineare che non siamo noi il problema, ma che noi
possiamo essere proprio il segno che esiste un problema.
Dimentichiamo per un momento la Fraternità San Pio X e supponiamo
che essa non esista neanche. Mi dica se le cose vanno meglio in
tutta la Chiesa.
Noi ci troviamo nel bel mezzo di una battaglia gigantesca, e la
posta di questa battaglia consiste nel conservare o meno la fede
cattolica, con tutte le implicazioni e le conseguenze che ne
derivano. Lo scopo delle nostre discussioni e dei nostri sforzi,
quindi, sarà sempre quello di cercare di trovare un mezzo per
sviluppare le forze del bene e indebolire le forze del male che
paralizzano la vita soprannaturale della Chiesa. Dicendo questo, non
pretendiamo di prendere il posto di qualcun altro, ma, rimanendo
comunque al nostro posto, non è proibito talvolta ricordare i loro
doveri ai proprii superiori.
Detto questo, non credo che faremo dei progressi significativi verso
una riconciliazione fino a quando non vedremo in capo alla Chiesa
una volontà chiara e determinata di mettere fine a questo stato di
crisi. In fin dei conti, ciò che noi chiediamo è appena la chiara
espressione di questa volontà.

TLM: Nel recente documento del Vaticano sulla Santa Eucarestia, si
può vedere una chiara volontà di sopprimere gli abusi liturgici?

MF: Applicare ad un malato la metà dei rimedi necessarii non guarirà
mai completamente il paziente. Le mezze misure non sono sufficienti.
Ancora una volta, si tratta della battaglia tra la vita e la morte.
Questo documento è terribile ? e dà fastidio ai progressisti -, ma
non è accompagnato dalla volontà determinata di far rispettare le
misure promulgate. Il risultato è una nuova perdita di autorità
della Curia romana.
Se ne infischiano! Questa è la triste realtà. Se ne infischiano, e
chi sarà punito?
Gli Americani dicono che queste istruzioni valgono solo per
l'Europa. In Europa, i Francesi dicono: "Qui va tutto bene"; i
Belgi: "Niente di nuovo"; gli Svizzeri: "Queste leggi sono
universali e a noi interessano solo le leggi particolari, quindi
continueremo come in passato".
Allora io non dico che il Vaticano fa niente, cerco solamente di
guardare ai frutti reali e non li vedo.

TLM: Come risponde a coloro che dicono che voi non fate altro che
criticare e non riconoscete niente di quanto si fa di buono a Roma?

MF: Molte nostre dichiarazioni possono far concludere che noi non
siamo mai contenti, che non vogliamo riconoscere qualcosa di buono a
Roma. Ma questo non è vero. Noi comprendiamo bene che la situazione
nella quale si trova Roma è molto sensibile, molto delicata e
difficile. Il pericolo di una divisione nella Chiesa è immenso e del
tutto reale, e non parliamo di una divisione da parte nostra, ma da
parte delle forze progressiste. In effetti, questo è più che un
pericolo, è già una realtà. Quindici anni fa, il cardinale Gagnon
parlava di uno scisma materiale dell'America del Nord e della
volontà di Roma tesa ad evitare che si giungesse ad uno scisma
formale.
Le fessure sono dappertutto, e ciò che resta dell'unità della Chiesa
si appoggia sempre più su degli elementi superficiali. Ciò che
dovrebbe costituire la forza dell'unità è completamente allentato.
Basta guardare all'unità della fede, all'unità dell'insegnamento.
Vada da una chiesa all'altra, da una diocesi all'altra, da un paese
all'altro, e ascolti i sermoni, le omelie, guardi al catechismo che
viene insegnato, e mi dica dov'è l'unità.
Noi ci chiediamo come possa essere risolta una tale situazione senza
il sangue dei martiri. E se la Chiesa si riprenderà senza bisogno di
questo, si tratterà di uno dei più grandi miracoli di tutta la sua
storia.
Io sono sicuro che tra i prelati romani, molti sono coscienti di
questa situazione e cercano di fare del loro meglio. Tuttavia, noi
ci attendiamo che i principi che muovono all'azione e i mezzi messi
in opera siano più ancorati nel soprannaturale ? ed è proprio la
reintroduzione della Messa di San Pio V che implicherebbe questa
dimensione soprannaturale. Sicuramente vi sono molte altre azioni
necessarie.

