Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    illuminista eretico
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    Predefinito chi c'e' dietro gli inciuci?

    CHI HA PAURA DE "L'UNITA'" ? (articolo un po' datato ma interessante)

    “Da un comunicato del Cdr de l’Unità si apprende che sarebbero in corso trattative a proposito di un cambio negli assetti proprietari della società editrice Nie Spa

    Si fa riferimento alla Tosinvest di Angelucci e ad una cordata concorrente rappresentata dal banchiere Massimo Ponzellini amministratore delegato della Patrimonio spa che punterebbe alla conquista del pacchetto di maggioranza della Nie”.

    Tuttavia ciò che effettivamente si sta consumando dietro le quinte di questo quotidiano è un qualcosa che poco ha a che fare con gli “affari” e molto con “i giochi di potere"

    Da più parti e da tempo si parla di...

    ...una normalizzazione del quotidiano iniziata dapprima con l’estromissione di Alessandro Dalai ( l'editore che nel 2001 riuscì- dopo estenuanti trattative - ad acquistare la testata e a rilanciarla nelle edicole italiane sotto la guida dell'attuale direzione operando una scelta che fin dal primo momento si è rivelata vincente ) e proseguita, adesso, con quella di Colombo-Padellaro ritenuti troppo occhieggianti ai girotondini e a Cofferrati e poco servizievoli nei confronti della corrente dalemiana

    La testata, che si avvarrebbe dei fondi dell’Ulivo, ( contributo ottenuto da quest’ultimo per le spese di gestione del proprio organo di stampa ) secondo i dalemiani userebbe “impropriamente” tali risorse economiche in quanto esprimerebbe posizioni non sempre in sintonia con quelle della dirigenza Ds

    Ricompaiono dunque sulla scena gli Angelucci ( presenti nel quotidiano all’epoca della sua liquidazione) ai quali sarebbe stato assegnato il compito di procedere all’arrembaggio della proprietà

    "Si tratta degli stessi imprenditori che anni fa furono già presenti nell'allora società editrice dell'Unità, il loro repentino ritiro contribuì alla chiusura del giornale. I giornalisti dell'Unità non comprendono quale logica imprenditoriale ed editoriale possa indurre gli stessi soggetti a mettere sul mercato testate così diverse." ( Cdr L'Unità)

    Resta il fatto :

    * che la redazione tutta è fortemente compatta, intenzionata a resistere a qualsiasi tentativo di cambiamento dell’attuale direzione ed è del tutto contraria all’ingresso degli Angelucci.
    * che Furio Colombo, nonostante i pesanti attacchi di cui è vittima, è fermamente deciso a conservare il suo posto di direttore de l’Unità ( semmai fosse costretto a cederlo, per motivi personali, si presume lo cederebbe a Padellaro !)
    * che al momento tutto tace ed il problema sembrerebbe accantonato almeno fino a dopo le elezioni
    * che la spinta emotiva proveniente dai lettori del quotidiano, tutti concordi nel dare battaglia per difenderne l’attuale linea editoriale, non potrà essere sottovalutata né tantomeno ignorata
    * che - se purtroppo esiste la volontà di far tacere l'unico ed ultimo giornale ancora in grado di emettere qualche voce fuori dal coro - non sarà compito facile impedire una tale sciagurata manovra

    In conclusione, il famoso detto

    Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io... è più che mai adatto al caso

    Chi sono gli Angelucci

    “Sono i *re delle cliniche private*. Si dice che siano fedelissimi di D´Alema ma loro stessi annoverano, tra gli amici più cari, non un Fini soltanto, il Gianfranco vice-presidente del Consiglio, ma anche il fratello Massimo, da anni primario una delle loro cliniche, quella a cui sono legati da maggior affetto, il San Raffaele alla Pisana, la capofila degli altri loro dieci centri di sanità privata ad alta specializzazione sparsi tra Roma e Lazio

    E, sempre loro, sono ora divenuti proprietari anche di Botteghe Oscure, il palazzone in pieno Centro che è stata la storia del Pci, e che un giorno sì e l´altro pure, tra sussulti e grida su chi acquisterà le quote della Lazio calcio, vengono tirati in ballo

    Sono tutto questo gli Angelucci, famiglia tra quelle che più contano a Roma, con un padre, Antonio, capofila, che avviò come portantino del San Camillo la sua ascesa nel mondo della sanità, e quattro figli, di cui uno, l´ultimissimo, il più coccolato, di appena un anno e mezzo, e una madre Silvana, scomparsa di recente, amata e ricordata come solida architrave di famiglia"

    ( Simona Casalini - La Repubblica - gennaio 2004)

    Una Famiglia che ha fortemente investito nell'editoria.

