Andreotti conservatore?
Può sembrare una provocazione, ma rileggiamo questa dichiarazione dell’On. Giulio Andreotti rilasciata ad Oriana Fallaci nel marzo 1974.
Oriana Fallaci: Senta, Andreotti: lei lo sa, vero, che la definiscono uomo di destra. Rifiuta o no tale definizione?
Giulio Andreotti: Direi che la rifiuto perché la qualifica uomo-di-destra in Italia non viene data per collocare una persona ma per metterle il piombo alla sella, per crearle ostacoli. Il nominalismo è un’altra malattia degli italiani e v’è una tale ipocrisia nelle parole destra e sinistra. Preferisco che mi chiamino conservatore. In molti sensi, e sia pure in termini di preoccupazione democratica, sono un conservatore. Infatti mi accorgo che, quando si vogliono cambiare le cose, si finisce quasi sempre per cambiarle in peggio. Quindi è meglio tenersele così come sono. Del resto credo di averle già detto che non ho mai avuto tentazioni socialiste. Neanche in gioventù. Uhm… Non si capisce bene cosa uno intenda per socialismo. Le riforme? Se sono buone, piacciono anche a me ma spesso sono una chiacchiera e basta. Ottengono solo di peggiorare le cose, come la riforma ospedaliera, o di lasciare il tempo che trovano. Io posso anche fare una riforma perché lei diventi regina d’Inghilterra. Ma poi non lo diventa.
(tratto da Intervista con la storia, di Oriana Fallaci, Rizzoli, 1974)
L'On. Andreotti con Sinatra, Nixon e rispettive consorti alla Casa Bianca, 1973.





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hefico:

