Lo scopo dell'Edera
Affermare i nostri principi e dare forza al Partito repubblicano. Qualche mese prima di morire Ugo La Malfa chiudeva praticamente la sua vita politica con un discorso al Teatro Nuovo di Milano, il 4 febbraio del 1979. Riascoltiamo le sue parole ed è come se le pronunciassimo noi oggi. "Scopo supremo del Pri è oggi, come nel passato, fare dell'Italia una delle democrazie economiche e sociali più avanzate d'Europa, arrestando il processo di degradazione economica, sociale, civile, che l'ha investita, quasi come una prolungata bufera, negli ultimi dieci anni."
Una bufera che non riguarda le coalizioni che si sono alternate dal 1994 in poi. Riguarda, piuttosto, l'approccio ai problemi di una classe politica inadeguata, confusa e spesso maldestra. Ne sono conferma le stesse vicende di questa ormai conclusa campagna elettorale, gli ultimi giorni della quale ho voluto dedicare alla terra di Romagna, terra repubblicana per eccellenza.
E queste giornate romagnole potrebbero essere - e credo lo siano - giornate di festa per il popolo repubblicano.
(Francesco Nucara)
Un popolo repubblicano che ha le sue radici nella storia del Paese e non solo nella storia del proprio partito.
Sbagliano coloro che pensano di distruggere il partito romagnolo, e, a maggior ragione, coloro che pensano di minarlo dall'interno.
Il Partito repubblicano italiano ha resistito a tutto: alla monarchia, al fascismo, alla Democrazia Cristiana, all'asse Dc-Psi e all'asse Dc-Pci, e resisterà ancora a quanti lo vogliono far scomparire.
Basterebbe rileggersi un po' di storia e, se vogliamo, un po' di cronaca.
Nelle varie peripezie il nostro partito ha sempre trovato un nucleo di resistenti pronti a far rivivere l'Edera.
E' mancato spesso, in questi casi, il senso di appartenenza ad un'idea che andava ben oltre le occasioni o i singoli aspetti di una situazione contingente.
E' mancato quel collante che Spadolini chiamava "l'altra idea dell'Italia", da non confondersi con l'idea di chi dell'Italia si voleva servire.
Quel senso di appartenenza che portò Umberto Terracini, leader prestigioso del Pci, a spiegare cosa lo aveva spinto a non abbandonare mai il proprio partito anche quando le decisioni del gruppo dirigente comunista erano distanti anni luce dal suo modo di essere, di pensare, di realizzarsi.
Egli così affermava in un libro-intervista: "A reggermi in così aspre prove è stata allora la mia convinzione che fuori dall'impegno collettivo non c'è via ad alcuna conquista e che perciò, pur ritenendomi nel vero, politicamente parlando, da solo non avrei potuto realizzare nulla e che, quindi, dovevo custodire gelosamente anche l'ultima radice di quella solidarietà ideale che da sempre mi aveva nutrito."
Repubblicani, sotto qualsiasi cielo politico oggi vi troviate, tornate a nutrirvi dei nostri ideali, degli ideali mazziniani, della vostra patria che è il Partito repubblicano italiano.
In una società confusa come quella attuale non sappiamo cosa ci riservi il futuro.
Sappiamo però che il nostro futuro, nel bene e nel male, è e sarà nell'Edera. Ho trascorso questi giorni con gli amici romagnoli per sostenere il nostro partito, per sostenere una storia mai doma che s'intreccia con la storia dell'Italia e la storia dell'Europa.
Non c'è docente o studente che studi il Risorgimento italiano e non s'incroci con il Partito repubblicano italiano, quel partito che nasce ben prima della sua fondazione e che trova la sua estrinsecazione formale nel novembre del 1895 a Bologna, su iniziativa del vostro concittadino Aurelio Saffi, triumviro della Repubblica romana e discepolo di Mazzini.
Forlivesi e repubblicani, onorate la vostra memoria, che non è una memoria chiesastica e non è nemmeno una memoria marxista.