    Fino al 2000 è stata azionista - assieme ai Ds e ad Alfio Marchini - de l´Unità.

    Oggi detiene l´intero pacchetto di Libero, il giornale diretto da Feltri, insieme ad una quota rilevante de Il Riformista quotidiano diretto da Antonio Polito

    "Gli Angelucci soci di Capitalia e - come già detto in precedenza - amici di Massimo D’Alema e Gianfranco Fini, sono stati i finanzieri di fiducia dei Ds.


    Furono loro ad accollarsi i debiti del partito, acquistando il patrimonio immobiliare (261 palazzi) compreso il Bottegone."

    " Verso il 13/14 dicembre del 2003 in a pagina 14 del Corriere della Sera è comparsa la notizia che La Tosinvest di Angelucci compra i debiti Ds." Questo gruppo "acquisterebbe il 50,1% dei crediti totali al 30 settembre scorso, pari a 85,029 milioni di euro. Tosinvest insieme ai debiti erediterebbe anche le garanzie ipotecarie offerte dai Ds su 261 immobili sparsi per la penisola. La Tosinvest provvederebbe poi a pagare alle banche creditrici 42,5 milioni di euro (circa la metà dell'intera esposizione debitoria del partito di Fassino) per conto di Beta immobiliare, liberando del tutto il debitore originario e i Ds “ ( le banche creditrici avrebbero accettato di rinunciare all’altra metà della cifra). “ Per concludere l'operazione - precisava il Corriere - si aspetta solo il consenso di Capitalia, poiché le altre banche, tra le quali in prima fila il Monte dei Paschi di Siena, hanno già manifestato il loro assenso. Ma è da presumersi che il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, - indagato per bancarotta e truffa in relazione alla vicenda Cirio, ma sereno perché si chiarirà tutto, secondo il suo avvocato Guido Calvi, senatore diessino - non mancherà di dare anche il suo assenso."

  2. #2
    illuminista eretico
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    Predefinito cosa altro controllano?

    Libero, Feltri presenta il piano del rilancio editoriale del quotidiano
    .

    Il venti dicembre è una data da segnare sul calendario per i seguaci dell'araldo del "paese reale" Vittorio Feltri.

    I redattori di Libero conosceranno infatti direttamente dalla voce del loro padre-padrone il loro destino.

    Infatti, Feltri insieme al suo vice, Sallusti, presenterà il piano del rilancio editoriale della testata che fu di Patacconi e che adesso appartiene alla Tosinvest della famiglia Angelucci.

    Una data assai attesa soprattutto dalla redazione romana dove il malumore regna sovrano, soprattutto nel settore politico della stessa redazione.
    Feltri, secondo indiscrezioni, dovrebbe garantire nuove assunzioni grazie alla Tosinvest che -anche davanti alle vendite non brillanti del quotidiano (37-45mila copie) - ha deciso di mettere mano al portafoglio.

    Nuove assunzioni e un aumento della foliazione (si parla di portarla da 28 a 36 pagine) con nuovo spazio per economia e sport. Magari, dicono i ben informati, in sinergia con le nuove iniziative editoriali della Tosinvest.

    La famiglia Angelucci ha, infatti, deciso di diversificare: la holding del gruppo, accanto alla sanità e ai mattoni, punterà sempre più sull'editoria.
    E già c'è chi vede (o magari spera) per Feltri un futuro da direttore editoriale.

  3. #3
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    Predefinito e ancora...

