
Originariamente Scritto da
mustang
E’da vera “Caimana”, degna del film morettiano e della minacciosa cupezza delle sue ultime scene, l’invettiva che ieri, in un editoriale sul Manifesto,
Rossana Rossanda ha lanciato contro l’“Italia profonda”.
La scandalosa Italia che ha votato per Berlusconi, ancora una volta assai abile nel giocare “sulle viscere più torbide del paese”.
Niente di nuovo e niente di strano, si dirà, nell’apocalittico disgusto antropologico, più che politico, proclamato dalla ragazza del secolo scorso. Non è la prima volta che la Rossanda ricorda quella vignetta in cui la terribile Mafalda dice: “Amo l’umanità, è la gente che non sopporto”.
Mafalda fa ridere e la Rossanda pure, qualche volta.
Ma non stavolta.
L’autoindulgente dama dell’estremismo italiano, che con narcisistica autoironia si descrive come un’“antipatica”, “eterna sorella maggiore che ne sa di più”, stavolta caimaneggia.
Lei, che sa essere molto comprensiva con i terroristi di Hamas, ritiene infatti indegni del consesso civile quei cinquanta italiani su cento che le hanno fatto il dispetto di non scegliere il centrosinistra. Italiani che si permettono di fidarsi di colui che ha “sfacciatamente protetto […] il portafoglio di una proprietà diffusa, alta, media e bassa” (il rossandiano brivido di raccapriccio si fa sentire soprattutto in quel “bassa”). Italiani che se ne vanno in giro tranquilli, indistinguibili dalla gente normale, tanto che si rischia di incontrarli “per strada, in autobus e sul treno”, così come in certi vecchi film di fantascienza l’ignaro passante s’imbatte nei posseduti dagli ultracorpi.
Italiani inqualificabili, dunque, che dimostrano come esista nel paese una destra “che si è radicata nella cosiddetta società civile”: e in Italia, ogni volta che la destra si consolida “essa porta con sé un connotato eversivo”.
I voti in favore della destra sono per loro natura “eversivi”, insomma, e del resto “la democrazia non è tenuta a rappresentare qualsiasi cosa”, scrive la Rossanda. Alla quale si possono perdonare molte dimenticanze su certi fatti
molto radical e poco chic (nella sua autobiografia non parla, per esempio, del
“biasimo della cellula” del Pci da lei caldeggiato per l’editore Feltrinelli, reo di voler pubblicare “Il dottor Zivago” di Pasternak).
Ma la Rossanda non dovrebbe dimenticare che un paese nel quale i voti democraticamente espressi dagli avversari sono definiti “eversivi” non è un paese normale.
Non per colpa di chi ci vive e vota, né a causa del Caimano.
Di qualche Caimana, piuttosto.
Ferrara su il Foglio del 12 aprile
saluti