
Originariamente Scritto da
Forzanovista
Comunque vada, tutto va cambiato: considerazioni “di destra”.
In attesa del responso delle urne, il risultato del voto del 9 e 10 Aprile è quanto mai incerto.
Nel cliché isolazionista che ha distinto la destra radicale – “la destra-destra” – negli ultimi 10 anni, cioè quelli successivi a Fiuggi, il risultato elettorale ha assunto sempre un valore tanto relativo quanto indifferente. Lo spirito che ha accompagnato lo spoglio delle schede è sintetizzabile col motto apatico: “se va bene: bene; se va male: bene lo stesso”.
Dire che in questo caso la vittoria sia il risultato auspicabile è dire un’ovvietà, ma dire che la sconfitta sarebbe una “tragedia” – spero che ne venga colta la particolare drammaticità della parola - è Realismo, spicciolo ma cocente. La scelta sofferta di Alternativa Sociale di collegarsi alla C.d.L., in uno slancio di novità fino a poco tempo fa non ipotizzabile (fino alla permanenza del maggioritario), fu motivata dalla necessità di rendere più efficace e concreta l’azione politica radicale; dare sicurezza e continuità ad un ambiente politico e culturale non degnamente rappresentato; spostare l’asse della destra italiana su istanze identitarie, sociali e popolari; e frenare il più possibile le derive zapateriane e nichiliste provenienti dalle sinistre. Sicuramente, il correre al fianco del centrodestra ci ha posto davanti alla scelta di rinunciare ad alcuni paradigmi di non compromissione morale con il fronte berlusconista, giustificabili solo dalla volontà di disincagliare il nostro pensiero dalla stretta utenza dei militanti di sezione. Scegliere l’opzione del “noi contro tutti”, propria di un titanismo antipolitico, al contrario, avrebbe denunciato oltre modo un non attaccamento alla causa ma una vanità politica iperindividualista. In buona fede, questo non potevamo permettercelo. Sulla base di queste premesse, un eventuale non entrata in Parlamento significherebbe il collasso di un certo pensiero e di una determinata sensibilità politica. A quel punto l’«ognuno è sciolto da ogni comando, ognuno faccia come meglio crede» sarebbe legittimo, e per certi aspetti doveroso.
In questo caso, pensare alla drammatica realtà di un eventuale sconfitta non è da confondere con un disfattismo di sorta ma è da mettere in relazione con tutta una serie di manovre decisamente discutibili che l’intera area radicale ha varato in vista del voto.
Partiamo dalla realtà a me più cara: Alternativa sociale. Vi è stata una tempistica totalmente sbagliata nel prendere scelte decisive sulla strategia elettorale da adottare: troppo a ridosso con la scadenza elettorale e, soprattutto, troppa incertezza sulle modalità di un nostro impegno elettorale. Troppi giri di valzer e capricci hanno segnato la serietà delle tre componenti di As. Mi riferisco in primis al FNS di Tilgher (la cui condotta è da autentico “impresentabile”), dove i diritti legali di ricatto sulla gestione e il simbolo di As sono evidentemente ipertrofici rispetto al proprio effettivo peso politico, territoriale ed intellettuale. Su Azione Sociale della signora Mussolini non vi è nulla da dire poiché vi è un “nulla” dietro. Realtà tanto incolore nei contenuti quanto scarsa nel valore politico e umano dei propri personaggi, e su questo mi fermo. Mi consola il fatto che la Alessandra, seppur infarcita di contenuti distanti notevolmente dai miei, si è dimostrata campionessa di coerenza, tenacia e lealtà. Forza Nuova, la cui struttura, coerenza, compattezza e politicità, seppur nei limiti di una forza ad altissima vocazione attivistica, è indubbia, si è macchiata di due ingenuità concomitanti non indifferenti che hanno portato smarrimento nella base: l’isterico comunicato che sanciva la rottura di ogni trattativa con la C.d.L. dopo l’entusiastica Assemblea nazionale, ed il manifesto “contro tutti i partiti e contro tutti i corrotti” che, seppur condivisibile, è risultato incongruo in vista di un accordo elettorale con realtà politiche che della corruzione ne hanno fatto un programma di governo.
Il linguaggio propagandistico di As, e questo mi lascia particolarmente perplesso, non ha rispettato degnamente il bagaglio ideale che essa doveva rappresentare. I contenuti espressi sono stati segnati da una banalità populistica di basso spessore. Benché la difesa dell’infanzia e la dignità della donna toccano tutti noi, essi però sono secondari rispetto all’emergenza immigrazione, precariato, “cosificazione dell’uomo”, invasione cinese, droga e rischio di un terzo conflitto mondiale, causato dall’arroganza militare americana che peraltro è avallata dal centrodestra italiano. E’ anche vero che qualcuno, nel sincero tentativo di ravvivare in senso “rivoluzionario” la propaganda, ha sollevato una delle questioni di più scarsa utilità sociale che potevano essere sostenute: la DASPO.
Altro punto discutibile: la scelta dei candidati. Con troppa disinvoltura non è stato rispettato il principio Nord/Sud nella stesura del cosiddetto“listino bloccato”, il quale avrebbe alleviato l’imbarazzo organizzativo dato dalla non candidatura di Fiore e di quell’altro “impresentabile”. In altri casi, vedere scritti fra i primi nomi delle liste dei transfughi (cacciati) di A.N., che fino a poco tempo addietro si erano contraddistinti nel dileggio di A.S. e dei propri militanti, mi ha addolorato parecchio.