    L'articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 360, Marzo 2006, di 'Prima Comunicazione'

    Alla fine è stato un ghiotto boccone per tutti e due. Per il venditore Claudio Velardi che, mettendosi in tasca un gruzzoletto da 18 milioni di euro può ora rilanciare la sua Reti spa, una società di comunicazione per imprese e dintorni che aveva i piedi un po’ d’argilla; ma anche per l’acquirente Giampaolo Angelucci che, proprietario del destrorsissimo Libero, Dio solo sa quanto avesse bisogno di un giornale come Il Riformista (l’atto di acquisto verrebbe perfezionato entro la fine di questo mese) che, con l’aria che probabilmente tirerà dopo queste elezioni, facesse, per il suo affaire editoriale, da giusto contrappeso a sinistra. E che Angelucci – impero di cliniche sulle spalle e partecipazioni finanziarie di alto bordo – fosse anche un editore da fiuto lo si sapeva, del resto, da un pezzo. Hai voglia, infatti, a dire – è sempre stata l’antifona degli Angelucci – che i giornali sono imprese come tutte le altre e come tali vanno solo considerate qualunque sia il loro colore politico, perché come la mettiamo ora con l’ambaradam che si scatenerà nel governo e nelle pubbliche amministrazioni (che poi per gli Angelucci sono pane e companatico quotidiano), se l’Unione di Prodi prenderà davvero il potere? Insomma una testata come Il Riformista va proprio a fagiolo per riassestare quella politica bipartisan che consentirà ancora al gruppo Tosinvest di muoversi ovunque e con il vento sempre in poppa.

  4. #4
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    Appello del Riformista : subito un direttore. Favorito Cingolani
    (s. riz .) - Sul nome regna ancora qualche incertezza. Nella rosa dei candidati c’è pure quello di Lucia Annunziata, anche se l’attuale condirettore Stefano Cingolani sembra al momento favorito. L’azionista Tosinvest (famiglia Angelucci) preferirebbe la continuità. Ma il successore di Antonio Polito alla direzione del Riformista si conoscerà soltanto il 24 aprile, quando lo nominerà il cda della società che edita il quotidiano. La decisione è stata presa dallo stesso consiglio della società durante la riunione di ieri, giorno in cui il comitato di redazione ha chiesto all’editore «un’accelerazione» del conferimento del nuovo incarico. Perché allora attendere fino al 24 aprile? L’elezione di Polito sarà proclamata lunedì. Soltanto allora il neosenatore si dimetterà e potrà essere sostituito dal nuovo direttore, che firmerà il Riformista dal 25 aprile, anniversario della Liberazione.

  5. #5
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    Sarà, però Marini non si fida, vorrebbe evitare la fine toccata nel ’94 a Giovanni Spadolini, che per un voto perse la presidenza del Senato a vantaggio di Carlo Scognamiglio. E giusto per capire come stanno le cose, ha voluto sentire Gianni Letta. Anche in questo caso - dicono i dl - c’erano gli auguri di mezzo. Il giro di telefonate si è però esteso, se è vero che è stato contattato anche Marcello Dell’Utri, con il quale Marini vanta un buon rapporto dai tempi in cui si adoperò perché la Camera respingesse le autorizzazioni a procedere contro il parlamentare azzurro. Anche lì a scrutino segreto.

    ....

    Tuttavia, come ha spiegato Gianfranco Fini ai suoi «i giochi sono ancora fermi», sebbene sia «tempestato di telefonate». Un paio sarebbero arrivate da Giuliano Amato e Massimo D’Alema.


    I giornalisti dell'Unità si esprimono oggi, tramite referendum, sull'ipotesi di accordo raggiunta sabato notte dal cda dell'azienda, dal comitato di redazione e dalla Federazione Nazionale della Stampa.

    Se fosse accettato, l'accordo permetterebbe di congelare il licenziamneto di 55 giornalisti e 25 poligrafici delle redazioni di Toscana ed Emilia Romagna.

    Una lunga crisi

    Da tre anni a questa parte, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci naviga in cattive acque, fra cali di vendite e perdite di bilancio. Il consuntivo ufficioso per il 1998 evidenzia una rimessa gestionale di circa 20 miliardi.