TLM: Se lei potesse dare un consiglio alla gerarchia romana, cosa le
direbbe? Quali sarebbero i punti più critici che necessitano di
essere corretti per arrestare la crisi della Chiesa?

MF: Innanzi tutto, la Chiesa cattolica è essenzialmente
soprannaturale e non umana ? nonostante l'umano vi occupi un posto
importante ? occorre dunque che sia ristabilita questa visione
soprannaturale delle cose. Questo significa applicare la fede alle
situazioni concrete, contare sull'aiuto di Dio per risolvere dei
problemi immensi. A questo livello soprannaturale, la consacrazione
chiesta dalla Madonna a Fatima sarebbe molto importante. La cura per
la santa Liturgia, soprattutto per la Messa, dev'essere posta sullo
stesso piano. Il sacrificio della Messa è il cuore della nostra
religione, la fonte di ogni vita soprannaturale nella Chiesa e nelle
ànime. La conservazione e la trasmissione della fede cattolica sono
di una importanza capitale. Questo punto è della più grande priorità
nell'ordine pratico. Esso implica un serio rinnovamento della
formazione dei futuri sacerdoti, e quindi dei seminari, delle
università, ma anche del catechismo, della predicazione.
Evidentemente, sempre da un punto di vista pratico, la scelta delle
persone idonee sarà fondamentale, a tutti i gradi della gerarchia
ecclesiastica.

TLM: Lei è davvero convinto che in Vaticano, a dispetto della
violenta ostilità dei progressisti, vi siano delle personalità che
compiono degli sforzi reali per rimediare a questa grave crisi nella
Chiesa?

MF: Si, lo credo sinceramente, penso veramente che vi siano delle
persone che combattono e che certamente soffrono cercando di salvare
qualcosa dalla rovina generale. Tuttavia, mi sembra che il timore
dei progressisti sia più forte del coraggio in favore della
Tradizione.
Ma per andare più a fondo, non credo che il nostro convincimento che
questa crisi abbia la sua causa nel Concilio e nelle riforme
postconciliari sia già condivisa in Vaticano. Ciò che per noi è una
evidenza viene considerato come un'affermazione ingiuriosa e
oltraggiosa. Per darle un esempio, non v'è alcun dubbio che coloro
che in Vaticano trattano con noi e che vorrebbero che noi firmassimo
un accordo, siano colmi di buona volontà nei nostri confronti. Ma
ciò che esigono da noi è una dichiarazione secondo la quale la nuova
Messa è valida, il concilio è un vero concilio della Chiesa
cattolica, e via così. Queste dichiarazioni non sono false in sé
stesse, ma sono terribilmente ingannevoli. È come se ci si
presentasse una minestra nella quale vi è una goccia di veleno. Noi
ci rifiutiamo di mangiarla. Roma insiste e ci dice: "Facciamo la
pace, ma voi dovete almeno riconoscere che questa è proprio una
minestra". E noi rispondiamo: "Sappiamo che è una minestra, ma quel
che ci importa è che è avvelenata". Se noi riconosciamo che è una
minestra, domani si potrebbe giungere alla conclusione che
nonostante tutto dobbiamo mangiarla, e questo è proprio quello che
non vogliamo fare.
Non vogliamo dei compromessi ingannevoli. Ci importa poco di quel
che pensano di noi i progressisti. Noi vogliamo piacere a Dio ed
essere fedeli alla fede del nostro battesimo. Noi vogliamo certo
ubbidire alla Chiesa, ma evidentemente con una ubbidienza vera che
ci condurrà in cielo e non all'inferno.

TLM: Eccellenza, dal momento che lei viaggia molto per il mondo, può
beneficiare di una visione d'insieme privilegiata sulla situazione
della Chiesa. Nota un movimento in direzione della Tradizione, e se
sì, in quali paesi?

MF: Questi ultimi anni sono stati teatro di un movimento crescente
verso la Tradizione. E noi siamo perfino sorpresi per l'importanza
di questo movimento che in modo particolare riguarda giovani
sacerdoti e seminaristi. Da alcuni anni, numerosi sacerdoti di molti
paesi si avvicinano a noi ed esprimono il desiderio di imparare a
celebrare la Messa antica, con o senza il permesso del loro
Ordinario. Più recentemente, abbiamo visto molti vescovi tendere
prudentemente alla Tradizione e perfino bruciare le tappe in
direzione della Tradizione della Chiesa cattolica. Questo movimento
di ritorno lo noto dappertutto nel mondo. Indubbiamente certi paesi
dimostrano una maggiore inclinazione rispetto ad altri, ma non se ne
può dedurre una regola generale. Gli Stati Uniti meritano una
menzione a parte, ma l'Italia potrebbe riservare delle grandi
sorprese nel prossimo avvenire, al pari dei paesi africani in cui
l'aspettativa per la Tradizione è grande.

