FINI NEL SIMBOLO? UNA MARCIA IN PIU' PER LA DESTRA
Roma - I gioielli di famiglia si mettono in mostra, non si tengono nascosti. Passando dalle mura domestiche al palcoscenico della politica il concetto resta valido: un leader apprezzato, stimato in tutto il mondo, è un valore aggiunto per il suo partito, una forza da «esibire». Praticamente una marcia in più da innescare una volta presa velocità. Alleanza nazionale, partito solido, radicato nel territorio, «pesante», si prepara al voto di aprile con una importante novità: l’inserimento del nome i Gianfranco Fini nel simbolo elettorale. Da alcune settimane circolano bozze di ipotesi di restyling grafico per rinsaldare visivamente il legame tra il partito di via della Scrofa e il suo leader. Ma soprattutto per fisicizzare il goleador della destra che si candida a sfidare la porta di Palazzo Chigi.
«É la prova che crediamo nella possibilità di vincere le elezioni», ha detto il diretto interessato. Ieri l’annuncio ufficiale dal palco di piazza Esedra. «Abbiamo deciso di introdurre il nome di Fini nel simbolo», dice tra gli applausi* Gianni Alemanno* candidato sindaco della capitale. Mentre sotto il grande schermo con l’immagine di Fini e la scritta il futuro è a destra si levano gli incitamenti per il vicepremier, il ministro di An continua: «Abbiamo sempre detto che per fare meglio ci vuole più destra nel centrodestra, ora abbiamo l’occasione per dimostrarlo. Introdurre nel logo il nome di Fini significa ribadire il rapporto forte e inscindibile tra il partito e il suo leader». Un partito che viene da lontano e con la svolta di Fiuggi ha lasciato gli ormeggi sicuri per navigare in mare aperto. «Non dimentichiamoci - dice *Ignazio La Russa* - che Alleanza nazionale è nata per volontà di Fini, non c’è distanza tra leader e movimento politico, sono cresciuti insieme. Adesso è importante coniugare anche graficamente e visivamente questo connubio, che la classe dirigente ha caldeggiato».
Qualcuno lo diceva da molto tempo e ora spera che non sia troppo tardi mentre i media, annunciando la “svolta” per questioni di marketing elettorali, insistono maliziosi col dubbio che l’operazione nasconda un imminente battesimo di una ”lista Fini“. Non è così. Anzi, dicono tutti i dirigenti prima di salire sul palco del comizio romano, «è vero il contrario: il partito rimane il perno, la fiamma - simbolo del Msi e poi di An - non viene toccata, l’inserimento del nome del premier manifesta la perfetta sovrapposizione tra leader e movimento politico.
«Sono perfettamente in sintonia con questa scelta - dice *Mario Landolfi* - non c’è dubbio che Fini sia un valore aggiunto per la destra. Una marcia in più che si vedrà soprattutto alle politiche, elezioni in cui votare per Alleanza nazionale significa candidare il suo premier alla guida del governo».
Nessuna perplessità, nessuna riserva tra i dirigenti di via della Scrofa: ministri, deputati, amministratori locali sono convinti che il partito ne esca rafforzato. Anche i più attenti ai rischi di perdita di indentità e i meno propensi ai cambiamenti giudicano la novità come un investimento per la destra. «Serve a colmare la distanza percentuale che separa An da Gianfranco Fini. Adesso gli elettori che hanno simpatia e stima per Fini non hanno più alibi per non votare Alleanza nazionale», dice *Domenico Gramazio*. Tutti convinti che gli elettori più ”timidi“ saranno rassicurati dal riferimento esplicito al responsabile della Farnesina che gode di consensi trasversali agli schieramenti.
A* Gennaro Malgieri* la proposta ufficializzata ieri appare come una «scelta intelligente, opportuna ed efficace per rinsaldare il vincolo tra la comunità di An e il suo leader e rendere ancor più evidente l’intenzione della destra di lottare per il primato, senza complessi di subalternità ma fedele all’alleanza programmatica che la lega alle altre componenti».