    Nonostante Ds abbia ceduto gran parte del capitale alla fine di aprile dello scorso anno, il quotidiano mantiene la caratteristica di organo di partito, che gli assicura 15 miliardi l'anno di contributi pubblici.

    La testata è ora proprietà di una compagine guidata da due imprenditori vicini alla Quercia: la Asset di Alfio Marchini con il 49,5% e la Tosinvest della famiglia romana Angelucci (cliniche e immobili) con il 24,5%. Marchini ha successivamente ceduto il 5% della sua partecipazione alla Fondazione italiani europei presieduta da Giuliano Amato e sarebbe in procinto di vendere un altro 10% ad un imprenditore del Nord. Il resto del capitale della società "l'Unità editrice multimediale Spa" è posseduto per il 25,6% da Ds e per il residuo 0,4% dal professor Pietro Guerra, un avvocato esperto di diritto societario che presiede il consiglio d'amministrazione .

    Il calo delle vendite è iniziato nel 1996, anno in cui queste si attestarono a 133.000 copie. Proprio in quell'anno il Pds salì al governo nella coalizione dell'Ulivo. Nel precedente, il migliore in assoluto, le vendite avevano raggiunto quota 157.800, secondo alcuni drogate dalle videocassette in omaggio. Il trend negativo si è prolungato nel '97 (98.000) e nel '98: appena 70.000 copie vendute. Secondo l'azienda l'emorragia si sarebbe fermata, ma "settantamila sono comunque troppo poche per un giornale nel quale lavorano 198 giornalisti".

  6. #6
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    Interessante analisi, bravo estewald!
    Mi interesserebbe conoscere come se la passa il Manifesto.

  7. #7
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    Predefinito chi ne sa di piu lo posti...

    Dati editoriali, societari e finanziari di 52 quotidiani, 75settimanali, 150 mensili. Speciale di “Prima comunicazione” / Editoriale Genesis - marzo 2001

    - Gruppo Fininvest-Berlusconi
    Silvio, Marina, PierSilvio (gruppo Sbe-Silvio Berlusconi editore, Fininvest spa, Mondadori, Paolo Berlusconi finanziaria)
    Il Giornale - Chi - Confidenze - Donna moderna - Grazia - Guida Tv - Panorama - Sorrisi e Canzoni tv - TelePiù - CasaViva - Ciak - Cucina moderna - Marie Claire - Panorama travel - Sale e Pepe - Auto oggi - Casa Facile - Star Bene - Tutto - Y&S

    - Mondadori
    (ex-Proprietà famiglia Mondadori Leonardo e Mondadori Editore)
    Il Giornale - Men’s Health - Auto Oggi - Cosmopolitan - Focus - Men’s Health - Top Girl - Pc Professionale - ZeroUno - Espansione - Viaggiare.it - ee - Vera

    - Rcs Editori - Rcs Periodici
    (gruppo di proprietà della Hdp,holding di partecipazioni industriali)
    Il Corriere della Sera - La Gazzetta dello Sport - Sport week - HappyWeb - Insieme - Io e Il mio Bambino - Fit for Fun - Amica - Anna - Io Donna - Il Mondo - Novella 2000 - Oggi Sette - Visto - Astra - Brava Casa - Capital - Carnet - Dove - Elle - Elle Decor - Max - Newton - Salve - Verde oggi - Amadeus - Archeo - Donna e Mamma

    - Gruppo Editoriale Espresso
    (vedi anche Cir, fam. Carlo Caracciolo, fam. Crespi)
    Alto Adige/Corriere delle Alpi - L’Arena - Il Centro - Gazzetta dello Sport - Gazzetta di Reggio - Messaggero Veneto - La Nuova Ferrara - Nuova Gazzetta di Modena - La Nuova Sardegna - La Provincia Pavese - La Repubblica - Il Tirreno - La Tribuna di Treviso - Libertà - Il Mattino di Padova - Il Piccolo - La Nuova Venezia - L’Espresso - Il Venerdì - National Geographic - D - La Repubblica delle Donne - Le Scienze

