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Discussione: Un finale da Caimano

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    Predefinito Un finale da Caimano

    È il destino dei demagoghi assomigliare nel finale alle loro caricature. L'ultimo Berlusconi non ricorda ma è il Caimano. Un uomo di potere messo all'angolo, stravolto dalla rabbia, deciso a trasformare la sua probabile sconfitta con una tragedia nazionale. Un personaggio dunque molto pericoloso. Senza saperlo, senza neppure averlo visto, il premier ripercorre l'ultima scena del film di Moretti, incita all'eversione e fugge inseguito dai fuochi di un incendio sociale da lui evocato. La differenza non è nel copione ma nei sentimenti che suscita nel pubblico. Il Berlusconi vero è assai più inquietante di quello rappresentato nelle sale. L'emozione, il sentimento e il risentimento sono del resto i protagonisti di questa assurda campagna elettorale.

    Silvio Berlusconi ha smesso da tempo di parlare di politica, ha abbandonato il discorso agli altri, come se su quel terreno non si aspettasse più di convincere nessuno, per fare appello alla sola emozione. Anzi, a un'emozione sola, la paura. In questo è ancora bravo. Anche quando non aveva nulla da dire ai cervelli, e gli è capitato spesso, il Cavaliere è sempre riuscito a comunicare di viscere ciò che sentiva nel profondo. È il suo talento maggiore.

    Ai tempi della discesa in campo comunicava fiducia, ottimismo, speranza, voglia di successo. Era tutto quello di cui anche l'Italia uscita da Tangentopoli aveva bisogno. Non si trattava però di semplice calcolo, di un algido marketing politico con le parole d'ordine e gli slogan calibrati sui sondaggi. Non avrebbe funzionato così bene. Quei sentimenti Berlusconi li provava davvero, in prima persona.
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    Da qualche mese Berlusconi è in preda a una sconfinata paura, all'angoscia di perdere, a una sensazione di fallimento e impotenza. Reagisce come può un immenso narciso, con la negazione, la rabbia, l'insulto. Il populismo finisce sempre con il disprezzo per il popolo. Ma questo ha in corpo l'ultimo Berlusconi e questo soltanto riesce a esprimere, in ogni occasione, anche quando si sforza di sorridere, di recuperare in extremis l'immagine sognante, il sorriso, le promesse. Il dito puntato sullo spettatore alla fine dell'appello, dopo aver promesso l'abolizione dell'Ici e chissà cos'altro, voleva essere un gesto di sicurezza e fiducia. E invece è suonato allo spettatore per quello che era: una minaccia.

    Da settimane quel dito è puntato contro tutto e tutti.
    Avversari e alleati, stampa italiana e straniera, imprenditori e magistrati. L'altro giorno l'ha puntato contro l'intero popolo italiano nella più grottesca minaccia politica mai ascoltata: se non mi votate siete dei coglioni. Certo, si è reso conto perfino lui che si trattava di una strada non percorribile. Allora è tornato al vecchio repertorio, le toghe rosse, il complotto del mondo intero, i brogli elettorali, il comunismo. Nessuno però più ascolta le parole, neppure i suoi elettori. Tutti guardano l'espressione, il volto, i gesti, e colgono il messaggio di paura. È un messaggio efficace, che passa e "buca" il video. Non s'era mai vista una vigilia elettorale così cupa, quasi plumbea, con un tale carico insopportabile di tensione.
    Ragioni concrete, a voler ragionare un poco, non ne esistono. Il paventato pericolo di una vittoria delle sinistre dovrebbe far ridere. Il centrosinistra in Italia ha già vinto dieci e non cento anni fa, ha governato senza requisire le case e abbeverare i cavalli a San Pietro, ha perfino permesso l'ulteriore arricchimento dell'uomo più ricco del Paese, ha infine assistito serenamente e quasi con sollievo allo sfinimento di molti processi a carico di Berlusconi, con i reati caduti in prescrizione, senza tramare né tanto né poco con le fantomatiche toghe rosse.

