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Chi volesse morire per gravi motivi di incompatibilità con la vita..e raggiungere il Padre Celeste..dovrebbe essere aiutato a farlo..il chè sarebbe un aiuto non a morire..ma a passare di stato..perchè la morte non esiste..
Dovrebbe essere aiutato da un sacerdote o un familiare..in una stanza apposita..con musiche celestiali..nell'amore di chi lo circonda..e allora..sarebbe una buona morte..invidiabile..
Nessuno ha mai pensato che ai cani ammalati viene riservato un trattamento più conpassionevole di quello riservato agli uomini?
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sto sentendo alla TV queste parole:
"chi vuole spendere poco per morire va in Svizzera"
"quando si vuol morire cosa sono 1.000 €"
cioè, ci fanno credere e quindi desiderare la morte anticipata al fine di soffrire per un minor tempo, salvo poi somministrare la morte a fronte di un pagamento.
ma che schifo
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Citazione:
Originariamente Scritto da
solozero
sto sentendo alla TV queste parole:
"chi vuole spendere poco per morire va in Svizzera"
"quando si vuol morire cosa sono 1.000 €"
cioè, ci fanno credere e quindi desiderare la morte anticipata al fine di soffrire per un minor tempo, salvo poi somministrare la morte a fronte di un pagamento.
ma che schifo
Già..ma devono andare in Svizzera..in Italia..invece..la potrebbe passare la mutua...:D
Mille euro è comunque un affare..mi sembra che siano onesti e che non speculano..in certe condizioni avrebbero potuto pretendere dieci mila euro..e glieli avrebbero dati..Sono sicuro che in Italia pretenderebbero una cifra simile..le cliniche specializzate..insomma ci vorrebbero rientrare dalla perdita di un cliente consumatore di medicine e di ricoveri...:i
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Citazione:
Originariamente Scritto da
antonio
forse vorrebbe poterlo fare Piergiorgio Welby.
io son del parere che non lo si debba aiutare e che di fronte a queste richieste sia meglio far finta di non sentire.
cioe stiamo zitti e guardiamolo che soffre sinceramente non mi pare una cosa umana ................poi ognuno che la veda come la si vuole ma gia parlare cosi vuol dire non trattarlo neanche come un uomo
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Adnalo
mmh ci può anche stare come ragionamento, soltanto che non vedo differenza tra il demandare un tale decisione ad una macchina o ad un essere umano che nn abbia problemi etici o morali per compiere tale atto.... cmq va bene tutto, qualsiasi compromesso, pur di affermare la libertà di disporre di se stessi
e no! alt! noi si siamo noi stessi, ma siamo stati creati, e per chi è "credente" siamo stati creati da Dio. Non siamo venuti al mondo per caso, ne per nostra scelta, quindi siamo "creature" di Colui che è il Signore della Vita, e abbiamo il dovere diritto davanti a Dio e agli uomini di far prevalere la vita contro la morte, noi non siamo i padroni di noi stessi.
dal CCC:
364. http://www.catechismochiesacattolica.it/freccia2.gif(1)Il corpo dell'uomo partecipa alla dignità di " immagine di Dio ": è corpo umano proprio perché è animato dall'anima spirituale, ed è la persona umana tutta intera ad essere destinata a diventare, nel corpo di Cristo, il tempio dello Spirito.(a)
" Unità di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi, attraverso di lui, toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore.http://www.catechismochiesacattolica.it/freccia2.gif(2) Allora, non è lecito all'uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell'ultimo giorno ".
Articolo 5
IL QUINTO COMANDAMENTO
"Non uccidere" (Es 20,13).
" Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio". Ma io vi dico: Chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio " (Mt 5,21-22) http://www.catechismochiesacattolica.it/freccia2.gif(1). http://www.catechismochiesacattolica.it/freccia2.gif(1)Mt 5,21-22
2258. (1)" La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente ".(a)
L'eutanasia
2276. (1)Coloro la cui vita è minorata o indebolita richiedono un rispetto particolare. Le persone ammalate o handicappate devono essere sostenute perché possano condurre un'esistenza per quanto possibile normale.
http://www.catechismochiesacattolica.it/freccia2.gif(1)ccc 15
2277. Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile.