    - Gruppo Caltagirone Editore
    (gruppo guidato da Ing. Francesco Gaetano Caltagirone)
    Il Mattino - Il Messaggero - Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto

    - Poligrafici Editoriale Spa
    (gruppo bolognese in cui la famiglia di Andrea Monti Riffeser è l’azionista di maggioranza)
    Il Giorno - La Nazione - Il Resto del Carlino - Onda Magazine Tv - Cavallo Magazine - Lo Sperone

    - Burda Holding International
    (quote azionarie al 30% insieme al gruppo Rcs)
    Amica - Anna - Io donna - Il Mondo - Novella 2000 - Oggi - Visto - Astra - Capital - Fit for fun - Insieme - Max - Newton - Bravacasa - Salve - Verde oggi.

    - Condè Nast Edizioni spa
    (Società editrice americana)
    Ad - Glamour - Gq - Sposa Bella - Traveller - L’uomo Vogue - Vogue - Vogue gioiello - Vogue - Sposa - Vogue bambini - Vogue gioiello

    - Hachette Filippacchi Presse
    (Gruppo guidato da De Roquemaurel e Denfer-Rochereau)
    Eva tremila - Gente - Gioia - Auto&Fuoristrada - Donna - Elle - Elle Décor - Gente Money - Gente Motori - Gente viaggi - Rakam - Spazio Casa - Vitalità - Gente mese - Tutto moto.

    - Darp: De Agostini-Rizzoli Editori
    (De Agostini Holding spa)
    Il Fisco - Amadeus - Archeo - Carnet - Dove - Gulliver - Happyweb - Medioevo - Speakup.

    - Confindustria
    (Gruppo guidato da Confindustria e Il Sole 24ore spa)
    Il Sole 24 ore - AgriSole

    - Compagnia Formazione Editoriale Spa (Editrice Segesta Abitare spa)
    Abitare - Case da abitare - Costruire

    - Itedi Italiana Edizioni spa
    (Gruppo Fiat spa al 100%)
    La Stampa - Specchio della Stampa

    - Cir spa
    (Controllata dall’imprenditore Carlo de Benedetti)
    La Repubblica - L’Espresso - Venerdì di Repubblica - D-La Repubblica delle Donne

    - Carlo Caracciolo
    (si veda anche il gruppo L’Espresso)
    Alto Adige-Corriere delle Alpi - Il Centro - Gazzetta di Mantova - Gazzetta di Reggio - La Nuova Ferrara - Nuova Gazzetta di Modena - la Nuova Sardegna - La Nuova Venezia - Il Tirreno - La tribuna di Treviso - Messaggero veneto - Il Piccolo - La Repubblica - L’Espresso - Il venerdì di Repubblica - D- La Rep.Delle Donne - Le Scienze

    - Fam. Crespi
    (di riferimento la persona fisica di Giulia Maria Mazzoni Crespi)
    idem
    L’Espresso - Il Venerdì di Repubblica - D-La Rep.delle Donne

    - Mario Ciancio SanFilippo editore
    La Sicilia - Il Giornale di Sicilia - La Gazzetta del Sud

    - Snie, Società Nuova Iniziativa Editoriale Srl
    (Editore Baldini&Castoldi, Alessandro Dalai....)
    L’Unità

    - Manifesto Cooperativa a r.l.
    (La proprietà è frazionata tra 131 persone fisiche e la soc.cooperativa)
    Il Manifesto

    - Editrice Romana spa
    (la proprietà è della famiglia del costruttore Domenico Bonifaci)
    Il Tempo

    - Società editrice Edital
    (del Msi-Destra Nazionale-editore Gianfranco Fini)
    Il Secolo d’Italia