    Semmai ha esagerato in fair play. Nel timore che ogni azione potesse apparire una vendetta, il centrosinistra ha evitato di portare a termine una sacrosanta legge sul conflitto d'interessi, una necessaria liberalizzazione del sistema televisivo e una decente riforma di quello che oggi è il sistema di giustizia più classista dell'Occidente. Gli italiani tutti, Berlusconi compreso, hanno insomma poco da temere da un futuro governo Prodi e infatti la maggioranza non sembra aver paura di un centrosinistra vittorioso. Una parte crescente di opinione pubblica, non soltanto a sinistra, comincia piuttosto ad aver paura di un Berlusconi sconfitto. Timore di come un personaggio in questo stato psicologico, dotato di un grande potere e abituato ormai a farne un uso eversivo, potrà reagire la sera dell'11 aprile. Sarà disposto a farsi "licenziare" dagli italiani, come l'Economist ci suggerisce di fare? Accetterà di abbandonare il potere come un normale politico democratico?

    È l'inquietudine che percorre il film di Moretti e soprattutto la fosca conclusione. Può darsi che sia anche questo un sentimento eccessivo ma non è infondato. Di tanti sogni, dell'avventura berlusconiana rimane alla fine questo piccolo incubo: il colpo di coda del caimano.

  2. #2
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    Lo integrerei con questo:

