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Discussione: 25 Aprile

  1. #361
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    INTERVENTO DEL
    PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
    CARLO AZEGLIO CIAMPI
    ALLA CELEBRAZIONE DEL
    60° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE

    Milano - Piazza del Duomo, 25 aprile 2005



    Presidente Emerito della Repubblica,
    Presidente della Corte Costituzionale,
    Rappresentanti del Senato, della Camera dei Deputati, e del Governo,
    Autorità,
    Cari rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e partigiane, del Sindacato, Italiani tutti,
    Cara Signora Pertini,

    il 25 aprile, sessant'anni fa, fu per le città del Nord d'Italia il giorno della Liberazione.
    Per l'Italia tutta, fu il giorno della ricomposizione dell'unità nazionale, nel nome della libertà.
    Si dischiuse, quel giorno, il luminoso orizzonte della democrazia.
    Si aprì un'epoca nuova della nostra storia. Ancora la stiamo vivendo.
    Un filo ininterrotto lega gli ideali e le gesta del Risorgimento alle imprese della Lotta di Liberazione e alla rinascita dell'Italia: repubblicana, per libera scelta del popolo italiano.

    ***

    Non furono soltanto le armate alleate, con l'apporto in combattimento delle quattro divisioni dell'Esercito italiano, a liberare, a prezzo di gravi perdite, l'Italia.
    Alla propria liberazione diede un contributo determinante il popolo italiano: in primo luogo, con l'opera tenace ed eroica delle formazioni partigiane costituitesi nelle campagne, nelle montagne, nelle città d'Italia.
    Quel 25 aprile del 1945, all'indomani dell'ordine di insurrezione generale delle forze della Resistenza dato dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, molte città del Nord, grandi e piccole, vennero liberate dai partigiani, prima dell'arrivo delle forze alleate.
    Nei loro cuori batteva forte l'amor di Patria.
    Tra le città liberate quel giorno di sessant'anni fa, Milano: Milano delle Cinque Giornate; Milano da sempre protagonista della storia d'Italia.
    In quello stesso giorno, nelle città che avevano già visto la fine della lunga occupazione, gli Italiani si unirono in spontanei, esultanti cortei. Il popolo scese nelle strade e nelle piazze, in festa.
    Iniziammo allora a vivere l'esperienza esaltante della nostra rinascita di popolo libero e unito.
    Le gesta di quelle giornate formarono, per sempre, la nostra coscienza democratica.

    ***

    Rievocando quei momenti, ricordiamo coloro che ne furono protagonisti.
    Ricordiamo le donne, anch'esse partecipi della lotta per la liberazione.
    Ricordiamo i caduti. Ricordiamo le popolazioni di villaggi trucidate dalle forze naziste.
    Ricordiamo le migliaia di Italiani di religione ebraica deportati e sterminati nei campi nazisti.
    Ricordiamo la gloria di quella moltitudine di cittadini italiani, donne e uomini di ogni ceto sociale, che a rischio e spesso a prezzo della loro vita protessero e salvarono tutti coloro che si battevano contro l'insana barbarie fascista e nazista.
    Gloria a coloro che salvarono l'onore del popolo italiano e diedero il loro vitale contributo alla riconquista della libertà: la libertà per tutti, anche per coloro che li avevano combattuti.

    ***

    Miracolosamente, rapidamente, l'Italia uscita dagli anni di guerra, di bombardamenti, di distruzioni, di sanguinosi conflitti, ritrovò una nuova unità.

    La lotta contro l'occupazione nazista e la dittatura fascista fu anche lotta per dar vita a una nuova identità nazionale, fondata su diritti eguali per tutti.
    La memoria di quella lotta non vuol certo mantenere vive le divisioni.
    Vuole, al contrario, rendere più salda l'unità nazionale dell'Italia repubblicana, più salda la democrazia conquistata per tutti gli italiani.
    Vuole ricordarci che furono gli ideali di libertà e di giustizia a dar vigore ai nostri cuori e alle nostre menti, forza alle nostre braccia.
    Allora capimmo che senza ideali un popolo langue; è destinato a essere servo.
    Oggi dobbiamo essere capaci di risvegliare in noi quegli ideali, quei valori. Essi furono la nostra stella polare. Debbono continuare ad esserlo.
    Libertà e Giustizia si conquistano giorno per giorno, affrontando e superando i problemi quotidiani della nostra democrazia.