  8. #8
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    Ma al culmine della foga «giustizialista», di Marcello Pera Uno si perdono le tracce. Al suo posto compare Marcello Pera Due, che si schiera con Forza Italia, comincia una martellante campagna contro i magistrati e i «giustizialisti», definisce «golpisti» i pool di Milano e Palermo, chiede a Massimo D'Alema di «fermare i giudici». Con queste credenziali, Silvio Berlusconi è ben contento di poterlo annoverare tra i «professori» che si sono schierati con il suo movimento, contribuendo a far declinare l'immagine di Forza Italia «partito di plastica» nato da una raffica di spot. Al professore di filosofia con la passione per la giustizia, nel 1996 Berlusconi offre un collegio senatoriale, nella sua Lucca. Pera Due è sconfitto dal senatore locale, il ds Patrizio Petrucci, ma viene recuperato con i resti: così entra per la prima volta in Senato, dove diventa subito vicepresidente del gruppo di Forza Italia, ma soprattutto responsabile nazionale Giustizia del partito di Berlusconi. Con il collega parlamentare Marco Boato, Pera Due dà vita alla Convenzione per la giustizia, uno pseudo-partito che serve a far arrivare qualche miliardo di denari pubblici al quotidiano berlusconiano Il Foglio.

  9. #9
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    Ciò che sappiamo ciò che non sappiamo
    di Antonio Tabucchi

