Hanno montato il palco in mezzo alla piazza, PER PRUDENZA...
![]()
![]()
![]()
Attacchi a Mao, Stalin e Pol Pot: Silvio dal balcone di Napoli
Il Cavaliere prova a fare il buono ma non resiste. E qualcuno tra la folla: «Duce, Duce»
NAPOLI — Non si è tenuto. L'ha ridetto. Ed è stato l'appello finale, l'estremo grido, l'ultima parola della campagna elettorale: "Coglioni!".
Fino a quel momento era stato buono, suadente, sorridente. Dei due discorsi collaudati da una dozzina d'anni—l'elogio della roba e quello dei valori, l'invettiva contro le tasse e quella contro il comunismo — Berlusconi aveva scelto il secondo, nel suo schema il più nobile: di qui la libertà, il mercato, l'amore; di là l'invidia, Pol Pot, Violante. Aveva rilanciato lo schema a tre punte, accettando dopo trattative di parlare per primo, cedere la parola a Casini e lasciare a Fini l'onore della chiusura. Poi però non ce l'ha fatta. E' stato più forte di lui. Fini—come di consueto il più sobrio ed efficace dei tre — aveva annunciato che "vinceremo perché amiamo la patria, perché difendiamo la famiglia, perché crediamo nel lavoro". Lui, il presidente del Consiglio, l'ha interpretato come un assist. E' saltato sul podio con un colpo di reni tipo Bettega giovane, ha afferrato il microfono con un sorriso dentato e con voce ormai rauca ha concluso: "Vinceremo perché non siamo coglioni!".
E' stato allora che la piazza (dimezzata: per prudenza il palco è stato montato al centro) ha riconosciuto il suo leader, ed è esplosa nel primo e ultimo boato del comizio. Lo sollecitavano fin dall'avvio, l'insulto liberatorio, il pernacchio definitivo. "Votiamo Berlusconi perché non siamo coglioni" stava scritto sullo striscione sotto il palco. "Quel coglione di Prodi vuole riempirci di tasse e travestiti" era stampato sul lenzuolo appeso al Palazzo Reale. Il Cavaliere non poteva deluderli. Già che c'era, dopo l'appello di Fini si è affacciato altre due volte, prima per presentare Franco Malvano candidato sindaco di Napoli, poi per salutare dal balcone della prefettura, accolto dal grido "Duce- Duce". Va detto però che in piazza erano rimasti solo i militanti della Fiamma tricolore con bandiere nere, gli stessi che giovedì hanno inscenato la marcetta su Roma, più i sostenitori della Mussolini sventolanti tricolori con aquila imperiale. Gli altri avevano già guadagnato i pullman o i camper dipinti con i volti del trio Berlusconi- Fini-Casini.
Il solo dato politico di fine campagna è appunto l'unità ritrovata, almeno in pubblico. Dopo settimane di polemiche, in cui Fini e Casini si sono smarcati da Berlusconi non già quando il premier alzava la voce ma quando dava segni di debolezza, come dopo il primoduello tv, per accodarsi ai successivi segni di riscossa o almeno di aggressività, come a Vicenza, i leader del centrodestra (a differenza di quelli del centrosinistra) hanno chiuso la maratona elettorale tutti insieme. L'ultima volta che si erano ritrovati a Napoli era il febbraio 2001, alla conferenza programmatica di An. Rispetto ad allora, ieri mancavano i migliori in campo, Bossi e la Mussolini. I due si erano studiati per anni — "il Duce qualcosa di buono ce l'ha lasciato: la nipotina. Vorrei incontrarla per dimostrarle quanto valgo sessualmente", "il Senatur la smetta di occuparsi delle mie tette" —, e quando finalmente si erano trovati avevano fatte scintille ("abbiamo dovuto separarli fisicamente" raccontò Buttiglione uscendo sottobraccio a Vespa dalla pizzeria Brandi, dove si era svolto il primo indimenticabile vertice della neonata Casa delle Libertà). Stavolta in piazza del Plebiscito Bossi ha mandato Maroni, prima applaudito, poi indotto da qualche fischio ad accelerare il ritmo del discorso, chiuso da una promessa: comunque vada, la Lega resterà nell'alleanza. Sul palco ci sono anche il ministro socialista Caldoro, sostituto della Prestigiacomo nel ruolo di presentatore, Stefania Craxi per una volta sorridente e il segretario Udc Cesa. Non ammesso purtroppo il segretario della Democrazia cristiana Rotondi, che si consola con un buffet a latere accanto al principe ed erede al trono Emanuele Filiberto e Lucio Cirino Pomicino fratello di Paolo, che essendo infermo ha mandato un video tipo Bin Laden dalla grotta.