Cosi un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L'errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere.(a)
a) Cf SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dich. lura et bona: AAS 72 (1980) 542-552.
2278.
L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'" accanimento terapeutico ". Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. http://www.catechismochiesacattolica.it/freccia2.gif(1) Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.http://www.catechismochiesacattolica.it/freccia2.gif(1)ccc 1007
</H5>
2279.
Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d'ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L'uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate.
Chiesa; Magistero; Tradizione
Oppure cristiani fai da te? :-0#09o
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Perché l’eutanasia è inaccettabile?
ROMA, giovedì, 21 settembre 2006 (ZENIT.org).- Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del Catechismo e di altri documenti pontifici.
Con grande meraviglia monsignor Martinelli, che dal 1987 è anche Rettore del Collegio Ecclesiastico Internazionale San Carlo e Primicerio della Basilica di San Carlo al Corso (www.sancarlo.pcn.net), ha constatato che più di 800.000 schede sono state prese dalle persone che sono entrate nella Basilica.
Conscia di questa situazione, Antonia Salzano, Presidente dell’Istituto e delle Edizioni San Clemente I Papa e Martire (www.istitutosanclemente.it) ha voluto raccogliere le 33 schede in un CD, ora in vendita presso le librerie cattoliche con il titolo “Catechesi Dialogica su argomenti di attualità”.
Considerando la qualità, la competenza e l’utilità di queste schede catechistiche, ZENIT ha deciso di pubblicarne una ogni giovedì.
Il tema affrontato questa settimana è: “Perché l’eutanasia è inaccettabile?”.
* * *
Che cosa significa “eutanasia”?
• È una parola con notevole variabilità storica, con significati diversi a seconda dell’uso che se ne fa. Può significare:
- ‘morte buona’ o ‘senza sofferenze’ gestita dal medico per ridurre il dolore
- azione od omissione che procura la morte allo scopo di eliminare il dolore in un assistito senza più speranze di guarigione
- ‘suicidio su richiesta’ del paziente (suicidio assistito).
• E, comunque la si vuol chiamare e intendere, l’eutanasia comporta il dare la morte a chi è ancora vivo. Una morte per di più programmata dal medico che, per vocazione e professione, è ministro della vita.
Quale valutazione morale va data sull’eutanasia?
Vari principi morali sono coinvolti nella pratica dell’eutanasia:
• L’eutanasia contraddice il principio fondamentale di indisponibilità del diritto alla vita, diritto che spetta solo a Dio.
• Condividere l’intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarla mediante il cosiddetto “suicidio assistito”, significa farsi collaboratori, e qualche volta attori in prima persona, di una cultura di morte, di un’ingiustizia, che non può mai essere giustificata, neppure quando fosse richiesta.
• Il suicidio assistito autodeciso e praticato da personale sanitario, benché consentito dalla legge dello Stato, è, a tutti gli effetti:
- un crimine contro la vita della persona umana,
- una abdicazione della scienza medica,
- un’aberrazione giuridica.
• La logica effettiva dell’eutanasia è essenzialmente egoistica e individualistica e, in quanto tale, contraddice la logica solidale e la fiducia reciproca su cui poggia ogni forma di convivenza.
• Non esiste nell’individuo il diritto a decidere della propria morte: non esiste il diritto a una scelta tra la vita e la morte.
• Si deve parlare invece di un diritto di morire bene, serenamente, evitando cioè sofferenze inutili. Esso coincide con il diritto di essere curato e assistito con tutti i mezzi ordinari disponibili, senza ricorrere a cure pericolose o troppo onerose e con l’esclusione di ogni accanimento terapeutico. Il diritto di morire con dignità non coincide affatto con il supposto diritto all’eutanasia, la quale è invece un comportamento essenzialmente individualistico e di ribellione.
• L’eutanasia nasce da un’ideologia che rivendica all’uomo pieno potere sulla vita e quindi sulla morte; un’ideologia che affida assurdamente a un essere umano il potere di decidere chi deve vivere e chi no (eugenetica).
• Essa è estrema via di fuga di fronte all’angoscia della morte (vista come inutile, un non-senso...); è una scorciatoia che non dà senso alcuno al morire, nè conferisce dignità al morente; è una strategia di rimozione; l’uomo è caduto vittima della paura ed invoca la morte pur sapendo che è una sconfitta ed un atto di estrema debolezza .