In questi anni di segreteria, abbiamo cercato di conciliare l'affermazione dei nostri principi con la necessità di far vivere l'Edera: questo simbolo che nasce nel 1834 come emblema della Giovine Europa.
Molti amici non hanno capito che solo uno sconfinato amore per questo partito ci ha indotto a trovare compromessi che hanno consentito ad una minuscola formazione come la nostra di esercitare un ruolo nel governo del Paese.
L'atteggiamento tenuto dal segretario nei confronti dei repubblicani romagnoli non è mai stato - e mai sarà - di ostilità preconcetta.
Anche qui ho cercato di stabilire un rapporto che, pur salvaguardando la posizione politica nazionale, non compromettesse il vostro ruolo negli enti locali.
E' mia intenzione proseguire su questa strada in attesa che il Pri sia unito da un interesse nazionale, che rilanci le proprie idee ed il proprio ruolo in Italia e in Europa.
Tutti abbiamo commesso errori - ed io per primo devo farne ammenda - ma se siamo insieme a combattere una battaglia di sopravvivenza, vuol dire che la comune radice non è marcia e che pensiamo di riprendere il cammino. Quel cammino che ci appartiene e non quello che ci ha visto sconfitti all'inizio degli anni '90, come ci aveva visto sconfitti in altre epoche del nostro lungo percorso.
Gli amici romagnoli sanno che ho difeso il partito e il loro ruolo anche quando, a mio avviso impropriamente, venivano attaccati dagli organismi nazionali.
E' difficile coniugare Ragione e Passione.
(Giorgio La Malfa)
La seconda spesso prende il sopravvento sulla prima, ma noi dobbiamo essere protesi a salvaguardare un equilibrio dinamico.
Oggi siamo in una coalizione e in un governo che può piacere o meno. Tuttavia, poiché non abbiamo il 51% bensì lo 0,5% siamo costretti e - giustamente - a tener conto delle posizioni altrui.
Per quella che è stata la mia esperienza di questi anni di governo, debbo ribadire che la forza politica più vicina ai nostri obiettivi è stata Forza Italia e, in modo particolare, il suo leader.
Le posizioni repubblicane riguardanti Europa, energia, fisco, sicurezza, ambiente e, più generalmente, la modernizzazione del Paese, hanno trovato riscontro negli atti del governo.
I dissidi sono sorti quando abbiamo affrontato i problemi della ricerca o, in modo particolare, riguardo all'uso degli Ogm ed al ricorso al nucleare (dove ci siamo trovati di fronte all'ostilità di Alemanno), oppure quando abbiamo affrontato i problemi delle cellule staminali o della scuola privata, cui si affiancava tutto il mondo cattolico, al governo come all'opposizione.
Sulla liberalizzazione, vedi Direttiva Bolkestein, approvata quando Prodi era Presidente della Commissione Ue, ci siamo trovati contro tutta l'opposizione e il mondo sindacale.
A difendere i privilegi di chi è occupato si fa molto prima che a liberalizzare il mercato.
Chi è il conservatore e chi è il progressista?
Il governo o l'opposizione?
Cari amici, sono stati cinque anni di impegno duro.
Abbiamo riportato il simbolo dell'Edera, anche se parzialmente, sulle schede elettorali per le elezioni politiche; abbiamo rieditato la "Voce Repubblicana"; abbiamo messo ordine nel tesseramento e nei bilanci del partito; abbiamo riportato il Pri al governo con un ministero politicamente prestigioso e con l'aggiunta dell'incarico a Giorgio La Malfa di coordinare ben sette ministri per l'attuazione della Strategia di Lisbona; abbiamo eletto consiglieri comunali e provinciali, soprattutto nel Mezzogiorno, e ottenuto rilevanti incarichi nelle istituzioni locali.
Fatemi sentire con il vostro amore e con il vostro cuore che tutto ciò non è stato inutile.
di Francesco Nucara
Roma, 7 aprile 2006
tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=2305







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