Per come è stata pensata, la nuova legge proporzionale trasforma le elezioni di una sorta di “lega” di collegi nazionali, in questa cornice è più facile identificare il leader con il candidato premier in pectore. «È ovvio che in una società mediatica - osserva *Maurizio Gasparri* - i leader dei partiti rivestono un ruolo speciale, per qualità oggettive e per sovraesposizione. La scelta di modificare il simbolo di An va in questa direzione, offrire visibilmente all’elettore la scelta dell’uomo simbolo di un progetto politico». Secondo Gaspari per capitalizzare sul partito l’effetto-leader la novità grafica nel logo di An, al di là della scelta che prevarrà tra le varie opzioni, è un investimento intelligente. «Certo - aggiunge - non illudiamoci che gli alti indici di gradimento per il ministro degli Esteri si traducano automanticamente in consensi elettorali. Sicuramente, però, l’ulteriore visibilità di Fini nel simbolo può spingere una parte di elettori ad abbandonare le remore che potrebbe nutrire verso il partito».
Per *Roberta Angelilli* si tratta di una scelta grafica intelligente e ben ponderata. «Non è mai facile ritoccare un simbolo», dice l’europarlamentare romana, «questa volta mi sembra che si sia trovata la giusta sintesi, perché rimangono intatti l’identità e il richiamo alla storia del partito e contemporaneamente si introduce la necessità di valorizzare Fini, non tanto come persona ma come emblema di un’esperienza politica e della stagione di governo». In una campagna elettorale così delicata e determinante per i futuri assetti, potenziare al massimo il valore del leader è un elemento di traino e di arricchimento non solo in termini numerici. Ne è convinto *Altero Matteoli* che respinge la facile obiezione di aver ceduto alla personalizzazion della politica. «L’esecutivo di An ha chiesto all’unanimità al presidente di inserire il suo nome nel simbolo di An in vista delle prossime elezioni. Gianfranco è un leader e un ministro degli Esteri apprezzato in tutto il mondo - fa notare il responsabile dell’Ambiente - la sua esperienza al governo deve essere tesorizzata dal partito, soprattutto per un movimento di destra che ha una visione antropocentrica della politica e dell’impegno civile».
La riforma del sistema elettorale, accelerando la corsa dei singoli partiti, è il contesto ottimale per unire il gioco di squadra a quello del capitano. *Italo Bocchino* guarda al ritocco del simbolo come alla possibilità di intercettare un elettorato più ampio di quello della destra storica. «La nuova legge elettorale, con la sua natura maggioritaria e proporzionale, consentirà a molti elettori che credono nelle qualità di Fini di scegliere il nostro simbolo senza necessariamente riconoscersi in An». Particolarmente soddisfatta *Maria Grazia Siliquini*, che ribalta il ragionamento: non si tratta di dare vita al “partito del presidente” ma di avvicinare l’elettorato alla politica. «La scritta ”per Fini“ all’interno del simbolo consente ai cittadini di giudicare l’uomo, il leader, il politico oltre che il partito. Permette - spiega la senatrice - di identificare il partito intero con uno stile e un metodo di lavoro». Fisicizzare il messaggio, insomma, avvicina il cittadino all’impegno politico.
*Francesco Storace* sorride. «Sono d’accordo, certo. È un argomento molto serio, non farò battute... Dobbiamo mettercela tutta per strappare l’Italia a un secondo governo Prodi».
**Adolfo Urso* da Hong Kong commenta soddisfatto. «Lo auspicavo da tempo. Inserire Fini accanto al simbolo è da una parte la chiara indicazione di una leadership, ma insieme un emento di riconoscimento per un più vasto elettorato». Per il viceministro quello deciso ieri è un passaggio importante «simile» a quello del ’94, quando presentammo il nuovo simbolo di An, che era qualcosa di più del Msi senza rinunciare a nulla di quello che era stato il Movimento sociale. Se il risultato sarà positivo dovremo pensare a una nuova fase di crescita e allargamento, forse anche a un nuovo inizio».
Fonte : Secolo d'Italia domenica 18 dicembre 2005
Autore : Gloria Sabatini




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