
Originariamente Scritto da
brunik
Carissimi amici, con 24.000 voti di vantaggio abbiamo una maggioranza di 70 deputati, grazie al voto all'estero voluto dalla destra abbiamo la maggioranza anche al senato.
Direi che a questo punto è istruttiivo rileggersi questo articolo sul famoso Culo di Prodi da me postato nel 2004.
Cita:
Scritto in origine da brunik
Amici, posto volentieri questo articolo agiografico che illustra nei dettagli il famoso Culo di Prodi.
Poi magari potremo confrontare l'attributo presidenziale con la famosa Sfiga di Berlusconi che abbiamo potuto constatare sulla nostra pelle in questi sfigatissimi tre anni e mezzo.
Dai tempi del liceo all´Iri all´Euro, la fortuna del Professore ne ha costantemente accompagnato la crescita
L´apoteosi di Romano è tornato il fattore C...
il dono Il possessore del Dono si convince che qualcosa esiste, ed è così che si formano le personalità
gli amici Al collegio dell´Università cattolica Treu e Flick gli sfregavano la nuca prima degli esami
le occasioni Ministro a 39 anni, poi presidente dell´Iri, ma anche la virtù di saper aspettare
un potere misterioso Questa forza misteriosa si prende la sua rivincita clamorosa e ineffabile, e l´addio di Prodi alla Ue si trasforma in un interim
da Repubblica - 28 ottobre 2004
L´incredibile è accaduto, e quindi l´incredibile è vero. Non occorre essere hegeliani per dire che ciò che è reale e razionale, e quindi c´è una ragione politica nel collasso della commissione Barroso, nel rinvio del voto del Parlamento europeo, nel rimpasto obbligatorio, nel tracollo di Rocco Buttiglione, nella spaventosa figura compiuta dal governo italiano.
L´ironia della cronaca diventa ironia della storia, un´astuzia della ragione che trasforma l´addio di Romano Prodi in un interim: quasi che un potere misterioso si prenda una sua rivincita clamorosa e ineffabile. Un potere enigmatico che sommuove le architetture europee e mondiali, un dono insondabile che è somma di Virtù e Sorte, e che si manifesta agli umani come la bellezza aliena dei capolavori involontari, ma attesi e pregustati con piacere squisito.
Un potere che è impossibile descrivere se non ricorrendo a ircocervi lessicali, il più eufemistico dei quali può essere accennato parlando di Fortuna, grande dea bendata, un dono che a dispetto dell´alfabeto ha per iniziale la lettera "C".
È il Culo di Prodi: categoria mitologica che verrà usata per esteso questa sola volta, per rispetto ai lettori e per non sfidare sorti e superstizioni. Come tutti i fenomeni meravigliosi, come un monstrum smisurato e stupefacente, come un prodigio preternaturale, una chimera, una fenice, una cometa, il C. di Prodi è un Ente largamente imprevedibile: tanto più che in questa situazione bizzarra non reca grandi vantaggi al suo detentore, se non di immagine. Certo, gli evita il disturbo di dover scendere in piazza il 6 novembre contro una Finanziaria inesistente; ma soprattutto lascia nelle grigie stanze brussellesi esecrate dai Galli della Loggia, nelle algide sfere tecnocratiche a cui si oppose Tremonti, nella Forcolandia ipergiuridica maledetta da Bossi, la traccia di un dono magico e imprendibile. Un segno dei tempi. Un presagio. Una giocata di classe indicibile, come una "rabona" di Maradona, una "ruleta" di Zidane, un missile di Adriano, in cui il talento è un semplice accessorio dell´idea istintiva nata nel profondo della psiche del campione.
Il dono del mago Romano esiste da tempi immemorabili, eppure ricordati religiosamente dai fedeli: i compagni del liceo gli sfregavano la nuca prima delle interrogazioni, convinti che il contatto con gli spigoli vivi della blindatura cranica di Prodi fossero una garanzia di fronte a qualsiasi insegnante. Si sa che all´Augustinianum, il collegio dell´Università cattolica dove il futuro leader del centrosinistra era arrivato per concorso, i suoi compagni di corso Tiziano Treu e Giovanni Maria Flick ripetevano lo stesso gesto fiduciosi che la sfregatina avrebbe favorito il superamento di qualsiasi esame.
In verità, il comandamento della Fortuna avrebbe preteso una palpatina al gluteo: ma i giovani cattolici non avevano bisogno degli insegnamenti di Buttiglione per evitare il contatto sacrilego. Oltretutto, alla Sorte si unisce il Fiuto: mentre tutti in Italia studiano l´ultima variazione della teoria del valore di Sraffa, lui si mette a studiare l´industria delle piastrelle a Sassuolo, e diventa per tutti, politici e industriali, l´economista che parla di cose che si capiscono.