• È vista talvolta anche come un modo per contenere i costi, sopratutto nei confronti di malati terminali, dementi, anziani macilenti e improduttivi... peso morto per se stessi, per i familiari, per gli ospedali, per la società...
• Chi vuole morire lascia una macchia su di noi, perché la sua rinuncia a vivere è anche colpa nostra.
• Quanto al pensiero, tutto cattolico, che anche un minuto in più sia importante, si pensi a quante volte l’ultimo minuto ha capovolto il senso di tutta l’esistenza. Succede alla vita dei re come a quella dei contadini. Può perfino capitare che sia l’unico momento dotato di un senso. Per questo vivere in una società dove tutti fanno di tutto per aiutarti a vivere è meglio che vivere in una società dove sai che a un certo punto ti lasci andare e tutti ti lasciano andare.
• L’eutanasia suscita poi una serie di interrogativi angosciosi, ai quali nessuno riuscirebbe mai a dare risposta, qualora l’eutanasia fosse legalizzata. Eccone alcuni:
- In base a quale criterio un soggetto può essere ritenuto ‘distrutto dal dolore’?
- Come può lo Stato determinare l’intensità della sofferenza che si richiede per legittimare l’eutanasia?
- E chi è autorizzato a decidere per il sì o per il no: il medico o anche un amico o un familiare?
- Chi garantisce che la ‘morte dolce’ venga decisa effettivamente per porre fine a una sofferenza ritenuta intollerabile e non per qualche altra ragione, magari per interessi (anche economici) inconfessabili?
Qual è il ruolo dello Stato, della legge?
• Nell’eutanasia, lo Stato, da garante e promotore di diritti fondamentali, assume la veste di “decisore” di morte, anche se poi l’esecuzione vera e propria è rimessa ad altri.
• Lo Stato non può limitarsi a prendere atto di quello che è già nella mentalità e nella prassi sociale: lo Stato moderno deve confrontarsi con la cultura dei cittadini e con le loro istanze. Ma è altrettanto vero che non è tenuto a recepirle quando sono lesive di diritti fondamentali.
• Da rilevare che un fattore significativo è l’effetto sanzionatorio e l’influenza etica che la legislazione civile ha sulla moralità pubblica. Qualcuno pensa: “È la legge, quindi è permesso”.
• Queste potrebbero essere alcune delle conseguenze:
- un numero maggiore di persone nella nostra società accetterà l’eutanasia come una cosa normale
- il rispetto per la vita umana continuerà a diminuire
- i medici saranno sottoposti a una pressione sociale sempre più forte affinché pratichino l’eutanasia e il suicidio assistito, come se fosse parte della loro responsabilità di medici e parte della loro normale attività professionale. Inoltre diminuirà la fiducia nei medici
- ci sarà meno disponibilità emotiva ad assistere malati allo stadio terminale, ad affrontare la loro sofferenza, ad alleviarla e condividerla. E’ semplicemente assurdo che si elimini il malato, perchè non si riesce ad eliminare la malattia!
- intorno al malato potrà crearsi un clima che lo farà sentire obbligato a sollevare gli altri dal fardello che egli è diventato a causa delle terapie intensive a lungo termine.
• sarebbe assurdo che il permesso di ricorrere all’eutanasia dovesse nel tempo portare a situazioni nelle quali i pazienti terminali, le loro famiglie e i loro medici si sentano in dovere di giustificare il loro essere contrari all’eutanasia e al suicidio assistito.
Che cosa fare contro la cultura della morte?
