Ricomincio da TRE - gabriele adinolfi
In attesa che i tempi maturino e ci consentano di lavorare seriamente a un progetto rinnovato, concludo il mio giro d’orizzonte sul fallimento della destra estrema offrendo però soluzioni immediate che si riassumono in tre semplici considerazioni.
Perché ci vuol davvero poco per cambiare registro, si tratta di cose davvero elementari.
1. Innanzitutto svecchiare per voltar pagina. Non è concepibile che in questa sacca del mondo politico si perpetuino fenomeni di microdittature a vita alla Rauti. Non è possibile che partiti che cambiano improvvisamente linea (la CdL è il male assoluto per 12 anni e poi diviene d’improvviso l’alleato che si contribuisce a non far perdere…) mantengano gli stessi segretari vitalizi. E che gli stessi si preparino ora che hanno raccolto un pugno di mosche a rilanciare i loro singoli partiti dopo l’ennesimo fallimento e la frammentazione generale di cui si sono resi, tutti, responsabili. Responsabili che non si assumono le responsabilità e ricominciano come se nulla fosse, facendo finta di niente: non esiste nulla di simile nella storia dell’umanità. O meglio sì, leggendo le biografie del Che ci si accorge che così si comportano le tribù congolesi, che i paralleli quindi esistono e sono: Kabila, Mubutu!
Poiché capi partito quali Roberto Fiore e Adriano Tilgher sono persone con un passato, uomini che parlano spesso d’impersonalità e credono nella militanza, per tutto ciò ritengo ingeneroso credere che sprofondino così perché sono abbarbicati agli sgabelli o gelosi dei riflettori per un puro e semplice egoismo narcisistico; credo invece ve l’inchiodi una cultura politica fatiscente. Sono quindi certo che non avranno esitazione a fare un dignitoso passo indietro e a mettersi a disposizione in terza linea (come i veterani nelle Legioni Romane). Un passo indietro che non ha nulla di punitivo o d’indecoroso, visto che uomini anche più carismatici di loro, come Peppe Dimitri e Maurizio Murelli, lo hanno fatto da anni contribuendo, generosamente, a buoni risultati conseguiti da altri. Si tratterebbe, addirittura, di una tappa evolutiva sia politica che spirituale. Certo, se lo compiono questo indispensabile ed esemplare passo indietro, lo devono fare senza esitazioni, senza ricorrere all’alibi dell’acclamazione dei loro più diretti fedeli che, sentendosi orfani, continueranno a ripararsi dietro di loro abbassandoli così a “uomini della provvidenza” cosa che ovviamente non sono, perché di tali uomini la scena oggi è priva. Che alcuni, paurosi delle novità, cercheranno di tenerli a tutti i costi in carica è certo; che essi ricorrano a questo alibi patetico per non dare un segnale forte e inequivocabile non lo credo, non lo voglio credere.
Un simile passo, esemplare e traumatico, consentirebbe la rapida maturazione e responsabilizzazione di giovane gente di valore oggi un po’ soffocata
Se da oggi in poi si mandano ovunque avanti dirigenti e candidati esclusivamente sotto i quarant’anni si compie la prima, necessaria, indispensabile rivoluzione.
2. Il secondo obiettivo che a me pare essenziale è trovare i punti d’accordo nell’azione. Accordo che non si trova nei programmi e nelle trattative ma in concrete azioni trasversali quali il Mutuo Sociale, l’Ora della Verità, la Controinformazione, le Acque Sociali e chi più ne ha più ne metta. In piena autonomia i nuclei militanti, specie se gestiti da giovani, getteranno così le basi di un concerto, di un sistema di forze, di qualcosa che solo poi sarà capitalizzato elettoralmente per chi di questo s’interessa.
3. Trovare l’unità politica superando, di fatto, le fazioni, le faziosità, i rassismi, le miserie socioculturali, la maldicenzocrazia, eccetera. Perché ciò avvenga, fatti salvi i primi due passaggi che sono inderogabili, è necessario offrire un comun denominatore ampio. Raccolgo il suggerimento di Mauro Vailati di Bergamo (per la cronaca FN) che riassume a tre i punti sui quali recuperare l’unione
a) Affermazione delle identità antiche e recenti
b) Nazionalismo (italiano ed) europeo
c) Protagonismo sociale
Su basi così snelle e chiare il futuro soggetto d.r. in chiave rifondaiola si troverebbe a rapportarsi così non più imbarazzato ma con un’identità precisa, sia con i ribelli, gli autonomi, gli astensionisti che con certe frazioni istituzionali di AN, nella logica del sistema di forze. Ma per essere vivo e vincente, questo soggetto dovrà trovare una coesione. Il fallimento del cartello elettorale di AS e la ripresa della FT che resta evidentemente radicata nel subconscio di molte centinaia di migliaia di italiani, la probabile dipartita per altri lidi della nipote di Lui, suggerirebbero chiaramente a tutti il rientro in massa nella Fiamma dove gli altri gruppi potrebbero restare strutturati in correnti.
Poiché attendersi tanta maturità sarebbe forse troppo pretendere, si potrebbe, in attesa, prendere esempio dalla Germania dove Udo Vogt fece uscire la sua area dalla medesima impasse mettendo tutti a tavolino, constatando quale partitello era più forte in quel collegio e quale nell’altro e convincendo tutti a sostenere ovunque il partitello più forte astenendosi dal presentare candidature competitive. Da una somma di 0 virgola i tedeschi hanno aggredito la soglia di scarto che colà è del 5%.
Sarebbe ora che si cominciasse a ragionare così perché non è possibile sperperare mezzo milione di voti e mortificare militanti, aderenti e simpatizzanti per inconciliabilità basate su questioni futili e capziose alle quali si danno toni da teologia biblica.
Tutto questo non è affatto difficile. Serve la volontà e bisogna abbandonare gli alibi che consentono a ciascuno di crogiolarsi nella propria posizione da nano.
Cominciamo?
Gabriele Adinolfi
E se la soluzione fosse proprio qui?


Rispondi Citando