    ***

    Le celebrazioni del 25 aprile sono occasione per meditare, tutti insieme, sui valori fondanti della nostra Patria, libera e unita, sugli ideali condivisi da tutto il nostro popolo, riconciliato con se stesso nel nome della libertà.

    A poco più di un anno dalle giornate indimenticabili della Liberazione, l'esperienza esaltante delle prime elezioni politiche libere, il 2 giugno del 1946, fece scoprire a tutti gli Italiani il gusto della libertà; consacrò l'unità nazionale; ci guidò nella scelta della Repubblica.
    In un breve periodo di tempo, superando divisioni le politiche e ideologiche, gli eletti del popolo in Assemblea Costituente diedero vita alla Costituzione repubblicana.
    E' la Costituzione che ha consentito la rinascita morale e materiale della nostra Patria, le grandi trasformazioni istituzionali e sociali, la creazione di un sistema di equilibri tra i poteri, che ha garantito e garantisce la libertà di tutti.
    Non dimentichiamo mai che la Costituzione è la base della convivenza civile dell'intera Nazione.

    ***

    In questa giornata di celebrazioni e di ricordi, parta da questa storica piazza, da questa grande assemblea di popolo, un messaggio di concordia operosa fra tutti gli Italiani.
    Parta da qui, guardando al di là della vicina cerchia delle Alpi, un messaggio di amicizia ai popoli europei: quei popoli che, pur uniti da una comune civiltà, si erano combattuti per secoli. Oggi essi hanno ritrovato insieme, nell'Unione Europea, i benefici della pace.

    ***

    Italiani, la memoria dei conflitti, delle tragedie cui siamo sopravvissuti, la memoria dei caduti per la libertà, non venga mai meno. Alimenti nei nostri cuori l'amore per le istituzioni democratiche. Abbiamo voluto e saputo costruirle, per vivere insieme, nella pace, le gioie della libertà.
    Viva la Resistenza.
    Viva la Repubblica.
    Viva l'Italia, libera e unita.


    Della fantomatica Gladio nemmeno l'ombra

  2. #362
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    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Bugia comunista.

    Muto tu... servo del KGB.
    Com'era quella canzone?

    La verita' ti fa male lo so....

  3. #363
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    Questo è il thread piu' pazzo e sconclusionato di tutta Pol dove ogni forumista fa un intervento completamente privo di qualsiasi relazione con gli altri
    Consiglio all'amministrazione di cestinare tutto il Treahd sul forum Fondoscala

  4. #364
    no alla devolution
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    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Fosse dipeso da loro sarei già stato impiccato da un pezzo.

    Io ringrazio solo quelli che hanno vigilato affinché gli "assatanati" come te non torcessero un pelo a gente innocente.


    CONTRO OGNI COMUNISMO PER LA LIBERTÀ
    ahh...tipo servizi segreti...azzz quesso è un pezzo grosso!! c'è da stare attenti...domani mattina ce lo troviamo sotto casa, noi comunisti, e ci impedisce pure di andare a festeggiare!!

  5. #365
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    E ancora....Parroci uccisi dai comunisti

    LISTA PARZIALE DELLE VITTIME DELLA BARBARIE COMUNISTA

    DON GENNARO AMATO - Parroco di Locri (RC), ucciso nell'ottobre 1943 dai capi della repubblica comunista di Caulonia.

    DON ERNESTO BANDELLI - Parroco di Bria, ucciso dai partigiani slavi a Bria il30/4/45

    DON VITTORIO BAREL - Economo del seminario di Vittorio Veneto, ucciso dai partigiani il 26/10/44

    DON DUILIO BASTREGHI - Parroco di Cigliano e Capannone Pienza, ucciso la notte del 3/7/44 dai partigiani comunisti che lo avevano chiamato con un pretesto.

    DON CARLO BEGHE' - Parroco di Norvegigola (Apuania), sottoposto il 2/3/45 a finta fucilazione dai partigiani, che gli produsse una ferita mortale.

    DON FRANCESCO BONIFACIO - Curato di Villa gardossi (TS), catturato dai comunisti slavi ed infoibato l'11/9/46.

    DON LUIGI BORDET - Parroco di Hone (AO), ucciso il 5/3/46 perché aveva messo in guardia i parrocchiani dalle insidie comuniste.

    DON LUIGI BOVO - Parroco di Bertipaglia (PD), ucciso il 25/9/44 da un partigiano comunista.

