HA VINTO BERLODI
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lunedì, aprile 10, 2006, 19:27 - Osservatorio Nazionale


Il BERLODI è un modo ironico per dire che i due leader delle coalizioni in tenzone, visti da sud, sono clamorosamente identici. Questi geni della politica italiana sono riusciti in più di tre mesi di campagna elettorale a non fare una proposta una, anche la più stupida o la più demagocica, per il sud. Di più, il sud non rientra nei loro pensieri, nel loro lessico, neanche nelle loro manifeste bugie e tanto meno nelle loro agende: chi li ha visti? Certo parliamo da napoletani e magari nel resto del sud ci saranno anche andati, ma siamo pur sempre la capitale, quantomeno simbolica, del sud e qui sono venuti, i due leader, una volta a testa; quello che parla ostentatamente in bolognese è venuto in un teatro e non se n’è accorto nessuno mentre quello che parla milanese è venuto alla mostra d’oltremare, sempre di corsa, ricordandoci di non fare i coglioni! Certo il centrodestra ha chiuso la campagna a Napoli, a piazza Plebiscito; cioè se la sono giocata a sorte, loro e il centrosinistra! Anche questo è un dato interessante, entrambi gli schieramenti volevano chiudere a Napoli, forse perché è più facile parlare ad una comunità, che ha sviluppato sulla propria pelle un senso della realtà unico nel paese, l’ultimo giorno utile quando gli animi sono esasperati e quando la dialettica ha gia da tempo lasciato il posto alla fredda precisione chirurgica degli slogan. Si, sarebbe stato più difficile, in un altro momento per Berlusconi spiegare questi cinque anni di nulla ai napoletani e meridionali, questa SARC che non finisce mai, questo progetto di ponte sullo stretto che sembra un regalo ai mafiosi piuttosto che ai cittadini liberi, quel piccolo uomo di Maroni sul palco, questo stato di colonia che ormai è riconosciuto da tutta la società civile, per fare degli esempi. E sarebbe stato forse ancora più difficile per Prodi spiegare oltre il catastrofismo e le sue insopportabili smorfie, l’esperienza ventennale della sinistra napoletana, il bassolinismo che ormai è sinonimo di malaffare.
La seconda domanda che ci siamo posti è che cosa volesse il BERLODI? La risposta è tanto facile quanto tragica: Il BERLODI non vuole nulla. Proprio così non vuole più nulla. La comunità del sud è abituata da decenni a politicanti che, promettendo l’indicibile, chiedono sacrifici di ogni sorta vessazioni economiche, ecomostri, emigrazioni forzate, ecc. Sappiamo tutti degli effetti di queste “politiche” antimeridionali, o comunque squilibrate verso il nord, ed è qui inutile ripetere cose gia dette, gia capite e gia assorbite. E’ solo il caso di rilevare una certa impasse del sistema Italia. La sensazione è che in clima di globalizzazione, di delocalizzazione delle imprese verso i sud del mondo, di assalto di nuove spregiudicate economie (India, Cina) ci sia un atteggiamento attendista, che tradisce un dato preoccupante e cioè che nel bene e nel male non c’è ancora un disegno per il meridione d’Italia, che a sentire le statistiche di autorevole stampa economica inglese, è la regione più povera d’Europa, più povera anche dei nuovi paesi dell’UE, dell’est europeo. Il BERLODI non ha disegno, nessun progetto, forse neanche più quello di mercato delle piccole e medie aziende del centro nord. Se quest’analisi fosse giusta, ben si spiegherebbe il distacco dimostrato dalle amministrazioni locali e dal governo sull’opportunità della Coppa America, che in altri tempi (anni 80’ o 90’) avrebbe fatto gola a tante aziende del paese che in un modo o nell’altro sarebbero state coinvolte nel relativo indotto; sarebbe altrettanto comprensibile il nanismo dimostrato dallo Stato in queste ultime guerre mafiose, nanismo anomalo, che non prevede neanche un accordo sotterraneo con il malaffare per riportare l’ordine, come da sempre avviene; ancora di più si spiegherebbe l’abbandono della politica dell’alternanza, (che dovrebbe essere il sale delle moderne democrazie) dato questo altamente simbolico, nella città di Napoli: una parte politica è scappata, ha abbandonato il campo, pur forte di un elettorato importante, ha dato vita ad una opposizione inesistente ed ha affidato la gestione di questa a personaggi inconsistenti, avallando una piccola dittatura culturale, un tabù, una imbarazzante anomalia: nonostante una città allo sbando e un fallimento evidente a tutti, l’amministrazione cittadina rivincerà le future elezione comunali. Ma questi solo sono spunti di riflessione, nessuno può emettere sentenze sul futuro.
Ultima domanda, se sia buono o cattivo questa bestiaccia del BERLODI. Bene in altri contesti e con altri intenti, questa domanda non ce la saremmo mai posta vista la evidente e forzata banalità. Eppure oggi, in queste ore, è forse opportuno fornire delle chiavi di lettura, o almeno, le nostre chiavi di lettura. Dall’ 11 settembre, assistiamo ad una accelerazione di questa fase storica, fase che alcuni pensatori chiamano postmodernità, e che ha quali suoi vettori il neoliberismo, la globalizzazione o mondializzazione, il turbocapitalismo. Ma cosa vuol dire che questa fase storica “accelera”? Vogliamo dire che in pochi anni l’occidente tende ad assolutizzare, estremizzare una visione del mondo, uno stile di vita, un modo di sviluppo, nuovi, tanto nuovi che neanche l’occidente stesso li ha ancora assimilati. Guerre, tecnica, politica e cultura hanno mosso battaglia a qualsiasi modo di intendere la vita, la realtà, l’economia la politica in modo diverso. Questo attacco, che ha portata planetaria, provoca delle ripercussioni emotive su tutti, è come se subliminalmente ci avessero chiesto di dividere il mondo in buoni e cattivi, in bianco e nero e quest’attitudine al dualismo la riversiamo su tutto e tutti: è così che per alcuni Berlusconi è un mostro, per altri Prodi è la reincarnazione di Stalin. La verità è che BERLODI non è ne buono ne cattivo, è freddo, come le statistiche e gli slogan di cui si nutre.
Non potevamo vivere periodo migliore. E’ stato sancito con fatti e atti concludenti, ora lo si ammette ufficialmente: siamo colonia, e presto si ammetterà che anche il resto d’Italia e d’Europa lo è, certo con qualche strada in più, con centri d’interesse più vicini, con mafie meno violente… ma pur sempre di colonia si tratta. Non potevamo scegliere periodo migliore per scavare la trincea della libertà. Non c’è più nulla. Non c’è Più politica. Non ci sono più i partiti, non ci sono più i militanti e i simpatizzanti, restano solo gli elettori. Ora sarà più facile costruire il movimento del sud, del popolo, della libertà: no,non è vero, è vero il contrario! Ora però non ci sono più alibi e più scuse, ora non ci sono se e non ci sono ma, ora non ci sono più destra e sinistra, ora non ci sono più neofascisti e comunisti, ora l’effetto del narcotico è finito, ora siamo stanchi e intorbiditi ma vediamo le catene, ora scegliamo e diamo seguito al nostro destino… destino di schiavi o destino di Briganti.
Il Segretario Politico del Movimento Sudista
Ernesto Rao Limata