Ultimo rammarico. Sulla non candidatura di Fiore e Tilgher speravo che fino all’ultimo ci fosse stato un ripensamento. Mi dispiacerebbe parecchio se tale scelta fosse stata vista da qualcuno come un atto di codardia politica, ma la responsabilità umana dei due co-segretari ha brillato sopra ogni facile giudizio. Davanti a Fini e Casini, non interessati a noi perché non interessati alla vittoria della C.d.L., in una prospettiva di un rimpasto post-berlusconiano, il sacrificio dei due era necessario per la riuscita della strategia di A.S.. Sicuramente la non candidatura di Fiore ha abbassato il morale della base, privata dell’impegno da offrire al proprio leader incontrastato e riconosciuto come tale, ma, senza di essa –forse- non ci sarebbe stata alcuna battaglia da combattere.
Se è vero che vi sono delle critiche legittime da fare ad Alternativa sociale nella gestione della campagna elettorale, fuori di essa vi sono solo tristezza e desolazione.
Grazie a Dio, il caso ha voluto che Rauti fosse messo definitivamente fuori gioco. Dopo una vita di ambiguità, tradimenti e trame, ha pensato bene di riciclare se stesso prostrandosi davanti a Berlusconi, arrivando a riconoscerlo come unico vero Duce d’Italia. Questi giustamente lo ha messo alla porta. Ahimè, non sono stati i suoi 83 anni ad offuscarne il giudizio ma il torpore della propria morale.
Movimento sociale fiamma tricolore: un accozzaglia folta e colorata. Romagnoli, schiavo della propria cupidigia e vittima del ricatto dei propri “camerati”, ha trasformato il movimento in un associazione a “delinquere” e in una roccaforte di “briganti”.
La reale possibilità di un ingresso in parlamento della “destra-destra” sarebbe potuta essere di facile portata se la Fiamma non avesse deciso di correre da sola, rifiutando gli inviti di AS. Scelta folle ed incongrua. Le regionali 2005 che anno visto l’intera destra radicale unita ma fuori dalla C.d.L hanno dato un risultato disastroso, ergo sarebbe stato normale, in una prospettiva “seriamente” e costruttivamente politica, tentare la scalata a Montecitorio ancora uniti, e magari con una struttura politica “riveduta e corretta” sin dalle fondamenta. Ma anche in questo caso la Storia non è stata Maestra. Si arriva quindi alle politiche 2006 la Fiamma è nel centro-destra – nulla di strano visto che essa ne è sempre stata lo sgabello – in un antagonismo incattivito verso As. Dà scandalo sapere che Romagnoli si è affannato nelle varie procure d’Italia, in combutta con Rifondazione, per cercare di far invalidare il simbolo di As: squallore.
Le liste dell’Msft sono state quanto mai variegate: esponenti del Vfs -che era meglio che restassero a fare gli skin; esponenti di Base Autonoma – da crociati a neo giacobini; i “condorelli”, esperti nel gonfiare cifre nei comunicati stampa; gli epigoni del Movimento politico; e per ultimo, gli “amici” delle O.S.A.. Su questi ultimi è doveroso sprecare due parole. Dopo aver stretto rapporti politico elettorali con As, in Funzione Mutuo Sociale, e dopo la riuscita, in più parti d’Italia, dell’iniziativa degli “impiccati”, grazie soprattutto al supporto logistico e militante di Forza Nuova, inebriati sciolgono ogni accordo e approdano nella Fiamma reclamando fantomatici posti sicuri in Parlamento. Da Storace nel 2005 a Romagnoli nel 2006, l’avanguardismo autoreferenziale che loro millantano si è svelato per quello che realmente è: opportunismo. Mi spiace, ma tale tradimento è ad alta indigeribilità. La cosa peggiore è che, a causa della loro spocchia, il progetto Mutuo Sociale è destinato all’oblio.
Certo, nel frattempo i camerati del Trifoglio, per non offendere nessuno, si schierano in blocco nel progetto autonomista Lega Nord- Raffaele Lombardo. Meglio tacere. Certe strategie denotano anch’esse opportunismo.
Un’ultima chiosa è dedicata ad Adinolfi che, con il suo intellettualismo spicciolo, anziché infondere entusiasmo, ha solo creato malumore e fastidio a chi lavorava con il sudore della fronte. Il vero intellettuale deve essere necessariamente un saggio, quindi un servitore del bene e del giusto, non un gufo saccente.
Il mio scopo, spero non venga frainteso, non è accusare tutti ma tirare delle somme. Con lo spoglio delle schede ogni incertezza verrà sciolta. Per ora so solo che, sia nella vittoria che nella sconfitta, l’assetto della destra-destra va mutato radicalmente. Il nostro mondo dovrebbe rappresentare il baluardo della lealtà, ma non vi può essere lealtà senza unità. Ed ancora, non vi può essere organizzazione e comunità se continuano a sussistere inutili individualismi. Il mio appello va in particolare a Roberto, l’unico leader che ha la forza e la serenità di poter unire, ordinare e organizzare, questo ambiente ormai logoro e di guidarlo verso la battaglia contro il totalitarismo di quelle forze oscure che nel distruggere ogni identità e Tradizione vogliono annientare l’uomo.
Spero che io mio appello venga seriamente accolto e che ognuno sia pronto, se è necessario, a mettere da parte sé stesso e le proprie etichette per un qualcosa di più grande.
Fernando Massimo Adonia
- coordinatore reg. Fn-sicilia.