    DON MIROSLAVO BULLESCHI - Parroco di Monpaderno (Diocesi di Parenzo e Pola), ucciso il 23/8/47 dai comunisti slavi.

    DON TULLIO CALCAGNO - Direttore di Crociata Italica, fucilato a Milano il 29/4/45 da partigiani comunisti.

    PADRE CRISOSTOMO CERAGIOLO - Cappellano militare decorato al V.M., prelevato il 19/5/44 da partigiani comunisti e ritrovato cadavere in una buca con le mani legate dietro la schiena.

    DON FERRUCCIO CRECCHI - Parroco di Levigliani (LU), fucilato all'arrivo delle truppe di colore grazie a false accuse dei comunisti locali.

    DON ANTONIO CURCIO - Cappellano dell'11° Btg. bersaglieri, ucciso il 7/8/41 a Dugaresa da comunisti croati.

    PADRE SIGISMONDO DAMIANI - Ex cappellano militare, ucciso dai comunisti slavi a S. Genesio di Macerata l'11/3/44.

    DON AURELIO DIAZ - Cappellano della Sezione Sanità della divisione Ferrara, fucilato a Belgrado nel gennaio 45 da partigiani titini.

    DON ADOLFO DOLFI - Canonico della Cattedrale di Volterra, sottoposto il 28/5/45 a torture tali che lo portarono alla morte l'8 ottobre successivo.

    DON GIUSEPPE DORFMANN - Fucilato nel bosco di Posina (VI) il 27/4/45

    DON VINCENZO D'OVIDIO - Parroco di Poggio Umbricchio (TE), ucciso nel maggio 44 sotto accusa di filo fascismo.

    PADRE GIOVANNI FAUSTI - Superiore generale dei Gesuiti in Albania, fucilato il 5/3/46 insieme ad altri religiosi rimasti ignoti, solo perchè italiani.

    PADRE FERNANDO FERRAROTTI - Cappellano militare reduce dalla Russia, ucciso da partigiani comunisti nel giugno 44 a Champorcher (AO).

    DON GREGORIO FERRETTI - Parroco di Castelvecchio (TE), ucciso da partigiani comunisti slavi ed italiani nel maggio 44.

    DON SANTE FONTANA - Parroco di Comano (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 16/1/45.

    DON GIUSEPPE GABANA - Della diocesi di Brescia, ucciso il 3/3/44 da un partigiano comunista.

    DON DOMENICO GIANNI - Cappellano militare in Jugoslavia, prelevato la sera del 21/4/45 dai comunisti e ucciso dopo tre giorni.

    DON GIUSEPPE LORENZELLI - Priore di Corvarola di Bagnone (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 27/2/45 dopo essere stato obbligato A SCAVARSI LA FOSSA.

    DON FERNANDO MERLI - Missionario della Cattedrale di Foligno, ucciso il 21/2/44 presso Asissi, da comunisti slavi istigati da altri comunisti italiani.

    DON ANGELO MERLINI - Parroco di Flamenga (Foligno), ucciso dagli stessi assassini il medesimo giorno, presso Foligno.

    DON ARMANDO MESSURI - Cappellano delle suore della Sacra Famiglia in Marino, ferito a morte dai partigiani comunisti e deceduto il 18/6/44.

    DON GIACOMO MORO - Cappellano militare in Jugoslavia, fucilato dai titini a Micca di Montenegro.

    DON ADOLFO NANNINI - Parroco Cercina (FI), ucciso il 30/5/44 da partigiani comunisti.

    PADRE SIMONE NARDIN - Dei benedettini olivetani, tenente cappellano dell'ospedale militare Belvedere in Abbazia di Fiume, prelevato da partigiani slavi nell'aprile 45 e trucidato dopo orrende sevizie.

    DON LUIGI OBID - Economo di Podsabotino e San Mauro (GO), prelevato dai partigiani ed ucciso a San Mauro il 15/1/45.

    DON POMBEO PERAI - Parroco dei SS. Pietro e Paolo di città della Pieve, ucciso per rappresaglia partigiana il 16/6/44.

    DON VITTORIO PERKAN - Parroco di Elsane (Fiume), ucciso il 9/5/45 dai partigiani mentre celebrava un funerale.

    DON ALADINO PETRI - Parroco di Pievano di Caprona (PI), ucciso il 2/6/44 perché ritenuto filo fascista.

