Salve a tutti, sono "nuovo" e volevo presentarmi a voi,![]()
pensando di farvi cosa gradita ho pensato di farlo consigliandovi la lettura di un libro:
Il libro fa conoscere un aspetto della finanza e dell’economia che è sempre rimasto nascosto nei luoghi oscuri del palazzo, come qualcosa che non convenisse svelare al popolo.
Ed è bene, invece, che il popolo sappia finalmente che lo Stato aveva da tempo rinunciato alla propria sovranità monetaria in favore di un ente privato, qual è la Banca d’Italia; aveva rinunciato, cioè, ad emettere moneta propria, con la conseguenza che, per il perseguimento dei propri fini istituzionali, era costretto a chiedere in prestito oneroso le necessarie risorse finanziarie, indebitandosi nei confronti dell’istituto di emissione.
Ed è bene che sappia anche che questo inutile indebitamento si trasferiva necessariamente ai cittadini mediante la pressione fiscale. Pertanto il popolo si ritrovava debitore di quella moneta di cui, invece, avrebbe dovuto essere proprietario, anche perché essa acquista valore solo perché i cittadini l’accettano come strumento di scambio, e quindi solo a causa ed in conseguenza della sua circolazione.
Con l’avvento dell’Euro si è determinato poi un altro trasferimento della sovranità monetaria, questa volta dalla Banca d’Italia (così come dalle altre banche nazionali di emissione) ad un ente privato sovranazionale, dove governano sconosciuti personaggi non eletti da nessuno, qual è la Banca Centrale Europea, che provvede ad emettere la nuova moneta addebitandola ai popoli europei secondo la stessa filosofia monetaria utilizzata fino ad oggi dalle banche centrali nazionali nei confronti dei rispettivi popoli;
ed attuando i principi del più sfrenato liberismo previsti dal Trattato di Maastricht, che sono nettamente inconciliabili con quelli di opposta natura che ispirano la vigente Costituzione italiana e che sono riassunti specialmente nei suoi articoli 41, 42 e 43.
Dalla lettura di questo libro il lettore può trarne la constatazione che nessuna seria riforma di carattere economico-sociale (anche per contrastare i negativi effetti della globalizzazione) avrà possibilità di successo se lo Stato non recupererà preliminarmente la propria sovranità monetaria.
BRUNO TARQUINI è nato ad Avezzano (L'Aquila) nel 1927. Laureatosi in giurisprudenza nel 1948 presso l'Università di Roma, è entrato giovanissimo in magistratura, percorrendone tutti i gradi. E' stato pretore a Roma e, dal 1955, al Tribunale di Teramo, prima come giudice, poi come presidente; nel 1986 è stato trasferito alla Corte d'Appello dell'Aquila, dove ha svolto le funzioni di presidente della sezione penale e della Corte d'Assise di secondo grado; infine, nel 1994, è stato nominato Procuratore Generale della Repubblica presso la stessa Corte d'Appello. Gli studi giuridici e l'attività professionale non gli hanno impedito di alimentare le sue curiosità intellettuali,con particolare riguardo alla storia (ed alla "controstoria").
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