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  1. #1
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    Prodi: lavorerò nell'UE per riconoscere Hamas

    12 aprile 2006 15.55 - da Avvenire

    AD AL JAZEERA PRODI: LAVORERO' NELLA UE PER FAR RICONOSCERE HAMAS

    Con alcune dichiarazioni trasmesse dall'emittente al Jazeera, Romano Prodi è intervenuto sulla situazione in medio oriente e in particolare sull'avvento al
    potere di Hamas nei territori palestinesi. Prodi dice: "bisogna accettare i risultati delle elezioni palestinesi", e aggiunge: "Mi impegnerò a livello europeo per definire una nuova posizione nei confronti del nuovo governo palestinese e guardo con molta attenzione ai segnali d'apertura espressi da Hamas".

    Prodi è anche tornato sul tema del ritiro delle truppe italiane dall'Iraq: "Come abbiamo detto nel nostro programma, ritireremo gradualmente le nostre truppe dall'Iraq in accordo con con le forze della coalizione e con le autorità irachene". Prodi ha quindi aggiunto: "Sono stato sempre contro la guerra e ho sempre sostenuto che vi erano altri mezzi per affrontare la vicenda irachena".

    Al Jazeera sottolinea che questa è " la prima volta" che Prodi rilascia dichiarazioni all'emittente araba.

  2. #2
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  3. #3
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    Da Tracce, che notoriamente critico a spada tratta.

    Anticipazione Tracce n. 4, aprile 2006

    Terrasanta

    Chiamati a custodire una presenza
    La vita dei cristiani dopo la vittoria di Hamas. L’importanza del dialogo. La centralità dell’educazione. Le novità nel rapporto con la comunità ebraica. Il ruolo dei francescani. Parla il Custode di Terrasanta, padre Pierbattista Pizzaballa

    a cura di Carlo Dignola


    --------------------------------------------------------------------------------

    Di ritorno da un pellegrinaggio in Terrasanta, don Giussani disse in un’intervista: «Quello che ci si porta via da quei luoghi è il desiderio, lo struggimento che la gente si accorga di quanto è accaduto: Dio si è fatto presente all’uomo. E invece quello che è accaduto sembra che oggi sia possibile cancellarlo, così come si cancella con un piede una lettera sulla sabbia». Camminare per la Via Dolorosa, infilare le mani nella buca della Croce, inginocchiarsi nella Basilica della Natività di Betlemme significa accorgersi che «la concretezza di quell’avvenimento è così umana che non si può tornare dalla Palestina con il dubbio che il cristianesimo sia una favola». Quei luoghi, che Paolo VI ha definito «il Quinto Vangelo», da secoli sono affidati alle cure dei francescani, chiamati anche a sostenere la comunità cristiana locale - una piccola minoranza ormai, non solo in Israele ma anche nei Territori palestinesi in cui l’islam dilaga - e a condividere i bisogni, le paure, le gioie di chi abita in questo straordinario perno attorno al quale sembra ruotare il mondo: Gerusalemme. Da meno di due anni il compito - davvero immane: solo un francescano può non esserne schiacciato - di Custode di Terrasanta è sulle spalle di padre Pierbattista Pizzaballa, 41 anni, uomo colto e prudente, lucido e diplomatico - lui stesso, scherzando, dice di essere un po’ “gesuita” -, soprattutto estremamente realista. Che sa sempre distinguere, caso per caso, in una selva di situazioni personali, incroci etnici, sovrapposizioni religiose, rivalità secolari che in questo fazzoletto di terra cucinano spesso una miscela esplosiva. Eppure Pizzaballa racconta, sì, che c’è un “eccesso di sacro” in questa terra, che lui stesso vorrebbe un po’ di laicità - non di laicismo - in più, ma dice anche che vivere a Gerusalemme è “affascinante”, anzi è “meraviglioso”, e che lui è più che sicuro che bombe o non bombe i cristiani di lì non se ne andranno mai, e i francescani meno che meno. Perché c’è un disegno in questa storia, evidente. Che segue vie misteriose e a volte terribili, ma grandi. E che oggi lascia intravedere un riavvicinamento sorprendente della Chiesa alle sue origini, e possibilità, sul piano teologico, fino a qualche anno fa neppure immaginate.

