PERCHE’ NONOSTANTE TUTTO MI CONSIDERO SARDISTA
In questi ultimi tempi la schiera dei detrattori del Sardismo è cresciuta a dismisura e anche coloro che per decenni hanno attinto a piene mani ai contenuti e alle elaborazioni politiche concettuali e culturali, improvvisamente si dissociano candidamente e aggiungerei pure impunemente.
Molti indipendentisti soffrono della sindrome della cicogna o del cavolfiore, senza scomodare il dogma dell’Immacolata Concezione, pensano cioè di essere nati dal nulla e dimenticano o forse non hanno il coraggio politico di ammettere e di riconoscere di essere il frutto di un concepimento clandestino lontanto dalle leggende dei miti fondativi, gestati per quasi novant’anni nel ventre del “sardismo confuso” che intanto inconsciamente si evolveva in “sardismo diffuso”.
Altre forze politiche da sempre aliene ai temi della sardità, sulla spinta dell’opinione pubblica e dei fermenti culturali presenti nel tessuto sociale della Nazione Sarda, vestono ora i panni dismessi e obsoleti di un Autonomismo folclorico ormai superato da contingenze internazionali che esigono ormai come irrinunciabile l’opzione indipendentista.
Stiamo assistendo alla nascita di una coscienza nazionale sarda presente ormai a tutti i livelli ma su differenti livelli di autoconsapevolezza.
Premettendo che un’ideale non può e non deve essere rappresentato ncessariamente da una forza politica ma può avere caratteristiche di trasversalità che evidentemente per questo ne attestano l’universalità e la validità al di là dello schieramento politico e o partitico che lo rappresentano sulla scena elettorale, direi che se così non fosse molti comunisti avrebbero dovuto smettere di essere comunisti dopo la caduta del muro di Berlino, o che tanti socialisti e democristiani avrebbero dovuto smettere di essere socialisti e democristiani dopo lo scandalo di Tangentopoli.
Allo stesso modo potremo dire che il fallimento della Politica Autonomista del P.S.d’Az. potrebbe per ipotesi segnare la fine del P.S.d’Az. ma non la fine dell’ideale Sardista che al contrario è vivo e vegeto.
Votai il P.S.d’Az. per la prima volta nel 1991, avevo 18 anni.
Qualche mese dopo conobbi Angelo Caria e il Partidu Sardu Indipendentista e da quell’incontro presi coscienza del fatto che se il mio sardismo non si fosse tradotto in indipendentismo non avrebbe avuto ragione di essere.
Non smisi di essere sardista e aderendo a quello che poi sarebbe diventato SARDIGNA NATZIONE diedi al mio essere sardista un senso compiuto.
Non ho smesso di essere sardista e oggi con orgoglio dico che lo sono più di allora.
Ai detrattori del Sardismo, quelli che non sono italiani, quelli che non sono autonomisti, quelli che non sono sardisti e a quelli che non sono “gli indipendentisti che non credono all’indipendenza” e che hanno “il coraggio di essere” ma che non hanno ancora compiutamente e coerentemente spiegato che cosa vogliono essere di diverso o di alternativo rispetto a quanto già detto e già elaborato fino a questo momento, a questi compagni e patrioti chiedo che cosa si ottiene dal demolire gli idoli se poi scopriamo che quegli idoli sono una parte di noi e uccidendo gli idoli stiamo pure uccidendo un pezzo della nostra identità.
Viviamo nel mito della Sardità Primigenia, pensiamo che i nostri antenati fossero migliori di noi e in alcuni casi lo furono realmente, ma proprio di questi la Storia e la archeologia ci restituiscono informazioni frammentarie e spesso contraddittorie.
Quando cerchiamo nella Storia della nostra Patria un Padre, un “Babai” subito lo idealiziamo salvo poi scoprire le sue umane incoerenze e così spesso buttiamo nella polvere la nostra Storia e dalle stelle alle stalle facciamo più danni della storiografia ufficiale impostaci nelle scuole dei dominatori di turno.
Quando facciamo queste operazioni di speculazione o di revisione storica, sia che siamo semplici e comuni cittadini, sia che siamo luminari, plurilaureati, studiosi ed intellettuali, ci riduciamo fondamentalmente a degli stupidi o a degli illusi e evidenziamo l’unica vera realtà.
Noi Sardi non abbiamo ancora imparato ad amarci e a capirci per come siamo e non per come vorremmo o potremmo o dovremmo essere.
Non siamo diversi da colui che scrisse la fantasiosa storia delle Carte d’Arborea, inventandosi un passato illustre per porre la Storia di Sardegna al vertice di quella Italiana.
Ma cosa centrano i sardisti con le Carte d’Arborea?
Io penso che molti sardi dovrebbero iniziare a far pace con la propria Storia Personale perché la Storia di un Popolo si fonda sulle vicende personali degli individui che lo compongono.
Se ogni Sardo riuscisse a riguadagnare stima e rispetto per se stesso e per le sue origini, anche se queste origini fossero umili, avremo un Popolo Sardo pienamente consapevole di se stesso della proria Storia e delle proprie potenzialità e risorse umane e spirituali, ottimista e costruttivo davanti alle sfide del futuro.
Perché non rinnego il Sardismo? Perché mi appartiene.
Quando ero bambino mia madre mi frullava la carne perché non avevo denti per mangiarla. Poi son cresciuto e ora strappo la carne dall’osso con i denti con la forza con cui la staccavano i miei antenati che erano guerrieri e pastori, mercanti e navigatori.
Se vi è mai capitato di vedere la sezione di un tronco d’albero secolare scoprirete che ad ogni cerchio corrisponde una fase della crescita di quell’albero.
Se l’albero potesse parlare vi direbbe questo sono io indicandovi tutta la sezione del tronco e non solo gli strati più recenti.
Io sono quel neonato che non aveva i denti per masticare la carne, io sono quel virgulto che ora è diventato un albero.
Tutto diviene e anche la nostra terra millenaria apparentemente cristallizzata nella storia e destinata ad evolversi in qualcosa di più grande.
Forse l’eredità dei nostri antenati sia Amsicora, sia Eleonora d’Arborea, sia Anjoi, sia Emilio Lussu, sia Antonio Simon Mossa o sia Angelo Caria non consiste tanto in quello che hanno fatto ma nel sogno che hanno avuto il coraggio di sognare.
Noi sognando sempre più in grande li onoreremo.
Forse siamo noi uomini del XXI secolo i nuovi Padri della Patria e il nostro impegno e nel superarli per il bene dei nostri figli e dei figli dei loro figli.
Viva la Sardegna, viva il vero Sardismo, viva l’Indipendenza




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