
Originariamente Scritto da
chessmate
Diceva qualcuno (Marx) che la storia si ripete: la prima volta è una tragedia, la seconda è una farsa.
Impossibile non notare analogie tra la situazione attuale e quella del 1946, dopo il referendum monarchia-repubblica. Rievochiamo i fatti. Tutti i partiti democratici si aspettano un trionfo della Repubblica. Invece la vittoria c'è, ma molto deludente: 54 a 46, solo due milioni di voti in più. Lo stupore è grande quando si scopre che al Sud la gente ha votato massicciamente per la monarchia, e lo stesso è accaduto in Lazio e in alcune aree rurali del Nord.
Da subito, i monarchici, con i loro giornali, fanno trapelare voci di brogli, di una montatura architettata dal governo. Molta gente ci crede: chi ha visto con i suoi occhi, al Sud, valanghe di schede per la Monarchia, non riesce a credere alla sconfitta. Ci si mette pure la Corte di Cassazione che, al momento di proclamare i risultati finali, cita anche le schede bianche e nulle, e usa una formulazione tale da far trasparire la possibilità che queste schede possano essere sommate ai voti monarchici: in questo caso la Repubblica avrebbe meno del 50%, e non sarebbe legittimata. Cavillo assurdo, ma in un Paese digiuno delle regole democratiche, poteva apparire plausibile.
Il re Umberto II avalla questa campagna. Non si dichiara sconfitto, aspetta al Quirinale. Contatta gli altri gradi dell'esercito, dei carabinieri, molti si dicono fedeli alla monarchia. Alcuni, mal consiglianti, gli suggeriscono la prova di forza: le autorità repubblicane potrebbero essere troppo deboli per reagire, le truppe alleate, ancora presneti in gran numero, potrebbero sostenerlo. La formulazione della Cassazione gli dà delle armi in più. Il Paese vive giorni di indicibile tensione.
A risolvere la situazione è De Gasperi, capo del governo, che con ogni probabilità aveva persino votato Monarchia. Va al Quirinale e chiede a Umberto II di dimettersi. Il re tergiversa, e allora De Gasperi dice: "Va bene, la prossima volta ci vedremo a Regina Coeli. Sarò io a venire a trovare lei, o forse sarà lei a venire a trovare me". Poi annuncia alla stampa che da quel momentio il capo dello Stato è lui. Umberto è preso alla sprovvista, non può più traccheggiare, non trova il coraggio per la prova di forza e se ne va.
La fine traumatica della monarchia ha causato l'esilio dei Savoia per oltre 50 anni. Tuttora la leggenda dei "brogli" in favore della Repubblica è molto viva in alcuni ambienti (vedi anche recente cignetta di Forattini su "Il giornale"
Sorge spontanea la domanda: servirà anche stavolta un De Gasperi?