Prodi ha perso, è lui il vero problema del Paese
di Raffaele Iannuzzi - 12 aprile 2006
Lo stato di eccezione continua. Anche sul piano tecnico-istituzionale. Perché Prodi potrebbe non avere la fiducia al Senato. Per una serie di ragioni tecniche, che diventerebbero ostacoli politici. Ma il punto vero è che Prodi non è riuscito a vincere, e gli stolidi de profundis a Berlusconi e al berlusconismo recitati dalla solita Repubblica sono assolutamente comici. Berlusconi è più vivo che mai, il berlusconismo è l'unico paradigma politico in corso e Forza Italia è il primo partito italiano. E questa sarebbe una sconfitta? Intendiamoci: Forza Italia è il soggetto politico trainante della destra liberal-popolare, poi abbiamo una Udc che raddoppia abbondantemente i voti e An che gira per l'Italia con il petto in fuori, con un Fini redivivo. Tutto vero e solidamente reale. Eppure, ancora una volta, tutto si riannoda attorno a Berlusconi. E' questa, ad un tempo, la realtà e il dramma della seconda Repubblica, un giocattolo, diciamo la verità, ormai in pieno disfacimento. Era già prima l'ombra di una autentica realtà politica-istituzionale, oggi è addirittura il larvato superamento di se stessa.
Il nuovo proporzionale ha finito di sfasciare tutto e la politica non può che ripresentarsi di fronte al protagonista ormai universalmente riconosciuto, Silvio Berlusconi, chiedendogli di rimescolare le carte in modo da uscire dallo stato di eccezione. Anche Sartori lo riconosce seccamente, sul Foglio, e i giornali agitprop della sinistra dei poteri forti, La Stampa e Il Sole24ore, temono per le sorti del cosiddetto nuovo governo, che nasce già con il ventre abitato dai neo-comunisti e dall'estremismo rifondarolo, dunque handicappato per la gestione dell'economia. Con la globalizzazione che tende sempre più radicalmente a dirigere dall'esterno la politica. E Berlusconi? Questa è la domanda che domina la politica dal 1994 e anche oggi è tornata dirompente.
In aggiunta è in arrivo uno scandalo istituzionale di proporzioni rilevantissime. Una crisi gravissima che sta piovendo addosso a Prodi e alla sua armata Brancaleone. Non è certamente un caso che Ricolfi, l'ormai celebre sociologo di sinistra, autore dell'altrettanto celebre bestseller sulla sinistra antipatica, abbia dichiarato in un'intervista al quotidiano cattolico Avvenire, non particolarmente tenero con Berlusconi, che «Prodi dovrebbe togliersi di mezzo». Aggiungendo: «Lui è il problema, non la soluzione. Ha accettato di impostare la battaglia politica demonizzando non Berlusconi, ma le politiche berlusconiane. Quindi la sua analisi risulta falsa». E risulta falsa perché gli italiani hanno scelto di nuovo Berlusconi, premiando lui e Forza Italia. E di conseguenza cinque anni di governo guidato da Berlusconi. Prodi è dunque finito. Il suo obiettivo politico - «cacciare» Berlusconi almeno dal governo, magari anche dall'Italia, delegittimarlo fino in fondo, bruciarlo come politico in quanto moralmente indegno - è sprofondato nel nulla dei risultati elettorali dell'Unione, che riesce a mandare al Parlamento statisti del calibro del disobbediente Caruso e transgender geniali come Luxuria, evviva la politica! Anche gli alleati se ne stanno accorgendo.
D'altra parte, dopo aver venduto i «gioielli di famiglia», (D'Alema, Fassino, Veltroni etc.) al progetto prodiano, dichiaratamente post-ulivista, la sinistra diessina si trova dissanguata, caldeggiando sentimentalmente l'utopia del partito democratico che non verrà, e con l'aggiunta di uno sputtanamento colossale a causa dei brogli che stanno emergendo di giorno in giorno. Stiamo parlando di fatti, non di fisse berlusconiane. Aveva ragione il presidente del Consiglio: con questi, ci vogliono gli ispettori dell'ONU. Lo scandalo istituzionale, che danneggerà l'immagine dell'Italia, è alle porte, non ci vuol molto a prevederlo. Ma aggiungo anche un elemento lampantemente sotto gli occhi di tutti. Allora, diamo una scorsa ai fatti: l'Unione ha avuto dieci punti di vantaggio sulla CdL; tutti i giornali dalla sua parte; i poteri forti a fare il tifo per Prodi; porporati infiammati per il cattocomunismo dossettiano; preti no-global a sostenere la guerra anti-berlusconiana, costi quello che costi; i soldi dei capitalisti rossi, cioè quasi tutti; tutti i mass media a far loro da maggiordomi, e manco così riescono a vincere.
Sono costretti ad attaccarsi alla «manina» svelta sulle schede elettorali: e questi vorrebbero governare l'Italia? Il dato politico dominante è la disparità di forze fra Prodi e Berlusconi: il primo è inviso a quasi tutta l'Unione, che non gli potrà mai perdonare la magra figura del 9 e 10 aprile; il secondo ha in mano un partito con quasi il 24% dei consensi e una coalizione che non può fare a meno di lui, sia che faccia il capo dell'opposizione, sia che si trasformi in nume tutelare di qualcos'altro, superando se stesso. L'unica novità della politica italiana è Berlusconi. E rimane l'unica novità. Non si tratta di una faccenda da leggere in maniera univoca, sia chiaro, perché questo crea anche una serie di problemi di non facile soluzione nell'ambito della CdL, e purtuttavia senza il Berlusca nessuno avrebbe mai la forza di opporsi a questa sinistra violenta e ammanigliata con i poteri sociali ed economici. Questo è un fatto.
Conclusione: dov'è la vittoria di Prodi? Neanche Bush la riconosce. Infatti, il presidente degli USA non ha ancora chiamato Prodi per congratularsi, perché non sa evidentemente per cosa dovrebbe congratularsi, visto che, nella migliore delle ipotesi, si tratta o di una vittoria di Pirro o, cosa del tutto possibile, di una grave crisi istituzionale, con riverberi scandalistici di non secondario rilievo. Se la sente Prodi di governare un Paese difficile come il nostro avendo sul groppone questo gravissimo scandalo in corso, con più di mezzo Paese contro e lo sputtanamento, anche internazionale, in arrivo?
Raffaele Iannuzzi
http://www.ragionpolitica.it/testo.5...del_paese.html




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