TLM: Come vede il Sinodo dei vescovi sull'Eucarestia, l'anno
prossimo?

MF: Posto che si assumano gli strumenti adatti e posto che i fedeli
e i sacerdoti siano nuovamente diretti verso quello che è il cuore
della Chiesa e dovrebbe essere il cuore della vita di ogni
cattolico, questo sinodo potrebbe essere il punto di partenza di un
vero rinnovamento della Chiesa cattolica. Ma, ancora una volta, io
non penso che ciò sia possibile senza un terribile e drammatico
combattimento spirituale. Sono presenti delle forze mortali. Io non
esito a dire che ci troviamo nel mezzo di una battaglia
apocalittica. Allora preghiamo, e preghiamo molto.

TLM: Che ne pensa del film di Mel Gibson, La Passione di Cristo, e
della sua capacità di toccare le ànime?

MF: Forse non abbiamo mai visto una contraddizione così tangibile
nella Chiesa cattolica, specialmente tra i vescovi, come nel caso
dei commenti pro o contro il film di Mel Gibson. Queste profonde
opposizioni su ciò che non è altro che una questione di opinioni,
rivelano lo stato dei cuori anche a riguardo di altri argomenti più
importanti. Di per sé, un film è una cosa indifferente. In quanto
cattolici noi dobbiamo giudicarlo guardando ai suoi frutti. Senza
alcun dubbio, nello stato attuale del mondo e della Chiesa, questo
film dev'essere posto tra i mezzi di apostolato più potenti. Ma, dal
momento che è solo un film, i suoi effetti saranno temporanei,
passeggeri. Sarà compito dei sacerdoti cogliere questa occasione per
condurre le ànime ad uno stato spirituale più profondo e più
stabile: catechismo, sacramenti, tutti i mezzi abituali della Chiesa
per mantenere lo stato di grazia nelle ànime. Questo film è un bello
strumento di conversione, una grande manifestazione della
misericordia di Dio, per l'intensità della verità che richiama alla
memoria di questo povero mondo: l'esistenza di Dio, del peccato,
della punizione del peccato con la morte e l'inferno, del Redentore,
del sacrificio redentore che ci salva, della cooperazione delle
creature, e in particolare della Santa Vergine, in quest'opera di
Redenzione. La violenza del film in certe scene può essere
scioccante, ma un tale choc non è necessario perché queste verità
penetrino nel cuore dell'uomo moderno? Io mando tutte le mie
felicitazioni a Mel Gibson per il suo capolavoro e per il suo
coraggio.

TLM: Qual è la situazione dei vostri seminarii, soprattutto per ciò
che concerne le ordinazioni sacerdotali?

MF: Questa questione potrebbe essere l'oggetto di un'intera
intervista o di una conferenza. Tra i nostri sei seminarii,
l'Australia dovrebbe fornirci i primi sacerdoti l'anno prossimo (3),
il che è un segno felice per i paesi di missione che serve la
Fraternità (4). Quest'anno e il seguente il numero dei nuovi
sacerdoti sarà piuttosto basso, avremo poco meno di venti nuovi
sacerdoti. Ma si tratta di una situazione temporanea e il numero dei
nuovi seminaristi è molto stabile; ogni anno vi sono in media da 50
a 60 nuove vocazioni. Sicuramente ne avremmo bisogno molte di più, e
siamo appena in grado di rispondere ai bisogni di tutti i fedeli che
richiedono il nostro aiuto nel mondo. Se già oggi avessimo
centocinquanta sacerdoti in più potremmo immediatamente fornire loro
un ministero e un tetto.

(1) ? Nel corso di una comunicazione orale, il 12 febbraio 2001
(Nota di DICI)
(2) ? Ai lettori di The Latin Mass, primavera 2003 (Nota di DICI)
(3) ? Si tratta dei primi preti formati interamente in Australia
(Nota di DICI)
(4) ? Per il fatto che in Australia si formano molti seminaristi
provenienti dai paesi di missione (Nota di DICI)

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