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    Più immortalità per tutti. Afflosciato l'effetto Ici con la battuta sui «coglioni» di sinistra,
    Berlusconi ha preso ieri un nuovo impegno col popolo: chi vota Silvio campa cent'anni. Ha dichiarato infatti, testuale: «Ho l'orgoglio di dire che il mio governo ha incrementato l'aspettativa di vita degli italiani da 78 a 80 anni, e per le donne da 81 a 83 anni». Ma è solo il primo passo verso il traguardo: spegnere tutti 100 candeline. E grazie alle novità che sta «introducendo nel campo della ricerca e terapia oncologica», è ottimista: «Abbiamo più probabilità di prima d'arrivare a cento anni».
    I soliti criticoni, si sa, diranno che l'età media di morte s'è innalzata in tutto il mondo, da São Tomé a Ulaanbaatar, da Antananarivo a Saigon. Altri ricorderanno che, se questo è il metro, furono più bravi un secolo fa Crispi e Sonnino sotto i cui governi l'aspettativa di vita, sulla quale pesava una mortalità infantile spaventosa, passò in un decennio dai 14 anni e mezzo a 25.
    Altri ancora rideranno recuperando un dispaccio del Duce ai giornali del 16 agosto 1938: «Dare con rilievo e commentare il comunicato sull'aumento di statura in Italia, dimostrando come detto aumento sia il risultato di sedici anni di politica razziale, manifestatasi attraverso le provvidenze per la maternità e l'infanzia, l'incremento dato dal Fascismo alla vita sportiva e alla ginnastica, le colonie marine e montane, il miglioramento della nutrizione...». Per non dire di Mino Martinazzoli, al quale tornerà in mente la spettacolare lastra di marmo orgogliosamente incementata sulla parete di un piccolo municipio della Bassa bresciana: «Addì 21 luglio 1969, essendo sindaco il ragionier Tizio Caio, l'Uomo sbarcò sulla Luna. I concittadini memori posero».
    La scelta del Cavaliere (nella scia anche della battuta sul Fassino «testimonial di una ditta di pompe funebri») di sottolineare i brillanti progressi degli ottuagenari italiani nonostante, immaginiamo, la pesantissima situazione mortuaria avuta in eredità dalla sinistra, è tuttavia un'interessante innovazione propagandistica. Dopo avere promesso «il raddoppio dell'Autosole» più «il ponte sullo Stretto» più «la rivoluzione copernicana della macchina statale» più la «privatizzazione di tutto il possibile a partire dall'Enel e dall'Eni» più la «trasformazione del Mezzogiorno in un gioiello turistico mondiale» più «una casa al 19% di italiani che non ce l'ha» più una «carta oro per gli anziani così che entrino gratis negli stadi, nei cinema, nei teatri, sui treni e smettano di pagare il canone tv» più la «riforma del calcio di rigore» più un po' di calciatori in prestito al Messina più le 800 mila protesi dello spettacolare «progetto dentiere», il premier apre dunque nuovi scenari. Alla faccia di Mastella e Casini, Fini e De Mita: quando mai l'avevan proposta, loro, l'immortalità?
    I punti di riferimento sono molteplici. Ben prima di Lucia Servadio, la nonna volante che nel 1998 (piena era ulivista!) si lanciò a 105 anni in deltaplano con un istruttore dagli alpeggi sopra La Magdeleine per vedere il Cervino dall'alto, la mitologia era già piene di figure leggendarie. Come Glauco, il figlio di Poseidone che pare dovesse la sua immortalità a un'erba magica. O Demofoonte, il figlio di Metanira e di Celeo che Demetra decise di rendere immortale cospargendo il piccolo ogni sera di ambrosia, le cui fonti sembra fossero nel Giardino delle Esperidi. O ancora gli Otto Immortali del pantheon taoista. Come Zhang Guolao, un eremita delle montagne dello Shanxi che sapeva rendersi invisibile o bere senza danni coppe dei veleni più omicidi e girava non col jet privato ma con una mula bianca che era in grado di percorrere in un giorno centinaia di leghe e che lui ogni sera «appiattiva come un foglio di carta» e ripiegava per riporla nella borsa.
    Certo è che, se il Cavaliere dovesse rivincere le elezioni, il ministero della Salute è a questo punto già prenotato. Per Umberto Scapagnini, che oltre ad essere «'u sinnucu» di Catania, è il medico privato e il custode dei segreti della giovanilità del Cavaliere, che ad Aldo Cazzullo descrisse così: «Geneticamente è eccezionale. Un profilo neuroendocrino eccellente. Un cervello veramente straordinario. È un tipo previsivo, dall'intelligenza fuori dalla norma, che gli consente di prevedere come andranno le cose. Ha una costanza, una capacità di concentrazione e di lavoro incredibili. Non molla mai. E sa controllare lo stress. Sa dormire. Gli bastano 3, 4 ore a notte, più mezz'ora strategica al pomeriggio, che gli consente di recuperare il 40% delle energie». Insomma: «È come se avesse 12 anni di meno». Diagnosi che Berlusconi, violentando la naturale modestia, un giorno raddoppiò: «Mi assicura che sono 25 anni più giovane della mia età reale. Ve lo consiglio, non costa neppure tanto perché ha uno spirito missionario e dà via certe pillole che sono magiche».
    Per questo aveva già cercato di arruolarlo al governo nell'ottobre 2004, al posto di Sirchia: «Ho rifiutato. Se avessi voluto fare il ministro l'avrei fatto subito, nel 2001». Berlusconi lo adora. Tanto più da quando, discettando di certe magiche virtù del palosanto, una pianta «ricca di antiossidanti e stimolanti per la dopamina cerebrale» di cui si nutrono gli ecuadoregni di Ocobamba, rivelò a Claudio Sabelli Fioretti: «A quanti anni arriva il Cavaliere? I cento li supera di sicuro». Di più: «Se c'è uno predisposto per l'immortalità, sotto il profilo immunologico, quello è Berlusconi».
    Lui davanti a trainare, tutti noi dietro. Certi di riconoscere in lui l'amata sagoma di He Xiangu, altra mitica figura cinese così sobria da nutrirsi solo dei raggi della luna, che si riflettevano dorati sulla sua testa, ove spiccavano esattamente sei capelli.



    (Gian Antonio Stella)

 

 

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