• È necessario:
- unire gli sforzi di tutti coloro che credono alla inviolabilità della vita umana, anche di quella terminale;
- resistere a ogni tentazione di porre fine alla vita di un paziente mediante un atto di omissione deliberato o attraverso un intervento attivo;
- potenziare le strutture di accoglienza;
- rendere più efficienti le forme di assistenza e solidarietà familiare, civile e religiosa;
- assicurare un’assistenza che includa forme di trattamento efficaci e accessibili, sollievo dal dolore e forme di sostegno comuni. Occorre evitare un trattamento inefficace o che aggravi la sofferenza, ma anche l’imposizione di metodi terapeutici insoliti e non ordinari;
- è di fondamentale importanza il sostegno umano, di cui può disporre la persona morente, poiché 1a domanda che sgorga dal cuore dell’uomo nel confronto supremo con la sofferenza e la morte, specialmente quando è tentato di ripiegarsi nella disperazione e quasi di annientarsi in essa, è soprattutto domanda di compagnia, di solidarietà e di sostegno nella prova;
- occorre destinare più risorse alla cura di malati incurabili;
- promuovere una formazione etica, psicologica, sociale e tecnica degli operatori sanitari;
- morire con dignità umana richiede in particolare una “buona assistenza palliativa e una buona ospedalizzazione”.
- è necessario promuovere, in tutti i modi, il principio secondo cui la morte non è né può essere nella disponibilità dello Stato o della scienza e neppure dell’individuo. Il tentativo di eliminare la malattia e la sofferenza estrema dall’orizzonte della nostra vita con la scorciatoia dell’eutanasia è un rischio dalle conseguenze imprevedibili.
- occorre tener presente il pronunciamento della S. Sede, attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo il quale “nell’imminenza di una morte inevitabile nonostante i mezzi usati, è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all’ammalato in simili casi”.
• Occorre soprattutto presentare la concezione cristiana del soffrire-morire.
Qual è la concezione cristiana del soffrire-morire?
• La vita è un dono di Dio: l’uomo non è il padrone della propria vita, in quanto non è lui il creatore di se stesso. Egli la riceve in dono, come un dono prezioso è ogni istante della sua vita. L’uomo amministra la propria vita e deve risponderne responsabilmente a Colui che gli ha donato l’esistere.
• Il porre fine pertanto alla propria vita non spetta all’uomo. Ogni istante della sua vita, anche quando è segnato dalla sofferenza, dalla malattia, ha un senso, è un valore da apprezzare e da far fruttificare per sè e per gli altri.
• Certo, è giusto lottare contro la malattia, perché la salute è un dono di Dio. Ma è importante anche saper leggere il disegno di Dio quando la sofferenza bussa alla nostra porta. La “chiave” di tale lettura è costituita dalla Croce di Cristo. Il Verbo incarnato si è fatto incontro alla nostra debolezza assumendola su di sé nel mistero della Croce. Da allora ogni sofferenza ha acquistato una possibilità di senso, che la rende singolarmente preziosa, se unita alla sofferenza di Cristo.
• La sofferenza, conseguenza del peccato originale, assume, grazie a Cristo, un nuovo significato: diviene partecipazione all’opera salvifica di Gesù Cristo. Unita a quella di Cristo, l’umana sofferenza diventa mezzo di salvezza per sé e per gli altri.
• Attraverso la sofferenza sulla Croce, Cristo ha prevalso sul male e permette anche a noi di vincerlo.
• Anche la concezione della stessa morte da un punto di vista cristiano è qualcosa di nuovo e consolante.
- Una vita che sta terminando non è meno preziosa di una vita che sta iniziando. E per questa ragione che la persona che sta morendo merita il massimo rispetto e le cure più amorevoli.
- La morte, nella Fede cristiana, è un esodo, un passaggio, non la fine di tutto. Con la morte, la vita non è tolta ma trasformata. Per colui che muore senza peccato mortale, la morte è entrare nella comunione d’amore di Dio, la pienezza della Vita e della Felicità, è vedere il Suo volto, che è la sorgente della luce e dell’amore, proprio come un bambino, una volta nato, vede i volti dei propri genitori. Per questa ragione la Chiesa parla della morte del santo come di una seconda nascita: quella definitiva ed eterna al paradiso.
• La vittoria definitiva e completa di Cristo sul male, la sofferenza e la morte sarà attuata e manifestata alla fine del mondo, allorquando Dio creerà nuovi cieli e nuova terra, e sarà “tutto in tutti” (1 Cor 15,28).
Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
NB Per approfondire l’argomento, si leggano i seguenti documenti pontifici:
* CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, nn. 2276-2279;
* CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dichiarazione sull’eutanasia, 1980.