Poi si sa come va: il possessore del Dono via via si convince che qualcosa esiste, non è vero ma ci credo, ed è così che si formano le personalità. Comincia ad accettare con tranquillità incarichi complessi. Accoglie come una chiamata celeste, a 39 anni, la nomina a ministro dell´Industria nel governo Andreotti del 1978. Diventa presidente dell´Iri con la serena tranquillità dei predestinati, e usa il suo Potere per resistere alle raccomandazioni di Giulio Andreotti. Nell´Iran sciita scambia baci appassionati con gli ayatollah per incassare una fornitura, nell´Italia cerca di evitare i baci traditori di Giuda grandi e piccoli: «Ho fatto 33 privatizzazioni; quando ho fatto la trentaquattresima hanno privatizzato me e mi hanno mandato a casa».
Tanto la storia suona sempre due volte. È già quasi un uomo politico fatto e finito quando Oscar Luigi Scalfaro gli offre Palazzo Chigi, ma la Fortuna lo ammonisce che non è ancora venuto il tempo, e gli offre il rifiuto di Mariotto Segni a fargli da vice. Verrà, verrà l´occasione. Occorre rispettare la sorte, consolidare la virtù, saper aspettare. «Eh sì», dicono i suoi amici, «Romano ha temprato il C. standosene nel suo ufficio di Nomisma. Riceveva i frati francescani e gli spiegava l´economia, incontrava i russi e gli raccontava il mercato». E quando è stato il momento, l´azione è diventata chirurgica.
Il 2 febbraio 1995, caduto Berlusconi, si affaccia nell´atrio di Nomisma e annuncia che si candida alla guida del Paese. «Le botte di C. aiutano gli audaci», commentano i suoi fedeli, intendendo che Prodi possiede la dote divina della Fortuna degli innovatori: «La Fortuna di Prodi vola alta». Il che significa assumersi ogni volta rischi impensabili: creare l´Ulivo mettendo insieme cattolici e postcomunisti, battere il mago Berlusconi dopo essere riuscito a stare a bagnomaria per un anno senza ammollarsi. E vincere le elezioni con la suprema eleganza chiappesca di prendere meno voti del Polo, al proporzionale, perché evidentemente, e lo potrebbe confermare anche il professor Giovanni Sartori, il C. ha una tendenza maggioritaria.
Rischi, scommesse. Puntare sull´euro quando la lira era considerata come «la pizza de fango der Camerun». Scommessa vinta. Risanamento dei conti pubblici: idem, grazie alla sorte di avere un ministro del Tesoro come Carlo Azeglio Ciampi. Scommessa delle 35 ore, portata a casa anche quella. E qui il cielo si oscura, il velo del tempio si squarcia, perché di lì a poco, nell´ottobre nero del 1998, può anche capitare di ritrovarsi con il C. per terra. Per un punto Prodin perse la cappa, era l´iscrizione sulla carta maledetta uscita dal mazzo nella partita taroccata con D´Alema, Cossiga, Bertinotti e Scalfaro: 313 a 312.
Roba da farsi benedire. Oppure pensare che la Fortuna ha voluto metterti alla prova, per suggerirti sfide più alte. Presidente della Commissione europea nel 1999, con un sorriso largo così quando Tony Blair definisce la sua "mission" come "the most difficult job in the world". Quando uno ha fronteggiato il cupio dissolvi del centrosinistra, ci vuole niente per puntare tutta la credibilità su un progetto micidiale. L´allargamento. Perché uno non fa il superburocrate, il tecnico dell´europeismo di maniera: si gioca tutto su una presidenza volutamente politica. Se gli va male, prenderà le pernacchie del continente. Se gli va bene, l´impronta del C. finirà stampata nei libri di storia.
Finisce, come si sa, con gli applausi corali del Parlamento, compreso il temibile ipercritico Poettering, e i terribili giornalisti anche spagnoli e inglesi che gli tributano "orejas, ovaciones y música". Finisce, oltretutto, fra gli squilli del 7 a zero della Gad contro la destra. Finisce, ricomincia, e genera auspici, con la dimostrazione straniante di involontaria potenza, come se le trombe di Gerico, o di Reggio, facessero cadere le mura degli usurpatori. Perché il mago Berluscone e l´apprendista Buttiglione tutto potevano prevedere, ma non la tremenda forza esorcistica del magnetismo di Prodi, l´inspiegabile ma in fondo spiegabilissimo potere del Fattore C.