    DON NAZZARENO PETTINELLI - Parroco di S. Lucia di Ostra di Senigallia, fucilato per rappresaglia partigiana il 1/7/44.

    DON UMBERTO PESSINA - Parroco di S. Martino di Correggio, ucciso il 18/6/46 da partigiani comunisti.

    SEMINARISTA GIUSEPPE PIERAMI - Studente di teologia della diocesi di Apuania, ucciso il 2/11/44 sulla linea Gotiga da partigiani comunisti.

    DON LADISALO PISACANE - Vicario di Circhina (GO), ucciso da partigiani slavi il 5/2/45 insieme AD ALTRE 12 PERSONE.

    DON ANTONIO PISK - Curato di Canale d'Isonzo (GO), prelevato dai partigiani slavi il 28/10/44 e fatto sparire per sempre.

    DON NICOLA POLIDORI - Della diocesi di Nocera e Gualdo, fucilato il 9/6/44 da partigiani comunisti a Sefro.

    DON GIUSEPPE ROCCO - Parroco di S. Maria, diocesi di S. Sepolcro, ucciso dagli slavi il 4/5/45.

    PADRE ANGELICO ROMITI - Cappellano degli AU della Scuola di Fontanellato, decorato al V.M., ucciso la sera del 7/5/45 da partigiani comunisti

    DON ALESSANDRO SANGUANINI - Della congregazione della Misisone, fucilato a Ranziano (GO) il 12/10/44 da partigiani slavi, a causa dei suoi sentimenti di italianità.

    DON LODOVICO SLUGA - Vicario di Circhina (GO), ucciso insieme al confratello DON PISACANE

    DON EMILIO SPINELLI - Parroco di Campogialli (AR), fucilato il 6/5/44 dai partigiani con l'accusa di filo fascismo.

    DON ANGELO TATICCHI - Parroco di Villa di Rovigno (Pola), ucciso dai partigiani slavi nell'ottobre 1934, perchè aiutava gli italiani.

    DON ALBERTO TERILLI - Arciprete di Esperia (FR), morto in seguito ALLE SEVIZIE INFLITTEGLI DAI MAROCCHINI, ECCITATI DAI PARTIGIANI ITALIANI, nel maggio 1944.

    MONS. EUGENIO CORRADINO TORRICELLA - Della diocesi di Bergamo, ucciso il 7/1/44 ad Agen (Francia) da partigiani comunisti, a causa dei suoi sentimenti di italianità.

    DON REDOLFO TRCEK - Diacono della diocesi di Gorizia, ucciso il 1/9/44 a Montenero d'Idria da partigiani comunisti.

    DON GILDO VIAN - Parroco di bastia (PG), ucciso dai partigiani comunisti il 14/7/44.

    DON SEBASTIANO CAVIGLIA, parroco della GNR ucciso ad Asti il 27/4/45;

    DON GIUSEPPE AMATEIS, parroco di Coassolo (TO), ucciso dai comunisti A COLPI D'ASCIA il 15/3/44 per avere deplorato gli eccessi partigiani;

    DON EDMONDO DE AMICIS, cappellano pluri decorato della I G.M., assassinato a Torino dai gappisti il 24/4/45;

    DON VIRGINIO ICARDI, parroco di Squaneto (Acqui Terme - AL), ucciso dai comunisti il 4/7/44;

    DON ATTIILIO PAVESE, CAPPELLANO PARTIGIANO e parroco di Alpe Gorreto (Tortona - AL), ucciso dai suoi stessi compagni il 6/12/44 perché aveva OSATO CONFORTARE RELIGIOSAMENTE DEI TEDESCHI CONDANNATI A MORTE;

    DON FRANCESCO PELLIZZARI, parroco di Tagliolo (Acqui Terme - AL), chiamato dai partigiani la notte del 10/5/45 e sparito nel nulla;

    DON ENRICO PERCIVALLE, parroco di Varriana (Tortona - AL), ucciso a pugnalate dai partigiani il 14/2/44;

    DON LEANDRO SANGIORGI, cappellano militare decorato al valore, ucciso dai partigiani a Sordevolo Biellese (BI) il 30/4/45;

    DON LUIGI SOLARO di Torino, ucciso il 4/4/45 solo perché PARENTE DEL FEDERALE DI TORINO, anche lui trucidato dai partigiani a guerra finita;

    PADRE EUGENIO SQUIZZATO, cappellano PARTIGIANO, ucciso dai suoi il 16/4/44 fra Corio e Lanzo (TO), poiché voleva abbandonare la formazione, TURBATO DALLE TROPPE CRUDELTA';

    DON ANTONIO ZOLI, parroco di Morra del Villar (CN), ucciso dai partigiani perché, durante la predica del Corpus Domini del 1944, aveva DEPLORATO L'ODIO FRA FRATELLI.