ZI06092102
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Citazione:
da antonio
uhm, si, sono d'accordo, ora prendi tutto questo, vai a casa di Welby e glielo spieghi.
non lo devi spiegare a me, perche' io sono d'accordissimo con te, con la dottrina di Santa Madre Chiesa e cosi' via, ma a Welby, a lui devi spiegare che e' naturale e bellissimo vivere come vive, immobile, con la la trachea squarciata e sol perche' un tubo insuffla aria all'interno e lui non capisce niente.
QUoto le considerazioni di antonio.
Personalmente non capisco il perchè di dover imporre anche a chi non crede nel dettato del CCC ciò che esso prescrive.
E poi non è mica vero che l'eutanasia è il prodotto di un "cultura della morte" come affermato da Niocat. Semmai è il contrario, cioè è il tabù della morte che ha spinto le nostre società medicalmente ultraspecializzate a nasconderla nei luoghi più reconditi dell'ospedale o comunque in luoghi dove il contatto umano con familiari e amici è del tutto o in buona parte precluso.
Questo nascondere la morte facendone un affare tipicamente medico, è il prodotto di una società che ha via via concepito la vita come ricerca di felicità. E l'edonismo non si addice ai morti o ai malati ma solo ai vivi e ai sani.
Tuttavia il problema resta: chi si trova nelle condizione di Welby ed è in grado di esprimere e confermare una volontà, dovrebbe essere messo nella condizione di dar seguito alle sue scelte, come diceva qualcuno di voi, in compagnia dei suoi cari che lo accompagnino in questo suo scorcio di esistenza.
CHi non interpreti la sofferenza alla maniera cattolica, non è un cittadino di rango inferiore, o un individuo abietto e cultore della morte. CHi in condizioni estreme chiede aiuto per porre fine alla sua sofferenza (come nel caso di Welby che non può nemmeno muovere una mano per operare autonomamente il distacco della spina o l'iniezione di dose massiccia di morfina) dovrebbe trovare anzitutto la pietà e la solidarietà dei sani, non la loro fede, che in tal caso sarebbe considerata non già come testimonianza di un vangelo d'amore, ma come affermazione di un'arroganza dottrinaria inspiegabilmente refrattaria alla compassione e alla responsabilità.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
niocat55
e no! alt! noi si siamo noi stessi, ma siamo stati creati, e per chi è "credente" siamo stati creati da Dio. Non siamo venuti al mondo per caso, ne per nostra scelta, quindi siamo "creature" di Colui che è il Signore della Vita, e abbiamo il dovere diritto davanti a Dio e agli uomini di far prevalere la vita contro la morte, noi non siamo i padroni di noi stessi.
eh no lo dico io: mica puoi imporre la dottrina cristiana a chi cristiano nn lo è, e siccome tu potrai credere che noi siamo creati dal signore della vita o qualsiasi altra cosa, ma chi non ci crede non vedo perchè dovrebbe affermare i tuoi dogmi rinunciando alla propria libertà... mi pare assurdo e cmq ricorda che io nn avevo assolutamente specificato che mi riferissi ai cristiani.... secondo me è assurdo vietare tale pratica in nome di una dottrina o morale assolutamente non condivisibile (nn nel senso che sia deprecabile, ma che ci sia la libertà di nn condividerla).... poi vedete voi, ma per me la libertà non si può subordinare a religione alcuna.
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Comunque anche un santo come Tommaso Moro era favorevole all'eutanasia.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Aganto
Penso che si debba avere la maturità di distinguere i casi: c'è "eutanasia" e "eutanasia"; per esempio, in due parole sbrigative, per abbozzare, al tipo di malato terminale che cita Adnalo si potrebbe approcciare in vario modo:
1- Formire uno strumento per togliersi esso stesso al vita: visto che in qualche modo comunica, gli si potrebbe fornire la possibilità di comandare egli stesso con qualche gesto, univoco e indubbio, l'accensione della macchina che inietta la sostanza che addormenta e poi... uccide...
2- Far fare il tutto ad una infermiera.
Può forse sembrare una distinzione insignificante, ma a mio parere non lo è affatto.
C'è la possibilità di parlare di "suicidio".
Il suicidio è un "peccato", e di questo se ne occuperà Dio...
Altro discorso è "l'omicidio" su richiesta... O peggi ancora l'omicidio volontario su un essere umano che non si trova nelle perfette condizioni di dire SI o No.