    Cara Unità, credo che tutti possiamo dire di conoscerti bene. Diciamo che appartieni alla Storia d’Italia. Sei stata fondata nel 1924 da un signore che si chiamava Antonio Gramsci, un intellettuale non proprio minore, visto che è studiato nel mondo intero, dal Giappone, dove esiste un’associazione di studi gramsciani fra le più attive, agli Stati Uniti (le università di Berkeley e di Harvard, per esempio, dove con i post-colonial studies, lo studio del pensiero di Gramsci è oggi una disciplina d’avanguardia). A volte queste cose in Italia si dicono poco, forse per la tradizionale modestia del nostro popolo, oppure perché egli morì nel carcere di Turi, durante una lunga vacanza che gli aveva favorito Benito Mussolini.
    Anche i direttori attuali de l’Unità ci sono noti. Furio Colombo è stato responsabile di un prestigioso marchio italiano (la Fiat) non in un Paese in via di sviluppo, ma nella più grande democrazia del mondo, gli Stati Uniti.
    Ha insegnato a Berkeley e alla Columbia University ed è stato direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a New York. È stato anche eletto parlamentare di un grande partito della Sinistra e autore della legge sul Giorno della Memoria, e ha pubblicato in Usa e in Italia vari volumi di saggistica socio-politica tradotti in molti altri Paesi.
    Antonio Padellaro dal canto suo è un giornalista di solida professionalità che proviene da grandi organi di stampa come il Corriere della Sera e L’Espresso, dove è stato vicedirettore. E se la democrazia italiana deve qualcosa a un giornale, questo è proprio L’Espresso: si ricordino le inchieste di quel settimanale sul caso Sifar-De Lorenzo che buttò all’aria un golpe che a sua volta voleva buttare all’aria la nostra Repubblica.
    Questi due direttori hanno ripreso il giornale che credo fosse fallito (ma questo me lo confermerete voi perché in queste cose non sono esperto) lasciando debiti di molti miliardi, e ne hanno fatto un giornale indipendente con un editore e un Consiglio di Amministrazione dei cui membri si conoscono nomi e attività imprenditoriale. Credo che ricevano anche un sostegno finanziario dal partito della sinistra democratica, come consente una legge italiana allorché un organo di stampa dichiara di riconoscersi nelle idee di quel partito (ovviamente in tutte le sue componenti e con le diverse sfumature che il pluralismo di un partito democratico consente). In tal modo l’Unità assicura la sua libertà di opinione, perché non è un organo di partito: è un giornale che ha un editore indipendente e che riceve una sovvenzione parlamentare.
    Un caso analogo è per esempio Il Foglio diretto da Giuliano Ferrara, che nasce con un proprietario indipendente, la signora Veronica Berlusconi. Poi il suo direttore, forse per la fragilità economica del suo editore o altri motivi che ignoro, ha ritenuto opportuno di ottenere anche lui le sovvenzioni parlamentari consentite dalla legge. A tale scopo il deputato Marco Boato, ora parlamentare eletto nelle liste dei Verdi, ha fondato col senatore di Forza Italia Marcello Pera un partito chiamato «Convenzione per la Giustizia», di cui Il Foglio si è dichiarato organo, beneficiando così del contributo parlamentare e alleviando la spesa della signora Veronica Berlusconi. Non so quanti elettori questo partito possa contare, o se abbia elettori, ma questo non è importante: l’importante è che esista in Parlamento.
    De l’Unità conosciamo bene anche i giornalisti interni e i collaboratori esterni, nei vari settori del giornale. Sono tutti nomi assai noti: professori universitari, sociologi, saggisti, economisti, reporter, inviati. Faccio solo alcuni nomi: Sylos Labini, Nicola Tranfaglia, Paolo Prodi, Elio Veltri, Maurizio Chierici, Luigi Cancrini, Sergio Staino, Marco Travaglio, Corrado Stajano (e mi scuso con coloro che sono costretto a lasciar fuori, tutte firme di prestigio e di indiscussa professionalità).
    Conosciamo infine la tiratura del giornale. Sopra le 60mila copie quotidiane (senza contare gli abbonamenti), che secondo i calcoli correnti per ogni giornale significa il triplo in termini di lettori. Il che non mi pare una cifra da poco se si considera la tiratura della precedente gestione de l’Unità, cioè zero copie (ma correggetemi se sbaglio).
    Insomma credevamo di saper tutto o quasi tutto su l’Unità. Invece mi sono accorto che esiste un giornale che ne sa molto più di noi. È un giornale nato da poco, che si chiama il Riformista. Non posso citarlo personalmente perché non è un giornale che si trova con facilità, almeno nella mia regione, che è la Toscana. Posso dire che volendo acquistarlo nelle città che più frequento, come Siena, Firenze e Pisa, più volte mi sono sentito rispondere dall’edicolante che le tre copie che ordina le aveva già vendute assieme al Foglio. Una volta mi sono stupito e ho fatto notare all’edicolante che deve trattarsi di un giornale prestigioso, perché se ne parla sempre in televisione e alla radio, e lui mi ha risposto che anche L’Osservatore Romano è un giornale prestigioso, ma che per comprarlo dovevo andare in Vaticano. Una risposta certo sgarbata. Ma questo, ripeto, succede in Toscana. Nelle altre regioni non so. Perciò mi devo accontentare, per quello che tale giornale dice di sapere su l’Unità, di quanto sento alla rassegna stampa dell’ultimo telegiornale del terzo programma o alla rassegna stampa del giornale radio del mattino. Per esempio: «Le vendite de l’Unità sono in flessione, lo assicura il Riformista in un suo articolo di stamani». Oppure: «È imminente il cambio della direzione a l’Unità, scrive il Riformista». E un sacco di altre notizie che il Riformista mostra di sapere sugli affari interni de l’Unità, a tal punto che ho perfino letto un editoriale de l’Unità in cui si diceva che il Riformista sapeva su l’Unità cose che la stessa Unità non sapeva.
    A questo punto, scusatemi l’ingenuità, noi che de l’Unità credevamo di sapere molte cose, e che sappiamo poco o nulla su un giornale che sa così tanto su l’Unità, ci viene la curiosità di sapere qualcosa su questo informatissimo ma poco reperibile giornale. E poiché in Italia l’informazione è libera, crediamo di avere il diritto di sapere qualcosa anche noi su questo giornale. Ci contentiamo di notizie essenziali ma fondamentali, come quelle che appunto tutti noi conosciamo su l’Unità e che ho elencato prima. Potreste per cortesia fornircele? Le notizie che ci interessano sono queste: chi ha fondato il Riformista? Chi è, se c’è, il suo editore? Vive solo del suo editore oppure riceve un sostegno da qualche gruppo parlamentare? Quale è la sua tiratura?
    Sono certo che fornendo una serie di informazioni come queste, si renderà un prezioso servizio ai lettori e all’opinione pubblica in generale, contribuendo in questo momento così critico all’informazione libera e indipendente più volte auspicata dal Capo dello Stato, e a una migliore comprensione del panorama giornalistico italiano.
    Molte grazie. Un saluto cordiale.

 

 

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