    DON STANISLAO BARTHUS della congregazione di Cristo Re (Imperia), ucciso il 17/8/44 dai partigiani perché aveva, durante una predica, DEPLORATO GLI ECCESSI PARTIGIANI;

    DON COLOMBO FASCE, Parroco di Cesino (GE), ucciso nel maggio 1945 da partigiani comunisti;

    DON ANDREA TESTA, Parroco di Diano Borrello (SV), ucciso il 16 luglio 1944

    E MOLTI ALTRI ANCORA...
    2010:

  6. #366
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    ... ma non e' finita con il 25 Aprile... fascisti continuerete a soffrire....

    La sfilata della Liberazione a Milano (5 maggio 1945) guidata dal Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà. Fu l'atto simbolicamente conclusivo della Resistenza italiana al nazifascismo (in effetti la lotta armata si protrasse in numerose località, specie del Nord-Est, sino ai primi giorni del maggio 1945) e delle insurrezioni popolari che, sostenute dalle formazioni militari di partigiani e patrioti, consentirono la liberazione delle grandi città del Nord Italia prima dell'arrivo dell'esercito anglo-americano.

    Esse si svilupparono attorno al 25 aprile, data che da allora venne dedicata alla Liberazione.

  7. #367
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    Citazione Originariamente Scritto da la rossa
    ahh...tipo servizi segreti...azzz quesso è un pezzo grosso!! c'è da stare attenti...domani mattina ce lo troviamo sotto casa, noi comunisti, e ci impedisce pure di andare a festeggiare!!
    Ti sbagli! Ti garantiamo anche la libertà di fare qualche fanciullesco schiamazzo.
    2010:

  8. #368
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    Le forze della Resistenza

    Costituirono il movimento di Resistenza forze eterogenee, diverse tra loro per orientamento politico e impostazione ideologica, ma unite nel comune obiettivo di cacciare il nazifascismo e di conquistare la libertà. Attorno ad esse si riunirono persone diverse per età, censo, sesso, religione, tra le quali erano personalità di spicco dell'antifascismo – che avevano avversato e combattuto il fascismo durante il ventennio del regime, spesso pagando con galera, esilio, confino, taluni partecipando alla guerra antifascista in Spagna (1936-1939).
    Accanto a loro i militari che durante la guerra avevano conosciuto dal vivo la rovinosa demagogia del fascismo, giovani e giovanissimi che rifiutavano l'arruolamento nelle file del nuovo fascismo repubblicano e che, di fronte alla durezza dell'occupazione tedesca, sceglievano la via dell'opposizione e della lotta.

    Il movimento fu fortemente unitario, pur mantenendo ogni forza partecipante la propria specificità e la propria visione politica. Talune contrapposizioni iniziali finirono per essere superate e accantonate nel corso della guerra, per dare spazio, sul piano politico e su quello militare, a larghe intese che consentirono di definire i comuni obiettivi e di sviluppare un coordinamento sempre più puntuale, efficace e incisivo. I maggiori partiti antifascisti organizzati – Partito comunista, Partito socialista, Democrazia cristiana, Partito d'azione, Partito democratico del lavoro, Partito liberale – costituirono il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) cui venne attribuita la direzione politica e nel seno del quale i comitati militari assunsero la responsabilità dell'organizzazione delle forze che andavano raccogliendosi in città e in montagna.

    Si trattò naturalmente, di uno sviluppo complesso e difficile, sovente frammentario; la spontaneità di molte iniziative, le condizioni di clandestinità e segretezza in cui si doveva operare, le difficoltà di collegamento, l'aleatorietà dei contatti, la scarsità di mezzi, i duri colpi inferti dai nazifascisti, tutto ciò mise a dura prova l'obbiettivo delle forze patriottiche. I nazifascisti sin dall'inizio scardinarono centri politici e operativi, catturando, torturando membri e responsabili del movimento e con estesi rastrellamenti attaccarono in montagna i primi nuclei armati e le prime bande partigiane.

