certo la grande consolazione sarebbe il monocolore repubblicano.


certo la grande consolazione sarebbe il monocolore repubblicano.


d'altra parte se ci dividiamo per un'alleanza con berlusconi, che farà veltroni nella prossima legislatura, andiamo poco lontano.


Margini ristretti
Evitare soluzioni che aumentano solo la confusione
E' giusto che il Presidente della Repubblica esperisca tutti i tentativi necessari per verificare se in Parlamento esiste una maggioranza in grado di votare la fiducia ad un governo, comunque lo si voglia qualificare.
Abbiamo però l'impressione che i margini, già di per sé ridotti, si stiano ulteriormente erodendo proprio in queste ore.
Il primo segnale è venuto dall'Udc. Il partito di Pierferdinando Casini ha assunto, dopo l'apertura della crisi, una posizione autonoma rispetto agli altri partiti della Casa delle Libertà; che era però, fin dall'inizio, intimamente contraddittoria. Ha chiesto un governo di larghe intese che fosse in grado di fare almeno le riforme elettorali; e al quale assicurasse il suo appoggio anche Forza Italia. Ma se per puro caso F. I. avesse sposato la tesi dell'Udc, avrebbe voluto quanto meno una legge diversa dall'ultima bozza Bianco, e cioè dal modello tedesco; e molto più orientata verso il maggioritario (magari di tipo spagnolo, più o meno come previsto dal cosiddetto "vassallum"). Che è poi la stessa posizione, come è noto, di Walter Veltroni; e che è invece proprio il testo già respinto in precedenza da Casini e contro il quale, quindi, l'Udc avrebbe votato. Votando, di conseguenza, contro la sola piattaforma programmatica di un ipotetico governo da essa sollecitato.
Insomma, un vero pasticcio. Così come un pastrocchio sarebbe quello di un esecutivo raccogliticcio, formato con il sostegno di voti sparsi e privo di omogeneità politica. Che nulla avrebbe a che fare con un governo di larghe intese, per quanto finalizzato alla sola riforma elettorale. Meglio, allora, le elezioni. E Casini, a questo punto, prima di infilarsi in un vicolo senza uscita, ha preferito rompere gli indugi e chiedere il voto.
Tanto più che, sull'altro versante, un sostenitore del ricorso immediato alle urne come il leader dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto, dichiarava di non essere disposto a votare un esecutivo sostenuto da spezzoni dell'opposizione e quindi espressione di una maggioranza diversa da quella che ha guidato il paese dalla primavera del 2006. E che a sua volta Romano Prodi aveva sempre sostenuto - e pensiamo che continui tuttora a ritenere - che nessun altro governo dovesse esistere tra il suo e le elezioni.
E d'altra parte che le elezioni politiche siano ormai inevitabili comincia ad essere una convinzione sempre più diffusa nello stesso centrosinistra. Contro un governicchio si sono espressi Enrico Letta e il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano. Lo stesso tentativo di Massimo D'Alema ha più il sapore di un atto dovuto che di una iniziativa convinta. E quanto a Veltroni - lo abbiamo scritto proprio ieri - i suoi interventi sono sempre più mirati ad una campagna elettorale già in corso che ad una reale difesa della durata di questa legislatura.
Insomma, le forze politiche si stanno ormai posizionando già guardando al voto. E le dichiarazioni di questi giorni sono rivolte ad accrescere il rispettivo "appeal", a guadagnare posizioni tra gli indecisi e gli scontenti che non sono pochi. La sola, vera questione ancora aperta riguarda il governo che condurrà il paese alle elezioni: sarà ancora quello presieduto da Romano Prodi o un esecutivo diverso? Se un parere possiamo esprimere al riguardo, riteniamo che un percorso politico vada compiuto fino in fondo. E quindi, nel caso in cui nessun altro governo dovesse essere in grado di disporre di una maggioranza in Parlamento, sia Prodi a chiudere la legislatura. E presto. Altre soluzioni finirebbero solo per accrescere una confusione che già regna sovrana nel paese.
Roma, 30 gennaio 2008
tratto da http://www.pri.it/notapolitica.htm




ecc o la dittatura garibaldina servirebbe.




Venerdì 1 febbraio alle h. 13,00, a Palazzo Giustiniani, il presidente incaricato Marini incontra la delegazione repubblicana composta da Francesco Nucara, Antonio Del Pennino e Giorgio La Malfa.
tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html


Il documento della Direzione Nazionale lascia la porta aperta a diverse soluzioni: speriamo che la delegazione faccia opera di saggezza.


Dichiarazione di Nucara dopo l’incontro con Marini
Dichiarazione del segretario del Pri Nucara dopo l’incontro della delegazione dell’Edera con il presidente incaricato Marini.
"I repubblicani non hanno chiesto elezioni anticipate né al capo dello Stato né al presidente Marini. Tuttavia, come già detto dopo il colloquio con il Presidente della Repubblica, la consultazione elettorale ci sembra inevitabile". Lo ha detto il segretario del Pri, Francesco Nucara, al termine del colloquio con il presidente incaricato Franco Marini.
I repubblicani hanno sottolineato di apprezzare il modo in cui il presidente Marini sta svolgendo le consultazioni, "attenendosi esclusivamente al mandato ricevuto". Nucara ha spiegato che i repubblicani "non si sentono un partitino, ma un partito" e "proprio perché ci rendiamo conto della situazione affronteremo la prossima campagna elettorale aggregandoci con chi sarà in sintonia con le nostre idee e il nostro percorso".
A chi gli chiedeva cosa sarebbe cambiato con elezioni a giugno anziché ad aprile, Nucara ha risposto: "E' difficile fare una legge elettorale controversa in poco tempo, il rischio è che si voti a giugno sempre con questa legge". Accompagnato da Giorgio La Malfa e da Antonio Del Pennino, Nucara ha ricordato che nel giro di poco tempo "si è passati dalla prima bozza Bianco, che aveva un consenso delle opposizioni, alla seconda bozza Bianco, che non aveva più alcun consenso del centrodestra".


Come era prevedibile allineati agli ordini del Cavaliere.