    Padre Pizzaballa, come vivono i cristiani oggi, stretti tra lo Stato d’Israele e il quasi-Stato ormai governato dai radicali di Hamas?
    I cristiani innanzitutto sono pochi: sommando insieme cattolici, ortodossi, protestanti, armeni, copti - in Terrasanta ci sono quasi tutte le confessioni - sono al massimo 180 mila, meno del 2% della popolazione. Il 99% di loro è di origine arabo-palestinese: sono una minoranza dentro una minoranza, dunque. Il 60% di loro vive in Israele, il 40% a Gerusalemme, Betlemme e nei Territori governati dall’Autonomia palestinese. Le dinamiche sono molto diverse nei due casi: in Israele dal punto di vista economico non hanno grossi problemi; fanno parte della fascia sociale medio-alta, di solito. Forse per questi il rischio principale è quello della secolarizzazione, un po’ come in tutte le società avanzate. In Israele la domenica si lavora, uno studente può trovarsi un esame fissato il giorno di Pasqua; vivono in un contesto che non è cristiano. Anche se qui non diminuiscono di numero - c’è anzi un lieve aumento -, i cristiani perdono però incisività, come presenza e come testimonianza.

    All’interno dell’Autonomia palestinese stanno peggio.
    Lì la disoccupazione è altissima, spesso fra il 40 e il 50%, e di conseguenza la situazione sociale è molto più tesa. Con la seconda Intifada uno dei pilastri dell’economia locale, il turismo, è quasi scomparso: per 4 o 5 anni non è venuto nessun turista; molte piccole imprese sono fallite. Poi, di conseguenza, quando l’economia non va bene ci sono anche tensioni sociali e religiose: sono però sempre un po’ una conseguenza di una situazione deteriorata dal punto di vista materiale e politico. Da queste terre negli ultimi anni c’è un esodo di cristiani: molte famiglie, soprattutto del ceto medio, cercano prospettive migliori all’estero. Ma io non sono catastrofista: innanzitutto i cristiani più poveri resteranno, perché per emigrare ci vogliono soldi; e poi c’è anche un piccolo nucleo che è convinto che la sua presenza lì è parte del piano della Provvidenza divina. I cristiani non potranno mai sparire dalla Terrasanta. E non è possibile che il Signore non dia una forza particolare a questi uomini posti alla radice della nostra fede.

    L’affermazione di Hamas ha cambiato qualcosa per i cristiani?
    Finora almeno, assolutamente nulla. I dirigenti hanno detto che rispetteranno le minoranze, e che vogliono collaborare per il bene di tutta la popolazione palestinese. Non intendono imporre un’islamizzazione della società, ma riorganizzare lo Stato garantendo i diritti civili di tutti. Questo è quello che è stato detto, e non abbiamo motivo per pensare diversamente...


    > Il testo integrale è in Tracce n. 4, aprile 2006

  4. #4
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    Dreyer,

    ti sfugge cosa sia Hamas?
    ti sfugge che Hamas abbia candidato sindaci cristiani?

    ti sfuggono molte cose...
    ti sfugge che in Israele i cristiani son trattati come pezze stracce?

    Il tuo asservitismo agli US ti impedisce di parlare a favore dei cristiani di Palestina.

    Capisco che gli amici di Reibman (prossimo candidato vicesindaco a Milano...per NA?) tengano d'occhio il forum...ma finche' fare gli zerbini anche "noi" replicheremo duramente.

    Dopo cinque anni di penosa politica estera stai a vedere che ritorniamo alla vecchia equidistanza "andreottiana"...

    Niente male questi mangiabambini...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Dreyer
    Ernesto "Prodi" dovrebbe impegnarsi con i vari Barroso, Chirac.... a chiedere sanzioni verso Israele.

    Perche' le cooperative cristiano palestinesi di Betlemme, Betania e della zona di Gerico sono private del lavoro dei palestinesi (cristiani e islamici) di Ramallah e Nablus costretti ad essere "sequestrati" alle barriere israeliane?

  6. #6
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    "...non abbiamo motivo per pensare diversamente"

    Ricordate le parole del custode...certo un tenerone rispetto a Capucci ma sulla buona strada.

    Il card.Michel e' ottimo maestro.

  7. #7
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  8. #8
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    Si poteva fare di piu'...

    Speriamo che il prossimo ministro degli esteri intensifichi gli incontri e favorisca un periodo florido ai popoli di Palestina.


  9. #9
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    Hamas e' stato esempio di sussudiarieta'.

    Ospedali, aiuti agli anziani, asili ed orfanotrofi.

    Certo serpeggia clientelismo, ma la Palestina non e' esente da corruzione.

    C'e' da imparare qualcosa, soprattutto voi sparlatori della sussidiarieta' decantata dalla dottrina sociale della Chiesa.

  10. #10
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    Farsi esplodere in mezzo a civili Israeliani tu la chiami sussidiarietà?

 

 
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