L'atmosfera è da ultimi giorni di Pompei, con la speranza ammiccata di un colpo di coda, una sorpresa sempre possibile, un capovolgimento clamoroso quindi ancora più bello. Rotondi scruta il Vesuvio incombente sempre sul punto di risvegliarsi e confida: "Nel miglior sondaggio siamo sotto di due punti. Certo, se il Cavaliere fa 'o miracolo... comunque noi della Dc otto deputati li prendiamo". Dopo il numero mattutino sulla tassa rifiuti, Berlusconi sceglie il canovaccio classico, il rito delle domande — "volete essere governati dagli ammiratori di Stalin, Lenin, Mao, Castro?" "Nooo!" —, il credo laico dei valori. Citazione napoleonica dal 5 maggio: "Dall'Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno...". Ancora un ritocco all'imposta sui Bot: "La sinistra li tasserà al 23%" (nell'ultimo duello aveva detto 22, domani ai seggi sarà 24). Tentativo di correggere la gaffe non colta da Prodi, la contrapposizione tra il figlio del professionista e il figlio dell'operaio, "sarebbe giusto togliere a chi ha di più per dare a chi ha di meno, ma per la sinistra le tasse sono una questione di potere e di mangiatoi" (sic). Applausi d'affetto. La vera rivelazione di giornata è Casini, che pare tarantolato. Urla nel microfono, ammonisce che "dove governa la sinistra c'è l'eutanasia come in Olanda" (nella realtà governata dal democristiano Balkenende), grida "sei bellissima!" a una ragazza "di pelle non bianca", chiama i Cct per antico riflesso "Ccd", invita con il braccio il popolo a saltellare ("chi non saltà comunista è!"), invita "Silvio e Gianfranco" ad abbracciarlo sul palco ("come Inzaghi e Shevchenko" chiosa il premier), precisa che "tra noi non c'è Luxuria", il personaggio più citato nella campagna dall'Udc.
Fini, come sempre pacato, scalda la piazza senza bisogno di alzare la voce, corregge il realismo della vigilia ("se perdiamo sarà di un'incollatura, e speriamo che nessuno parli di brogli") dicendosi sicuro di vincere. Striscione: "Montezemolo Epifani Della Valle uniti per fregare gli operai". Palloncini tricolori. Bandiere nere. Fini invita a liberarsi della camorra: battimani. Casini annuncia lo sfratto a Bassolino: ovazione. Poi la zampata finale del presidente del Consiglio. Il vento è forte, Napoli di una bellezza inquietante. Berlusconi da vicino pare finto, il trucco pesante e i capelli dal colore innaturale sono pensati per essere visti da lontano o in tv. Viene bene anche dal balcone, da qui il grido Duce-Duce. Un volantino riproduce i tre in toga tipo Plinio il Vecchio sotto il vulcano in eruzione. "Sono momenti irripetibili, personaggi che non tornano più" dice commossa una signora bionda venuta da Santa Maria Capua Vetere, e ha ragione. Dovessero perdere davvero, ci mancheranno
Aldo Cazzullo
08 aprile 2006
http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...cazzullo.shtml




Rispondi Citando
