La Konservative Revolution, movimento culturale, ideologico e politico europeo sorto nel XX secolo avente in Germania il proprio baricentro spirituale, è l'ultima concreta teorizzazione di una reazione antimoderna capace di bonificare l'Europa dal virus democratico liberale e da quei fattori di decadenza a matrice progressista e illuminista che ne minano la stessa sopravvivenza. Fiorita all'indomani della Prima Guerra Mondiale, cresciuta nei meandri della caotica Repubblica di Weimar, sorta nel solco del pensiero di Nietzsche, i Conservatori Rivoluzionari, definiti i Trotzkisti del Nazionalsocialismo, si pongono l'immagine guida dell'Eterno Ritorno, del tempo ciclico, del re-volvere, all'insegna di una contro-rivoluzione che culminerà in un Terzo Reich tradizionale dove le fratture destra-sinistra, figlie della Rivoluzione Francese, verranno finalmente sanate.
La quantità di formazioni e correnti che si rifanno alla RC è vasta e variegata.
Mohler ne individua 5 macrogruppi:
- Völkischen
- Jungkonservativen
- National-revolutionäre
- Bündischen
- Landvolkbewegung
Descrizione sintetica
[SPOILER=""]Per i Völkischen il soggetto principale è il Volk fondato sull'idea-forza della razza, intesa come patrimonio autonomo sviluppato dai primordi a partire dagli elementi costituenti quali credenze, stirpe, lingua e paesaggio. Gli esponenti di questo gruppo intendono opporsi ad un processo di disgregazione che minaccia il popolo, e incitarlo ad una più forte coscienza di se. I Völkischen mettono l’accento sulla razza, che è ritenuta fondare la specificità del Volk. Ma la loro concezione, anzi la loro definizione della razza è piuttosto variabile. Gli uni la concepiscono da un punto di vista puramente biologico, gli altri vi vedono una sorta di unità esemplare del "corporale" e dello "spirituale". Vi è in effetti una profonda religiosità völkisch, che si dirama da un "cristianesimo germanico" a una "fede tedesca" (Deutschglaube), al culto delle divinità pagane ricollocate in una prospettiva moderna.
I Jungkonservativen si preoccupano soprattutto di realizzare la "missione del Volk", che è ai loro occhi l’edificazione di un nuovo Impero (Reich), l’«organizzazione di tutti i popoli in un insieme sovra-statale, dominato da un principio superiore, sotto la responsabilità suprema di un solo popolo». Come scrisse il poeta Walter Flex: «Se ho parlato di eternità del popolo tedesco e di missione redentrice del germanesimo, questo non ha nulla a che fare con qualunque egoismo nazionale. Si tratta piuttosto di una convinzione etica, che può ugualmente realizzarsi nella sconfitta o, come ha scritto Ernst Wurche, nella morte eroica di un popolo intero. Nondimeno, ho sempre assegnato un chiaro limite a questa concezione. Io credo che l’evoluzione umana raggiunga la sua forma intima più perfetta nel popolo, e che l’umanesimo universalista implichi una dissoluzione, nel senso che libera e mette a nudo l’egoismo individuale canalizzato sin lì dall’amore per il popolo».
I nazionalrivoluzionari si formarono quasi tutti nell’esperienza delle Tempeste d’Acciaio e del cameratismo delle trincee. Per loro, la nazione non è altro che il Volk riunito e messo in movimento dalla guerra. I nazionalrivoluzionari accettano il progresso tecnico, non perché cedano alla pericolosa tentazione di ammirarlo, ma perché vogliono «dominarlo, e niente più». Il loro slancio rivoluzionario e la loro formazione prussiana si congiungevano a sostenere la loro volontà di distruggere l’"ordine borghese"; il loro "nazionalismo dei soldati" faceva tutt’uno col "socialismo dei camerati". L'attitudine rivoluzionaria si esprime nel desiderio di sconfiggere il mondo moderno con le sue stesse armi. Per arrivare a tal fine non sono escluse ipotesi di allenze tattiche con il bolscevismo contro il comune nemico rappresentato dal mondo borghese.
Con il Bund, la gioventù dell’interregnum scopre oscuramente che essa ha carica d’avvenire, e che le spetta il compito immenso di produrre il "ribaltamento del tempo storico". La Bündische Jugend manifesta soprattutto un’atteggiamento di fronte alla vita governato da una sorta d’inconscio collettivo. Allo stesso tempo "movimento giovanile" e "società d’uomini", il Bund intende formare una élite, certo destinata, nell’età adulta, a disperdersi nelle più lontane direzioni, ma che finirà per far conoscere ovunque lo stato d’animo e le aspirazioni della Rivoluzione Conservatrice. In tutti i settori politici, a destra, a sinistra come al centro, si videro fiorire organizzazioni giovanili (e anche formazioni paramilitari) che, tutte, trascinavano con sé, sovente inconsciamente e malgrado il colore politico dichiarato, le inquietudini e le preoccupazioni della KR, il che spiega i sorprendenti sviluppi e successi della Gleichschaltung ("adeguamento") politico che sopraggiungerà sotto il Terzo Reich.
Armin Mohler vede una quinta tendenza della RC nella Landvolkbewegung o "movimento dei contadini", lotta di classe, rivendicazione corporativa del Landvolk, della "gente delle campagne", entrata inevitabilmnete nell’orbita della Konservative Revolution, i cui sostenitori le avevano prodigato il sostegno più sincero e più vigoroso. Come gran parte degli altri gruppi essa fu successivamente assorbita dal nazionalsocialismo, a causa della spinta dell’evoluzione storica, e dell’azione personale di Walther Darré, teorico del Bauernadel (aristocrazia contadina).[/SPOILER]
Secondo Mohler con la Rivoluzione Conservatrice le idee del 1789 si sono viste confrontate con la loro negazione assoluta.
La lotta ingaggiata allora non è ancora giunta alla fine.
(segue)




Rispondi Citando