    Ciò malgrado, il movimento di Resistenza si consolidò e si estese, si radicò gradualmente sul territorio, trovò consenso e sostegno in gran parte della popolazione, resse alla prova dei tanti arresti, delle torture, delle deportazioni nei Lager nazisti di sterminio, delle fucilazioni, delle rappresaglie.

    Regione per regione, zona per zona, la presenza delle formazioni partigiane nelle vallate e sulle montagne si fece sempre più massiccia e dalle bande iniziali si passò a ben organizzate brigate (le "Garibaldi", le "Giustizia e Libertà", le "Matteotti", le "Mazzini", le "Autonome", etc.) mentre nelle città prendevano vita le SAP (Squadre di Azione Patriottica) e i GAP (Gruppi di Azione Patriottica), dediti a operazioni di reclutamento di sabotaggio, ad azioni di guerriglia urbana, ad attività propagandistica e di reclutamento, sostenuti da movimenti di grande impegno quali i Gruppi di Difesa della Donna (GDD) e il Fronte della Gioventù (FdG).

  9. #369
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    Partigiani comunisti: liberatori o malfattori opportunisti?

    I cosidetti partigiani "liberatori" non liberarono un bel niente.
    Talvolta entravano in paesi e città per "liberarle" dopo che il "nemico" se ne era andato da qualche ora o da pochi giorni (come avvenne a Salsomaggiore Terme).
    Essi non si sono mai distinti in scontri a fuoco con reparti regolari del cosidetto "nemico", in quanto la loro specialità era l'agguato a colonne, pattuglie isolate, piccoli gruppi di persone o singoli individui, per poi scappare verso i monti e far perdere le proprie tracce, provocando così, deliberatamente, le rappresaglie fra i civili che erano state annunciate e che, fra l'altro, erano previste anche dalla Convenzione di Ginevra di allora, che poi abolì ma solo nel 1947. Il piano era quello di accrescere l'odio fra la popolazione e far precipitare il Paese nel baratro della guerra civile.
    Gli stessi Alleati non avevano simpatia per i partigiani in quanto, per la loro tipologia di combattenti, erano considerati come bande armate prive o quasi di disciplina o regola militare e pertanto inaffidabili.
    Nei filmati d'epoca della fine della guerra si vedono sfilare colonne interminabili di partigiani armati; sono tanti che marciano impettiti, talmente tanti che ci si chiede come mai, per battere il fascismo, sia stato necessario il sostegno degli Alleati. In realtà le truppe partigiane furono sempre numericamente esigue, capaci solo di dare punture di spillo agli eserciti "nemici". Il contributo dato agli Alleati fu talmente scarso, che, ad un certo punto, il Generale Alexander decise di non fornire più armi ai resistenti.
    Ad onor del vero fra essi non mancavano gli uomini ideologicamente coerenti, da sempre antifascisti, anche se poveri di numero. A loro va il rispetto che sempre si deve a chi non deroga, nella buona e nella cattiva sorte, dai propri principi. Il resto che apparve sulle strade non era altro che truppaglia senza onore pronta a servire ovunque ci sia da saccheggiare o da uccidere senza correre rischi.
    Gente che fino a poco tempo prima era in camicia nera e partecipava alle "adunate oceaniche", le stesse persone che inneggiavano a Mussolini a squarciagola e che dopo pochi giorni gli sputarono addosso a Piazzale Loreto (da morto).
    Stenderò comunque un velo pietoso sui massacri di innocenti compiuti dai partigiani anche dopo la fine della guerra e di cui dispongo una nutrita documentazione.
    In particolare i partigiani legati al PCI non lottarono certo per ideali di libertà, anzi, il loro scopo era quello di creare una
    situazione idonea per piantare in Italia i semi dello stalinismo, già così rigogliosamente cresciuti in Unione Sovietica. Infatti, dopo aver applaudito gli Alleati, erano già pronti a svendere il Paese ai russi ed i tentativi politici fatti alla fine degli anni 40 ne sono una testimonianza.
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    In particolare i partigiani legati al PCI non lottarono certo per ideali di libertà, anzi, il loro scopo era quello di creare una
    situazione idonea per piantare in Italia i semi dello stalinismo, già così rigogliosamente cresciuti in Unione Sovietica.

    Ripeto: vatti studiare un po' la storia d'Italia, specie chi era Umberto Terracini e quello che ha fatto.

 

 
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